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“L’Eredità di Daisy Darker”: la recensione del libro mistery di Alice Feeney


l'eredità di daisy darker recensione - alice feeney

L’Eredità di Daisy Darker è un libro mistery avvincente e ricco di sfumature, di cui è difficile parlare senza svelare troppo.

Come sempre, però, voglio provarci!

Ritengo sia un libro molto intrigante che, pur presentando svariate imperfezioni, si conferma estremamente scorrevole e coinvolgente. Un giallo in stile Agatha Christie (con chiari riferimenti a I Dieci Piccoli Indiani) che ti spinge a divorare compulsivamente le sue pagine; specialmente se apprezzi autrici come Sarah Pinborough, Simone St. James o Rose Jeneva.

Credo davvero che Alice Feeney, già autrice dei bestseller La Sua Verità e Ogni Piccola Bugia, sia una scrittrice fin troppo sottovalutata in Italia. Dopotutto, i suoi sorprendenti colpi di scena e i suoi bizzarri, ambigui personaggi non sembrano avere assolutamente nulla a invidiare a quelli dei romanzi di Frieda Fcfadden…


La trama

Isolati sulla loro isola privata in Cornovaglia, i membri della famiglia Darker si riuniscono per la prima volta dopo oltre un decennio. Con l’arrivo dell’alta marea, saranno tagliati fuori dal mondo per otto ore. E quando la marea si ritirerà, nulla sarà più come prima. Perché uno di loro è un assassino…

Con le foglie d’autunno che cadono, Daisy Darker arriva a Seaglass, la dimora ancestrale dei Darker, una casa in stile cornico in rovina, arroccata su una piccola isola privata, per festeggiare l’ottantesimo compleanno della nonna.

Ogni membro della famiglia nasconde dei segreti. La nonna, sola da tanto tempo. Frank, il padre assente di Daisy. Nancy, la madre dal cuore gelido. Le ambigue sorelle Rose e Lily e la nipote, Trixie, piena di domande e perennemente affamata di affetto.

Daisy non ha mai avuto un rapporto facile con la famiglia, ma alcuni segreti sono molto più oscuri di altri.

Il giorno dell’ottantesimo compleanno di Nana cambierà la vita della famiglia Darker per sempre…


La recensione de L’Eredità di Daisy Darker

Cena di famiglia con delitto

Come spesso accade, ho iniziato a leggere L’Eredità di Daisy Darker spinta dalla curiosità per il pitch e la premessa in stile “mistero della camera chiusa” ma, alla fine, sono rimasta affascinata soprattutto dalle complesse dinamiche di tensione e tossicità che intrecciano le vite dei vari personaggi.

Ti assicuro che la famiglia di Daisy è senza dubbio una delle più disfunzionali che abbia mai incontrato in un libro! Non credo correrai il rischio di affezionarti troppo a uno di loro durante la lettura; però, diciamocelo, c’è sempre un fascino morbosamente divertente in questi romanzi sui “parenti serpenti” alla Knives Out.

La povera Daisy, dal canto suo, ricopre un ruolo simile a quello di Anna nel recente romanzo Diavola di Jennifer Thorne: è la classica “pecora nera” della situazione, il capro espiatorio su cui tutti sembrano felici di riversare le proprie frustrazioni e delusioni esistenziali.

E ammettiamolo: anche se i ritrovi di famiglia sono un vero incubo per chiunque, quando tutti sembrano determinati a ignorarti e a rinfacciarti il passato, diventa particolarmente difficile arrivare alla fine della serata senza perdere il controllo.

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“The One Who Got Away With Murder”: la recensione del thriller YA di Trish Lundy


the one who got away with murder recensione - trish lundy

The One Who Got Away With Murder, di Trish Lundy, è sicuramente uno di quei romanzi YA da leggere se ti è piaciuto Come uccidere le brave ragazze di Holly Jackson.

In parte, perché ne condivide le vibes da small-town thriller, con una cittadina piena di scheletri nell’armadio e colpi di scena tutti da scoprire; ma anche perché, stando a quanto riportato recentemente da Deadline, il libro potrebbe presto diventare una serie televisiva, sulla scia del fortunato adattamento dei romanzi della Jackson.

Ti propongo quindi la recensione di The One Who Got Away With Murder, per scoprire insieme cosa funziona, cosa convince meno e cosa aspettarci da quello che potrebbe rivelarsi uno degli show Hulu più attesi delle prossime stagioni.


La trama

Robbie e Trevor Cresmont hanno alle spalle una lunga serie di morti… di quelle omicide.

Belli, privilegiati e intoccabili, i fratelli Crestmont possiedono una ricchezza tale da garantirsi l’impunità, anche se tutta Happy Valley è convinta che siano responsabili della morte delle loro ex fidanzate. Prima c’è stata Victoria Moreno, stella del calcio ed ex di Robbie, misteriosamente annegata nella casa sul lago di famiglia. Poi, un anno dopo, la fidanzata di Trevor è morta per una sospetta overdose.

Ma i Crestmont non sono gli unici ad avere segreti.

Lauren O’Brian sarà anche la nuova arrivata a scuola, ma non è mai stata una “brava ragazza”. Con un passato oscuro alle spalle, desidera disperatamente un nuovo inizio. Tuttavia, quando inizia una relazione senza impegno con Robbie, la sua possibilità viene messa a repentaglio.

