Come strutturare la trama di un romanzo: il metodo “Save the Cat!”

Come forse saprai, il metodo “Save the Cat!” si pone alla base del processo di costruzione del 99% delle sceneggiature hollywoodiane di successo.

Bada, sto facendo riferimento a un “modello” super-collaudato, sviluppato dall’illustre educatore, autore e sceneggiatore statunitense Blake Snyder.

Sono certa che anche tu ne avrai sentito parlare.

Ma forse c’è qualcosa che ancora non sai…

Appena una manciata d’anni fa, l’autrice americana Jessica Brody ha pubblicato un manuale che offre anche agli aspiranti romanzieri una vera e propria “guida” alla costruzione della struttura di una buona storia!

Un libro che, ovviamente, è stato ufficialmente ispirato dai principi previsti dal metodo “Save the Cat!”.

Non starò qui a menar il can per l’aia: il manuale della Brody è semplicemente grandioso, e penso davvero che dovresti leggerlo!

Si tratta, peraltro, di una lettura all’insegna della piacevolezza e del coinvolgimento. Scommetto che lo divorerai in poche ore!

In questo articolo, cercherò intanto di proporti un breve compendio dei suoi punti principali.

Se stai scrivendo un romanzo, e non sogni d’altro che di riuscire a consegnare ai posteri una storia incalzante, dinamica, coinvolgente e ricca di emozioni… bè, fidati di me: lo schema che sto per fornirti ti permetterà di partire con una marcia in più! ;D

Una piccola precisazione: la STRUTTURA IN TRE ATTI

Prima di andare avanti, concedimi di rubarti ancora un secondo.

Hai già un pizzico di familiarità con il concetto di struttura in tre atti, giusto?.

Dopotutto, è un argomento che tende a saltare in ballo spesso, perfino al liceo.

Dio solo sa se la maggior parte degli editor non sarebbe disposta a trascorrere un intero pomeriggio (o forse anche due, o quattro, o sette…) a cercare di dissezionare la “forma” di questa struttura, in tutte le sue capillari sfumature e il suo glorioso potenziale!

A questo punto, suppongo che potrei seguire le orme di tanti altri che hanno trattato l’argomento prima di me, e ripartire dalle radici. Citare Aristotele, svariati secoli di storia teatrale, il dramma ben fatto di Eugène Scribe e bla, bla, bla.

Ma sto dando per scontato che tu sia in grado usare Wikipedia come chiunque altro.

Quindi non ho nessuna intenzione di starmene qui a blaterare di elementi teorici, soprattutto quando in circolazione ci sono tante persone qualificate che potrebbero completare questa missione infinitamente meglio di me.

Quello che intendo fare, piuttosto, è fornirti gli strumenti che ti permetteranno di cominciare ad architettare la struttura del tuo romanzo, da un punto di vista pratico e a prescindere dal suo GENERE DI APPARTENENZA!

Il modello elaborato dal metodo “Save the Cat!”, infatti, si adatta perfettamente a qualsiasi genere di film o romanzo: thriller, horror, fantasy, rosa, mistery, spy story, sportivo, saga familiare

Alcuni esempi di romanzi che vi aderiscono alla perfezione? Hunger Games, The Help, Misery, Il Codice Da Vinci, Io Prima di Te, Cinder, Harry Potter, Il Diario di Bridget Jones, Shadow and Bones, Matilda… eccetera eccetera.

Come avrai notato, una lunghissima serie di bestseller. Ci tengo a fare questa precisazione, perché credo che scoprirai presto che il “Save the Cat!” prevede quasi sempre per il protagonista della storia la necessità di imbarcarsi in un cosiddetto “arco narrativo positivo“: vale a dire, un finale in cui l’eroe riesce effettivamente a crescere e a trionfare, dopo aver imparato una sofferta lezione attraverso i propri errori.

Ovviamente, non si tratta del solo tipo di finale (o struttura) possibile.

Ma mi sembrava giusto farti notare come il pubblico, nel corso degli anni, abbia ripetutamente dimostrato di prediligere questo tipo di arco “a finale positivo”…

Cosa ti serve per iniziare?

Nella sua guida, Jessica Brody spiega ai lettori come sia possibile impostare la struttura di un romanzo in 15 “comodi” (si fa per dire!) passi, o “beats”.

