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“One Dark Window”: la recensione del libro fantasy di Rachel Gillig


one dark window recensione - rachel gillig

Nella mia recensione di “One Dark Window”, farò del mio meglio per cercare di restare obiettiva e limitarmi a elencare quelli che sono, secondo me, i principali pregi e i maggiori difetti del libro di Rachel Gillig.

Ma, a essere del tutto onesti, ho trovato la lettura di questo romanzo abbastanza insoddisfacente.

In parte, probabilmente, perché le mie aspettative riguardo questo titolo sono state completamente calpestate. In effetti, ero convinta di trovarmi alle prese con un dark fantasy o con un fantasy gotico per lettori adulti.

Alla resa dei conti, mi sono ritrovata invece a leggere un tradizionalissimo libro YA a sfondo super-sentimentale.

Un romance tutto considerato gradevole e impreziosito da una suggestiva atmosfera “oscura”. Ma anche un libro che non riesce – neppure per un secondo – a scivolare fuori dai binari di una narrazione estremamente blanda e prevedibile


La trama

Nell’inquietante regno di Blunder, una terra perennemente avvolta dalle nebbie, Elspeth Spindle ha bisogno di qualcosa di più della fortuna per rimanere al sicuro : ha bisogno di un mostro.

La ragazza lo chiama “l’Incubo”. Si tratta, in realtà, di uno spirito antico e volubile, intrappolato nella sua testa sin da quando era solo una bambina. La creatura la protegge. Custodisce i suoi segreti.

Ma nulla si ottiene senza pagare un prezzo, specialmente la magia.

Quando Elspeth incontra un misterioso bandito sulla strada che percorre la foresta, la sua vita compie una virata drammatica. Catapultata in un mondo di ombre e di inganni, la nostra eroina si unisce a una pericolosa quest per trovare la cura che permetterà a Blunder di liberarsi, una volta per tutte, dalla terribile maledizione di piaghe e nebbie che la affligge.

E il bandito? Si dà il caso che sia il nipote del Re, il Capitano della squadra armata più pericolosa di Blunder… nonché colpevole di alto tradimento.

Insieme, Elspeth e il Capitano dovranno radunare le dodici Carte della Provvidenza – la chiave per la cura che cercano all’infezione di magia oscura.

Ma mentre la posta in gioco si alza e l’innegabile attrazione che sobbolle fra di loro si intensifica, Elspeth è costretta a confrontarsi con una verità ormai innegabile: l’Incubo sta iniziando a impadronirsi completamente della sua mente.

E non è detto che lei sia in grado di fermarlo…



“One Dark Window”: la recensione

A essere sinceri, “One Dark Window” ha tutte le carte in regola per piacere a un’abbondante porzione di pubblico. Mi riferisco, in modo particolare, a tutti coloro che amano il romance (che poi sarebbe un parente strettissimo del genere gotico: sono la prima ad ammetterlo…).

Dopotutto, lo sviluppo del crescente legame di amicizia e attrazione fra Elspeth e il Capitano incarna senz’altro l’aspetto più approfondito e riuscito del libro.

Del resto, a mio avviso anche il sistema magico – basato su una serie di carte stregate, in grado di garantire ai loro possessori una vasta serie di attribuiti sovrannaturali – risulta piuttosto intrigante e convincente.

Intendiamoci, arrivare in fondo a questo primo volume non mi ha affatto aiutato a sbarazzarmi dal crescente sospetto che Rachel Gillig non sappia bene cosa farsene, di questo interessante sistema magico.

Se c’è una cosa che “One Dark Window” riesce abbondantemente a mettere in chiaro, è che le scene d’azione e il conflitto contro le forze antagoniste sono quasi un supplemento, un qualcosa da porre sullo sfondo mentre la protagonista e il suo love interest flirtano e si fanno bonariamente prendere in giro da tutti i loro amici e parenti per la loro insopportabile inclinazione a tubare come colombe.