Durante quello che dovrebbe essere il loro ultimo weekend insieme, Lauren si imbatte in prove sconvolgenti che potrebbero incriminare Robbie.

Con il pericolo che incombe, Lauren non sa più di chi fidarsi. E così, quando una terza morte sconvolge la città, dovrà decidere se chiudere la storia con Robbie… o rischiare di diventare la sua prossima vittima.


La recensione di The One Who Got Away With Murder: il perfetto giallo estivo

Con ogni probabilità, adattare The One Who Got Away With Murder per il piccolo schermo non sarà una missione impossibile: questo libro è già un vero e proprio page-turner, uno di quei romanzi che si divorano d’un fiato, spinti dall’urgenza di scoprire l’identità dell’assassino.

Infatti, il pitch è piuttosto classico, ma decisamente efficace, e le atmosfere misteriose e claustrofobiche contribuiscono a mantenere alta la tensione per tutta la durata della lettura.

Le false piste si accumulano, ribaltando continuamente le aspettative, mentre il ritmo incalza grazie a uno stile semplice, diretto e molto scorrevole.


Il punto debole: i personaggi

Se Hulu deciderà di procedere con l’adattamento, la vera sfida per gli sceneggiatori sarà probabilmente quella di approfondire i personaggi e le loro relazioni.

La scena d’apertura del romanzo promette infatti molti più sviluppi romantici e tropes sentimentali di quanti la storia riesca poi effettivamente a mantenere.

Ma il limite più evidente riguarda soprattutto la caratterizzazione della protagonista.

Lauren rientra perfettamente nell’archetipo della “nuova arrivata” e, grazie alla sua vena ribelle, riesce spesso a spingere la trama nella direzione giusta. Tuttavia, non possiede la forza, né il carisma delle più famose e popolari detective-eroine della narrativa YA.

Il confronto con figure come Pippa Fitz-Amobi è inevitabile… e Lauren, purtroppo, non esce particolarmente bene da questo tipo di paragoni.

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“The Last Soul Among Wolves”: la recensione del libro fantasy di Melissa Caruso


the last soul among wolves - recensione sequel ultima ora tra i mondi

Con The Last Soul Amond Wolves, l’americana Melissa Caruso prosegue la sua serie The Echo Archive, regalandoci un secondo volume carico di misteri, adrenalina e romanticismo.

Innanzitutto, sono felice di annunciarti che, dal punto di vista tecnico, questo nuovo romanzo supera tutti quei piccoli problemi di frammentarietà che affliggevano L’Ultima Ora Tra I Mondi, offrendo un’esperienza di lettura molto più coerente e scorrevole. Il concept, invece, si conferma altrettanto brillante, permettendo a Melissa Caruso non soltanto di ampliare l’affascinante mitologia del mondo degli Echo, ma anche di approfondire le dinamiche tra i personaggi e la componente romantica…

La trama

Tutto ciò che Kembral Thorne desidera è trascorrere serenamente il suo congedo di maternità. Ma quando la sua migliore amica Jaycel le chiede aiuto, non può rifiutare, anche se ciò significa recarsi in una villa fatiscente su un’isola remota per la lettura di un testamento.

Al suo arrivo, trova una riunione inaspettata dei suoi amici d’infanzia, insieme alla sua all’inizio-rivale-ma-ormai-fidanzata Rika Nonesuch, presente sulla scena per un incarico misterioso commissionato dalla sua gilda di ladri. Poi, però, viene letto il testamento… e tutto inizia ad andare in malora!

Otto potenziali eredi, metà dei quali amici di lunga data di Kem.

Tre reliquie maledette.

Un lupo dagli occhi ardenti.

Le uniche regole: gli eredi moriranno, uno dopo l’altro.

Il premio per l’unico sopravvissuto: un desiderio. Ma, come recita il motto, attento a ciò che desideri… Potrebbe avverarsi!

Per salvare i loro amici, Kem e Rika dovranno correre contro il tempo e immergersi ancora una volta in altre realtà. Ma la villa è piena di vecchi segreti e nuovi piani, e presto il gioco diventa molto più pericoloso e più personale di quanto entrambe avrebbero potuto immaginare.


The Last Hour Among Wolves: la recensione

Al diavolo il Booktok: Rika è la mia book girlfriend…

Da un punto di vista oggettivo, ciò che più sorprende di The Last Hour Among Wolves è l’incredibile fusione di generi: fantasy, mistery, action, horror e persino un pizzico di romance! Ma voglio essere completamente sincera con te: fin dal primo volume ho intravisto in questa serie un enorme potenziale – perché, diciamocelo, potresti continuare a sviluppare il concept, il worldbuilding e il set di poteri dei personaggi fino a trarne una saga infinita, in perfetto stile October Daye – e mi sono profondamente innamorata sia della sua ambientazione, ricca e vivissima, sia delle sue due irresistibili protagoniste.

Ho sempre avuto un debole per i personaggi tsundere e Rika, sotto questo aspetto, incarna perfettamente tutte le qualità che adoro in un love interest! Devo dire che, per una volta, non mi ha infastidito neanche la sua vena iperprotettiva (probabilmente perché Kembral, l’autrice e la stessa Rika sanno benissimo che si tratta di un difetto da superare, e non di un tratto desiderabile in una relazione). Devo ammettere che i suoi improbabili intrighi per proteggere Kembral mi hanno fatto ridere di cuore in più di un’occasione!


