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“Cleat Cute”: la recensione dello sport romance di Meryl Wilsner

cleat cute recensione - meryl wilsner

Oggi parliamo di Cleat Cute, lo scoppiettante sapphic sport romance di Meryl Wilsner, in arrivo in Italia il 14 luglio 2026.

Presto questo romanzo verrà adattato in una serie TV prodotta dagli Amazon MGM Studios. Il titolo sarà Playing the Field e, ovviamente, non vedo l’ora di scoprire in che modo gli sceneggiatori daranno vita alla storia di Grace e Phoebe.

Devo ammettere che sono un po’ nervosa: Cleat Cute è un libro adorabile, con una love story che funziona alla perfezione, ma Meryl Wilsner non manca mai di aggiungere un bel po’ di spicy alle sue opere (come sa bene chi ha già avuto modo di leggere l’indimenticabile Mistakes Were Made).

Eppure credo che, nelle mani giuste e con un pizzico di fortuna, Playing the Field possa davvero aspirare a diventare “la prossima Heated Rivalry“…


La trama

Grace Henderson è una stella della nazionale femminile statunitense di calcio fin da quando aveva 16 anni. A soli 26 anni, però, un infortunio la costringe a fermarsi, lasciando spazio a una nuova e audace promessa: Phoebe Matthews. Phoebe è l’opposto di Grace: estroversa, scherzosa e capace di giocare con una gioia che Grace ha perso nel tempo. Perciò, l’ultima cosa che Grace si aspetta è che questa “giullare della squadra” diventi la sua nuova “amica-con-benefici”.

Phoebe ha sempre ammirato il talento di Grace ed era entusiasta all’idea di allenarsi accanto al suo idolo. Ma presto inizia a vedere in Grace qualcosa di più di una semplice compagna di squadra. Dopo un bacio audace, si rende conto di aver già perso la testa: Grace è tutto ciò che ha sempre desiderato.

Con i Mondiali alle porte e il recupero di Grace dall’infortunio, le due cercano un modo per giocare insieme anziché competere per lo stesso posto in campo. Ma quando tra loro scatta la scintilla, entrambe capiranno che la loro relazione conta più della convocazione in nazionale.


La recensione di Cleat Cute

Una simpatica brontolona, il suo “golden retriever” e un paio di scarpini

Cleat Cute è indubbiamente un libro pensato per le nuove generazioni. Lo stile è fluido, semplice e colloquiale, e i temi trattati sembrano perfetti per una conversazione online: disabilità, neurodivergenza, sessualità, consenso e found family.

Il taglio “giovanilistico” della narrazione potrebbe apparire, a volte, un po’ superficiale, ma va anche riconosciuto che riesce a comunicare i suoi messaggi con una forza particolare.

La chimica tra le due protagoniste è innegabile, anche se, in alcune scene, la componente “ormonale” della relazione tende a prendere forse il sopravvento in modo un po’ eccessivo. Il tutto contribuisce comunque a creare una dinamica adorabile e divertente tra queste due giovani calciatrici che, a prima vista, sembrano completamente diverse e senza nulla in comune.

Grace, infatti, è introversa, riservata e diffidente verso il mondo intero.

Phoebe, invece, sprigiona la tipica energia contagiosa del perfetto “golden retriever”: solare, vivace, iperattiva e… affetta da ADHD.

Il loro meet-cute fa battere il cuore e ti immerge subito nel cuore della storia. Non è difficile affezionarsi a loro e continuare a leggere per il puro piacere di scoprire se riusciranno a raggiungere il loro lieto fine.

Un sacco di spicy, poco angst e… tanti sorrisi

Avvertiamo subito le fan dell’agst e della tensione romantica estrema: in Cleat Cute, il livello di conflitto non supera mai una certa soglia. Phoebe e Grace risolvono la maggior parte dei loro problemi grazie al potere della comunicazione e del rispetto reciproco; questo significa che non troverai nemmeno una traccia di tossicità nel loro rapporto, anche se gli ostacoli sul loro cammino saranno piuttosto numerosi.

Questo rischia di rendere la lettura, in qualche modo, meno coinvolgente?

Per me no, perché Meryl Wilsner riesce a dare profondità a ogni scena chiave, sfruttando al meglio il contrasto tra il carattere burbero e quello solare delle sue due protagoniste. L’unico piccolo appunto che posso fare a Wilsner, semmai, riguarda l’inserimento di qualche scena di sesso in più dello stretto necessario.

