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“The One Who Got Away With Murder”: la recensione del thriller YA di Trish Lundy


the one who got away with murder recensione - trish lundy

The One Who Got Away With Murder, di Trish Lundy, è sicuramente uno di quei romanzi YA da leggere se ti è piaciuto Come uccidere le brave ragazze di Holly Jackson.

In parte, perché ne condivide le vibes da small-town thriller, con una cittadina piena di scheletri nell’armadio e colpi di scena tutti da scoprire; ma anche perché, stando a quanto riportato recentemente da Deadline, il libro potrebbe presto diventare una serie televisiva, sulla scia del fortunato adattamento dei romanzi della Jackson.

Ti propongo quindi la recensione di The One Who Got Away With Murder, per scoprire insieme cosa funziona, cosa convince meno e cosa aspettarci da quello che potrebbe rivelarsi uno degli show Hulu più attesi delle prossime stagioni.


La trama

Robbie e Trevor Cresmont hanno alle spalle una lunga serie di morti… di quelle omicide.

Belli, privilegiati e intoccabili, i fratelli Crestmont possiedono una ricchezza tale da garantirsi l’impunità, anche se tutta Happy Valley è convinta che siano responsabili della morte delle loro ex fidanzate. Prima c’è stata Victoria Moreno, stella del calcio ed ex di Robbie, misteriosamente annegata nella casa sul lago di famiglia. Poi, un anno dopo, la fidanzata di Trevor è morta per una sospetta overdose.

Ma i Crestmont non sono gli unici ad avere segreti.

Lauren O’Brian sarà anche la nuova arrivata a scuola, ma non è mai stata una “brava ragazza”. Con un passato oscuro alle spalle, desidera disperatamente un nuovo inizio. Tuttavia, quando inizia una relazione senza impegno con Robbie, la sua possibilità viene messa a repentaglio.

Durante quello che dovrebbe essere il loro ultimo weekend insieme, Lauren si imbatte in prove sconvolgenti che potrebbero incriminare Robbie.

Con il pericolo che incombe, Lauren non sa più di chi fidarsi. E così, quando una terza morte sconvolge la città, dovrà decidere se chiudere la storia con Robbie… o rischiare di diventare la sua prossima vittima.


La recensione di The One Who Got Away With Murder: il perfetto giallo estivo

Con ogni probabilità, adattare The One Who Got Away With Murder per il piccolo schermo non sarà una missione impossibile: questo libro è già un vero e proprio page-turner, uno di quei romanzi che si divorano d’un fiato, spinti dall’urgenza di scoprire l’identità dell’assassino.

Infatti, il pitch è piuttosto classico, ma decisamente efficace, e le atmosfere misteriose e claustrofobiche contribuiscono a mantenere alta la tensione per tutta la durata della lettura.

Le false piste si accumulano, ribaltando continuamente le aspettative, mentre il ritmo incalza grazie a uno stile semplice, diretto e molto scorrevole.


Il punto debole: i personaggi

Se Hulu deciderà di procedere con l’adattamento, la vera sfida per gli sceneggiatori sarà probabilmente quella di approfondire i personaggi e le loro relazioni.

La scena d’apertura del romanzo promette infatti molti più sviluppi romantici e tropes sentimentali di quanti la storia riesca poi effettivamente a mantenere.

Ma il limite più evidente riguarda soprattutto la caratterizzazione della protagonista.

Lauren rientra perfettamente nell’archetipo della “nuova arrivata” e, grazie alla sua vena ribelle, riesce spesso a spingere la trama nella direzione giusta. Tuttavia, non possiede la forza, né il carisma delle più famose e popolari detective-eroine della narrativa YA.

Il confronto con figure come Pippa Fitz-Amobi è inevitabile… e Lauren, purtroppo, non esce particolarmente bene da questo tipo di paragoni.

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5 tecniche narrative usate nella serie tv “Scarpetta”… che puoi “rubare” anche tu!


scarpetta serie tv - prima stagione

Non tutte le serie crime funzionano allo stesso modo. Alcune si limitano a raccontare un caso. Altre, come Scarpetta, riescono a costruire tensione in modo chirurgico.

