“Alcatraz vs. the Evil Librarians” di Brandon Sanderson: l’ultimo libro a settembre negli USA


Alcatraz vs. the Evil Librarians - Brandon Sanderson

Sapevate che Brandon Sanderson ha dato alle stampe una luuuunga saga fantasy per bambini intitolata “Alcatraz vs. the Evil Librarians”?

Alcatraz contro i Bibliotecari Malvagi…

Il sesto e ultimo volume della serie, “Bastille vs. the Evil Librarians”, è atteso negli USA per il 20 settembre 2022. Il libro andrà a concludere un ciclo di storie all’insegna dell’amicizia, del coraggio e della magia, inaugurato nell’ormai lontano 2007!


La trama della serie “Alcatraz vs. the Evil Librarians”

Un eroe dotato dell’incredibile talento di… rompere le cose!

Alcatraz Smedry non sembra destinato a realizzare nient’altro che disastri. Il giorno del suo tredicesimo compleanno, il ragazzo riceve una borsa piena di sabbia che gli viene rapidamente sottratta dal culto dei Bibliotecari Malvagi, una setta intenzionata a conquistare il mondo.

La sabbia, infatti, ha il potere di conferire ai Bibliotecari il vantaggio che servirà loro per ottenere il dominio indiscusso.

Alcatraz deve fermarli… infiltrandosi nella biblioteca locale, armato di nient’altro che di un paio di occhiali da sole e di una spiccata propensione per la goffaggine.

Eppure, l’abilità di Alcatraz è davvero un Talento.

Uno che il ragazzo può usare mentre insegue le sabbie in compagnia di un’allegra brigata di suoi pari:

  • Grandpa Smedry (Talento: «Ho l’abilità di arrivare in ritardo per qualsiasi cosa»… inclusa un’ondata di dolore, o la propria morte);
  • Sing Smedry (Talento: «Posso inciampare e cadere a terra»… evitando così di rimanere ferito negli attacchi a sorpresa);
  • Quentin Smedry (Talento: «Ho il potere di dire cose che non hanno il benché minimo senso»… se catturato, balbetterà cose incomprensibili anziché spiattellare i segreti del gruppo);
  • e Bastille, una ragazza dell’età di Alcatraz che è stata nominata cavaliere e incaricata di proteggere Grandpa Smedry. Bastille non ha Talenti. In compenso, è tosta, capace di fare qualsiasi cosa, e piena di vita.

Insieme, il gruppo dovrà sconfiggere l’Oculatore Oscuro e ritrovare le lenti magiche ottenute dalle sabbie, permettendo ad Alcatraz di leggere la “Lingua Dimenticata”, un testo finora indecifrabile che contiene molti segreti… incluso un messaggio di suo padre, che potrebbe rivelarsi molto meno morto del previsto.


Tutti i libri della serie “Alcatraz vs. the Evil Librarians”

Al momento, i sei volumi sono disponibili esclusivamente in lingua inglese:

1. Alcatraz Versus the Evil Librarians (2007)

2. Alcatraz VS the Scrivener’s Bones (2008)

3. Alcatraz VS the Knights of Crystallia (2009)

4. Alcatraz VS the Shattered Lens (2010)

5. The Dark Talent (2018)

6. Bastille VS the Evil Librarians (2022)


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“Pinocchio”: la recensione del film di Robert Zemeckis


pinocchio 2022 recensione - disney+

La critica sta distruggendo il “Pinocchio” di Robert Zemeckis, e devo ammettere che la cosa un po’ mi dispiace.

Scommetto che sarò la classica voce fuori dal coro, ma la verità è che ho trovato il film di Disney+ abbastanza simpatico e piacevole.

Certo, sotto certi aspetti, questo nuovo “Pinocchio” riesce tranquillamente a qualificarsi per il titolo di “bizzarro”.

Lo stanno ripetendo tutti e, sotto sotto, sento di poterlo confermare: c’è sicuramente qualcosa di vero in questa affermazione.

Il punto è che alla Disney, ultimamente, piace sperimentare. Soprattutto quando si tratta di reinventare qualcuno dei suoi franchise (o classici) più famosi.