Per fortuna, il modo in cui le scrive non si dimostra mai controverso o fine a se stesso; anzi, in realtà, queste scene intime contribuiscono a mostrare l’evoluzione del legame tra Grace e Phoebe, a mano a mano che il livello di complicità e fiducia fra loro continua a crescere.

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“The Fox and The Devil”: la recensione del libro gotico di Kiersten White


the fox and the devil recensione - kiersten white - cover

Il modo migliore per apprezzare The Fox and the Devil di Kiersten White è dimenticare Lucy Undying: Caccia a Dracula e non aspettarsi di ritrovare, in questo nuovo romanzo, le stesse atmosfere e l’intensità romantica del libro precedente.

The Fox and the Devil è, prima di tutto, un romanzo sui vampiri che abbraccia pienamente la sua natura oscura e genuinamente inquietante. La narrazione si concentra molto di più sulle indagini della protagonista e sulla sua psicologia tormentata che sulla componente romantica; in questo senso, ricorda molto La Buia Discesa di Elizabeth Frankenstein, un altro eccellente retelling YA firmato dalla stessa autrice.

Accettata questa premessa, ti assicuro che troverai questo insolito murder mystery ambientato per le tortuose strade dell’Europa ottocentesca estremamente vivido, immersivo e coinvolgente.

Insomma, se sei stanca dei soliti retelling in cui Van Helsing è l’eroe senza macchia e senza paura e hai un debole per eroine ossessive che celano le loro vulnerabilità dietro un’apparenza da tipica black cat…

The Fox and the Devil è il libro per te!


La trama

Anneke ha un rapporto tormentato con suo padre, Abraham Van Helsing: medico, scienziato e appassionato cacciatore di vampiri. Una notte, tornando a casa, lo trova assassinato, con accanto una donna di bellezza surreale che incombe sul suo corpo. Una presenza che non lascia tracce, se non i sogni e gli incubi che ora tormentano Anneke ogni notte.

Spinta dal desiderio di vendetta e armata delle più avanzate tecniche forensi e investigative, Anneke forma una squadra di detective per catturare questo misterioso serial killer. Perché suo padre non è l’unica vittima inspiegabile: una scia di cadaveri simili si estende in tutta Europa, e Anneke è certa che queste morti brutali siano collegate.

Negli anni trascorsi a inseguire l’assassino, senza mai darsi un attimo di tregua, Anneke tiene per sé le prove fondamentali: lettere irritantemente criptiche, indirizzate soltanto a lei, talvolta macchiate di sangue e sempre firmate “Diavola”.

Eppure, più Anneke si avvicina al suo demone personale, più tutto quello che conosceva sembra perdere senso.

Perché forse suo padre non era pazzo: Diavola potrebbe essere qualcosa di molto peggiore di un semplice serial killer… qualcosa di molto più oscuro e difficile da sconfiggere. Eppure, mentre Anneke svela nuovi dettagli del tragico passato di Diavola, la detective inizia anche a sospettare che dietro quel corpo non morto possa ancora nascondersi un cuore…


La recensione di The Fox and the Devil

Quando Dracula incontra Killing Eve

Pur non avendolo amato tanto quanto Lucy Undying, ho apprezzato molto The Fox and the Devil per la sua originalità, le sue atmosfere affascinanti e la sua capacità di esplorare in profondità la psiche della protagonista e del suo interesse romantico, Diavola.

Sono una millennial: Buffy Summers è sempre stata il mio modello indiscusso. Il legame tra Anneke e Diavola mi ha spesso ricordato quello tra Buffy e Angel, una sensazione amplificata anche dall’attenzione che l’autrice ha deciso di riservare al tema della found family.

Il ritmo riflessivo della prima metà della storia e il lento slowburn della relazione non mi hanno affatto infastidita. Appartengo alla vecchia scuola: per me, il romanticismo autentico vale cento volte più di qualsiasi contenuto esplicito, e le lettere che, nel corso degli anni, Diavola scrive ad Anneke mi hanno fatto sospirare e battere forte il cuore in più di un’occasione.

Sono rimasta colpita anche dalla mentalità analitica di Anneke. La sua insaziabile curiosità scientifica, inserita all’interno di un contesto storico ancora piuttosto oppressivo per una donna assetata di sapere, rende infatti ancora più avvincente l’intricata rete di false piste e sospetti in cui si muove la banda di improbabili investigatori dilettanti radunati attorno a lei.

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“L’Eredità di Daisy Darker”: la recensione del libro mistery di Alice Feeney


l'eredità di daisy darker recensione - alice feeney

L’Eredità di Daisy Darker è un libro mistery avvincente e ricco di sfumature, di cui è difficile parlare senza svelare troppo.

