7 nuovi gialli storici da leggere durante l’autunno (2022)


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Se leggi in inglese, e ami i romanzi gialli storici, l’autunno 2022 potrebbe rivelarsi pieno di belle sorprese!

Dalle indagini di una risoluta Emily Dickinson alle prese con i misteri di Amherst, alle adrenaliniche avventure di un sorvegliante egizio nell’antica Alessandria, ci si prospetta un ventaglio di scelte davvero ampio, oltre che pronto a coinvolgere le più disparate epoche storiche.

Peraltro, ho deciso di aggiungere in lista soltanto quei libri che andranno a inaugurare una serie nuova di zecca, introducendo una pittoresca galleria di astuti poliziotti del passato e dilettanti detective in costume mai apparsi finora.


“Murder in Westminster” di Vanessa Riley

Primo volume della serie “Lady Worthing Mysteries”, ambientato durante la scintillante età della Reggenza inglese.

Dopo aver scoperto il cadavere di una donna sulla sua proprietà, Lady Abigail Worthing si ritrova con più di un problema per le mani. La vittima si chiama Juliet, ed è la moglie del suo vicino, Stapleton Henderson. Sebbene Abigail abbia pochissime connessioni con la vittima, la giovane si aspetta comunque di rientrare nel novero dei sospettati. Per quale motivo? Oh, semplicemente a causa del colore della sua pelle e dello scandaloso passato di sua madre; tutte cose che sono riuscite a procurarle una certa reputazione, negli ambienti benestanti. E che nessun quantitativo di denaro, per quanto esorbitante, sarà mai in grado di dissipare. Abigail non può assolutamente rivelare alle autorità che, al momento dell’omicidio, stava partecipando a un incontro segreto pro-abolizionismo. Per fortuna, in sua difesa interviene, quasi per miracolo, lo stesso Stapleton, disposto a procurarle un falso alibi. A quanto pare, l’uomo era parecchio affezionato alla moglie, malgrado la lunga stringa di amanti segreti di Juliette. Perciò, adesso, Stapleton vuole l’aiuto di Abigail: insieme, forse, i due riusciranno a scoprire l’assassino di Juliette e a trascinarlo al cospetto della giustizia…


“Death of a Poet” di Keith Moray

Primo libro della serie “Ancient Egypt Murder Mysteries”.

Alessandria, 275 a.C. Hanufer di Crocodilopolis, appena nominato Supervisore della Polizia di Alessandria, non vede l’ora di provare il suo valore ai cittadini e al Faraone, Tolomeo il Filadelfo. Quando un altare viene dissacrato, attraverso la scrittura di un poema che intende insultare il Faraone e sua moglie, la Regina Arsinoe, Hanufer e il suo fidato sergente Sabu ricevono l’incarico di scoprire il colpevole. Dal momento che l’autore del poema, Sotades l’Osceno, è stato giustiziato, Hanufer decide di mettersi alla ricerca di chiunque altro abbia avuto modo di acquisire familiarità con la sua poesia. Ma, presto, un altro poeta viene trovato assassinato; accanto al corpo, giace un altro poema di Sotades. Possibile che ci sia un serial killer a piede libero nell’antica Alessandria? L’unico in grado di trovare le risposte è, ovviamente, Hanufer!


“Death at the Savoy” di Ron Base e Prudence Emery

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Primo libro del ciclo “Priscilla Tempest Mystery”. La trama si presenta come una briosa via di mezzo fra un tipico giallo alla Agatha Christie e la serie tv “The Flight Attendant”.

Londra, 1968. La vita metropolitana è al suo massimo e l’Hotel Savoy ha raggiunto il picco del suo glamour leggendario, dando il benvenuto ai ricchi, ai famosi e agli aristocratici, e donando loro un mondo di assoluta perfezione. Bè, almeno fino a quando nella Stanza 705 non si materializza un dannato cadavere! Sembra impossibile che un assassino si aggiri per i corridoi del Savoy…ma non c’è altra spiegazione. E così, ben presto, i sospetti ricadono su Priscilla Tempest, responsabile dell’ufficio stampa al Savoy; una ragazza dall’intelligenza vivace, con una spiccata predilezione per champagne, uomini sbagliati, e guai in quantità industriale. Per scagionarsi da ogni sospetto (e conservare il lavoro), Priscilla sarà quindi costretta a eludere la polizia, schivare la avance di un attore ubriaco, indagare per conto suo, e scoprire se è davvero possibile che la famiglia reale, come certi indizi sembrerebbero suggerire, sia davvero coinvolta in questa brutta faccenda…


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“Il Diavolo in Ohio”: la recensione della miniserie disponibile su Netflix


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Ha senso scrivere una recensione de “Il Diavolo in Ohio”, una delle miniserie più mediocri e imbarazzanti che Netflix abbia mai prodotto?