E la cosa interessante è questa: molte delle tecniche che usa non sono esclusivamente “cinematografiche”… sono strumenti di storytelling che puoi applicare anche nella scrittura. Ricorda: mai come oggi, il legame fra cinema/serie tv e narrativa di genere è stato così forte. Un dato chiaramente dimostrato dal fatto che i testi preferiti dagli editor di tutto il mondo non sono certo quelli dal taglio più “stiloso” e letterario…

No, ormai i romanzi che fanno girare il mercato sono quelli che “parlano” il linguaggio dello schermo. Meglio ancora se in grado di abbracciare il concetto di serialità e dare vita a nuovi universi narrativi in potenziale espansione.

Ecco qui, allora, 5 tecniche narrative usate dai creatori della serie tv Scarpetta… che potrai usare anche tu per scrivere il tuo prossimo libro thriller o mistery!


Perché Scarpetta funziona… pur essendo una serie tutt’altro che perfetta!

5 tecniche da analizzare

1. Il dettaglio tecnico come leva narrativa

Uno degli elementi distintivi dell’universo nato dalla penna di Patricia Cornwell è sicuramente l’uso della scienza forense.

Attenzione, però: 

1) non si tratta mai di puro “info-dump”;

2) se ci fai caso, la serie tv Scarpetta non appartiene esattamente allo stesso sottogenere a cui fa riferimento la saga letteraria della Cornwell. I romanzi sono medical thriller. Lo show televisivo è un thriller psicologico, che accetta molte contaminazioni da sottogeneri limitrofi come il domestic thriller (pensa a quanto è ambiguo il personaggio di Wesley!) e dal dramma famigliare (tutte le beghe con Dorothy, Lucy, Marino ecc).

Il perché di questo “cambio d’abito” è presto spiegato: ad oggi, nei libri come nei film, a dominare la scena non sono più i thriller focalizzati sulla scienza (quelli in stile CSI, per intenderci).

No, a fare piazza pulita della concorrenza stanno provvedendo autrici come Freida McFadden, Lisa Jewell, Lianne Moriarty ecc.

E…

Ascolta, ormai dovremmo averlo imparato: i gusti (e le aspettative) del pubblico non dovrebbero mai essere ignorati. 

Come funziona, allora, il ruolo della scienza nella serie tv Scarpetta? 

• I dettagli tecnici arrivano sempre nei momenti di massima tensione;

• Ogni informazione è in grado di cambiare la direzione del caso;

• Il linguaggio specialistico è sempre filtrato dal punto di vista del personaggio.

E tu, come potresti usarlo?

• Studia a fondo e fai tutte le ricerche del caso, ma inserisci dettagli “esperti” solo quando fanno realmente avanzare la storia; 

• Usa la competenza del personaggio per permettere al lettore di immergersi in un mondo sconosciuto e, contemporaneamente, approfondire la sua caratterizzazione; 

• Evita gli spiegoni: ogni informazione deve avere conseguenze… oppure essere eliminata a priori!


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Da “Wednesday S2” a “Drop: Accetta o Rifiuta”: 5 cose che ho recuperato in tv all’inizio di settembre 2025


Wednesday (Stagione 2)

wednesday 2 - recensione

Netflix ci ha fatto aspettare tre anni per otto episodi, ma ne è davvero valsa la pena: la seconda stagione di Wednesday è un trionfo! Una di quelle ottime serie per ragazzi che puoi guardare anche da adulto perché è davvero irresistibile e divertente, ben lontana dal solito fuoco di paglia fatto di adolescenti che si ubriacano e strombazzano in giro.

Ancora una volta la produzione è riuscita a valorizzate gli elementi tipici del dark academia, introducendo tanti personaggi nuovi e affascinanti. A prescindere dai grandi nomi coinvolti, come Lady Gaga, Steve Buscemi, Thandiwe Newton, Billie Piper ecc., ho amato in modo particolare la new entry Agnes (Evie Templeton), che fra l’altro mi ha aiutato a superare il forte shock causato dall’atteggiamento inqualificabile di Enid nei primi quattro episodi.

Fortunatamente, l’evoluzione del personaggio di Emma Myers (Come Uccidono le Brave Ragazze) trova finalmente senso nell’ultima parte di questa seconda stagione di Wednesday. Speriamo che, nella terza, gli sceneggiatori abbandonino una volta per tutte queste inutili complicazioni sentimentali a base di triangoli e bellocci senza personalità (che, in ogni caso, non hanno mai fatto parte dell’universo della famiglia Addams).