Come sempre, però, voglio provarci!

Ritengo sia un libro molto intrigante che, pur presentando svariate imperfezioni, si conferma estremamente scorrevole e coinvolgente. Un giallo in stile Agatha Christie (con chiari riferimenti a I Dieci Piccoli Indiani) che ti spinge a divorare compulsivamente le sue pagine; specialmente se apprezzi autrici come Sarah Pinborough, Simone St. James o Rose Jeneva.

Credo davvero che Alice Feeney, già autrice dei bestseller La Sua Verità e Ogni Piccola Bugia, sia una scrittrice fin troppo sottovalutata in Italia. Dopotutto, i suoi sorprendenti colpi di scena e i suoi bizzarri, ambigui personaggi non sembrano avere assolutamente nulla a invidiare a quelli dei romanzi di Frieda Fcfadden…


La trama

Isolati sulla loro isola privata in Cornovaglia, i membri della famiglia Darker si riuniscono per la prima volta dopo oltre un decennio. Con l’arrivo dell’alta marea, saranno tagliati fuori dal mondo per otto ore. E quando la marea si ritirerà, nulla sarà più come prima. Perché uno di loro è un assassino…

Con le foglie d’autunno che cadono, Daisy Darker arriva a Seaglass, la dimora ancestrale dei Darker, una casa in stile cornico in rovina, arroccata su una piccola isola privata, per festeggiare l’ottantesimo compleanno della nonna.

Ogni membro della famiglia nasconde dei segreti. La nonna, sola da tanto tempo. Frank, il padre assente di Daisy. Nancy, la madre dal cuore gelido. Le ambigue sorelle Rose e Lily e la nipote, Trixie, piena di domande e perennemente affamata di affetto.

Daisy non ha mai avuto un rapporto facile con la famiglia, ma alcuni segreti sono molto più oscuri di altri.

Il giorno dell’ottantesimo compleanno di Nana cambierà la vita della famiglia Darker per sempre…


La recensione de L’Eredità di Daisy Darker

Cena di famiglia con delitto

Come spesso accade, ho iniziato a leggere L’Eredità di Daisy Darker spinta dalla curiosità per il pitch e la premessa in stile “mistero della camera chiusa” ma, alla fine, sono rimasta affascinata soprattutto dalle complesse dinamiche di tensione e tossicità che intrecciano le vite dei vari personaggi.

Ti assicuro che la famiglia di Daisy è senza dubbio una delle più disfunzionali che abbia mai incontrato in un libro! Non credo correrai il rischio di affezionarti troppo a uno di loro durante la lettura; però, diciamocelo, c’è sempre un fascino morbosamente divertente in questi romanzi sui “parenti serpenti” alla Knives Out.

La povera Daisy, dal canto suo, ricopre un ruolo simile a quello di Anna nel recente romanzo Diavola di Jennifer Thorne: è la classica “pecora nera” della situazione, il capro espiatorio su cui tutti sembrano felici di riversare le proprie frustrazioni e delusioni esistenziali.

E ammettiamolo: anche se i ritrovi di famiglia sono un vero incubo per chiunque, quando tutti sembrano determinati a ignorarti e a rinfacciarti il passato, diventa particolarmente difficile arrivare alla fine della serata senza perdere il controllo.

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“Ladies in Hating”: la recensione del libro di Alexandra Vasti


ladies in hating recensione - alexandra vasti - cover

Ladies in Hating di Alexandra Vasti è una commedia romantica in costume che mescola rivalità letteraria, atmosfere gotiche e una buona dose di tensione romantica. Al centro della storia troviamo due scrittrici vittoriane, nemiche giurate, costrette a convivere in una dimora potenzialmente infestata.

Nessuna delle due è entusiasta all’idea di trascorrere del tempo insieme all’altra. Soprattutto perché né Georgiana né Cat sembrano particolarmente inclini ad ammettere i sentimenti di affetto e attrazione che stanno lentamente emergendo fra loro.

Tra dialoghi brillanti, scene d’azione improbabili ma divertentissime e qualche momento spicy, Ladies in Hating è senza dubbio uno di quei sapphic romance perfetti per chi cerca qualcosa che richiami le atmosfere di Bridgerton, ma con un tocco più ironico e decisamente queer.


La trama di Ladies in Hating

La celebre scrittrice Lady Georgiana Cleeve ha conquistato fama e successo. Purtroppo, si è anche procurata una nemica: l’enigmatica Lady Darling, autrice di romanzi gotici che sembrano usciti direttamente dai manoscritti di Georgiana.