Bè, dipende.

In realtà, ritengo che la sceneggiatura dello show di Daria Polatin sia praticamente una sorta di “Guida Non Ufficiale alla Scrittura di Storie che Non Funzionano”.

Un utile “strumento” che gli aspiranti autori potrebbero consultare, in caso di bisogno, per accertarsi di non stare imboccando lo stesso, pericoloso sentiero verso lo sfacelo.

Voglio dire: personaggi imbecilli, un’ambientazione generica, archi narrativi insensati, e un tripudio di colpi di scena che non sarebbero in grado di sorprendere una cara nonnina cresciuta a pane e “Cento Vetrine”?

Benvenuto nella ridente e verde Terra dei Cliché, amico mio!


La trama

Suzanne (Emily Deschanel) è una psicologa che lavora in ospedale, a stretto contatto con le vittime di abusi domestici e con tutti quei pazienti affetti da un trauma profondo.

Un giorno, arriva in corsia una ragazzina dall’aspetto lacero e sanguinante. Dopo qualche tentennamento, Suzanne riesce a spalancare una breccia nelle difese della giovane, e a scoprire che il suo nome è Mae (Madeleine Arthur).

A quanto pare, la ragazza è stata costretta a fuggire dalla sua famiglia, per cercare di sottrarsi a un sanguinario culto di adoratori di Lucifero.

A poco a poco, Suzanne comincia ad affezionarsi sempre di più a Mae, una ragazzina dolce e gentile che non ha nessun al mondo, e che si fida soltanto di lei.

La psicologa decide, quindi, di richiedere ufficialmente la custodia temporanea di Mae, nella speranza di aiutarla a guarire dalle sue ferite emotive e raccogliere prove contro gli uomini e le donne crudeli che l’hanno tenuta prigioniera.

Ma, non appena Suzanne porta a casa Mae, scopre che suo marito e le sue tre figlie non sono per niente felici di questa improvvisa convivenza forzata


“Il Diavolo in Ohio”: la recensione

In realtà, c’è una cosa che sono riuscita ad apprezzare de “Il Diavolo in Ohio”: il modo in cui il plot riesce a “usare” il trauma sepolto nella memoria di Suzanne (il suo “fantasma”, per ricorrere a una terminologia presa in prestito da K. M. Weiland…) per giustificare e motivare le azioni spericolate e anticonvenzionali intraprese dalla protagonista nel corso degli 8 episodi.

Il singolare e intenso legame che si viene a creare fra la psicologa e Mae (di gran lunga il personaggio più affascinante della serie) emana un sentore di transfert su cui qualsiasi psicanalista amerebbe soffermarsi a indagare.

E c’è da dire che la sceneggiatura, per i primi 3 o 4 episodi, riesce a giocare bene con le sfumature e le zona d’ombra innescate da questa simbiotica (e problematica) relazione.

Cioè, magari non con lo stesso livello di empatia e fascinazione magnetica ostentata da pellicole potenti come, chessò, “Ultima Notte a Soho”… ma, comunque, bene abbastanza da rendere piacevole e interessante la visione.

Bè…

Almeno fino a quando un’ondata di finto moralismo medio-borghese, in puro stile ABC Family, non arriva a fare scempio dell’arco trasformativo di Suzanne, POLVERIZZANDO quel minimo sindacale di credibilità che la storia era riuscita miracolosamente a conservare.

L’ultimo atto, in effetti, si rivela abbastanza prevedibile da gettare un lampo rivelatore tanto sulla fragilità della premessa, quanto sulla natura fortemente derivativa del progetto.

Se hai già visto “Il Diavolo in Ohio”, probabilmente avrai notato, ad esempio, un certo parallelismo fra lo show targato Netflix e una famosa scena di una grandiosa serie-evento di qualche anno fa chiamata “Sharp Objects”.