Per il resto, Jenna Ortega è una Mercoledì sempre più iconica, senza dubbio la degna erede spirituale di Christina Ricci. Nell’episodio sei, uno dei più esilaranti di questa seconda stagione, il suo talento emerge in modo straordinario, anche perché la sua improvvisa esplosione di energia travolgente ti lascia davvero senza parole.

Apprezzatissimo anche l’ampliamento del ruolo di Morticia (Catherine Zeta-Jones) e l’approfondimento del suo complicato rapporto con la figlia. Non vedo l’ora di scoprire di più sul conto di Ophelia, ma soprattutto… deve assolutamente tornare la Weems di Gwendoline Christie! <3

I libri che ti consiglio di leggere se ti è piaciuto Wednesday S2:

Gli Incubi di Hazel di Leander Deeny, A Deadly Education di Naomi Novik o Gideon la Nina di Tamsyn Muir. Se ti piacciono i Marvel comics, potresti dare anche un’occhiata alla simpaticissima serie House of Harkness, disponibile su Marvel Unlimited.


Lilo & Stitch

Ogni volta che la Disney annuncia un remake in live action, faccio fatica a comprenderne il senso. L’unica eccezione è Lilo & Stitch: per qualche motivo, l’idea di questo adattamento con attori in carne e ossa, con l’ausilio di CGI, mi ha sempre entusiasmata. Non sono andata al cinema a vederlo soltanto perché temevo l’inevitabile affollamento di bambini esuberanti e genitori chiacchieroni. Ma adesso che ho potuto recuperarlo su Disney+, posso confermare di averlo trovato un adorabile mix di simpatia e tenerezza!

Ciò che mi ha colpito di più è il modo in cui il film riesce a rimanere fedele allo spirito del classico originale, pur assumendosi il coraggio di rielaborare alcuni aspetti della trama e di approfondire la caratterizzazione di Lilo (Maia Kealoha) e Nani (Sydney Elizebeth Agudong).

Ogni singola scelta di casting si è rivelata azzeccata e la sceneggiatura riesce a trasmettere il messaggio più importante – ohana – nel modo più caloroso e commovente possibile.

Quindi, per una volta, possiamo gridarlo dall’alto dei tetti: ben fatto, Disney! Così si aggiorna un classico…

I libri che ti consiglio di leggere se ti è piaciuto il film Lilo & Stitch:

Qualcuno in cui Fare il Nido di John Wiswell oppure La Casa Sotto il Cielo Stellato di Sangu Mandanna.


Babygirl

babygirl film

Passare da Lilo & Stitch a Wednesday 2 a Babygirl richiede una considerevole capacità di saltare di palo in frasca, lo so…

Eppure, come avrai notato, sono una spettatrice abbastanza onnivora, e qualsiasi genere è potenzialmente in grado di attirare il mio interesse.

Di Babygirl si è discusso molto al momento dell’uscita in sala. La trama, però, non mi convinceva: il tema della crisi matrimoniale borghese sembra essere diventatata un’ossessione abituale nella filmografia di Nicole Kidman. Trovo piuttosto deprimente che Hollywood continui a imprigionare una delle attrici più talentuose della sua generazione in questi ruoli ricorrenti: i soliti panni della donna ricca e insoddisfatta che cerca di nascondere le sue frustrazioni esistenziali (o sessuali, come in questo caso) dietro una staccionata bianca.

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“No Body, No Crime”: la recensione del thriller romantico di Tess Sharpe


no body no crime recensione - tess sharpe

No Body, No Crime è il thriller che conferma alcune mie riflessioni su Tess Sharpe: a quanto pare, infatti, io e questa autrice non siamo molto in sintonia… È il terzo suo libro che leggo e, per la terza volta, mi sono ritrovata ad avvertire una certa distanza emotiva nei confronti della storia.

Che, a essere onesti, in realtà è abbastanza intrigante e popolata da personaggi che sembrano usciti da un film dei fratelli Coen. Il problema, semmai, per me risiede nella particolare cifra stilistica di Tess Sharpe: perfino quando fanno battute ironiche, si baciano o ringraziano un drappello di pennuti per averle salvate dal villain, infatti, le protagoniste di questo romanzo trasmettono la stessa vena drammatica di un adolescente alle prese con i suoi primi drammi sociali…

Puoi reggere un’intensità del genere per trecento pagine filate? Alcuni lettori sì, con ogni probabilità.