Nata per… correre (contro il tempo!)

A prescindere dalle mie preferenze personali, sono convinta che The Last Hour Between Wolves piacerà moltissimo alle fan del primo libro; anzi, con ogni probabilità, riuscirà a conquistare anche molte di quelle che non hanno apprezzato particolarmente L’Ultima Ora Tra i Mondi.

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“The Ending Writes Itself”: il libro segreto V.E. Schwab e Cat Clarke


the ending writes itself - evelyn clarke - victoria schwab

Sulla copertina di The Ending Writes Itself comparirà il nome di Evelyn Clarke. Tuttavia, da quando Harper Collins ha acquisito i diritti di pubblicazione di questo ambito romanzo mystery, non ha mai nascosto che si tratta di uno pseudonimo dietro cui si celano due autori professionisti già affermati nel panorama letterario.

Per mesi, i lettori di tutti il mondo si sono divertiti a indovinare i nomi dei due autori (o delle due autrici, come poi è saltato fuori). Ma adesso il gatto è ufficialmente fuori dal sacco: The Ending Writes Itself è il “libro segreto” di Victoria Schwab e Cat Clarke


The Ending Writes Itself: la trama

Sei autori.

Un’isola privata.

Settantadue ore per scrivere il finale che cambierà le loro vite.

Arthur Fletch, uno degli scrittori più venduti al mondo, è un genio solitario. Ha raggiunto la notorietà grazie ai suoi protagonisti indimenticabili e ai suoi colpi di scena sorprendenti. Quando sette autori in crisi vengono invitati a trascorrere un weekend sulla sua isola privata in Scozia, scoprono un segreto scioccante: Arthur Fletch è morto… e il suo ultimo manoscritto è rimasto incompiuto.

L’agente e l’editore di Fletch vogliono comunque pubblicare il romanzo; perciò, convocano diversi scrittori nella speranza che uno di loro riesca a immaginare un finale all’altezza di quest’ultimo libro. Per rendere l’offerta ancora più allettante, propongono un premio irresistibile: oltre a scrivere l’ultimo capitolo come ghostwriter – con un compenso da capogiro – aiuteranno il fortunato autore a rilanciare con successo la propria carriera, garantendogli futuri bestseller. L’unica condizione: gli scrittori hanno appena settantadue ore per completare il capolavoro di Fletch.

Iniziare è spesso la sfida più ardua. Ma portare a termine l’impresa potrebbe significare lanciarsi nell’arte… dell’omicidio.


Sei autori, un’isola e un mistero

L’intreccio di The Ending Writes Itself verterà su un classico enigma della camera chiusa, ma non solo: le due autrici hanno scritto il romanzo avendo il tema della satira sociale come obiettivo.

Dopotutto, come sottolinea l’autrice del magnifico Bury Our Bones in the Midnight Soil in un’intervista concessa a Stylist, il mondo dell’editoria è noto per essere spietato e competitivo.

L’idea che ha dato origine a The Ending Writes Itself è nata proprio da Victoria Schwab. In questo progetto, sei autori esperti in generi differenti — dal fantascientifico all’horror, dal thriller al mainstream — devono ingegnarsi per creare un finale avvincente per un libro impossibile. Ma quando il premio in palio è un’esca così appetibile, cosa non si sarebbe disposti a fare, pur di riuscire a sbaragliare la propria competizione?

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“Death at Morning House”: la recensione del mistery YA di Maureen Johnson


death at morning house recensione - maureen johnson

Death at Morning House”, il nuovo mistery YA di Maureen Johnson, ha ottenuto moltissime recensioni positive. Stavolta, però, temo che mi toccherà interpretare il ruolo dell’avvocato del diavolo: dal canto mio, ho trovato questo libro abbastanza noioso e prevedibile!

Soprattutto, non mi hanno convinto i personaggi, mentre il finale del romanzo mi ha completamente lasciato a bocca aperta… e, purtroppo, non nell’accezione positiva dell’espressione!


La trama

Non è colpa di Marlowe Wexler se le candele aromatizzate sono più pericolose di quanto annuncino i rivenditori online! Lei voleva soltanto assicurarsi che il suo primo appuntamento romantico con Akilah, la ragazza di cui Marlowe è stata innamorata per anni, procedesse nel migliore dei modi. Come avrebbe potuto sapere che il suo tentativo di creare la giusta atmosfera si sarebbe trasformato in un incendio in grado di compromettere il resto della sua estate?

Umiliata e depressa, Marlowe decide di accettare un nuovo lavoretto delle vacanze. Parte così per Morning House, una magione costruita negli anni Venti su una remota isoletta al confine fra Canada e USA. Una sfilza di sciagure ha costretto la famiglia che ci abitava ad abbandonarla agli elementi. Ma lo Stato, adesso, ha deciso di organizzare dei tour guidati per permettere ai turisti di visitare questa casa così particolare, perfettamente in grado di riflettere la personalità eccentrica dei suoi primi abitanti.