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“Il Mistero di Penelope”: la “Saga di Itaca” di Claire North arriva in Italia a ottobre


Il Mistero di Penelope”, primo volume della serie “La saga di Itaca” di Claire North, arriverà nelle librerie italiane il 4 ottobre 2022, per opera della Newton Compton.

Bè, direi che, per gli appassionati di narrativa fantastica, si tratterà senz’altro di una data da segnare sul calendario, dal momento che Claire North è sempre stata un’autrice fenomenale, pluripremiata e molto stimata dai fan internazionali!

Qui in Italia, i lettori hanno avuto modo di leggere lo straordinario “Le Prime Quindici Vite di Harry August”, romanzo a tema “loop temporale” che NN Editore ha portato da noi in traduzione, per la prima volta, nel 2015.

Ma a Claire North si deve anche la “maternità” del piccolo gioiello “The Sudden Appearance of Hope”; una storia a metà strada fra “Black Mirror” e “La Vita Invisibile di Addie LaRoue”, vincitrice nel 2017 del prestigioso World Fantasy Award


il mistero di penelope - claire north - newton compton

“Il Mistero di Penelope”: la trama

Diciassette anni fa, il re Odisseo è salpato per la guerra di Troia, portando via con sé dall’isola di Itaca qualsiasi uomo in età da combattimento.

Nessuno di loro è tornato indietro, per cui, adesso, tocca alle donne di Itaca il compito di mandare avanti il regno.

La regina Penelope era poco più di una ragazzina, quando fu celebrato il suo matrimonio con Odisseo. Finché lui viveva, la sua era una posizione sicura, perfino invidiabile.

Ma adesso, a anni di distanza dalla partenza del re, le speculazioni cominciano a farsi insistenti: e se suo marito fosse morto?

Le voci portano i primi corteggiatori alla sua porta, con tutte le conseguenze del caso.

Per il momento, nessun uomo è abbastanza forte da reclamare il trono vuoto di Odisseo… ma fino a quando durerà la tregua?

Ormai, sembrano tutti in attesa del momento fatidico, l’istante in cui l’equilibrio di potere inizierà a pendere da un lato o dall’altro, e Penelope sa che qualsiasi scelta deciderà di compiere, finirà per scagliare Itaca in un bagno di sangue.

Soltanto attraverso la sua intelligenza, la sua astuzia e la sua fidata cerchia di domestiche, Penelope riuscirà, forse, a mantenere la fragile pace di cui il suo regno ha bisogno per sopravvivere.


Le prossime uscite di Claire North: fra “La Saga di Itaca” e Peter Pan

Dopo “Il Mistero di Penelope”, Claire North continuerà a esplorare le terre del mito: il secondo libro della “Saga di Itaca” si chiamerà “House of Odysseus”, e dovrebbe vedere la luce delle stampe a maggio 2023.

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“My Best Friend’s Exorcism”: la recensione del libro horror di Grady Hendrix


my best friend's exorcism recensione - grady hendrix

In America, i lettori appassionati di horror sanno che “My Best Friend’s Exorcism” di Grady Hendrix è un imperdibile classico moderno del genere.

La più divertente, folle, epica, commovente commedia dark sugli esorcismi che sia mai stata scritta!

Ne avevo sentito parlare spesso, ma, per un motivo o per un altro, mi ero sempre ritrovata a rimandare il momento della lettura. Almeno fino a quando non saputo del suo omonimo adattamento cinematografico, e dell’ imminente sbarco della pellicola sul servizio streaming Amazon Prime Video.

È stato allora che ho capito: era finalmente arrivato il momento di recuperare il romanzo.

E alla buon’ora, ragazzi!

La verità?

Non sapevo cosa mi stavo perdendo…


La trama

È il 1988.

Abby e Gretchen hanno appena cominciato il secondo anno di liceo. Sono migliori amiche sin dai tempi delle elementari, abituate a fare insieme qualsiasi cosa e ad essere l’una il punto di riferimento dell’altra.

Ma una sera, durante un festino finito male, Gretchen si perde nella foresta e rimane dispersa per una notte intera.

Quando torna indietro, l’amica di Abby sembra… diversa. Strana. Irritabile. Imprevedibile.

E, presto, una serie di sinistri incidenti comincia a verificarsi ovunque Gretchen si avvicini.