È successo con “Lightyear” (altro clamoroso flop risalente a una manciata di mesi fa…), è capitato di nuovo in questo caso. Probabilmente perché non è facile creare qualcosa di nuovo, quando una vecchia favola di Collodi è la tua unica risorsa e non esiste alcuna ricetta collaudata.

A confermare i timori (e le perplessità) del regista, basterebbero forse già i primi venti minuti di “Pinocchio”, un bizzarro “prologo” interamente affidato alle doti recitative di Hanks. Una piccola (e incomprensibile) deviazione dalla linea narrativa principale, che confonde lo spettatore e gli impedisce di riconoscere immediatamente la “forma” della storia a cui sta per assistere.

La buona notizia?

Il risultato delle fatiche di Zemeckis, secondo me, potrà anche essere un film che non funziona dalla prima all’ultima scena, ma riesce comunque a intrattenere e a intenerire il lettore, proponendosi come una gradevole alternativa alla storia originale.

Probabilmente non si tratta di un adattamento all’altezza del capolavoro d’animazione targato 1940.

Tuttavia, per come la vedo io, un film andrebbe giudicato per quello che è. Non in elazione a questo o quell’altro grande mostro sacro del passato, o di quanto a lungo si presuppone che possa durare il suo lascito.

E ti confermo che “Pinocchio” (anno 2022) è un film che qualsiasi ragazzino dei giorni nostri guarderà con entusiasmo.


La trama

L’abile artigiano Geppetto (Tom Hanks) trascorre i suoi giorni nella pacifica solitudine della sua bottega. I suoi unici compagni sono un vispo gattino nero, Figaro, e un pesce rosso dalle ciglia lunghe di nome Cleo.

Geppetto, non più giovanissimo, avverte acutamente la mancanza del bambino che ha perso in tenera età. Per questo, un bel giorno, l’uomo decide di costruire un burattino di legno dalle sembianze vagamente simili a quelle di suo figlio.

Quella notte, prima di coricarsi, Geppetto avvista una stella cadente nel cielo ed esprime un desiderio.

La Fata Turchina (Cynthia Erivo), commossa dal buon cuore del vecchio, decide quindi di infondere nel burattino di nome Pinocchio (doppiato, in lingua originale, dal piccolo Benjamin Evan Ainsworth della miniserie tv “The Hunting of Bly Manor”) una preziosa scintilla di vita…


“Pinocchio”: la recensione

Fra le cose che ho apprezzato del film di Zemeckis, la principale ha probabilmente a che fare con la caratterizzazione del protagonista: malgrado i suoi errori e difetti, infatti, questo Pinocchio è un personaggio infinitamente meno ingenuo e irritante della sua controparte animata.

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“I’m the girl”: il nuovo thriller di Courtney Summers esce domani in inglese


i'm the girl - courtney summers

I’m the girl” è il nuovo libro thriller per ragazzi di Courtney Summers, e approderà in tutte le librerie americane a partire da domani.

L’autrice descrive il suo nuovo lavoro come una sorta di «erede spirituale di “Sadie»; ad oggi, il suo romanzo più venduto e chiacchierato.

L’unica altra certezza che abbiamo, al momento, è che si tratterà di un “mistery queer”, dal momento che l’interesse romantico della protagonista sarà un’altra ragazza, sorella maggiore della vittima dell’omicidio su cui l’eroina comincia a indagare.

Conoscendo la Summers, il plot racchiuderà una storia dai contorni incredibilmente sfumati e assediati dall’oscurità.

Possiamo aspettarci un intreccio teso e ricco di conflitti, pronto a scortarci oltre i cancelli di un luccicante – e letale! – paradiso dorato…


 “I’m the girl”: la trama

Georgia Avis vuole ottenere tutto. Eppure, finora, la povertà e le sofferenze quotidiane che scandiscono la sua vita le hanno sempre impedito di mettere le mani su tutte quelle cose bellissime e speciali che, dentro di sé, la ragazza ha sempre saputo di meritare.

Così, quando si imbatte nel cadavere della tredicenne Ashley James, Georgia decide di fare squadra con la sorella maggiore di Asheley, Nora, per rintracciare l’assassino prima che questi abbia la possibilità di colpire di nuovo.

L’indagine scaglia le due intrepide detective dilettanti al centro di un mondo glitterato e ricco di inimmaginabili privilegi – in poche parole, tutto ciò che Georgia ha sempre desiderato.