Morning House, però, nasconde molti segreti, e più di un mistero da risolvere. E un piccolo incidente, a quanto pare, è tutto ciò che serve a innescare di nuovo l’orrore


Death at Morning House”: la recensione

Bisogna ammetterlo: i primi capitoli di “Death at Morning House” si rivelano molto simpatici e intriganti! Soprattutto perché l’intreccio, destinato a seguire un duplice mistero-con-omicidio attraverso due distinte linee temporali, parte da una premessa divertente e fa pensare a una sorta di mesh-up in chiave YA di “Knives Out” e “The Afterparty”.

Ma anche perché la voce narrante di Marlowe, tutto sommato, si rivela energica e dotata di tratti piacevolmente “goofy”. Mi è piaciuta soprattutto l’idea di creare un parallelismo in chiave ironica con i vecchi noir alla Raymond Chandler, e di provare a strappare un sorriso al lettore malgrado il tema dark e conturbante del libro.

Maureen Johnson, del resto, si sforza di fornire alla sua protagonista una personalità effervescente e squinternata. In maniera completamente randomica, ammetterò che mi ha ricordato, in parte, quella della mitica Olivia in “Alien: Echo”, un travolgente space horror firmato Mira Grant.

A dire il vero, non sono del tutto soddisfatta dei risultati raggiunti dalla Johnson da questo punto di vista. Perché, a un certo punto, mi è sembrato che i risvolti infantili e pedanti di Marlowe prendessero il sopravvento su tutte quelle qualità che avrebbero potuto permettermi, invece, di imparare a vederla come una detective competente e per cui valesse la pena fare il tifo. Ma posso, perlomeno, apprezzare il tentativo di mettere su una caratterizzazione gradevole e anticonvenzionale…

Il punto è questo: “Death at Morning House”, come molti altri romanzi mistery, è un libro plot-driven. Il che vuol dire che il focus della narrazione si concentra, quasi esclusivamente, sulla complessità dell’intreccio, sulla qualità dei falsi indizi (le famosissime “red herring”) e sulla combinazione di diversi colpi di scena.

Pur essendo ambientato negli USA, possiamo anche considerarlo un tipico giallo all’inglese: di fatto, la Johnson concede pochissimo spazio all’azione e alla contaminazione con il thriller, moltissimo ai dialoghi e all’evocazione dell’atmosfera.

Eppure, nulla di tutto questo giustifica, a mio avviso, la sporadica piattezza della narrazione e la totale assenza di un cattivo che sia, per dirla con le parole di Paolo Roversi, «non uno qualsiasi», bensì un villain all’altezza della situazione…


Anche i ricchi piangono… o, forse, no?

A dire il vero, la linea temporale ambientata negli anni Venti, quella che segue le quotidiane follie della famiglia Ralston, mi è sembrata la più riuscita e la più coinvolgente, soprattutto dal punto di vista emotivo.

Sarà perché il mistero si dipana a partire dallo sconvolgente omicidio di Max, un bambino che ci viene presentato un po’ come una sorta di Damien del film “Il Presagio“. Difficile resistere alla tentazione di scoprire cosa sia accaduto a questo terribile “marmocchio”. Soprattutto quando tutti gli indizi sembrano puntare in una direzione che non riesce mai a convincerci del tutto…

O, magari, è stata proprio la premessa a conquistarmi: il pensiero di tutti questi ragazzini-prodigio, collezionati da un miliardario (salutista e ossessionato dall’eugenetica) come se si trattasse di altrettante farfalle da mettere sotto una teca. Il tutto mentre, fuori dalle loro finestre, le ruggenti sonorità del jazz, le danze delle Flap Girls e le sfide al Proibizionismo iniziano a mettere finalmente in discussione i tradizionali capisaldi della società…

Sia come sia, ho trovato la risoluzione di questo mistero quantomeno disturbante, inaspettata e, nel complesso, pienamente soddisfacente. Che è molto più di quanto si possa dire, purtroppo, a proposito del finale relativo alla linea temporale di Marlowe e compagni.

Certo, non sono una grande fan dei salti di PoV a mitraglietta. Durante la lettura, il fatto che la narrazione continuasse a balzare dal punto di vista di un fratello Ralston all’altro mi ha, effettivamente, destabilizzato. Questo rappresenta, però, più che altro un problema mio: dopotutto, la tecnica di Maureen Johnson serve il plot, non l’arco trasformativo dei personaggi. E la girandola di prospettive riesce a valorizzare tutti i suoi scioccanti twists nel modo più delizioso ed elettrizzante possibile.

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“L’Ultima Ora Tra i Mondi”: la recensione del rocambolesco (e romantico) libro fantasy di Melissa Caruso


l'ultima ora tra i mondi - melissa caruso - fazi

L’Ultima Ora Tra i Mondi” è il libro che segna il debutto italiano di Melissa Caruso, autrice di saghe fantasy piuttosto apprezzate negli USA (“Swords and Fire“, “Rooks and Ruin“).

Nel primo volume della sua nuova dilogia (“The Last Hour Beetween Worlds“) seguiamo una tenace investigatrice prodigio e la sua acerrima rivale, mentre si imbarcano in uno spericolato viaggio attraverso gli strati della realtà. Il tutto, con l’obiettivo di salvare la città, il mondo, e… il loro complicatissimo, irresistibile legame di amore e odio!