Abby comincia a indagare, ma l’unica risposta sensata ai suoi tormenti sembra essere quella più inverosimile.

Gretchen non è più se stessa. Gretchen vuole fare del male alla gente. Gretchen è un’altra persona.

Gretchen è… posseduta dal diavolo?!


“My Best Friend’s Exorcism”: la recensione

Chi è convinto che l’amore romantico sia l’unico degno di essere celebrato, l’unico in grado di dare un senso a questa nostra tetra, strana e grigia vita…

Bè, diciamoci la verità: non ha davvero capito una cippa di come funzionano le cose, dico bene?

“My Best Friend’s Exorcism” racconta una delle più belle storie d’amore di cui abbia mai letto.

Solo che:

a) il libro di Grady Hendrix è un horror e, come tale, in grado di farti accapponare la pelle nei momenti più impensati;

b) le protagoniste, Abby e Gretchen, non sono innamorate, nel senso romantico e “fisico” del termine. Sono amiche del cuore. Anime gemelle. Semplicemente la persona più importante, l’una nella vita dell’altra.

Almeno fino a quando non arriva Satana a metterci lo zampino.

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“Cyrano”: 5 cose che uno scrittore di romance può imparare guardando il film di Joe Wright


cyrano - banner del film prime video

Il film diretto da Joe Wright è il miglior adattamento di “Cyrano” che io abbia mai visto.

Inutile girarci intorno.

Un musical in costume romantico, tragico e prorompente, incentrato sulla forza incontrastabile delle passioni umane.

È vero: le parti musicali non si rivelano sempre all’altezza della messa in scena. Alcuni pezzi sono stupendi, mentre altri… ehm, usiamo un eufemismo, e descriviamoli pure come “semplicemente orecchiabili”.

Ma Peter Dinklage, nei panni di Cyrano, ci offre forse la migliore interpretazione della sua carriera!

La sua eloquente espressività, la sua profonda voce baritonale, i suoi gesti precisi, solenni e intrisi di struggimento… È soprattutto grazie al talento, all’urgenza e alla travolgente passione sfoggiati dall’attore de “Il Trono di Spade”, che l’opera di Wright riesce ad acquistare una potenza e un vigore straordinari!

Eppure, per come la vedo io, anche la sceneggiatura di “Cyrano” (firmata da Erica Schmidt) potrebbe essere in grado di offrire una lezione o due agli aspiranti autori di libri romance.

Curioso/a di scoprire quali?

Andiamo a scoprirlo insieme…


1. Come introdurre il protagonista di una storia

Ricordi cosa abbiamo detto a proposito dell’importanza vitale del protagonista di una storia?

L’eroe non è un personaggio come gli altri. Attraverso i suoi occhi, il lettore (o lo spettatore, come in questo caso…) avrà infatti la possibilità di vivere mille avventure; tutto ciò che, nel corso della sua vita reale, probabilmente (o per fortuna) non riuscirà mai a sperimentare in prima persona.

Che cosa implica questo?

Che nessun protagonista al mondo dovrebbe mai “accontentarsi” di un’introduzione blanda o banale, a prescindere dalla sua caratterizzazione e da quale che sia il principio del suo arco trasformativo.

Proviamo a considerare la scena del film in cui Cyrano appare per la prima volta.

All’inizio, non udiamo altro che la voce profonda, ironica e tonante di Dinklage. Eppure, bastano un paio di battute sferzanti e argute a scapito del ridicolo Montfleury, ed ecco che lo spettatore ha già “drizzato le antenne”!

Una certezza assoluta lo invade: quello che sta per entrare in scena è un personaggio speciale, non certo un cicisbeo come gli altri!

Dopo aver rimesso il pomposo attore al suo posto, Cyrano accetta quindi di battersi a duello con un uomo che ha cercato di infangare il suo onore.

È l’avversario a lanciare il guanto della sfida, bada, non Cyrano: ai fini della trama, è importantissimo che il pubblico capisca subito che il protagonista è un uomo arguto e capace, ma non rancoroso o privo della capacità di lasciarsi scivolare gli insulti addosso.

Cosa accade, dunque?

Cyrano combatte contro lo spadaccino nemico, e… vince, senza mai perdere la propria compostezza. Dimostrando immediatamente la sua prodezza e la propria capacità di provare compassione (hai presente le parole gentili che sussurra all’orecchio dell’avversario moribondo, il modo tenero e triste in cui adagia il suo corpo sul palco?).