Determinata a smascherare la sua rivale, Georgiana scopre però qualcosa di totalmente inaspettato: Lady Darling è in realtà Cat Lacey, figlia di un maggiordomo e protagonista della sua più imbarazzante infatuazione adolescenziale.

Dal canto suo, Cat ha trascorso anni a sottrarre la propria famiglia alla povertà e non ha alcuna intenzione di lasciarsi distrarre dall’affascinante e irritante Lady Georgiana Cleeve. Eppure, liberarsi della sua presenza sembra impossibile, soprattutto quando entrambe decidono di ambientare il loro prossimo romanzo nella stessa inquietante dimora.

Le cose si complicano ulteriormente quando le due donne rimangono intrappolate nella casa. Tra apparizioni misteriose, rumori inquietanti e segreti sepolti nel passato, Georgiana e Cat si ritrovano ad affrontare il pericolo più grande di tutti: i sentimenti che da anni alimentano la loro rivalità.


Cosa funziona in Ladies in Hating

Se c’è una cosa che Alexandra Vasti dimostra con Ladies in Hating, è la sua straordinaria capacità di scrivere dialoghi brillanti. Il romanzo, infatti, è attraversato da un umorismo tipicamente britannico che farà la felicità delle lettrici appassionate di romance storico.

Anche le protagoniste rappresentano uno dei punti di forza del libro. L’aristocratica Georgiana e la ribelle Cat possiedono personalità molto diverse, ma proprio per questo si completano alla perfezione. La loro chimica risulta fresca, credibile e coinvolgente fin dalle prime pagine.

Affezionarsi a loro è semplicissimo. Il loro banter è irresistibile e rende ogni interazione divertente e memorabile. Inoltre, quando si parla di “mutual pining”, Georgiana e Cat giocano decisamente nella categoria delle campionesse olimpioniche: il desiderio represso, le incomprensioni e lo struggimento reciproco costituiscono il cuore emotivo del romanzo.

La tensione romantica è palpabile e spinge il lettore a tifare costantemente per il loro lieto fine.

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“Diavola”: la recensione del libro gotico di Jennifer Thorne


diavola italiano - recensione - jennifer thorne

La recensione di Diavola, l’inquietante romanzo horror di Jennifer Thorne, ci conduce nelle rigogliose campagne toscane. A metà tra racconto gotico e folk horror, questo avvincente libro d’atmosfera si legge come un incontro tra L’Incubo di Hill House, The White Lotus ed Hereditary.

Il tema della famiglia disfunzionale si intreccia perfettamente con quello della villa infestata, consentendo alla storia di raggiungere il suo apice emotivo con estrema naturalezza. A completare il tutto, un’affascinante ambientazione campestre e una protagonista forte e anticonvenzionale, alle prese con una schiera di parenti insidiosi e con lo spettro di una conturbante nobildonna rinascimentale…

La trama

Anna ha soltanto due regole per le solite vacanze annuali della famiglia Pace: procedere con cautela, e cercare di sopravvivere.

Non è facile essere l’unica in famiglia a sentirsi sempre sbagliata, il bersaglio costante di ogni tensione. Il fratello gemello di Anna, Benny, si è ormai lasciato andare al punto da essersi completamente annullato, mentre la sorella maggiore, Nicole, è talmente abituata a essere obbedita da tutti – marito e adorabili figlie comprese – che Anna finisce spesso nei guai soltanto per aver osato porre una domanda.

La mamma, invece, approfitta di ogni occasione per mettere in discussione le sue scelte di vita, mentre il padre, quando non è impegnato a ricordare a tutti chi ha pagato per questa vacanza, esprime costantemente il suo unico desiderio: tranquillità e quieto vivere.

La splendida e isolata villa Taccola, nel minuscolo borgo di Monteperso, in Italia, si trasforma nello scenario da incubo di questa insopportabile riunione famigliare. Almeno fino a quando le cose non iniziano a degenerare, fra l’avvento di strani rumori notturni e inquietanti avvertimenti da parte degli abitanti del villaggio, e con il passato oscuro e violento della villa che inizia a risvegliarsi.

(Attenzione: questo libro è in grado di suscitare gli stessi sentimenti di irritazione, timore e disperazione esistenziale che accompagnano le grandi riunioni di famiglia!)


Diavola: la recensione del libro di Jennifer Thorne

La pecora nera della famiglia Pace

Il senso di angoscia e claustrofobia che permea le pagine di Diavola è estremamente palpabile. Jennifer Thorne riesce a creare una storia dal ritmo cinematografico e coinvolgente, che inizia in modo sottile e lento, seguendo uno stile slowburn, per evolversi gradualmente in un racconto ipnotico di ossessione, follia e vendetta.