Ma, come tutti sanno, dietro ogni sogno si annida un incubo, e, presto, Georgia sarà costretta a trovare un compromesso fra i desideri segreti del suo cuore e quelle qualità che sono davvero necessarie per sopravvivere.

Mentre il killer di Ashley si fa sempre più vicino, i sentimenti che Georgia prova per Nora cominciano a intensificarsi.

Ed è un bene che sia così.

Perché, quando si tratta di soldi, potere e bellezza, la parte difficile non consiste tanto nel riuscire a individuare un colpevole, quanto il più colpevole fra tutti – e forse stavolta, per salvarsi, le ragazze potranno contare soltanto l’una sull’altra.


I libri di Courtney Summers

Anche se è “Sadie” (2018) il libro che ha decretato il suo successo a livello internazionale, il nome di Courtney Summers era già riuscita a imporsi all’attenzione del pubblico nel 2008, con l’uscita del suo drammatico libro d’esordio “Cracked Up to Be”.

Da un punto di vista personale, ammetto di aver scoperto questa straordinaria e graffiante autrice soltanto nel 2012, con l’uscita del suo straordinario romanzo a tema post-apocalittico “This is not a test”.

Una storia tragica, amara e brutale, che parla di zombie e del legame fra sorelle, di abusi domestici e della follia che contagia il mondo; ma anche, sorprendentemente, della speranza che può nascere soltanto dal coraggio, e della volontà di continuare a respingere l’oscurità anche quando sembra che il resto del pianeta stia andando in fiamme.

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“The Daughter of Doctor Moreau”: la recensione del libro gotico di Silvia Moreno-Garcia


the daughter of doctor moreau recensione - silvia moreno garcia

Sul blog non poteva mancare la recensione di “The Daughter of Doctor Moreau”, il retelling firmato Silvia Moreno-Garcia di uno dei più intramontabili classici della fantascienza di H. G Wells.

Un libro a cui i fan di “Mexican Gothic” non hanno alcuna possibilità di resistere, dal momento che ripropone le stesse atmosfere “calde” e passionali, le medesime tematiche, gli stessi personaggi ambigui e tormentati del popolare bestseller edito in Italia dalla Oscar Vault.

Fra parentesi, non è necessario leggere il romanzo originale di Wells per riuscire ad apprezzare l’opera “collaterale” di Silvia Moreno-Garcia… ma, un paio di giorni fa, vi ho fornito 5 ottime ragioni per leggere “L’Isola del Dottor Moreau“: per cui, mi auguro di avervi convinto a prendere almeno in considerazione l’idea di recuperare questo grande libro! 🙂


La trama

Carlota Moreau: una giovane donna cresciuta in una magione isolata e circondata da vegetazione lussureggiante, al riparo dai conflitti e dalle dilanianti lotte interne che lacerano la penisola dello Yucatán. L’unica figlia di un ricercatore che potrebbe anche essere un genio… ma che molti considerano semplicemente pazzo.

Montgomery Laughton: un malinconico sorvegliante al servizio del famigerato dottor Moreau. Sulle sue spalle grava il peso di un passato tragico, che il giovane si sforza caparbiamente di affogare nell’alcol. Un emarginato, molto lontano dalla natia Inghilterra, assunto per assistere il dottore nei suoi esprimenti, finanziati dalla ricca e potente famiglia Lizaldes.

Gli ibridi: il frutto del lavoro di Moreau. Creature deformi, o comunque affette da gravi patologie, destinate a ubbidire ciecamente al loro padrone. E a rimanere nell’ombra. Perché sono umani soltanto a metà, e sanno benissimo che il mondo non sarebbe mai disposto a perdonare la loro diversità.

Tutti questi personaggi vivono in un mondo perfettamente bilanciato, fatto di stasi, verità sepolte e obiezioni ingoiate. Almeno fino a quando Eduardo Lizalde, l’affascinante e incosciente figlio del mecenate del dottore, non fa il suo trionfale ingresso in scena.

Eduardo, senza saperlo, innesca una reazione a catena dalle conseguenze molto pericolose.

Perché il dottor Moreau ha dei segreti, Carlota ha delle domande e, nel soffocante calore della giungla, passioni letali potrebbero essere sul punto di sbocciare.