Per la serie: dopo la Giunti, anche la Fazi spalanca le porte al “sapphic fantasy“… E se questa non è una piccola vittoria, amico lettore, io davvero non so come altro chiamarla!


La trama

Per la prima volta, la mamma single Kembral Thorne sta per trascorrere qualche ora preziosa lontana dalla sua bimba appena nata, Emmie, ed è determinatissima a divertirsi il più possibile al ballo per l’inizio del nuovo anno. Ma quando gli ospiti cominciano a morire come mosche, Kem non ha altra scelta: deve rimettersi al lavoro.

Sebbene la sua licenza per la maternità sia ancora valida, Kem è ancora un membro della Gilda dei Segugi, dopotutto, e non riesce proprio a fare a meno di seguire la scia del pericolo. Soprattutto quando c’è di mezzo la sua nemesi personale e professionale, la famigerata ladra Rika Nonesuch. Una donna imprevedibile e davvero esasperante, che, forse, nasconde più di un asso nella manica…

Al cuore del pandemonio, ad ogni modo, si staglia un misterioso orologio che sembra in grado di scagliare la sala da ballo in uno strano e soprannaturale strato della realtà a ogni suo nuovo rintocco.

E così, mentre il party sprofonda in una serie di versioni sempre più pericolose e distorte della metropoli di Acantis che tutti conoscono, Kem potrà contare soltanto sul suo ingegno – e su Rika – per sbrogliare il mistero, prima che la catastrofe definitiva si sguinzagli sul mondo.


L’Ultima Ora Tra i Mondi“: la recensione

Non posso farci niente, è più forte di me: ogni volta che leggo la trama de “L’Ultima Ora Tra i Mondi” penso allo Spiderverse, a Jessica Drew e alla sua pausa-maternità forzata dall’Olimpo dei supereroi!

Piccole parentesi nerd a parte, ammetto di aver accolto l’annuncio della Fazi con suprema soddisfazione: tanto più che il romanzo di Melissa Caruso è arrivato nelle librerie italiane il 19 novembre 2024, addirittura con qualche giorno di anticipo rispetto alla data d’uscita in lingua originale.

In realtà, la recensione de “L’Ultima Ora Tra i Mondi” che stai per leggere fa riferimento all’edizione UK del libro. Cerca di capirmi: ho ricevuto la mia copia del romanzo nella box mensile targata Illumicrate e mi sono talmente innamorata delle fan-art pubblicate all’interno da non riuscire più praticamente a staccare loro gli occhi di dosso…

Mi sono ripromessa, però, di auto-regalarmi per Natale anche una copia della versione in traduzione (a opera di Veronica La Peccerella). Dopotutto, sento assolutamente il bisogno di supportare, nel mio piccolo, la scelta editoriale della Fazi: ho adorato questo strampalato, caotico, caleidoscopico e super-romantico romanzo fantasy di Melissa Caruso…


A spasso nel tempo con Kem e Rika!

Come accennavo poco fa, “L’Ultima Ora Tra i Mondi” rappresenta il primo volume di una nuova dilogia chiamata “Echo Archives“.

Ma, in realtà, Melissa Caruso è un’autrice che ha già all’attivo una mezza dozzina di pubblicazioni.

Tuttavia, rispetto alle sue opere precedenti, “L’Ultima Ora Tra i Mondi” ha sicuramente un taglio molto più rocambolesco e “cinematografico”.

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“Una di Famiglia”: Sydney Sweeney e Amanda Seyfried nel cast del film tratto dal bestseller di Freida McFadden


Una di Famiglia il film - il cast

Il cast del film tratto da “Una di Famiglia” (“The Housemaid“) ha già trovato due interpreti di primissimo livello.

La notizia, riportata da Deadline, farà sicuramente la gioia dei fan di Freida McFadden: la giovanissima star Sydney Sweeney (“Madame Web“, “Echo Valley“) vestirà i panni della protagonista Millie, una domestica pronta a lasciarsi coinvolgere dai pericolosi intrighi della sua nuova famiglia, mentre Amanda Seyfried (“L’Apparenza delle Cose“) sarà Nina, la sua ambigua e benestante datrice di lavoro.

Entrambe le attrici ricopriranno anche il ruolo di produttrici esecutive. Al timone del progetto troveremo, invece, il regista veterano Paul Feig… Una scelta artistica che, nel mio piccolo, non posso fare a meno di lodare. A breve, ti spiegherò il perché!


“Una di Famiglia”: la trama del libro

Ogni giorno, Millie pulisce da cima a fondo la bellissima casa dei Winchster. Va a prendere la loro figlioletta a scuola, cucina dei pranzetti deliziosi per l’intera famiglia prima di ritirarsi a mangiare, da sola, nella sua stanzetta all’ultimo piano.

Cerca di ignorare il modo in cui Nina si diverte a sporcare tutto soltanto per la gioia di guardarla pulire. O le bugie che racconta in giro, sul conto della sua stessa figlia. O l’aspetto sempre più distrutto di suo marito, Andrew.

Eppure, mentre guarda nei giganteschi occhi castani di Andrew, Millie non riesce a fare a meno di chiedersi come sarebbe vivere la vita di Nina. Con il gigantesco armadio, la macchina di lusso e il suo marito perfetto.