Prima di cominciare a esaminare ciascuno di essi nel dettaglio, ti invito a rileggere attentamente uno dei miei articoli precedenti: “Come sviluppare la trama di un romanzo: un semplice test per passare dall’idea al plot”.

Questo perché, ancora prima di cominciare a ragionare in termini di immagine di apertura, climax e midpoint, dovrai assicurarti di avere a disposizione i seguenti “ingredienti”:

  • un protagonista ricco di problemi da risolvere e di almeno una grande “ferita emozionale” da cui cominciare a guarire;
  • un antagonista (almeno) altrettanto incasinato e interessante;
  • un OGGETTO DEL DESIDERIO per il tuo protagonista, ma anche un BISOGNO INCONSAPEVOLE da colmare all’interno del suo cuore (o della sua psiche, o comunque tu voglia chiamarla);
  • un oggetto del desiderio per il tuo antagonista (McGuffin)

Inoltre, come passo ulteriore, dovresti sforzarti di rispondere alle 6 domande fondamentali elaborate da Shawn Coyne nel suo libro “The Story Grid“: il piccolo “test” che ti ho mostrato nel post precedente.

Qual è il genere del tuo romanzo? E il sottogenere? Quali punti di vista hai intenzione di seguire? Qual è l’idea di controllo, il tema principale?

E via a seguire.



Come strutturare la trama di un romanzo con il metodo Save the Cat!
Jessica Brody manuale
Writes a Novel: The Last Book on Novel Writing You’ll Ever Nedd

Perciò… tutti pronti a salvare il gatto?

Il metodo “Save the Cat” si basa su alcuni dei più antichi ed efficaci modelli per l’organizzazione dei contenuti narrativi.

Fra le fonti d’origine, dobbiamo assolutamente citare il “Viaggio dell’Eroe” di Vogler, la struttura in tre atti e l’opera omnia del grande “guru” dell’industria cinematografica Robert McKee.

Da un punto di vista personale, trovo che il metodo “Save the Cat!” sia uno strumento” particolarmente utile ed efficace. Soprattutto perché permette di “controllare” e amalgamare nella maniera più fluida e organica possibile le due componenti fondamentali di qualsiasi struttura narrativa: il viaggio interno del protagonista (il suo ARCO) e i rocamboleschi conflitti “esterni” della storia (la TRAMA del romanzo).



Primo Atto:

  1. Opening Image (la famosa “scena d’apertura“)

Scena singola. Una sorta di “istantanea” delle condizioni di partenza del tuo protagonista, in cui mostri (e, quindi, assolutamente non ti limiti a “raccontare”…) l’essenza del carattere dell’eroe e i punti salienti dei suoi difetti e conflitti interiori principali.

Nell’immagine di apertura di “Hunger Games”, ad esempio, vediamo Katniss svegliarsi il giorno della Mietitura e scivolare immediatamente fuori dalla porta di casa, pronta ad andare a caccia: spetta a lei il compito di assicurarsi che la sua famiglia abbia di che sfamarsi, e garantire che la madre e la sorella abbiano un futuro.

Bastano poche righe per rendere l’idea e comunicarci il ritratto di un’adolescente estremamente matura, pratica e responsabile… ma anche aggravata dalla necessità di garantire la sopravvivenza dei suoi cari.

2. Set-Up

Un insieme di “scene”, o capitoli, in cui mostri il mondo ordinario del tuo protagonista.

Chi è l’eroe che hai creato? In che modo si comporta sul lavoro, a casa, a scuola, in compagnia degli amici?

In questa “parte” della struttura trovano spazio:

  • l’oggetto del desiderio del tuo protagonista
  • tutti i difetti, i problemi e i conflitti che gli impediscono di vivere una vita noiosa, serena e appagante, soprattutto in relazione alle varie persone che fanno parte della sua vita all’inizio della storia (personaggi che, nell’ambito del metodo “Save the Cat!”, prendono il nome di “A Story Characters).

3. Theme Stated

Un’altra scena singola.

In questo “beat”, il tuo protagonista incontrerà un personaggio secondario, o comunque qualcuno che, in questo momento specifico del suo viaggio, l’eroe considera indegno della sua considerazione.

Potrebbe trattarsi di una comparsa. O di un love interest ancora da scoprire. O di una parte del proprio io a cui non si è soliti attribuire una grande soglia di attenzione.

Ad ogni modo, il personaggio andrà a scandire una battuta sibillina, lì per lì respinta con scetticismo, indifferenza o addirittura sussiego da parte del protagonista.

