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Come scrivere l’incipit perfetto: dalla “domanda invisibile” alla scena d’apertura


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Se sei nato dopo il 1841, probabilmente sai già che un incipit in stile “I Promessi Sposi” non è la scelta ideale per un autore di romanzi che aspiri a procurarsi un editore e a coltivare un seguito di lettori nell’anno del Signore 2022.

La verità è che viviamo in un mondo frenetico, ricco di opportunità, mezzi di intrattenimento e distrazioni: Netflix, TikTok, Snapchat, WhatsApp, Spotify, il circolo locale del bingo, e chi più ne ha, più ne metta…

Se vuoi che il tuo lettore scelga di dedicare la sua sospiratissima serata libera al tuo libro, dovrai riuscire a confezionare l’incipit perfetto, in grado di catturare la sua attenzione e catapultarlo all’interno della tua storia fin dai primissimi paragrafi.

Altrimenti, quel lettore mollerà allegramente il tuo libro a pagina 4 e correrà a spararsi l’ennesima maratona di “Grey’s Anatomy”. Lo sai, che lo farà. Perché è quello che faresti anche tu, se ti trovassi alle prese con l’inizio di un romanzo che non riesce a risvegliare minimamente il tuo interesse.

Perciò, da che parte si inizia a raccontare una storia? Come si può riuscire a scrivere un incipit coinvolgente, accattivante e in grado di dimostrare al pubblico che il tuo romanzo vale tutto il tempo (e il denaro) speso per la lettura?

È arrivato il momento di scoprirlo insieme! 😀

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Che cos’è un editor di romanzi? Superpoteri, miti e un paio di verità su questa misteriosa figura professionale

che cos'è un editor di romanzi

Che cos’è un editor?

Che cosa fa, che cosa non fa… ma, soprattutto, che cosa può fare per te?

Ancora oggi, quella dell’editor sembra essere una figura professionale ammantata da un certo alone di mistero.

C’è chi gli/le attribuisce un valore fondamentale, a volte perfino di stampo mistico/religioso.

«Un buon editor può fare la differenza fra un romanzo di successo e uno che non vedrà mai la luce del sole», sostengono costoro. «Un buon editor è la stella polare in grado di tracciare la rotta che permette a un autore di talento di sviluppare il suo potenziale e trasformarsi nell’astro brillante che è nato per diventare.»

All’altro capo dello spettro, invece, troviamo loro… Ebbene sì: i miscredenti, coloro che, all’alba dell’anno del Signore 2022, sono ancora convinti che l’arte di editare, pubblicare e sponsorizzare un libro possa essere considerata alla stregua di un lavoro da improvvisare, così, alla meno peggio.

Le stesse persone che, a quanto pare, continuano ad andare orgogliosamente fiere della loro incapacità di strutturare una trama, di gestire l’arco di un personaggio, di imparare le più basilari regole dello show, don’t tell

Loschi e inquietanti figuri pronti a sghignazzare e a torcersi i baffi, al pensiero di qualcuno, là fuori, realmente disposto a sottoporre il suo romanzo all’attenzione di questo o quell’altro book blogger di grido soltanto dopo essersi premurato di rimuovere ogni singola, infame “d” eufonica dal suo testo, o di averlo addirittura impaginato in un modo che non faccia venire voglia al lettore di cavarsi gli occhi.

Ma la verità è che, come per ogni leggenda che si rispetti, anche quella dell’editor tende ad accompagnarsi a una serie di frustranti e noiosissime dicerie da comari.

Perciò, prima di rispondere all’amletico interrogativo suggerito dal titolo del nostro post, suppongo che faremo meglio ad abbozzare un piccolo passo indietro, e a cercare di sfatare un paio di miti molto molesti.

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Scrivere l’arco trasformativo di un personaggio: guida per principianti


scrivere arco trasformativo personaggio - joker

Che cos’è l’arco trasformativo di un personaggio?

Ricordi? Nei giorni scorsi abbiamo già accennato qualcosa a proposito di quest’argomento.

In almeno un paio di occasioni, infatti, abbiamo descritto l’arco del personaggio come il “viaggio interiore” che il protagonista viene chiamato a compiere nel corso della trama.

Il suo processo di trasformazione; quel cambiamento graduale e irreversibile che gli permetterà, nella maggior parte delle occasioni, di diventare quell’unica versione “migliorata” di se stesso in grado di superare tutte le avversità “fisiche” previste dal plot.

«Nella narrativa, gli eventi principali e i punti di svolta portano al cambiamento di un personaggio, e questo percorso è chiamato arco di trasformazione. L’arco di trasformazione è un viaggio fitto di comprensione, epifanie e rivelazioni. Un personaggio che non cambia è un personaggio statico.»

(Jessica Page Morrell, Master di Scrittura Creativa).

Ma attraverso quali fasi avviene, esattamente, questa spettacolare metamorfosi?

E fra quanti diversi “tipi” di arco del personaggio è possibile scegliere?


I 3 archi trasformativi del personaggio

Anche se un personaggio è in grado di evolversi in direzioni imprevedibili e variegate, possiamo comunque restringere il novero dei suoi possibili percorsi di trasformazione.

I “modelli” fondamentali a cui fare riferimento sono tre, e si distinguono in base alla “rotta” scelta per il cambiamento del personaggio.

L’arco positivo

È il più diffuso tipo di arco del personaggio in cui ti capiterà mai di imbatterti, popolare tanto al cinema e in tv, quanto all’interno del mondo dei libri.