Così, un giorno, Millie commette l’errore di provarsi uno degli abiti di Nina. Soltanto una volta, ma è abbastanza: la padrona di casa se ne accorge subito. Il tempo di realizzare che qualcosa non va, e la porta della stanza di Millie comincia ad aprirsi soltanto dall’esterno.

Ma niente paura. I Winchster non sanno che Millie non è chi dice di essere.

E non hanno la più pallida idea di cosa sia capace


I libri di Freida McFadden

Il super-bestseller “Una di Famiglia” è rimasto ai primi posti della classifica del New York Times per oltre un anno consecutivo.

In Italia, il libro rivelazione di Freida McFadden è stato tradotto da Newton Compton ed è disponibile su Amazon, sia in formato digitale che in edizione cartacea. Al momento in cui scrivo (9 ottobre 2024), è possibile anche leggerlo in ebook, attraverso l’abbonamento al servizio Kindle Unlimited.

Le disavventure di Millie proseguono nel sequel “Nella Casa dei Segreti“, un nuovo mistery pubblicato in Italia nel marzo di quest’anno. La traduzione del terzo libro della serie, “The Housemaid Is Watching“, sarà disponibile prossimamente.

Fra le novità thriller di settembre è comparso, invece, “Non Mentire“, un thriller incentrato sulla storia di una donna che, dopo essersi imbattuta per caso in una stanza segreta, inizia ad ascoltare le registrazioni audio dei pazienti di una psichiatra misteriosamente svanita nel nulla.


Quando uscirà il film?

Le riprese sono iniziate all’inizio di gennaio 2025, e si prevede che si concludano entro la fine di febbraio.

Negli USA, il film debutterà nelle sale il 25 dicembre 2025; una data non casuale, che ci comunica tutte le aspettative che i produttori e lo studio cinematografico ripongono su questa attesissima uscita.

Di recente, Deadline ci ha confermato anche che l’attore italiano Michele Morrone (noto per aver interpretato il ruolo di Massimo Torricelli nel film “365 giorni“) farà parte del cast. Mentre il ruolo di Andrew, il marito di Nina, è stato assegnato al Brandon Sklenar di “It Ends With Us: Siamo Noi a Dire Basta“, il fortunatissimo (quanto al centro di innumerevoli controversie) adattamento dell’omonimo bestseller di Colleen Hoover.


Chi è Paul Feig, il regista del film tratto da “Una di Famiglia“?

Nel corso della sua carriera, il regista e attore Paul Feig ha diretto parecchie commedie e pellicole di genere degne di nota. Da “Corpi da Reato” al Ghostbusters” al femminile del 2016, fino ad arrivare al recentissimo e irriverente action “Jackpot – Se vinci ti uccido!“, il film con Awkwafina e John Cena disponibile su Prime Video.

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“Murder Road”: la recensione del thriller di Simone St. James


murder road recensione - simone st james

La recensione di “Murder Road” è qui per testimoniare che nessuno può resistere al fascino di una bella edizione… tantomeno io!

Devi sapere che, dopo aver letto “Ragazze Infrante“, avevo praticamente promesso a me stessa che non avrei comprato altri romanzi di Simone St. James. Ma sto collezionando i volumi della box horror Evernight di Illumicrate, e “Murder Road” era il titolo proposto per il mese di aprile, e… Sai, nonostante le mie numerose eccentricità libresche, continuo a credere in quella vecchia massima che dice che i libri vanno rispettati leggendoli, non lasciandoli lì sulla mensola di una scaffale a prendere polvere.

Perciò…

Anche se con qualche tentennamento, ho letto il nuovo thriller a sfondo sovrannaturale di Simone St. James. La trama, dopotutto, aveva un suono intrigante. Voglio dire, una coppia di protagonisti moralmente ambigui? Un narratore (potenzialmente) inaffidabile? Fantasmi e autostoppisti coinvolti in un vero mistero alla “X-Files”?

Ah, ma ormai dovresti saperlo, amico lettore: io vivo per questo genere di storie…


La trama

April e Eddie hanno imboccato la curva sbagliata.

Adesso, si trovano su una strada lunga e oscura. Il cielo è buio, la notte è calata da un pezzo, e all’improvviso i due neo-sposini si imbattono in una donna, stordita e arrancante sul ciglio della strada.

Chiaramente, la sconosciuta è nei guai. Eddie ferma la macchina e April si protende ad aiutarla. Soltanto quando la donna è già salita in macchina, i due si accorgono che sta perdendo litri di sangue.

E poi, Eddie e April vedono le luci dei fari e sentono il sussurro della donna, roco e terrorizzato:  «Mi dispiace. Lui sta arrivando

Anche se il gruppo riesce a scappare – per il momento – la loro terrificante avventura è appena cominciata. Perché le ferite dell’autostoppista si rivelano fatali; così, la coppia si ritrova intrappolata nella piccola città di Coldlake Falls… e la polizia ritiene che siano proprio loro due i principali sospettati dell’omicidio.

Salta fuori che ci sono state altre vittime, e che non è la prima volta che qualcuno svanisce lungo quella dannata strada nel bosco. Chi è riuscito a sopravvivere, ha parlato di eventi che non possono essere spiegati.

Per lasciare la città e tornare alle loro vite, April e Eddie saranno costretti a risolvere il mistero in prima persona… a costo di rischiare le loro stesse vite.