“The Daughter of Doctor Moreau”: la recensione

“L’Isola del Dottor Moreau” raccontava una strepitosa storia d’avventura e d’azione, in grado di introdurre una tematica scottante per l’età moderna, quanto per quella contemporanea: il complesso rapporto fra etica e scienza.

C’è da dire che l’argomento ricorre anche fra le pagine di “The Daughter of Doctor Moreau”. Tuttavia, come i fan dell’autrice probabilmente si aspetteranno, in questo caso Silvia Moreno-Garcia preferisce concentrare l’attenzione soprattutto sui conflitti interiori dei personaggi e sulle morbose dinamiche che regolano le interazioni fra i singoli abitanti della penisola.

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“Scrivere Gialli di Successo” di Paolo Roversi: un’introduzione all’arte di scrivere crime stories



Scrivere Gialli di Successo”: si chiama così il recente manuale di scrittura creativa firmato da Paolo Roversi, noto scrittore, giornalista e sceneggiatore italiano.

Un libricino piacevole e snello, in grado di elargire preziose nozioni di progettazione narrativa a tutti gli aspiranti autori di crime stories.

Divulgativo, scorrevole e infarcito di aneddoti , questo volumetto offre ai neofiti un’infarinatura generale e una manciata di suggerimenti tratti dal bagaglio di esperienze professionali di Roversi.

Una circostanza che, agli occhi dei suoi fan inossidabili, rappresenterà senz’altro un valore aggiunto… ma anche un mezzo per ravvivare il loro entusiasmo nei confronti del genere mistery o del noir!


scrivere gialli di successo - paolo roversi - editrice bibliografica

Di cosa parla “Scrivere Gialli di Successo”

Il manualetto di Paolo Roversi è una vera e propria “guida” alla scrittura di un romanzo giallo.

146 pagine di definizioni, esempi e qualche suggerimento operativo, in cui Roversi passa in rassegna parecchi temi fondamentali: si parte dalla ricerca dell’ispirazione e dalla necessità di imparare a sviluppare un’idea forte, per passare alla gestione delle sottotrame, all’ambientazione e alla costruzione dei personaggi.

Il 90% dei consigli contenuti all’interno di “Scrivere Gialli di Successo” si basa su fondamenta solidissime.

Seguirli ti aiuterà senz’altro a migliorare e a rendere più coinvolgente il tuo lavoro. anche perché Roversi pone ripetutamente l’accento su un paio di punti che, come sai, possono rivelarsi di importanza vitale per qualsiasi aspirante autore:

  1. La necessità di leggere (e leggere molto), per imparare ad attribuire il giusto valore alle aspettative dei lettori;
  2. Il bisogno di imparare a progettare e costruire le proprie storie, un tassello alla volta, come un paziente artigiano che cesella il suo capolavoro.

Scrivere è un lavoro serio. Anzi: è un lavoro, punto e basta!

Roversi dimostra un talento speciale nel relazionarsi all’aspirante autore. Le sue tonalità, incoraggianti e colloquiali, riescono a mettere il lettore a proprio agio, anche perché non stentano a riconoscere alle aspirazioni narrative di quest’ultimo tutta l’agognata dignità del caso.

Puoi riuscirci, sembra recitare il motto personale dell’autore. Qualsiasi cosa è possibile, purché ti armi dell’impegno necessario e ti prepari a lavorare per il tuo sogno.

D’altra parte, in nessun momento Roversi si dimostra interessato a nascondere al neofita i risvolti più faticosi della professione (vedi l’ironico capitolo “Alla ricerca di un editore”), o la necessità di applicare alla pratica quotidiana una ferrea disciplina.

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“Fiore di Cadavere”: la recensione del libro thriller di Anne Mette Hancock


fiore di cadavere recensione - anne mette hancock

La mia recensione di “Fiore di Cadavere” si apre su una nota di lieve sconcerto: in effetti, il mio livello di gradimento nei confronti dell’atteso thriller di Anne Mette Hancock è stato così basso, da trasformarmi immediatamente nella riluttante portatrice di una “very impopular opinion”!

A livello di intreccio e di personaggi, l’ho trovato un romanzo asettico, banale e deliberatamente manipolatorio.

Peraltro, secondo me, il livello di qualità si aggira, più o meno, intorno a quello di un qualsiasi episodio dello show “Law&Order: Special Victims Unit”.