Nel frattempo, da uno spazio soprelevato, l’amata Roxanne (Haley Bennett) osserva la scena; Cyrano non sembra in grado di smettere di lanciare occhiate infatuate e circospette nella sua direzione…

Quindi, riassumendo, vedi quante informazioni sul contro del protagonista siamo stati in grado di assimilare attraverso una singola scena?

Cinque minuti dopo aver fatto la sua conoscenza, sappiamo già che Cyrano è:

  • un’artista della parola, dotato di arguzia e di un incandescente senso dell’ironia
  • un abilissimo combattente
  • un uomo onorevole
  • un individuo dotato di grande umanità
  • terribilmente innamorato di Roxanne, e del tutto impacciato in campo sentimentale.

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“Alcatraz vs. the Evil Librarians” di Brandon Sanderson: l’ultimo libro a settembre negli USA


Alcatraz vs. the Evil Librarians - Brandon Sanderson

Sapevate che Brandon Sanderson ha dato alle stampe una luuuunga saga fantasy per bambini intitolata “Alcatraz vs. the Evil Librarians”?

Alcatraz contro i Bibliotecari Malvagi…

Il sesto e ultimo volume della serie, “Bastille vs. the Evil Librarians”, è atteso negli USA per il 20 settembre 2022. Il libro andrà a concludere un ciclo di storie all’insegna dell’amicizia, del coraggio e della magia, inaugurato nell’ormai lontano 2007!


La trama della serie “Alcatraz vs. the Evil Librarians”

Un eroe dotato dell’incredibile talento di… rompere le cose!

Alcatraz Smedry non sembra destinato a realizzare nient’altro che disastri. Il giorno del suo tredicesimo compleanno, il ragazzo riceve una borsa piena di sabbia che gli viene rapidamente sottratta dal culto dei Bibliotecari Malvagi, una setta intenzionata a conquistare il mondo.

La sabbia, infatti, ha il potere di conferire ai Bibliotecari il vantaggio che servirà loro per ottenere il dominio indiscusso.

Alcatraz deve fermarli… infiltrandosi nella biblioteca locale, armato di nient’altro che di un paio di occhiali da sole e di una spiccata propensione per la goffaggine.

Eppure, l’abilità di Alcatraz è davvero un Talento.

Uno che il ragazzo può usare mentre insegue le sabbie in compagnia di un’allegra brigata di suoi pari:

  • Grandpa Smedry (Talento: «Ho l’abilità di arrivare in ritardo per qualsiasi cosa»… inclusa un’ondata di dolore, o la propria morte);
  • Sing Smedry (Talento: «Posso inciampare e cadere a terra»… evitando così di rimanere ferito negli attacchi a sorpresa);
  • Quentin Smedry (Talento: «Ho il potere di dire cose che non hanno il benché minimo senso»… se catturato, balbetterà cose incomprensibili anziché spiattellare i segreti del gruppo);
  • e Bastille, una ragazza dell’età di Alcatraz che è stata nominata cavaliere e incaricata di proteggere Grandpa Smedry. Bastille non ha Talenti. In compenso, è tosta, capace di fare qualsiasi cosa, e piena di vita.

Insieme, il gruppo dovrà sconfiggere l’Oculatore Oscuro e ritrovare le lenti magiche ottenute dalle sabbie, permettendo ad Alcatraz di leggere la “Lingua Dimenticata”, un testo finora indecifrabile che contiene molti segreti… incluso un messaggio di suo padre, che potrebbe rivelarsi molto meno morto del previsto.


Tutti i libri della serie “Alcatraz vs. the Evil Librarians”

Al momento, i sei volumi sono disponibili esclusivamente in lingua inglese:

1. Alcatraz Versus the Evil Librarians (2007)

2. Alcatraz VS the Scrivener’s Bones (2008)

3. Alcatraz VS the Knights of Crystallia (2009)

4. Alcatraz VS the Shattered Lens (2010)

5. The Dark Talent (2018)

6. Bastille VS the Evil Librarians (2022)


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“Pinocchio”: la recensione del film di Robert Zemeckis


pinocchio 2022 recensione - disney+

La critica sta distruggendo il “Pinocchio” di Robert Zemeckis, e devo ammettere che la cosa un po’ mi dispiace.