A lungo andare, tuttavia, questa battuta di dialogo si rivelerà perfettamente in grado di riassumere l’essenza stessa del TEMA che il tuo romanzo si propone di sviluppare.

In effetti, il momento del “Theme Stated” ha l’obiettivo di mettere la proverbiale pulce nell’orecchio del lettore e di fargli capire, nella maniera più sottile, ambigua e fluida possibile, quale sarà la destinazione finale dell’arco di trasformazione del tuo protagonista.

Per esempio, nel libro “La Ragazza del Treno”, a un certo punto Rachal esclama: «Mia madre diceva sempre che ho un’immaginazione iperattiva; anche Tom diceva la stessa cosa.»

Un aneddoto apparentemente innocuo, giusto?

Eppure, nel corso della lettura, scopriremo che il fulcro del romanzo verte proprio intorno alla necessità di imparare a fronteggiare onestamente la realtà, per quanto violenta, crudele e indesiderabile essa possa rivelarsi.

4. Catalyst

Il famoso “incidente scatenante” di cui parlano tutti i manuali.

Vale a dire l’evento che rivoluzionerà completamente il mondo ordinario del tuo protagonista e lo costringerà a intraprendere un viaggio (metaforico e/o letterale) che cambierà per sempre il corso della sua vita.

In pratica, questo è il punto della storia in cui Katniss si offre volontaria per i Giochi al posto della sorellina; la scena in cui Harry Potter riceve la sua lettera da Hogwarts e il momento in cui la Ragazza del Treno di Paula Hawkins si sveglia, stordita e ricoperta di lividi, incapace di ricordare cosa le sia accaduto la notte prima.

5. Debate

Gli esseri umani sono sempre stati particolarmente refrattari al cambiamento.

L’idea di fare un salto nell’ignoto li spaventa e li spinge a puntare i piedi. E’ una reazione naturale: chiedete a qualsiasi psicanalista, e vedrete che sarà felice di spiegarvi il meccanismo della cosiddetta “resistenza” nel dettaglio.

In quest’ultima fase del Primo Atto, si rivelerà pertanto importante mostrare l’assoluta ostinazione e tutta la granitica resistenza al cambiamento del tuo protagonista.

Un secco rifiuto della Chiamata all’Avventura (o, quantomeno, una convincente esternazione di riluttanza…), seguito da un evento che lo costringerà a cambiare idea.


Secondo Atto:

6. Break into 2

Una scena singola che ha il compito di introdurre “il Mondo Capovolto”.

Adesso che il tuo eroe ha ufficialmente deciso di lanciarsi a testa bassa nella sua avventura, è tempo di mostrare al lettore fino a che punto le cose stanno per cambiare!

Alcuni preferiscono riferirsi a questo beat come al momento del “We’re not in Kansans anymore!”: un’espressione che ho sempre adorato!

Per tornare all’esempio di “Hunger Games”: questo è il punto della storia in cui Katniss arriva nell’Arena e si accinge a competere con ogni mezzo necessario per assicurarsi i beni della Cornucopia.

7. B-story

A questo punto, quasi inevitabilmente, il nostro eroe incontrerà (o, comunque, comincerà a rivalutare…) un personaggio molto speciale.

Che si tratti di un mentore, di un interesse romantico o di una nemesi giurata, l’importante è che il tuo cosiddetto “B-character” sia in grado di soddisfare i seguenti requisiti:

  • Dovrà rappresentare l’incarnazione vivente del tuo Mondo Capovolto, e risultare il più differente possibile dagli “A-characters” presentati nel corso del primo atto;
  • Che ne sia consapevole o meno, dovrà aiutare l’eroe a imboccare la strada che gli permetterà di assimilare la sua grande “verità“.

Qualche esempio di “B-characters”? Mr Knightley in “Emma”; Peeta Mellark in “Hunger Games”; Annie Wilkes in “Misery”, Theresa in “The Maze Runner”.

8. Fun and Games

Secondo il metodo “Save the Cat!”, questa è la parte della storia che ha il compito di soddisfare la premessa che ti ha permesso di innamorarti della tua grande idea in primo luogo.

Vale a dire quella in cui il tuo eroe comincerà a destreggiarsi (o a NON destreggiarsi) all’interno del nuovo mondo in cui l’hai scagliato.