Dal mio punto di vista, si tratta di uno spreco di potenziale evidente.

Ma, ovviamente, mi rendo conto che non tutti i lettori saranno inclini a pensarla nello stesso modo…


Una lacrima sul viso

La caratterizzazione del personaggio di Elspeth è la cosa che mi è piaciuta meno, in assoluto.

Ricordi quando abbiamo parlato di come si costruisce la scena di una storia?

Ebbene, Rachel Gillig dimostra sicuramente una grandissima abilità, da questo punto di vista. In effetti, malgrado il mio scarsissimo livello di empatia nei confronti dei suoi personaggi, ho trovato le singole scene relativamente coinvolgenti e “facili” da leggere. Merito di una solidissima struttura narrativa, il segno distintivo di un’autrice preparata e determinata a lavorare sodo.

Ma soffermiamoci un momento a considerare quella particolare fase di una scena che siamo abituati a chiamare “crisi del personaggio”.

«Sono le scelte che compiamo nel momento di massima pressione a definire chi siamo, a svelare la nostra vera natura

Considero questo assioma una delle più sacrosante verità fondamentali dell’esistenza; una di quelle “regole” che valgono tanto nel campo della vita reale, quanto in quello della fiction.

E che cosa fa la protagonista di “One Dark Window”, ogni volta che un minimo di pressione – un ostacolo, una difficoltà, un conflitto anche insignificante – arriva a interferire con il normale corso della sua giornata?

Frigna. Si lagna. Sviene. Si torce le mani, crolla in ginocchio e invoca aiuto. Da parte della provvidenza, del mostro, del suo ombroso cavaliere… di chiunque sia in ascolto. Purché non tocchi a lei prendere l’iniziativa.

Lo ribadisco: Ogni. Santissima. Volta.

Fino a incarnare la perfetta quintessenza della (stereotipata) damina vittoriana, una silenziosa lacrima che scorre su una guancia a indicare il massimo grado di resistenza a qualsivoglia tipo di avversità.

(E chiunque non riesca a intuire il livello di problematicità insito in una caratterizzazione di questo tipo, si consideri caldamente invitato a guardare “The Menu” e a leggere le dichiarazioni di Anya Taylor-Joy circa il suo ruolo nel brillante film di Mark Mylod).

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“The Pale Blue Eyes: I Delitti di West Point”: la recensione del film disponibile su Netflix


the pale blue eyes delitti di west point - recensione

Come iniziare la recensione del film “The Pale Blue Eyes: I Delitti di West Point”, senza permettere alla delusione di infiltrarsi nelle mie parole, condizionando il resto dell’articolo?

Ammetto che non sarà un’impresa facile. Nel senso che la pellicola targata Netflix mi è sembrata talmente “sbiadita”, posticcia e insapore, da farmi sospettare che le mie impressioni personali potrebbero tranquillamente essere riepilogate in un semplice: «Meh!».

In effetti, il mistery storico di Scott Cooper – basato su un romanzo di Louis Bayard, senz’altro una delle uscite thriller più attese di gennaio – può contare su una piacevole estetica gotico-americana e su una coppia di anticonvenzionali detective protagonisti.

Ma non posso negarlo: la gravità delle atmosfere mi ha stordito come una trave in testa e la trama, dal canto suo, non è riuscita a sorprendermi neanche per un minuto.

Il secondo atto, in modo particolare, mi è sembrato un coacervo di banalità senza capo né coda. Anche perché il mistero della morte dei cadetti di West Point non è destinato a intrigare assolutamente nessuno.

Come se non bastasse, la tremenda banalità del finale (una soluzione narrativa decisamente sciatta, già vista e stra-vista in decine di occasioni) mi ha lasciato con uno sgradevole senso di amaro in bocca…


La trama

È il 1831, e il corpo senza vita di un cadetto dell’accademia militare di West Point è appena stato trovato appeso a un albero.