L’autrice aderisce alle convenzioni del genere gotico con abilità, dimostrando una notevole sicurezza nelle proprie abilità narrative e una solida conoscenza del contesto culturale in cui i personaggi si muovono, sebbene non manchino alcune imprecisioni e approssimazioni, soprattutto dal punto di vista storico e linguistico.

Tuttavia, gli elementi che colpiscono maggiormente in Diavola, a mio avviso, sono soprattutto la caratterizzazione dei personaggi e la rappresentazione delle avvilenti (per non dire disturbanti…) dinamiche che legano i vari componenti della famiglia Pace.

Anna è la classica “pecora nera” della famiglia. I Pace, ipocriti nascosti dietro una fragile facciata di rispettabilità, sono abituati a muoversi sempre in gruppo, come un unico organismo. Anna, invece, artista solitaria e introversa, ama esplorare nuovi orizzonti, lottando con determinazione per preservare la sua identità e la sua indipendenza.

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“The Bewitching”: la recensione del nuovo folk horror di Silvia Moreno-Garcia


the bewitching recensione - silvia moreno garcia - copertina

Devo ammettere che The Bewitching, il nuovo romanzo dark academia/folk horror di Silvia Moreno-Garcia, ha completamente stravolto le mie aspettative.

Non è una critica, anzi. In realtà, pur non essendo solitamente una grande fan delle narrazioni a linee temporali multiple, in questo caso ho apprezzato moltissimo la pluralità dei punti di vista e le differenze caratteriali delle tre protagoniste.

Se pensavi di leggere The Bewitching perché hai amato Mexican Gothic o The Daughter of Dr. Moreau, però, tieni a mente una piccola avvertenza: questa non è una storia di streghe come quelle a cui gli ultimi decenni di cultura pop ci hanno abituato. Scordati i manici di scopa, le occhiate ammiccanti e i cappelli a punta: in The Bewitching, le streghe hanno poteri osceni e fanno veramente paura.

Ed è proprio per questo che consiglierei la lettura di questo libro soprattutto ai fan di film come Hereditary e Suspiria, oppure dell’agghiacciante serie a fumetti Wytches di Scott Snyder.


La trama

Minerva, una studentessa alle presi con la sua tesi di dottorato, si addentra nella vita di Beatrice Tremblay, un’oscura autrice di romanzi horror, e scopre la vera storia che si cela dietro il suo celebre romanzo, La scomparsa.

Durante le sue indagini, Minerva inizia a percepire la stessa forza malevola che, un tempo, perseguitava Betty e la sua compagna di stanza, e che potrebbe ancora aleggiare nel campus.

Questa presenza riecheggia l’incontro con una strega che Nana Alba, la bisnonna di Minerva, ebbe nel Messico dei primi del Novecento.

Minerva, adesso, teme che quell’ombra stia minacciando anche lei.

La ricerca accademica, dopotutto, può essere impegnativa… ma se aggiunti al mix la stregoneria, può addirittura diventare mortale.


La recensione di The Bewitching di Silvia Moreno-Garcia

Witchy vibes, tensioni accademiche e manoscritti maledetti

The Bewitching è uno di quei rari libri horror che ti conquistano più per la forza opprimente e vivida delle sue atmosfere che per l’effettiva imprevedibilità dell’intreccio o per l’efficacia dei suoi jumpscares.

Il ritmo della narrazione è sicuramente lento, ma la qualità della scrittura è tale da riuscire ad avvolgerti completamente nelle sue vibes inquietanti e rarefatte. C’è qualcosa di irresistibilmente decadente nell’estetica di questo romanzo; una qualità profondamente “gotica” che pervade le sue pagine, malgrado la storia di Minerva, Alba e Betty non abbia assolutamente nulla a che fare con abbazie abbandonate o decrepiti castelli invasi dalle erbacce.

Le tre diverse linee temporali prendono vita davanti ai tuoi occhi con una chiarezza quasi mefistofelica. Come una vecchia fotografia color seppia, direbbe forse qualcuno: i soggetti al centro sorridono, sbiaditi dal tempo, mentre un’ombra inspiegabile inizia lentamente a irradiarsi dai bordi, distorcendo irrimediabilmente il ritratto.