In una crime story, quindi, il detective inizierà finalmente a interrogare i testimoni, seguire gli indizi, elaborare teorie e individuare sospetti.

In una commedia romantica, i due finto-fidanzati saranno costretti dalle circostanze a frequentarsi sul serio e a incontrare i reciproci amici e parenti.

Harry Potter? A questo punto della storia, starà sicuramente scoprendo il Quidditch, sgominando mostri e affrontando tutte le fantastiche diavolerie incantate che la scuola di magia promessa dalla sinossi del libro della Rowling tiene in serbo per lui!

9. Midpoint

In questa fase della storia, l’ideale sarebbe riuscire a far accadere tre cose:

  1. Il tuo eroe va incontro a una falsa vittoria o a una falsa sconfitta;
  2. La posta in gioco si alza vertiginosamente;
  3. Il tuo protagonista comincia progressivamente a rendersi conto che fra il suo oggetto del desiderio e il suo oggetto del bisogno potrebbe passare un oceano di differenza!

Il manuale di Jessica Brody ci riporta, ancora una volta, l’emblematico esempio di “Hunger Games”: nel midpoint del libro di Suzanne Collins, infatti, Peeta salva la vita di Katniss, voltando le spalle agli altri tributi con cui aveva finto di allearsi (falsa vittoria). In questo modo, riesce a dimostrare alla ragazza che il suo affetto è sempre stato reale, e non solo il frutto di una finzione di scena.

Da questo momento in avanti, diventerà molto difficile per lei continuare a pensare solo alla sopravvivenza (oggetto del desiderio), e distogliere la sua mente dalla tentazione bruciante di mirare a qualcosa di più: un futuro in cui potersi sentire libera da Capital City, e felice insieme a una persona che potrebbe amare (oggetto del bisogno).

Vedi come si è alzata la posta in gioco?

10. Bad Guys Close In

A questo punto, al tuo protagonista resta soltanto una cosa da fare: cercare di riprendersi dalle conseguenze della falsa sconfitta che ha appena subito, oppure lasciarsi cullare sugli allori della falsa vittoria appena vissuta… e cadere disastrosamente in disgrazia!

I “cattivi”, nel frattempo, approfittano dell’occasione per riorganizzarsi e a prepararsi a sferrare l’assalto finale.

E ricorda che, con l’espressione “bad guys”, in realtà i seguaci del metodo “Save the Cat!” fanno riferimento tanto ai nemici letterali dell’eroe (gli antagonisti), quanto a quelli metaforici: i suoi demoni interiori.

Emblematico l’esempio de “La Ragazza del Treno”: dopo la falsa vittoria rappresentata dall’arresto di un sospettato nel midpoint, Rachel precipita di nuovo negli abissi dell’alcol. Come se non bastasse, va a letto con l’ambiguo (e potenzialmente pericoloso) marito della donna uccisa, innescando una serie di sciagurate conseguenze…

11. All is Lost

Se scrivi da un po’, probabilmente sai già che si tratta di un momento-chiave nello sviluppo di qualsiasi romanzo.

La fase in cui il tuo eroe tocca il fondo; senza “ma”, senza “se” e senza “forse”.

Nel suo manuale, Jessica Brody ci consiglia di creare un momento “all is lost” che sia di portata veramente, ma veramente epocale.

Il tuo protagonista deve assaggiare gli abissi della disperazione e captare il “sentore di morte” (letterale o metaforico) che comincia ad aleggiare attorno alla sua vita in tutto il suo allarmante splendore.

Esempi:

In “Hunger Games”, Rue viene uccisa.

Nel bestseller di Casey McQuiston “Ancora una Fermata“, August perde Jane.

In “I Love Shopping”, le carte di credito di Becky vengono bloccate e lei perde completamente la bussola.

Hai capito cosa intendo, vero? 😉

12. Dark Night of the Soul

E così, adesso il tuo eroe è convinto di essere arrivato al capolinea.

Ha perso ogni cosa. Si sente disperato, sconvolto, forse addirittura terrorizzato.

Il che vuol dire che, per il momento, gli concederemo di fare un paio di cose fino a questo punto considerate off limits: lamentarsi e piangersi un pochino addosso.

Ma solo per un po‘! 😀

In realtà, esiste la concreta possibilità che l’eroe, travolto da un incessante fiume di emozioni, commetta addirittura l’errore madornale di cercare di ritornare alla sua vecchia vita. Dritto al punto di partenza!