Scommetto che sarò la classica voce fuori dal coro, ma la verità è che ho trovato il film di Disney+ abbastanza simpatico e piacevole.

Certo, sotto certi aspetti, questo nuovo “Pinocchio” riesce tranquillamente a qualificarsi per il titolo di “bizzarro”.

Lo stanno ripetendo tutti e, sotto sotto, sento di poterlo confermare: c’è sicuramente qualcosa di vero in questa affermazione.

Il punto è che alla Disney, ultimamente, piace sperimentare. Soprattutto quando si tratta di reinventare qualcuno dei suoi franchise (o classici) più famosi.

È successo con “Lightyear” (altro clamoroso flop risalente a una manciata di mesi fa…), è capitato di nuovo in questo caso. Probabilmente perché non è facile creare qualcosa di nuovo, quando una vecchia favola di Collodi è la tua unica risorsa e non esiste alcuna ricetta collaudata.

A confermare i timori (e le perplessità) del regista, basterebbero forse già i primi venti minuti di “Pinocchio”, un bizzarro “prologo” interamente affidato alle doti recitative di Hanks. Una piccola (e incomprensibile) deviazione dalla linea narrativa principale, che confonde lo spettatore e gli impedisce di riconoscere immediatamente la “forma” della storia a cui sta per assistere.

La buona notizia?

Il risultato delle fatiche di Zemeckis, secondo me, potrà anche essere un film che non funziona dalla prima all’ultima scena, ma riesce comunque a intrattenere e a intenerire il lettore, proponendosi come una gradevole alternativa alla storia originale.

Probabilmente non si tratta di un adattamento all’altezza del capolavoro d’animazione targato 1940.

Tuttavia, per come la vedo io, un film andrebbe giudicato per quello che è. Non in elazione a questo o quell’altro grande mostro sacro del passato, o di quanto a lungo si presuppone che possa durare il suo lascito.

E ti confermo che “Pinocchio” (anno 2022) è un film che qualsiasi ragazzino dei giorni nostri guarderà con entusiasmo.


La trama

L’abile artigiano Geppetto (Tom Hanks) trascorre i suoi giorni nella pacifica solitudine della sua bottega. I suoi unici compagni sono un vispo gattino nero, Figaro, e un pesce rosso dalle ciglia lunghe di nome Cleo.

Geppetto, non più giovanissimo, avverte acutamente la mancanza del bambino che ha perso in tenera età. Per questo, un bel giorno, l’uomo decide di costruire un burattino di legno dalle sembianze vagamente simili a quelle di suo figlio.

Quella notte, prima di coricarsi, Geppetto avvista una stella cadente nel cielo ed esprime un desiderio.

La Fata Turchina (Cynthia Erivo), commossa dal buon cuore del vecchio, decide quindi di infondere nel burattino di nome Pinocchio (doppiato, in lingua originale, dal piccolo Benjamin Evan Ainsworth della miniserie tv “The Hunting of Bly Manor”) una preziosa scintilla di vita…


“Pinocchio”: la recensione

Fra le cose che ho apprezzato del film di Zemeckis, la principale ha probabilmente a che fare con la caratterizzazione del protagonista: malgrado i suoi errori e difetti, infatti, questo Pinocchio è un personaggio infinitamente meno ingenuo e irritante della sua controparte animata.

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“I’m the girl”: il nuovo thriller di Courtney Summers esce domani in inglese


i'm the girl - courtney summers

I’m the girl” è il nuovo libro thriller per ragazzi di Courtney Summers, e approderà in tutte le librerie americane a partire da domani.

L’autrice descrive il suo nuovo lavoro come una sorta di «erede spirituale di “Sadie»; ad oggi, il suo romanzo più venduto e chiacchierato.

L’unica altra certezza che abbiamo, al momento, è che si tratterà di un “mistery queer”, dal momento che l’interesse romantico della protagonista sarà un’altra ragazza, sorella maggiore della vittima dell’omicidio su cui l’eroina comincia a indagare.

Conoscendo la Summers, il plot racchiuderà una storia dai contorni incredibilmente sfumati e assediati dall’oscurità.