Io, sinceramente, avrei fatto volentieri a meno di tutti quei monologhi interiori sulla forza distruttiva dell’amore e i vari, interminabili commentari sull’incredibile “tostaggine” delle due protagoniste…


La trama

L’omicidio può creare un legame per la vita oppure distruggerlo. L’investigatrice privata Mel Tillman, questo, lo sa bene. Nel corso della sua carriera ha affrontato numerosi casi difficili e insabbiamenti fallimentari. Ma uccidere insieme a qualcuno? Quello è un guaio di ben altro livello, e Mel ha una vasta esperienza su questo tema.

Nessuno ha più avuto notizie di Toby Dunne dalla festa per i sedici anni di Chloe Harper. Probabilmente perché Chloe e la sedicenne Mel lo hanno nascosto così profondamente nel bosco che nessuno è mai riuscito a ritrovarlo. Mel non ne è affatto turbato: Toby era una canaglia e le stava terrorizzando.

Quello che invece le fa perdere il sonno è Chloe, la ragazza con cui è sopravvissuta a quella terribile notte nel bosco. Chloe, colei di cui si è innamorata. Chloe, la ragazza scomparsa da oltre sei anni.

Incaricata dalla sua famiglia di rintracciare Chloe, Mel non riesce a resistere al richiamo di un inseguimento e alla voglia di ritrovare la sua ragazza. Ma quando Mel scopre Chloe, armata e all’erta, che vive isolata in una zona selvaggia del Canada piena di trappole esplosive, si rende conto che Chloe si aspettava che qualcuno, oltre alla sua ex, venisse a cercarla.

Ciò che ha tenuto Chloe in vita per anni è stata la sua fuga; la stessa cosa che ha protetto anche Mel. Ma la verità sta per venire a galla e, presto, per entrambe potrebbe giungere il momento di scappare di nuovo…


No Body, No Crime: la recensione

Tra Fargo e Yellowjackets

Ammetto che la cover, davvero splendida, di questo romanzo mi aveva un po’ tratto in inganno. Mi aspettavo un survival ambientato nei boschi, e invece mi sono ritrovata a leggere di narcotrafficanti, sabotaggi aerei e furti di gioielli.

È un po’ il motivo per cui sono stata generosa nel mio voto su Goodreads; in fondo, non è colpa di Tess Sharpe se il suo ultimo romanzo è stato indirizzato al pubblico sbagliato ed è finito nelle mani di qualcuno che si annoia profondamente a leggere questo tipo di contenuti.

Perché sicuramente No Body, No Crime ricorda molto più Fargo che Yellowjackets; anzi, direi che la componente queer è l’unico elemento che lega questo titolo alla serie (attualmente in leggero declino, ma originariamente straordinaria) disponibile in Italia su Paramount+.

Il libro offre una ricca varietà di punti di vista, e questo è sicuramente un elemento che ho apprezzato molto . Sono rimasta particolarmente colpito dal fatto che quello di Rick, uno dei villain criminali responsabili dell’odissea di Mel e Chloe, si sia rivelato il più originale e divertente. La sua natura deliziosamente spregevole, le sue assurdità familiari e il suo umorismo tagliente mi hanno concesso, infatti, una necessaria pausa dalle infinite tribolazioni ad alto tasso di pathos di Chloe e Mel, perennemente alle prese con problemi di violenza domestica, omicidi, omofobia, fratelli tossicodipendenti e altro ancora.


Time lapse

L’intreccio di No Body, no Crime è un thriller che eleva il concetto di “sbalzi temporali” allo stato di arte. La cosa buffa è che questo artificio rappresenta il principale punto di forza del libro, ma anche il suo maggiore punto di debolezza: perché se, da una parte, è vero che l’autrice attraverso questo artificio è in grado di aumentare la suspense e rendere più incisivi i suoi colpi di scena, dall’altra rende anche più difficile entrare in sintonia con i personaggi e seguire con chiarezza il susseguirsi degli eventi.

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“Echo Valley”: la recensione del film disponibile su AppleTV+


echo valley recensione - film - apple tv+

In rete sono già apparse parecchie recensioni di Echo Valley.

Ho avuto l’impressione che la maggior parte di quelle disponibili nella nostra lingua fossero negative; oltreoceano, la stampa specializzata si è dimostrata forse un filo più generosa, disposta a riconoscere i grandi meriti delle due attrici protagoniste del film, se non quelli della produzione e della direzione artistica.