“Murder Road”: la recensione

Piccola avvertenza ai lettori: non penso affatto che “Ragazze Infrante” sia un brutto romanzo. Anzi. C’è sicuramente qualcosa di ipnotico in quella storia, e bisogna dire che il livello di caratterizzazione generale si attesta su dei livelli piuttosto buoni.

Che poi sono le stesse qualità che ho ritrovato, prendere o lasciare, anche fra le pagine di “Murder Road”. Anche perché Simone St. James è un’autrice che ha capito alla perfezione il significato di “spooky vibes“. E che, ormai, ha imparato a declinare il paradigma dello small town mistery praticamente alla perfezione…

A cominciare dalle interessanti backstory dei protagonisti, che riescono a rivelare i loro segreti al lettore in maniera lenta e appagante, e dagli eccentrici, deliziosi personaggi secondari che danno colore a questo nuovo lavoro. Le due sorelle indagatrici dell’incubo mi sono piaciute in modo particolare, e penso davvero che l’improbabile proprietaria di bed and breakfast Rose meriterebbe – al pari della mitica Holly Gibney kinghiana – una serie di libri tutta dedicata a lei.

Peccato che io sia una lettrice di thriller particolarmente esigente, insomma. E che quasi nessun altro aspetto della narrazione – compresi i colpi di scena – sia riuscito a soddisfare le mie (discutibili) aspettative…


Da “From” a “Ghost Whisperer”

Perché, anche in questo caso, mi è sembrato che la narrazione fallisse proprio là dove il mio minuscolo cuoricino gotico insiste sempre a ricercare le gioie più grandi: la gestione dell’elemento sovrannaturale.

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“A Good Girl’s Guide to Murder”: la recensione della serie tv mistery disponibile su Netflix


a good girl's guide to murder - recensione serie tv

Titolo originale: A Good Girl’s Guide to Murder

Genere: Mistery/Teen

Anno: 2024

Piattaforma: Netflix

Stagione: 1

Cast: Emma Myers; Zain Iqbal; India Lillie Davies; Asha Banks; Anna Maxwell Martin.


Di cosa si tratta:

La comunità di Little Kilton, una deliziosa cittadina britannica da cartolina, non si è mai ripresa del tutto dalla tragedia che l’ha colpita anni prima: la scomparsa dell’adolescente Andie Bell (India Lillie Davies), una ragazza popolare e apparentemente benvenuta da tutti.

A quanto pare, il suo ragazzo, Sal (Rahul Pattni), ha ucciso Andie e poi si è tolto la vita, probabilmente in preda ai sensi di colpi. Ma, in realtà, il corpo di Andie non è mai stato trovato, e la liceale Pippa Fitz-Amobi (Emma Myers) non si è mai bevuta del tutto questa versione della storia.

Per quale ragione una persona gentile, premurosa e altruista come Sal avrebbe dovuto fare del male a Andie? Il biglietto di scuse che Sal si è lasciato alle spalle ha spazzato via ogni dubbio dalla mente della polizia, per cui nessun detective si è sforzato di indagare seriamente sul caso o ha sperperato tempo e risorse preziose nell’impossibile tentativo di ritrovare Andie.

Dietro il pretesto di un compito scolastico, Pippa decide quindi di avviare un’indagine tutta sua, reclutando, fra le altre cose, l’aiuto di Ravi (Zain Iqba), il fratello minore di Sal.

Ma le domande e le teorie di Pippa smuoveranno un autentico vespaio a Little Kilton, una città che ha sempre saputo custodire bene i suoi segreti…

E così, mentre la ricerca della verità da parte di Pippa inizia ad assumere sempre più i connotati di un’oscura ossessione, dall’ombra qualcuno si prepara a intervenire, tenendo d’occhio ogni mossa della ragazza e spingendosi al punto di minacciare i suoi affetti più cari…


“A Good Girl’s Guide to Murder”: la recensione della serie tv Netflix

Si può essere fan della strepitosa trilogia YA di Holly Jackson e contemporaneamente di questo (succinto) adattamento televisivo targato Netflix?

Al di là di ogni possibile polemica sull’argomento, mi sembra che sia questa la domanda che ha cominciato a ronzare nella mente della maggior parte di noi lettori.

Perché, certo, sei episodi sembrano pochi per esplorare l’intrigante mistero e le coinvolgenti dinamiche relazionali di cui “Come Uccidono le Brave Ragazze”, in versione romanzo, riesce a parlare in modo così immersivo e convincente. E non è tanto il numero degli eventi tagliati o rimaneggiati a disturbare il lettore fedele, secondo me, quanto piuttosto il frenetico ritmo da videoclip con cui la sceneggiatura continua a stordire e bersagliare lo spettatore.

Un assoluto ciclone di colpi di scena, sì. Gli stessi che ritroviamo fra le pagine del libro della Jackson, a livello sia quantitativo che contenutistico. Peccato che, senza le doverose “pause” necessarie ad assimilare le nuove informazioni (le parentesi ironiche, le gag, le sottotrame ecc.) l’abbondanza di twist faccia presto a trasformarsi in una sorta di sovrabbondanza, complici anche un montaggio pressante e una colonna sonora che si sforza così tanto di strizzare l’occhio alla generazione Alpha, da risultare addirittura ridondante…


“Adattare” significa “cambiare”

In realtà, i sei episodi di “A Good Girl’s Guide to Murder” si lasciano guardare in preda a un certo senso di piacere colpevole. Sospetto che i lettori faranno fatica a spiegare, a un amico del tutto ignaro dei romanzi, per quale motivo la visione abbia lasciato così tanti di noi in preda a una leggera sensazione di amaro in bocca.