In effetti, se ci fai caso, è proprio all’arco positivo che abbiamo fatto riferimento fin qui e, in modo particolare, quando ci siamo soffermati a descrivere il popolare metodo “Save the Cat!” per strutturare la trama di un romanzo o di un film.

Un arco positivo inizia sempre con un protagonista più o meno “danneggiato”, tormentato da demoni interiori, difetti di personalità, vari livelli di negazione e insoddisfazione personale.

Nel corso della storia, si avvicenderanno tuttavia una serie di eventi che costringeranno l’eroe a sfidare i suoi limiti e a mettere in discussione ogni cosa che credeva di sapere a proposito di se stesso e del mondo.

Soltanto alla fine della storia, il personaggio riuscirà a superare i suoi precedenti preconcetti e a trasformarsi in una persona più consapevole e completa.

E, presumibilmente, anche a usare questa nuova forza per sgominare il suo antagonista!


Smantellando la Bugia

Nel suo prezioso manuale “Creating Character Arcs”, l’autrice di popolari romanzi storici e di speculative fiction K. M. Weiland ci spiega che, alla base di ogni buon arco positivo di trasformazione del personaggio, si pongono una manciata di elementi fondamentali:

  • Prima di tutto, una grande Bugia a proposito di se stesso e/o del mondo, al quale il personaggio dimostra di credere ciecamente. In uno degli articoli precedenti, ci siamo riferiti a questa bugia nei termini di “harmful belief”; vale a dire, una convinzione dannosa per il benessere del personaggio, o comunque concretamente in grado di ostacolare la sua crescita interiore. Ad esempio, una giovane donna potrebbe pensare qualcosa sulla falsariga di: “Al mondo esistono solo persone superficiali, perciò l’unica virtù che conta è la bellezza fisica. Io non sono bella, perciò non conto niente. Non potrò mai essere amata.”
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Developmental editing VS line editing: come scegliere l’editor giusto per il tuo romanzo


come scegliere un editor freelance - developmental vs copyediting

Scegliere un editor freelance per il proprio romanzo, prima di procedere con l’autopubblicazione o con la ricerca di una casa editrice, non è sempre un’operazione facile e intuitiva come potrebbe sembrare.

Certo, Google può aiutare. Bastano un paio di click per individuare il professionista di grido, quello con svariate decine di collaborazioni di successo sul groppone.

Sembra un ottimo modo per restringere il campo, no?

Bè… sempre ammesso che tu abbia a disposizione qualche migliaio di euro di budget e la pazienza necessaria a superare i logoranti tempi d’attesa, si capisce!

Ma poniamo, per assurdo, che non fosse così.

Se tu non avessi a disposizione 7500 euro da investire nell’editing del tuo primo libro?


Scegliere un editor: il giusto compromesso

Certo, sono in molti a dire che il coronamento di un sogno non ha prezzo. «Se puoi sognarlo, puoi anche farlo», e tutte quelle cose lì.

Solo che, di solito, la gente che ama ripeterlo non fa esattamente parte della fascia che ha problemi a tirare avanti fino alla fine del mese, a pagare le bollette o a saldare la parcella del dentista del pupo.

Poi ci siamo noi, le persone che fanno parte del mondo reale. Sogniamo anche noi, si capisce. Solo che non sempre le nostre tasche si dimostrano all’altezza della nostra immaginazione.

«Ma quindi, Simo», penserai tu, «mi stai facendo questo bel discorso, solo per dire che farei meglio a cercarmi un altro hobby/passione/potenziale carriera?»

Assolutamente no.

Si capisce: niente che abbia un valore è disponibile gratis… incluso il lavoro di un editor (che è faticoso e impegnativo in ogni sua fase, e richiede al professionista un quantitativo di tempo, studio, ricerche, creatività ed energie che forse non puoi nemmeno cominciare a immaginare).

Quello che ti sto dicendo è che ingaggiare un editor freelance è un po’ come ingaggiare uno psicoterapeuta: può darsi che, attualmente, il lussuoso ufficio del blasonato professorone del centro città sia al di fuori dalla tua portata, ma questo non significa che, con un pizzico di intelligenza e qualche ricerca, tu non possa riuscire ad aggiudicarti la collaborazione di un professionista attento e preparato, disposto a farsi in quattro per te e per il tuo romanzo.

Ecco.

Basta scoprire cosa si ha veramente bisogno di cercare.


Quanti tipi di editing esistono?

Per un autore self, ci sono sicuramente tantissime opzioni valide a disposizione. Un editor NON vale l’altro, e questa è sicuramente la prima cosa che ti conviene imparare.

Scegli il più economico – senza sapere come si svolgerà la collaborazione, senza conoscere la sua specializzazione o i generi in cui si sente particolarmente ferrato – e non ne riceverai in omaggio nient’altro che grattacapi!

Scrittore avvisato…

Ma, allora, come si può scegliere l’editor giusto per il proprio lavoro?

Tanto per cominciare, devi capire che esistono almeno tre “tipi” diversi di editing, e che a ciascuno di essi corrisponde una specifica fase di vita del manoscritto.

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Qual è la differenza fra un editor e un correttore di bozze?

Che differenza c’è fra un editor e un correttore di bozze?

Questi due ruoli condividono senz’altro una caratteristica importante: entrambi, infatti, hanno il compito di aiutare l’autore a “prendersi cura” dello stato di salute di un testo prima della sua pubblicazione.

Eppure, devi credermi: l’abisso che separa gli obiettivi e le sfere di competenza di un editor dagli scopi e dal tipico modus operandi di un correttore di bozze non potrebbe essere più vasto!

Curioso di scoprire in che senso?

Andiamo subito a esaminare le rispettive mansioni nel dettaglio! 😉

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