Con una notevole differenza…

In termini di umanità, credibilità ed empatia, il personaggio di Heloise Kaldan – giovane giornalista investigativa nata dalla penna di Anne Mette Hancock – non ha nessuna speranza di reggere il confronto con la mitica detective Olivia Benson della serie tv!

Urge una piccola precisazione, però: amo il genere crime, ma non sono mai stata una grandissima fan del thriller nordico.

E “Fiore di Cadavere” è un libro che tende sicuramente a seguire il copione di autori come Stieg Larsson o Jo Nesbø


La trama

La giornalista danese Heloise Kaldan ha l’impressione di vivere in un incubo.

Una delle sue fonti è stata beccata a mentire e, da un momento all’altro, lei potrebbe perdere il lavoro.

Come se non bastasse, Heloise riceve la prima di una lunga serie di missive dal contenuto piuttosto criptico… e quanto mai disturbante!

L’autrice delle lettere è una latitante in fuga, una certa Anna Kiel, sul cui capo grava un’accusa di omicidio.

Dal giorno in cui una videocamera di sicurezza ha registrato la sua immagine, inquietante e grondante sangue, sul sito del brutale assassinio di un giovane avvocato, Anna non si è più fatta vedere né sentire.

Le autorità ritengono che abbia lasciato il Paese, almeno fino a quando il detective Erik Scháfer non riesce a individuare una pista che potrebbero collegare Anna al reporter che, ai tempi dell’omicidio, seguì il suo caso per conto dello stesso giornale per cui lavora adesso Heloise.

Pochi giorni dopo, il cronista in questione viene trovato morto nel suo appartamento.

Possibile che Anna Kiel abbia colpito di nuovo? O a piede libero c’è più di un assassino?

Mentre indaga sulla nuova catena di eventi, Scháfer non può fare a meno di chiedersi… perché tutti gli indizi sembrano puntare in direzione di Heloise Kaldan?

E che cosa vuole Anna da lei?


“Fiore di Cadavere”: la recensione

A mio avviso, la sinossi del thriller di Anne Mette Hancock promette un livello di tensione che il plot non si rivela assolutamente in grado di sostenere.

Certo, il mistero che ruota attorno alla figura di Anna è piuttosto intrigante…

Ma siamo seri: alla resa dei conti, non è difficile risolvere l’enigma che circonda la sua vita!

Anche perché, dal punto di vista del lettore, nessuna delle “false piste” predisposte dall’autrice si dimostra credibile, e la caratterizzazione dei personaggi secondari non sembra mai inoltrarsi oltre il mero livello superficiale.

In realtà, “Fiore di Cadavere” è un libro piuttosto “diretto”, che rifiuta ogni forma di sottigliezza e cerca piuttosto di assestare a chi legge un paio di vigorosi colpi sotto la cintura, al diavolo i sottotesti e qualsiasi forma di ambiguità morale!

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Queen Edizioni annuncia 5 nuove saghe fantasy romance in arrivo nel 2023


saghe fantasy romance 2023 - queen edizioni

Mentre si prepara a dare alle stampe l’attesissimo secondo volume della serie “Ade e Persefone” di Scarlett St. Claire, Queen Edizioni annuncia l’uscita di ben 5 nuove saghe fantasy romance!

L’arrivo in libreria dei titoli annunciati, previsto per il 2023, segnerà il debutto in italiano di altrettante autrici internazionali di fantasy romantico.

Per farti un’idea della (sottile) differenza che corre fra i sottogeneri del paranormal romance e del fantasy romance, ti riporto le parole dell’autrice americana Jeffe Kennedy:

«Ciò che distingue il fantasy romance dal paranormal romance è che il FR deve tantissimo ai generi dell’epic o dell’high fantasy… solo, con molto più romance!

Il paranormal romance è sorto in maniera molto solida all’interno del romance, così il genere è, essenzialmente, nient’altro che una love story corredata da elementi paranormali: che si tratti di lupi mannari o vampiri o persone in grado di usare la magia.

Ma, benché il mondo possa essere più o meno magico, la storia rimane prima di tutto un romance.

Invece, il fantasy romance segue un arco fantasy di stampo epico o “alto”, con tanto di Viaggio dell’Eroe (solitamente, relativo a un’eroina!), una quest e svariete ramificazioni politiche.»