Gli indizi sembrerebbero puntare verso un caso di suicidio. Sennonché, ore dopo il ritrovamento, uno sconosciuto si introduce in obitorio e sottrae il cuore del soldato morto.

Per difendere la scuola da un potenziale scandalo, il comandante dell’accademia manda a chiamare Augustus Landor (Christian Bale) un investigatore veterano ormai in pensione. Malgrado i suoi problemi famigliari e una spiccata propensione per il vizio del bere, Landor accetta di occuparsi del caso.

Durante le indagini, il nostro eroe si imbatte in un eccentrico e brillante cadetto con il pallino per la poesia. Il nome del giovane è Edgar Allan Poe (Harry Melling), e il loro incontro segnerà l’inizio di un sodalizio destinato a svelare le oscure trame che circondano la vita dell’accademia…



“The Pale Blue Eyes: I Delitti di West Pont”: la recensione del film

Christian Bale è un ottimo attore. Lo sappiamo tutti: alzi la mano l’appassionato di cinema che non si è ritrovato, almeno una volta, ad ammirare a occhi sgranati il suo straordinario trasformismo e la sua magnetica presenza scenica.

Eppure, in “The Pale Blue Eyes: I Delitti di West Pont”, perfino l’incredibile talento dell’attore britannico viene imbrigliato e costretto al servizio di una sceneggiatura che ce la mette davvero tutta per risultare ombrosa, fosca e tormentata. Senza accorgersi (o curarsi) della scia di tedio e prevedibilità imbarazzante che si sta invece lasciando alle spalle.

Così, si limita a enunciare le parole lentamente, il Landor di Christian Bale; nello sforzo evidente di caricare una serie di dialoghi che di misterioso, o inaspettato, in realtà hanno ben poco.

E che dire di Edgar Allan Poe, il personaggio-chiave, quello che sta alla base dello stesso high concept del film?

L’autore de “Il Cuore Rivelatore” e “Il Corvo”, trasformatosi per l’occasione in brillante detective dall’indole gentile.

E che colpo al cuore, la sua caratterizzazione! Un ragazzo esile e pallido, tormentato dai bulli, che arriva piano piano a incarnare la quintessenza del Giovanotto-Timido-Ma-Adorabile.

Il genere di dolce e simpatico fanciullo che ti piacerebbe veder convolare a nozze con la tua cugina preferita, per intenderci; nulla a che spartire con il poeta maledetto entrato a far parte del mito, o con l’uomo perseguitato dai disagi psicologici – e dalla terribile infelicità esistenziale – che la storia ci ha tramandato…

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“Into Shadow Collection”: 7 racconti originali Amazon firmati da altrettanti autori fantasy cult


into shadow collection - racconti originali amazon

Into Shadow Collection” è il titolo dell’imminente raccolta di racconti, a tema dark fantasy, in dirittura d’arrivo sul servizio Prime Reading di Amazon e sul Kindle Unlimited.

Sette storie proposte in esclusiva assoluta (i fan, infatti, avranno la possibilità di leggerle soltanto sul Kindle, o comunque di acquistarle tramite il suo store), scritte da una rosa di autori estremamente cari al pubblico internazionale: Tamsyn Muir, Gart Nix, Alix E. Harrow, Tomi Champion-Adeyemi, Lev Grossman, Nghi Vo e Veronica G. Henry.

I racconti della serie “Into Shadow” saranno disponibili per la lettura a partire dal 15 novembre 2022. Per il momento, l’uscita è prevista soltanto in lingua inglese.

Impossibile non notare, a parer mio, il modo in cui le suggestive immagini di copertina e le intriganti trame si adoperano a cospirare, per evocare nel lettore un fortissimo “vibe” gotico/halloweeniano.

Che sia arrivato il momento di prenderci una pausa dai nostri adorati “tomazzi”, e di volgere la nostra attenzione verso qualche breve – e succoso – racconto fantasy autunnale?