Possiamo aspettarci un intreccio teso e ricco di conflitti, pronto a scortarci oltre i cancelli di un luccicante – e letale! – paradiso dorato…


 “I’m the girl”: la trama

Georgia Avis vuole ottenere tutto. Eppure, finora, la povertà e le sofferenze quotidiane che scandiscono la sua vita le hanno sempre impedito di mettere le mani su tutte quelle cose bellissime e speciali che, dentro di sé, la ragazza ha sempre saputo di meritare.

Così, quando si imbatte nel cadavere della tredicenne Ashley James, Georgia decide di fare squadra con la sorella maggiore di Asheley, Nora, per rintracciare l’assassino prima che questi abbia la possibilità di colpire di nuovo.

L’indagine scaglia le due intrepide detective dilettanti al centro di un mondo glitterato e ricco di inimmaginabili privilegi – in poche parole, tutto ciò che Georgia ha sempre desiderato.

Ma, come tutti sanno, dietro ogni sogno si annida un incubo, e, presto, Georgia sarà costretta a trovare un compromesso fra i desideri segreti del suo cuore e quelle qualità che sono davvero necessarie per sopravvivere.

Mentre il killer di Ashley si fa sempre più vicino, i sentimenti che Georgia prova per Nora cominciano a intensificarsi.

Ed è un bene che sia così.

Perché, quando si tratta di soldi, potere e bellezza, la parte difficile non consiste tanto nel riuscire a individuare un colpevole, quanto il più colpevole fra tutti – e forse stavolta, per salvarsi, le ragazze potranno contare soltanto l’una sull’altra.


I libri di Courtney Summers

Anche se è “Sadie” (2018) il libro che ha decretato il suo successo a livello internazionale, il nome di Courtney Summers era già riuscita a imporsi all’attenzione del pubblico nel 2008, con l’uscita del suo drammatico libro d’esordio “Cracked Up to Be”.

Da un punto di vista personale, ammetto di aver scoperto questa straordinaria e graffiante autrice soltanto nel 2012, con l’uscita del suo straordinario romanzo a tema post-apocalittico “This is not a test”.

Una storia tragica, amara e brutale, che parla di zombie e del legame fra sorelle, di abusi domestici e della follia che contagia il mondo; ma anche, sorprendentemente, della speranza che può nascere soltanto dal coraggio, e della volontà di continuare a respingere l’oscurità anche quando sembra che il resto del pianeta stia andando in fiamme.

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“The Daughter of Doctor Moreau”: la recensione del libro gotico di Silvia Moreno-Garcia


the daughter of doctor moreau recensione - silvia moreno garcia

Sul blog non poteva mancare la recensione di “The Daughter of Doctor Moreau”, il retelling firmato Silvia Moreno-Garcia di uno dei più intramontabili classici della fantascienza di H. G Wells.

Un libro a cui i fan di “Mexican Gothic” non hanno alcuna possibilità di resistere, dal momento che ripropone le stesse atmosfere “calde” e passionali, le medesime tematiche, gli stessi personaggi ambigui e tormentati del popolare bestseller edito in Italia dalla Oscar Vault.

Fra parentesi, non è necessario leggere il romanzo originale di Wells per riuscire ad apprezzare l’opera “collaterale” di Silvia Moreno-Garcia… ma, un paio di giorni fa, vi ho fornito 5 ottime ragioni per leggere “L’Isola del Dottor Moreau“: per cui, mi auguro di avervi convinto a prendere almeno in considerazione l’idea di recuperare questo grande libro! 🙂


La trama

Carlota Moreau: una giovane donna cresciuta in una magione isolata e circondata da vegetazione lussureggiante, al riparo dai conflitti e dalle dilanianti lotte interne che lacerano la penisola dello Yucatán. L’unica figlia di un ricercatore che potrebbe anche essere un genio… ma che molti considerano semplicemente pazzo.

Montgomery Laughton: un malinconico sorvegliante al servizio del famigerato dottor Moreau. Sulle sue spalle grava il peso di un passato tragico, che il giovane si sforza caparbiamente di affogare nell’alcol. Un emarginato, molto lontano dalla natia Inghilterra, assunto per assistere il dottore nei suoi esprimenti, finanziati dalla ricca e potente famiglia Lizaldes.

Gli ibridi: il frutto del lavoro di Moreau. Creature deformi, o comunque affette da gravi patologie, destinate a ubbidire ciecamente al loro padrone. E a rimanere nell’ombra. Perché sono umani soltanto a metà, e sanno benissimo che il mondo non sarebbe mai disposto a perdonare la loro diversità.