Un discorso piuttosto interessante, vero? 🙂

Ma bando alle ciance, adesso…

E’ il momento di dare un’occhiata alle trame dei nuovi titoli annunciati da Queen Edizioni!


“The Bridge Kingdom” di Danielle L Jensen

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Primo volume dell’omonima saga di libri fantasy romance firmata da Danielle L. Jensen.

La trama: Lara è una principessa guerriera, addestrata nel più completo isolamento e guidata da due sole certezze. La prima: il Re Aren del Ponte Regno è suo nemico. La seconda: sarà lei a mettere il sovrano in ginocchio.

Il Ponte Regno è l’unica strada attraverso un mondo devastato dalle tempeste. Un luogo che continua ad arricchire se stesso depredando i suoi rivali, inclusa la terra natale di Lara.

Così, non appena la ragazza viene spedita lì come sposa, con il pretesto di cercare la pace, Lara sa di dover infrangere le impenetrabili difese del Regno a qualsiasi costo. E lo stesso vale per le difese di Aren, ovviamente.

Eppure, mentre si infiltra nella sua nuova casa e comincia ad acquisire una maggiore comprensione delle dinamiche alla base della guerra per il possesso del ponte (e a mano a mano che i suoi sentimenti per Aren cominciano a intensificarsi), Lara inizia a mettere in discussione il proprio ruolo: alla fine, sarà lei l’eroina, o… la villain?

Serie “The Bridge Kingdom”:

1. The Bridge Kingdom

2. The Traitor Queen

3. The Inadequate Heir



“Flames of Chaos” di Amelia Hutchins

Primo libro della serie “Legacy of the Nine Realms” di Amelia Hutchins.

La trama: Aria e le sue sorelle fanno ritorno al Regno Umano di Haven Falls, soltanto per scoprire che un membro della loro famiglia risulta disperso.

Le cose sono cambiate durante la loro assenza e, adesso, niente è più quello che sembra; incluso Know, l’egocentrico e affascinante tizio che ha deciso di autoproclamarsi Re mentre loro non c’erano.

Un mucchio di scintille cominciano a volare quando i due si immergono in una competizione di ingegno e Aria scopre di essere molto più delle semplice strega del lignaggio di Hecate che aveva sempre pensato di essere.

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“L’Isola del Dottor Moreau”: 5 cose che uno scrittore può imparare leggendo il libro di Wells


isola del dottor moreau - analisi libro h g wells

Non esagero quando dico che l’edizione Fanucci de “L’Isola del Dottor Moreau” ha fatto parte della mia TBR per anni.

Dopotutto, dello stesso autore avevo già letto “La Macchina del Tempo”, libro di cui avevo senz’altro apprezzato la visionarietà e la sottile ironia di fondo.

Ma, allora, perché mi sono ritrovata a esitare così tanto?

Bè…

Il problema è che ho una mente iperattiva e facilmente incline alle distrazioni; per cui, forse non ti sorprenderà sapere che sono le nuove uscite, per la maggior parte del tempo, a monopolizzare il mio tempo!

Eppure, paradossalmente, stavolta si dà il caso che sia stata proprio questa mia (comprensibilissima) fascinazione per i titoli appena sbarcati in libreria a spingermi a recuperare il libro di H. G. Wells, pubblicato per la prima volta nel 1896.

Dopotutto, a fine luglio è uscita l’edizione in lingua originale del retelling “The Daughter Of Doctor Moreau di Silvia Moreno-Garcia; l’affermata autrice di “Mexican Gothic” e “Gods of Jade and Shadow”, due romanzi affascinanti e ricchi di seducenti suggestioni morbose.

Per “prepararmi” alla lettura di questo nuovo lavoro, cos’altro avrei potuto fare, se non decidermi a a iniziare la mia bella copia de “L’Isola del Dottor Moreau”?

Ti confermo subito che si è trattato della scelta giusta. In primo luogo, perché “L’Isola del Dottor Moreau” mi ha garantito un’esperienza di lettura insolita, incisiva e ricca di spunti di riflessione.

Ma anche perché il classico di Wells mi ha permesso di assimilare cinque preziose lezioni di scrittura creativa; le stesse che ho intenzione di condividere con te, nel corso di questo articolo…


Spoiler alert!