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“As Many Souls as Stars”: la recensione del seducente fantasy gotico di Natasha Siegel


as many souls as stars recensione - natasha siegel

As Many Souls as Stars di Natasha Siegel è un romanzo straordinario, uno dei fantasy gotici più intensi ed emozionanti che abbia letto negli ultimi anni. A centrare il bersaglio non è solo la tormentata storia d’amore, capace di sedurre e spezzare il cuore con una sorta di delicata crudeltà, né solola profondità delle due protagoniste, due antieroine così vivide e sfumate da sembrare pronte a balzare fuori dalle pagine da un momento all’altro.

No, ciò che mi ha colpito davvero è stata – forse più di ogni altra cosa – la perfetta circolarità della trama: il libro, infatti, si chiude con un finale inevitabile quanto beffardo, che sorprende proprio perché, in realtà, era scritto nelle stelle fin dall’inizio.

Tanto basta a rendere questo sottovalutatissimo historical fantasy una lettura che consiglierei sia agli amanti delle storie d’amore tormentate, tossiche e cariche di d’atmosfera, come quella fra Catherine e Heathcliff in Cime Tempestose, tanto ai fan del bellissimo Seppellisci le Mie Ossa nel Suolo di Mezzanotte di Victoria Schwab.


La trama

1592. Cybil Harding è una Prima Figlia, condannata a portare sventura a chiunque le stia accanto. Intrappolata in una casa oppressa dal dolore e dall’ambizione di un padre disposto a tutto pur di reclamare per sé la magia, Cybil cresce nell’ombra di una maledizione che non sembra lasciarle scampo.

Miriam Richter, invece, è una creatura d’ombra. Forgiata dalle arti oscure, immortale e affamata di emozioni, sopravvive divorando le anime dei mortali. Soltanto quando incontra Cybil per la prima volta, qualcosa inizia a cambiare: l’anima della ragazza, infatti, brilla di una luce così intensa da diventare irresistibile.

Le due donne stringono un patto scellerato: Miriam offrirà a Cybil la reincarnazione, una possibilità di vivere davvero; in cambio, un giorno, il demone reclamerà la sua anima.

Da quel momento, prende il via una danza che si dipana attraverso i secoli: una caccia, un inseguimento, un legame che si rinnova di vita in vita. Ma Cybil non è fatta per obbedire e, non appena intravede la possibilità di spezzare la maledizione che grava sulla sua famiglia, decide di cambiare le regole del gioco.

Tuttavia, mentre lottano per prevalere, saranno entrambe costrette a confrontarsi con una rivelazione tanto agghiacciante, quanto straordinaria…

Perché diventa sempre più evidente che soltanto una di loro potrà vincere il gioco. Eppure, Cybil e Miriam potrebbero non riuscire più a esistere l’una senza l’altra….


La recensione di As Many Souls as Stars

Quando sono i personaggi a fare la storia…

Una strega si innamora di un demone. Ma Cybil e Miriam incarnano l’antitesi l’una dell’altra: non soltanto luce e oscurità, ma anche fame di vita e istinto predatorio, sete di libertà e manie di controllo.

Si desiderano e si respingono con la stessa intensità con cui il sole e la luna continuano a inseguirsi nel cielo.

Per tutte queste ragioni, ridurre la loro relazione al trope degli “enemies to lovers” sarebbe forse limitante. Dopotutto, le due protagoniste sembrano perfettamente capaci di ricoprire entrambi i ruoli contemporaneamente: amanti e nemesi, salvezza e rovina reciproca, tutto insieme, senza bisogno di step intermedi. Il loro è un amore apertamente tossico, ossessivo e, proprio per questo, straordinariamente magnetico da seguire.

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“Dear Debbie”: la recensione del sorprendente thriller di Freida Mcfadden

recensione dear debbie - freida mcfadden

Dear Debbie è uno dei più recenti thriller di Freida McFadden. Non avevo mai letto nulla di questa autrice, ma ero davvero curiosa: dopotutto, il suo nome continua a spuntare fuori ogni volta che si parla di domestic thriller (e non solo: ultimamente, si è discusso molto di lei anche per via della recente rivelazione sulla sua vera identità).

In realtà, avevo già visto e apprezzato il divertente film con Sydney Sweeney ispirato a Una di famiglia. So che si tratta di un adattamento abbastanza fedele, per cui posso dirti fin da subito che Dear Debbie segue più o meno la stessa ricetta, offrendoci al tempo stesso un romanzo di puro intrattenimento e un’irriverente parodia della vita borghese occidentale.