“Into Shodow Collection”: sette racconti per sette autori

La collezione di “Amazon Original Stories” sarà così composta:

  1. The Garden” di Tomi Champion-Adeyemi
  2. Persephone” di  Lev Grossman
  3. The Six Deaths of the Saint” di Alix E. Harrow
  4.  “What the Dead Know” di Nghi Vo
  5. Undercover” di Tamsyn Muir
  6. The Candles Are Burning” di Veronica G. Henry
  7. Out of Mirror, Darkness” di Garth Nix

The Garden

Dall’acclamata autrice del bestseller per ragazzi “Figli di Sangue e Ossa”, arriva la storia di una giovane donna alle prese con la ricerca di sua madre, e con i numerosi segreti che le sono stati tenuti nascosti.

Quindici anni fa, la madre di Lęina, Yuliana, è partita per cercare una località mitologica chiamata “Il Giardino”. Da allora, la donna non ha più fatto ritorno.

Determinata a scoprire cosa le sia accaduto, Lęina si dirige in Brasile, con l’obiettivo di rintracciare lo stesso regno nascosto. Gli unici aiuti a sua disposizione? Il diario di Yualiana e una guida turistica locale, in grado (forse) di mostrarle la via.

Tuttavia, lungo la strada, Lęina comincerà a domandarsi se ottenere risposte sul Giardino sia davvero la cosa più importante di tutte – o se quello di cui ha sempre avuto bisogno, in realtà, sia semplicemente avere la possibilità di trovare se stessa.


Persephone

L’incursione dell’autore de “Il Mago” nel crepuscolare mondo del dark fantasy prevede, invece, la storia di una ragazzina, invisibile e priva di autostima, che improvvisamente si ritrova ad attraversare un confine in grado di cambiare per sempre il corso della sua vita.

Sin da quando suo padre è scomparso, cinque anni fa, Persephone ha sempre continuato a reprimere i suoi sentimenti – tutte le emozioni forti e oscure che la ragazza preferirebbe non provare.

Dopotutto, che spazio potrebbe esserci per dolore o rabbia, quando si è già abbastanza impegnati a cercare di sopravvivere a quell’inferno sulla terra chiamato liceo?

Ma, un giorno, il peso insopportabile di prese in giro e delusioni diventa semplicemente troppo gravoso… ed è a quel punto che un potere misterioso inizia a liberarsi da qualche parte dentro di lei. Una forza che Persephone non avrebbe mai sospettato di avere…


The Six Deaths of the Saint

Per quanto mi riguarda, la “Into Shadow Collection” di Amazon prevede un paio di graditissimi bonus: la partecipazione di ben due delle mie autrici preferite!

La prima è Tamsyn Muir. L’altra…

Bè, ovviamente sto parlando di lei: la briosa, ironica, vulcanica, irresistibile Alix E. Harrow (“Streghe in Eterno”, “Le Diecimila Porte di January”)!

Sempre consapevole dei debiti che ha contratto, una ragazza scopre il suo valore come arma nella mani del Principe. Sono le sue vittorie a trasformare il giovane in un re, poi addirittura in un imperatore.

I bardi cantano il nome della ragazza nelle loro ballate e i suoi nemici tremano di terrore al solo sentirlo pronunciare.

Ma la guerra non finisce mai e i costi si fanno sempre più alti – quante volte sarà costretta, la ragazza, a ripetere la sua stessa, triste storia?


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“The Daughter of Doctor Moreau”: la recensione del libro gotico di Silvia Moreno-Garcia


the daughter of doctor moreau recensione - silvia moreno garcia

Sul blog non poteva mancare la recensione di “The Daughter of Doctor Moreau”, il retelling firmato Silvia Moreno-Garcia di uno dei più intramontabili classici della fantascienza di H. G Wells.

Un libro a cui i fan di “Mexican Gothic” non hanno alcuna possibilità di resistere, dal momento che ripropone le stesse atmosfere “calde” e passionali, le medesime tematiche, gli stessi personaggi ambigui e tormentati del popolare bestseller edito in Italia dalla Oscar Vault.