1.Come usare il “body horror” per richiamare nel lettore un sacrosanto terrore della propria mortalità

Fra le righe della trama de “L’Isola del Dottor Moreau”, si nascondono parecchie metafore, di ordine tanto sociale, quanto metafisico, religioso e perfino esistenziale.

Eppure, su un livello profondo – un livello istintivo –  la prima reazione che la cronaca degli atroci esperimenti compiuti dal protagonista del libro è in grado di suscitare, non ha nulla a che vedere con i cosiddetti sentimenti “elevati” del genere umano.

Compassione, sdegno, etica, raziocinio…

È come se gli eloquenti plot twist del libro di H. G. Wells costringessero tutte queste cose ad “arretrare” nella mente del lettore, per lasciare campo libero a emozioni di natura assai più prosaica e ancestrale: paura. Rabbia. Sgomento. Orrore.

Per scagliarlo, insomma, in una condizione psicologia non troppo dissimile da quella sperimentata dalle tormentate creature del dottor Moreau.

Tieni presente che il body horror è il sottogenere che si propone di raccontare il senso di orrore, assoluto e incontrovertibile, che si prova al cospetto di una violazione del corpo.

Un terrore universale, intriso di sofferenza e non privo di certe particolari connotazioni grottesche, che riesce a estendere la sua fosca influenza sugli abitanti di ogni epoca, ceto e cultura.

La paura del dolore fisico, in fondo, è una delle pochissime cose in grado di accomunarci tutti.

Ed ecco perché NESSUNO sarà mai in grado di restare indifferente di fronte alla raccapricciante storia dello scienziato pazzo Moreau…

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“Lightlark”: la recensione del libro fantasy di Alex Aster


lightlark recensione - alex aster - libro fantasy

La mia recensione di “Lightlark” non può che iniziare con un piccolo disclaimer: ho deciso di leggere il chiacchieratissimo romanzo YA fantasy di Alex Aster soltanto dopo l’esplosione di polemiche e gli episodi di review bombing avvenuti ai danni dell’autrice nel corso delle ultime settimane.

Se devo essere sincera, all’inizio la trama di “Lightlark” mi ispirava soltanto fino a un certo punto. Ma sono una persona curiosa per natura e, alla fine, le millemila proteste scandalizzate da parte del piccolo esercito di fan internazionali della Aster sono riuscite ad accendere in me una scintilla di interesse.

Bè, suppongo che, alla resa dei conti, tutto questo polverone sia riuscito a giocare a vantaggio della mia esperienza di lettura! All’inizio, infatti, le mie aspettative nei confronti di questo titolo si attestavano intorno a livelli oscenamente bassi.

Eppure, vuoi sapere un segreto?

“Lightlark” non è affatto il libro fantasy per ragazzi più detestabile, pompato e illeggibile dell’anno.

È soltanto il più anacronistico, tradizionale e superato modello di romanzo YA che un appassionato del genere potrebbe ritrovarsi a leggere nel 2022….


La trama

Ogni 100 anni, le nebbie che avvolgono Lightlark si diradano e l’isola si prepara a ospitare il Centennale, un gioco mortale che prevede la partecipazione dei sovrani dei sei regni.

L’invito è una convocazione – una chiamata ad abbracciare vittoria e rovina, coppe di champagne e litri di sangue.

Il Centennale è anche l’evento che offre ai monarchi un’ultima possibilità di spezzare le terribili maledizioni che continuano a piagare i loro regni da secoli.

Il problema è che ciascuno di questi governanti ha qualcosa da nascondere. E che ogni maledizione si rivela maligna e insidiosa nei modi più insospettati.

Nel regno di Isla Crown, ad esempio, le persone sono obbligate a consumare cuori umani per sopravvivere. Inoltre, chiunque riceva l’amore di uno Wilding può aspettarsi di finire assassinato nel giro di poco tempo.

Per questo motivo, il popolo di Isla viene temuto e disprezzato dal resto del mondo.

Adesso, la loro unica speranza risiede nella loro giovane sovrana, considerata da molti forestieri alla stregua di una tentatrice, una seduttrice, e una villain in attesa di sbocciare.

Soltanto se Isla vincerà il Centennale, la maledizione verrà infranta, e gli Wilding saranno finalmente liberi di tornare a una parvenza di normalità.