La trama

Quando è troppo, è troppo…

Debbie Mullen sta perdendo la testa. Per anni ha raccolto i suoi migliori consigli nella rubrica “Cara Debbie”, a cui molte mogli del New England si rivolgono in cerca di comprensione e suggerimenti amichevoli. Attraverso il suo lavoro, Debbie ha ascoltato innumerevoli donne ignorate, sminuite o persino maltrattate dai loro mariti, cercando sempre di guidarle nella direzione giusta.

O almeno, lo faceva.

Ultimamente, la sua vita sembra sfuggirle di mano: ha appena perso il lavoro, le sue figlie adolescenti si comportano in modo sempre più strano e suo marito le nasconde qualcosa… almeno secondo l’app di monitoraggio che ha installato sul suo telefono. Debbie ha smesso di essere la persona matura, ragionevole e pragmatica di un tempo.

Per la prima volta, è pronta a seguire i suoi stessi consigli.


La recensione di Dear Debbie

La missione di Debbie

Se sei alla ricerca di un thriller psicologico coinvolgente, ma abbastanza “soft” e family-friendly da non raggiungere mai dei picchi di tensione realmente disturbanti, Dear Debbie potrebbe essere la lettura che fa al caso tuo.

La narrazione segue una struttura in multi-PoV; una scelta quasi obbligata per un plot che gioca apertamente con il concetto di narratore inaffidabile e con i continui slittamenti di prospettiva.

Harley e Connor sono due personaggi abbastanza dimenticabili. La figura della protagonista, invece, emerge alla grande: Debbie, casalinga per vocazione e redattrice di una rubrica femminile per hobby, è un’antieroina decisamente graffiante, con la sua voce narrante irresistibile, capace di strappare al lettore più di un sogghigno di pura e semplice complicità.

Mi è piaciuta moltissimo la costruzione del suo personaggio, che rappresenta una sfida aperta ai classici stereotipi di genere. A prima vista, infatti, Debbie incarna tutti i cliché della perfetta mogliettina americana, tra vendite di beneficenza per la scuola delle figlie e piccole rivalità di quartiere. Ma sotto la superficie si nasconde un lato segreto decisamente inatteso, e… a tratti, semplicemente esilarante.

Il gioco di prestigio

Ho letto da qualche parte che esiste un trope chiamato “suburban mom gone dark”: ecco, difficilmente si potrebbe trovare una definizione più calzante per questo romanzo. L’astuta ambiguità morale della protagonista è sicuramente uno degli elementi più riusciti e sorprendenti della storia.

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“Witch of the Shadow Wood”: la recensione del libro di Tori Anne Martin

witch of the shadow wood recensione - tori anne martin

Witch of the Shadow Woods è un’incantevole sapphic cozy fantasy dai toni dolci e delicati.
Ovviamente, il fatto che il libro si rivolga soprattutto a lettrici giovanissime (14+) non impedisce all’autrice, Tori Anne Martin, di affrontare tematiche forti come la female rage e la lotta al patriarcato.

Il risultato?
Be’, a dirla tutta, mentirei se affermassi di aver amato questo romanzo con tutte le mie forze… soprattutto perché il livello di esposizione mi è sembrato un po’ alto. Ma l’ho comunque trovato piacevole, curato e interessante: una valida opzione per chiunque adori l’estetica della “dark forest” e sia alla ricerca di un’originale rilettura della fiaba di Hansel e Gretel.


La trama

Quindici anni fa, il padre di una bambina la diede in pegno alla vecchia strega del bosco in cambio di un po’ di magia. Abbandonata dal fratello Hans, che le aveva promesso di proteggerla, Greta impara ad accettare la sua nuova vita come apprendista della strega e inizia una nuova esistenza con il nome di Miria.

Due anni fa, ha salvato una giovane donna che si era persa in quel bosco e se ne è innamorata.
Proprio ora, ha scoperto che quella donna è promessa sposa – contro la sua volontà – a un uomo che, un tempo, era stato complice del baratto della sua sorellina: colui che aveva usato la magia ottenuta in cambio della sua vita per garantire alla sua ex famiglia ricchezza e potere smisurati, salvo poi dimenticarsi completamente di lei.
Presto, la giovane strega lascerà il bosco. Impedirà il matrimonio. Salverà la donna che ama. Si vendicherà.
Eppure, al di là del bosco, niente è mai così semplice.


La recensione di Witch of the Shadow Wood

Atmosfere e temi: nel segno del cottagecore

Nel libro di Tori Anne Martin troviamo un pizzico di folklore europeo, tante witchy vibes e un bruscolino di romance. La love story non è propriamente centrale, ma rappresenta comunque una componente vitale della trama.