Fra parentesi, non è necessario leggere il romanzo originale di Wells per riuscire ad apprezzare l’opera “collaterale” di Silvia Moreno-Garcia… ma, un paio di giorni fa, vi ho fornito 5 ottime ragioni per leggere “L’Isola del Dottor Moreau“: per cui, mi auguro di avervi convinto a prendere almeno in considerazione l’idea di recuperare questo grande libro! 🙂


La trama

Carlota Moreau: una giovane donna cresciuta in una magione isolata e circondata da vegetazione lussureggiante, al riparo dai conflitti e dalle dilanianti lotte interne che lacerano la penisola dello Yucatán. L’unica figlia di un ricercatore che potrebbe anche essere un genio… ma che molti considerano semplicemente pazzo.

Montgomery Laughton: un malinconico sorvegliante al servizio del famigerato dottor Moreau. Sulle sue spalle grava il peso di un passato tragico, che il giovane si sforza caparbiamente di affogare nell’alcol. Un emarginato, molto lontano dalla natia Inghilterra, assunto per assistere il dottore nei suoi esprimenti, finanziati dalla ricca e potente famiglia Lizaldes.

Gli ibridi: il frutto del lavoro di Moreau. Creature deformi, o comunque affette da gravi patologie, destinate a ubbidire ciecamente al loro padrone. E a rimanere nell’ombra. Perché sono umani soltanto a metà, e sanno benissimo che il mondo non sarebbe mai disposto a perdonare la loro diversità.

Tutti questi personaggi vivono in un mondo perfettamente bilanciato, fatto di stasi, verità sepolte e obiezioni ingoiate. Almeno fino a quando Eduardo Lizalde, l’affascinante e incosciente figlio del mecenate del dottore, non fa il suo trionfale ingresso in scena.

Eduardo, senza saperlo, innesca una reazione a catena dalle conseguenze molto pericolose.

Perché il dottor Moreau ha dei segreti, Carlota ha delle domande e, nel soffocante calore della giungla, passioni letali potrebbero essere sul punto di sbocciare.


“The Daughter of Doctor Moreau”: la recensione

“L’Isola del Dottor Moreau” raccontava una strepitosa storia d’avventura e d’azione, in grado di introdurre una tematica scottante per l’età moderna, quanto per quella contemporanea: il complesso rapporto fra etica e scienza.

C’è da dire che l’argomento ricorre anche fra le pagine di “The Daughter of Doctor Moreau”. Tuttavia, come i fan dell’autrice probabilmente si aspetteranno, in questo caso Silvia Moreno-Garcia preferisce concentrare l’attenzione soprattutto sui conflitti interiori dei personaggi e sulle morbose dinamiche che regolano le interazioni fra i singoli abitanti della penisola.

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“The Wicked and the Willing”: la recensione del romanzo gotico di Lianyu Tan

recensione the wicked and the willing - copertina lianyu tan

The Wicked and the Willing” è il secondo libro di Lianyu Tan, autrice che nel 2020 ci aveva già “scioccato” con il suo dark romance fantasy “Prigioniera negli Inferi”.

La sua nuova opera è un romanzo horror storico ambientato a Singapore, nel bel mezzo dei ruggenti anni Venti.

Al cuore della trama, la relazione abusiva fra una carismatica vampira britannica e una docile domestica dal passato tormentato.

Inquietante, seducente e brutale, “The Wicked and the Willing” rappresenta un enorme passo in avanti rispetto alla semplice parata di «piaceri perversi» offerti nel precedente retelling della Tan.

Una storia gotica a tinte forti, contrassegnata da un potentissimo nucleo tematico (l’ordalia della violenza domestica) e ispirata tanto ai grandi classici del gotico (“Dracula” e “Carmilla”), quanto al viscerale cinema “a impatto” di Park Chan-wook (“The Handmaiden”).

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