Ma, affinché la profezia di salvezza si avveri, uno degli altri sovrani dovrà morire.

E, per sopravvivere, Isla dovrà imparare a mentire, barare e tradire… anche quando interverrà l’amore, nella maniera più inaspettata, a complicare tutto.


“Lightlark”: la recensione

Il libro di Alex Aster è un mix fra la trilogia di “Hunger Games” di Suzanne Collins e il bestseller “Tenebre e Ossa” di Leigh Bardugo.

Individuare le fonti di ispirazione per questo romanzo si rivela un gioco da ragazzi; soprattutto dal punto di vista della struttura, dei personaggi e del romance, se non da quello delle tematiche e dell’ambientazione.

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17 modi infallibili per trovare l’ispirazione e scrivere un libro, secondo Jeff Vandermeer


come trovare ispirazione per scrivere un libro

Come si fa a trovare l’ispirazione per scrivere un romanzo?

Da che parte si comincia a cercare un’idea per una nuova storia?

Sembra che tutti gli autori, gli editor e i critici di questo mondo siano d’accordo su una cosa: per imparare a scrivere meglio, bisogna continuare a esercitarsi, e farlo ogni giorno.

Ma scrivere di che cosa?!

Non è per forza detto che la risposta sia cosa scontata.

Dopotutto, alcuni autori sono dei naturali “collezionisti” di idee. Per accumulare ispirazione non serve diventare maestri di storytelling: basta continuare a nutrire la propria immaginazione in maniera costruttiva e incessante.

In che modo?

Bè, prima di tutto imparando a valorizzarla, e accogliendo con gioia tutte quelle piccole “rivelazioni” creative che, nel corso della giornata, tendono a incendiare la mente di una persona.

Ma forse hai appena deciso di riprendere a scrivere, o magari sei “reduce” dall’ultima stesura di una saga monumentale. Ti piacerebbe tantissimo lanciarti in un altro progetto, immergerti in una storia nuova di zecca, ricominciare a macinare parole come se non ci fosse un domani…

Eppure, bastano un paio di sedute infruttuose davanti alla tastiera per realizzare che la tua personale Fucina delle Idee, per qualsivoglia motivo, sembra essersi un po’… arrugginita. Come una lavagna bianca, o le pale di un mulino costruito a chilometri di distanza dal corso d’acqua più vicino.

Hai bisogno di una mano? Di qualche piccolo suggerimento operativo in grado di aiutarti a “riavviare” l’ispirazione bloccata?

Buone notizie: sto arrivando con la cassetta del pronto intervento, amico mio!

Un libro meraviglioso chiamato “Wonderbook”, scritto dall’immenso autore di speculative fiction Jeff Vandermeer


L’idea forte

«”L’ispirazione” viene spesso definita, in maniera inadeguata, come quella scintilla iniziale, o quelle scintille iniziali, che conducono a una storia.

In effetti, la parola descrive invece il processo continuo che avviene attraverso lo sviluppo di un particolare pezzo di fiction – una serie di rivelazioni in continuo aggiornamento, messe insieme dagli sforzi in tandem del tuo subconscio e dalla tua mente razionale.»

Jeff Vandermeer

Ma, prima di cominciare, vorrei soffermarmi un momento a considerare l’uso della parola “idea”.

Come forse saprai, in ambito cinematografico e televisivo, gli americani amano molto parlare di “high concept”.

Per sua stessa definizione, un high concept è un’idea «composta di determinati elementi narrativi strutturali che devono essere necessariamente presenti nella storia, al fine di poterla definire vendibile universalmente… cioè, a livello globale

In Italia, il termine viene spesso assimilato al concetto di “idea forte”.

Più avanti, torneremo sicuramente a dedicare parecchia attenzione a questo argomento. Ti fornirò, peraltro, una “formula” che ti permetterà di verificare la solidità della tua idea, una sorta di mini-guida che ti aiuterà, fra le altre cose, a scrivere la sinossi del tuo romanzo in maniera efficiente e accurata.

Per ora, cerca di tenere a mente questo: prima ancora di cominciare a lavorare sulla struttura del tuo romanzo (o del tuo racconto), avrai bisogno di formulare un’idea dotata di caratteristiche specifiche.

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