Trattandosi di un clean YA, è bene saperlo: le uniche scene “intime” avvengono a porte chiuse. Il linguaggio infatti si mantiene sempre evocativo, suggestivo, senza mai sfociare nell’esplicito.
Una caratteristica lodevole, soprattutto per un romanzo rivolto a lettori così giovani… anche se confesso che non mi sarebbe dispiaciuta qualche pagina in più per esplorare meglio il personaggio di Adaline e, magari, arrivare a “sentire” con maggiore forza il legame fra lei e Miria.

Nonostante questo, ho apprezzato moltissimo le riflessioni sulla “vera” natura di una strega – una figura che sempre deve ribellarsi e opporsi al sistema, nello sforzo costante di aiutare gli indifesi – e ho adorato il rapporto fra Miria e Yali, la sua mentore e saggia strega del bosco.

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“The One Who Got Away With Murder”: la recensione del thriller YA di Trish Lundy


the one who got away with murder recensione - trish lundy

The One Who Got Away With Murder, di Trish Lundy, è sicuramente uno di quei romanzi YA da leggere se ti è piaciuto Come uccidere le brave ragazze di Holly Jackson.

In parte, perché ne condivide le vibes da small-town thriller, con una cittadina piena di scheletri nell’armadio e colpi di scena tutti da scoprire; ma anche perché, stando a quanto riportato recentemente da Deadline, il libro potrebbe presto diventare una serie televisiva, sulla scia del fortunato adattamento dei romanzi della Jackson.

Ti propongo quindi la recensione di The One Who Got Away With Murder, per scoprire insieme cosa funziona, cosa convince meno e cosa aspettarci da quello che potrebbe rivelarsi uno degli show Hulu più attesi delle prossime stagioni.


La trama

Robbie e Trevor Cresmont hanno alle spalle una lunga serie di morti… di quelle omicide.

Belli, privilegiati e intoccabili, i fratelli Crestmont possiedono una ricchezza tale da garantirsi l’impunità, anche se tutta Happy Valley è convinta che siano responsabili della morte delle loro ex fidanzate. Prima c’è stata Victoria Moreno, stella del calcio ed ex di Robbie, misteriosamente annegata nella casa sul lago di famiglia. Poi, un anno dopo, la fidanzata di Trevor è morta per una sospetta overdose.

Ma i Crestmont non sono gli unici ad avere segreti.

Lauren O’Brian sarà anche la nuova arrivata a scuola, ma non è mai stata una “brava ragazza”. Con un passato oscuro alle spalle, desidera disperatamente un nuovo inizio. Tuttavia, quando inizia una relazione senza impegno con Robbie, la sua possibilità viene messa a repentaglio.

Durante quello che dovrebbe essere il loro ultimo weekend insieme, Lauren si imbatte in prove sconvolgenti che potrebbero incriminare Robbie.

Con il pericolo che incombe, Lauren non sa più di chi fidarsi. E così, quando una terza morte sconvolge la città, dovrà decidere se chiudere la storia con Robbie… o rischiare di diventare la sua prossima vittima.


La recensione di The One Who Got Away With Murder: il perfetto giallo estivo

Con ogni probabilità, adattare The One Who Got Away With Murder per il piccolo schermo non sarà una missione impossibile: questo libro è già un vero e proprio page-turner, uno di quei romanzi che si divorano d’un fiato, spinti dall’urgenza di scoprire l’identità dell’assassino.

Infatti, il pitch è piuttosto classico, ma decisamente efficace, e le atmosfere misteriose e claustrofobiche contribuiscono a mantenere alta la tensione per tutta la durata della lettura.

Le false piste si accumulano, ribaltando continuamente le aspettative, mentre il ritmo incalza grazie a uno stile semplice, diretto e molto scorrevole.


Il punto debole: i personaggi

Se Hulu deciderà di procedere con l’adattamento, la vera sfida per gli sceneggiatori sarà probabilmente quella di approfondire i personaggi e le loro relazioni.

La scena d’apertura del romanzo promette infatti molti più sviluppi romantici e tropes sentimentali di quanti la storia riesca poi effettivamente a mantenere.

Ma il limite più evidente riguarda soprattutto la caratterizzazione della protagonista.

Lauren rientra perfettamente nell’archetipo della “nuova arrivata” e, grazie alla sua vena ribelle, riesce spesso a spingere la trama nella direzione giusta. Tuttavia, non possiede la forza, né il carisma delle più famose e popolari detective-eroine della narrativa YA.

Il confronto con figure come Pippa Fitz-Amobi è inevitabile… e Lauren, purtroppo, non esce particolarmente bene da questo tipo di paragoni.

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