Ma questa temporanea “regressione” dovrà servire soltanto a sottolineare l’evidenza: il suo viaggio ha scatenato in lui una serie di cambiamenti troppo profondi, perciò il protagonista non è più lo stesso di un tempo.

Che senso avrebbe tornare al vecchio status quo?

Se vuole superare il momento “all is lost”, gli resta solo una scelta: formulare una nuova strategia e accettare finalmente la necessità di affrontare i suoi problemi a viso scoperto!


Terzo atto:

13. Break into 3

La Brody lo definisce anche come “il momento esatto in cui l’eroe smette di cercare di risolvere i suoi problemi nel modo sbagliato e comincia, finalmente, a ingegnarsi per risolverli nel modo giusto.”

Per riuscirci, dovrà scendere a patto con una rivelazione in grado di scatenare dentro di lui una vera e propria epifania. Una grande verità su se stesso, che finora aveva sempre cercato di ignorare.

Perché il punto è che non sono mai stati gli altri, il problema.

Il limite è sempre stato imposto da qualcosa che si nascondeva dentro di lui – una convinzione dannosa e sbagliata, che finora è sempre riuscita a condizionare il corso della sua vita (ne parleremo meglio in seguito).

Perciò…

Se Paul Sheldon vorrà davvero liberarsi di Annie, dovrà prima trasformarsi nella versione di se stesso in grado di fare qualsiasi cosa, pur di sopravvivere. Niente più temporaggiamenti. Niente più piagnistei. Lui merita di vivere. Che decisione prende, quindi? Ruba il liquido combustibile e si prepara a sconfiggere l’infermiera pazza, con qualsiasi mezzo necessario.

E la Ragazza del Treno? Capisce che è stato Tom a mentirle, per anni, e sale sul treno che la condurrà al confronto finale con il suo ex.

14. Finale

Dopo aver puntato i piedi, cercato di mercanteggiare ed essersi dibattuto come il proverbiale pesce preso all’amo, il tuo eroe ha ufficialmente deciso di abbracciare il cambiamento!

Il tuo protagonista è maturato, è cresciuto, ha imparato a scendere a patti con l’amara realtà della vita e, così facendo, si è garantito gli strumenti necessari a salvarsi.

Ciò vuol dire che è arrivato il fatidico momento dello showdown con le forze antagoniste e che, con ogni probabilità, la battaglia adesso si concluderà con una vittoria.

Attenzione, però.

Se la lezione è stata davvero assimilata, a questo punto l’eroe deve necessariamente vincere. Ma non è detto che non possa anche perdere.

Che cosa vuol dire?

La vittoria dell’eroe deve essere prima di tutto morale. Dovrà cioè servire a dimostrare soprattutto la validità della tesi esposta dal tuo libro.

Se, per raggiungere il suo obiettivo, l’eroe sarà costretto a sacrificarsi, addirittura a morire…

Bè, potrebbe essere una questione di priorità.

Hai presente il bellissimo finale del film “The Wrestler“?

Ecco! 😉

15. Imagine Finale

Fine della corsa.

Non ci resta che provvedere a inserire un’ultima immagine, un’altra “istantanea” in grado di rappresentare “visivamente” la rivoluzione avvenuta all’interno dello status quo del tuo protagonista.

All’inizio della storia, il tuo personaggio principale era forse un tipetto misantropo e scorbutico, incapace di credere nel valore dell’amicizia?

Gli eventi narrati nel tuo libro gli avranno sicuramente dimostrato la follia di vivere in questo modo.

E’ tempo dunque di ricorrere a un’immagine diametralmente opposta a quella di apertura: magari, l’eroe seduto al centro di un’allegra tavolata, circondato da un’intera scuderia di compagni fidati!



Bene.

E così siamo così arrivati alla fine di questo lungo, lunghissimo excursus.

Se hai ancora qualche dubbio, ti consiglio di leggere la mia analisi del film “Una Donna Promettente” di Emerald Fennell: la sceneggiatura, un autentico capolavoro, rispecchia le tre fasi che ti ho appena illustrato praticamente alla perfezione!


Ma adesso lascio la parola a te…

Dimmi, che cosa pensi del metodo “Save the Cat!”? Potrebbe fornirti qualche spunto di riflessione interessante, oppure ritieni che non faccia al caso tuo?

E tu? In che modo preferisci strutturare i tuoi romanzi? 🙂


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