Tutti questi personaggi vivono in un mondo perfettamente bilanciato, fatto di stasi, verità sepolte e obiezioni ingoiate. Almeno fino a quando Eduardo Lizalde, l’affascinante e incosciente figlio del mecenate del dottore, non fa il suo trionfale ingresso in scena.

Eduardo, senza saperlo, innesca una reazione a catena dalle conseguenze molto pericolose.

Perché il dottor Moreau ha dei segreti, Carlota ha delle domande e, nel soffocante calore della giungla, passioni letali potrebbero essere sul punto di sbocciare.


“The Daughter of Doctor Moreau”: la recensione

“L’Isola del Dottor Moreau” raccontava una strepitosa storia d’avventura e d’azione, in grado di introdurre una tematica scottante per l’età moderna, quanto per quella contemporanea: il complesso rapporto fra etica e scienza.

C’è da dire che l’argomento ricorre anche fra le pagine di “The Daughter of Doctor Moreau”. Tuttavia, come i fan dell’autrice probabilmente si aspetteranno, in questo caso Silvia Moreno-Garcia preferisce concentrare l’attenzione soprattutto sui conflitti interiori dei personaggi e sulle morbose dinamiche che regolano le interazioni fra i singoli abitanti della penisola.

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“Scrivere Gialli di Successo” di Paolo Roversi: un’introduzione all’arte di scrivere crime stories



Scrivere Gialli di Successo”: si chiama così il recente manuale di scrittura creativa firmato da Paolo Roversi, noto scrittore, giornalista e sceneggiatore italiano.

Un libricino piacevole e snello, in grado di elargire preziose nozioni di progettazione narrativa a tutti gli aspiranti autori di crime stories.

Divulgativo, scorrevole e infarcito di aneddoti , questo volumetto offre ai neofiti un’infarinatura generale e una manciata di suggerimenti tratti dal bagaglio di esperienze professionali di Roversi.

Una circostanza che, agli occhi dei suoi fan inossidabili, rappresenterà senz’altro un valore aggiunto… ma anche un mezzo per ravvivare il loro entusiasmo nei confronti del genere mistery o del noir!


scrivere gialli di successo - paolo roversi - editrice bibliografica

Di cosa parla “Scrivere Gialli di Successo”

Il manualetto di Paolo Roversi è una vera e propria “guida” alla scrittura di un romanzo giallo.

146 pagine di definizioni, esempi e qualche suggerimento operativo, in cui Roversi passa in rassegna parecchi temi fondamentali: si parte dalla ricerca dell’ispirazione e dalla necessità di imparare a sviluppare un’idea forte, per passare alla gestione delle sottotrame, all’ambientazione e alla costruzione dei personaggi.

Il 90% dei consigli contenuti all’interno di “Scrivere Gialli di Successo” si basa su fondamenta solidissime.

Seguirli ti aiuterà senz’altro a migliorare e a rendere più coinvolgente il tuo lavoro. anche perché Roversi pone ripetutamente l’accento su un paio di punti che, come sai, possono rivelarsi di importanza vitale per qualsiasi aspirante autore:

  1. La necessità di leggere (e leggere molto), per imparare ad attribuire il giusto valore alle aspettative dei lettori;
  2. Il bisogno di imparare a progettare e costruire le proprie storie, un tassello alla volta, come un paziente artigiano che cesella il suo capolavoro.

Scrivere è un lavoro serio. Anzi: è un lavoro, punto e basta!

Roversi dimostra un talento speciale nel relazionarsi all’aspirante autore. Le sue tonalità, incoraggianti e colloquiali, riescono a mettere il lettore a proprio agio, anche perché non stentano a riconoscere alle aspirazioni narrative di quest’ultimo tutta l’agognata dignità del caso.

Puoi riuscirci, sembra recitare il motto personale dell’autore. Qualsiasi cosa è possibile, purché ti armi dell’impegno necessario e ti prepari a lavorare per il tuo sogno.

D’altra parte, in nessun momento Roversi si dimostra interessato a nascondere al neofita i risvolti più faticosi della professione (vedi l’ironico capitolo “Alla ricerca di un editore”), o la necessità di applicare alla pratica quotidiana una ferrea disciplina.

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