La trama è serrata e interessante, dopotutto; i personaggi, ben caratterizzati e pieni di sorprese. Il cast svolge un lavoro esemplare, a partire dalla meravigliosa Emma Myers. Infatti, l’attrice americana di “Wednesday“, con i suoi occhioni espressivi e i suoi variopinti costumi, riesce a centrare alla perfezione quel peculiare connubio fra adorabile “goofiness” e ostinata determinazione da segugio che contraddistingue l’essenza stessa del personaggio di Pippa (perfino là dove la sceneggiatura si rifiuta palesemente di assisterla nel compito).

Lo script, dal canto suo, vanta almeno tanti pregi quanti difetti. Ad esempio, ho apprezzato molto la scena d’apertura del primo episodio, e in modo particolare la “presentazione” al pubblico di Pippa: infatti, la cronica incapacità di mentire dimostrata dall’eroina mette immediatamente in risalto la sua natura da cronica “brava ragazza” e permette anche chi non ha familiarità con il lavoro della Jackson di cogliere l’essenza del personaggio in un battibaleno.

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“Il Ritorno di Rachel Price”: la recensione del libro mistery di Holly Jackson


il ritorno di rachel price recensione - holly jackson

Dal momento che Netflix non si decide ad annunciare la data d’uscita della serie di “Come Uccidono le Brave Ragazze”, consoliamoci con la recensione de “Il Ritorno di Rachel Price”, il nuovo mistery di Holly Jackson… In arrivo in Italia a partire da ottobre 2024!


La trama

Bel ha 18 anni ed è abituata a vivere all’ombra della scomparsa della madre. Dopotutto, aveva soltanto due anni quando Rachel Price è svanita dalla faccia della terra, lasciandosi alle spalle una figlioletta urlante e una macchina vuota.

Bel è l’unica testimone ma, ovviamente, non ricorda nulla dell’accaduto. Ormai pensano tutti che Rachel sia morta; dal canto suo, Bel vorrebbe soltanto andare avanti con la sua vita e lasciarsi il passato alle spalle.

Un giorno, però, suo padre accetta di partecipare a un documentario true crime dedicato alla scomparsa della moglie. Bel non ha altra scelta: deve sottoporsi a una serie di interviste e fare del suo meglio per aiutare la troupe di giornalisti appena sbarcata dall’Inghilterra. In realtà, non vede l’ora di togliersi l’incombenza di torno.

Eppure, di colpo, accade l’impossibile: Rachel Price ricompare!

Bel non sa cosa pensare. La storia di Rachel non ha senso ed è piena di incongruenze, ma nessuno sembra farci caso. Che cosa sta nascondendo sua madre, in realtà? Dov’è stata per tutto questo tempo? Perché sta mentendo?

Ma soprattutto… è possibile che Rachel Price sia una donna pericolosa?


“Il Ritorno di Rachel Price”: la recensione

Se dovessi limitarmi a offrire un giudizio sintetico sul conto di “Il Ritorno di Rachel Price”, penso che suonerebbe qualcosa del tipo: “adoro questo romanzo, ucciderei per questa storia e sono pronta a professare il mio eterno amore nei confronti di almeno due delle sue personagge principali… ma ho odiato leggerlo fino all’apertura del terzo atto e, in questo preciso momento, non posso neanche spiegarti il perché!”

Mi pare quasi di sentire la tua risposta: «E come diamine è possibile? Non si tratta di una specie di contraddizione in termini

Bè, in realtà no. Non proprio.

Perché ho apprezzato tantissime cose de “Il Ritorno di Rachel Price”: ritmo, colpi di scena, tematiche, ambientazione, stile… tutto, insomma, tranne la sua spigolosa, arcigna protagonista.

Bel è, ovviamente, un personaggio molto diverso dalla Pippa Fitz-Amobi che tutti amiamo e conosciamo. Ma, in realtà, è lontana anche dalla tormentata Sloane di “Five Survive“.

Non fraintendermi: so che quest’assenza di ripetizioni è una cosa buona. Soprattutto perché il livello della caratterizzazione dell’eroina si mantiene su dei livelli superiori alla media. E perché il suo arco trasformativo, a lungo andare, si rivela bello solido e convincente.

Ma che posso farci? Alcuni aspetti della personalità di Bel sono riusciti a farmi saltare la mosca al naso! Soprattutto la sua incredibile supponenza, la sua arroganza e i suoi dannatissimi daddy issues! Tempo di finire il primo capitolo, e ne avevo già abbastanza delle sue arie da smargiassa e dai suoi commenti da finta-badass liceale di periferia…


La Ricomparsa di Rachel Price

Antipatie personali a parte, “Il Ritorno di Rachel Price” è un mistery che ruba il cuore. E che, a volte, riesce a far vibrare delle corde profonde nell’animo del lettore. Soprattutto per quanto concerne, come annunciato alcuni mesi fa dalla stessa Holly Jackson, il tema della maternità e del complesso rapporto madre/figlia.

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