Per quanto mi riguarda, devo ammettere di essere rimasta piuttosto delusa dalla pellicola di Michael Pearce. Se c’è un difetto di Echo Valley sul quale non si può sorvolare, infatti, è proprio la sceneggiatura, vale a dire quell’elemento cruciale che, solitamente, rappresenta la parte che più mi affascina in ogni progetto cinematografico.

Voglio dire, Julianne Moore e Sydney Sweeney sono straordinarie in questo thriller che pone il travagliato legame madre-figlia al centro di ogni cosa! Ma perfino l’estro creativo di due interpreti eccezionali è destinato ad arrivare soltanto fino a un certo punto, quando il plot insiste a concentrarsi sui dettagli sbagliati, perdendosi in una selva nera di tropes affastellati senza criterio…


Di cosa parla Echo Valley?

Dopo aver perso la moglie a causa di un tragico incidente, l’allevatrice di cavalli Kate (Julianne Moore) vive da sola e stenta a mandare avanti l’azienda con le sue sole forze.

L’unica luce rimasta nella sua vita è rappresentata dalla figlia, la problematica Claire (Sydney Sweeney). Ma si tratta di una luce oscura: la ragazza, infatti, è rimasta invischiata in una burrascosa relazione sentimentale con Ryan (Edmund Donovan), un deliquente di bassa tacca, e ha già cominciato a manifestare segnali di dipendenza.

Come se non bastasse, sembra che Ryan e Claire abbiano fatto un pericoloso sgarro a Jackie (Domhnall Gleeson), un potente spacciatore locale, e l’uomo non fa mistero dei suoi propositi di vendetta.

Kate, però, farebbe qualsiasi per il bene della sua bambina. Letteralmente.

Perfino se questo significasse arrivare a occultare le prove di un crimine orrendo, o uscire nel cuore della notte per seppellire un cadavere insanguinato nel folto degli alberi…


La recensione di Echo Valley

Cuore di mamma

Sia messo agli atti: Echo Valley non è un film terribile. Non è neanche brutto, e i suoi colpi di scena, per quanto vagamente assurdi, in un certo senso riescono a intrattenere lo spettatore. Cioè, se l’obiettivo è semplicemente quello di trascorrere una serata rilassante in compagnia di un tipico thriller estivo, ti assicuro che tu e il tuo telecomando potreste fare scelte peggiori!

Il primo atto, in modo particolare, fila quasi liscio come l’olio. Quasi. È difficile tracciare un confine netto, perché Julianne Moore domina la scena, come in qualsiasi progetto porti il suo nome (lo sa bene chi ha avuto modo di vedere, su Netflix, la recente e brillante miniserie Sirens). E Sydney Sweeney, nel ruolo della sua biondissima e dispotica figlia, è semplicemente magnetica.

Nutro un’ammirazione profonda nei confronti di entrambe queste attrici e confesso che il puro piacere di vederle recitare insieme— per immergersi in una dinamica così viscerale e sfumata, poi!—potrebbe aver leggermente offuscato la mia capacità di giudizio.

Non a caso, la mia soglia di attenzione ha iniziato a dare segni di cedimento nel momento preciso in cui Sydney – che fra l’altro è stata protagonista di uno dei miei horror religiosi preferiti degli ultimi anni, Immaculate: La prescelta – è uscita (temporaneamente) di scena.


Una visione fumosa

A essere sinceri, però, credo che quella sia stata solo la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Come ti anticipavo poco fa, Echo Valley presenta dei seri problemi a livello di scrittura. Questi difetti emergono chiaramente nella seconda metà del secondo atto perché… beh, è proprio la fase di ogni storia in cui, se hai commesso degli errori importanti in precedenza, se non hai saputo disseminare bene tutte le tue piccole briciole di pane, ogni nodo narrativo finisce inevitabilmente per arrivare al pettine!

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“Killer Potential”: la recensione del libro thriller di Hannah Deitch


killer potential recensione - hannan deitch - marsilio

Iniziamo la recensione di Killer Potential con una piccola, scomoda verità: se si fosse trattato di un film, probabilmente sarei stata in grado di apprezzare questa storia un filino di più.

Infatti, sospetto che l’interpretazione di una coppia di attrici in carne e ossa avrebbe potuto contribuire a mitigare il senso di distanza che ho provato leggendo, e che penso sia stato creato soprattutto dalla mia difficoltà a entrare in sintonia con le protagoniste.

Confesso che la pretenziosità dell’eroina e la confusione generata da un mix poco fluido fra due generi sostanzialmente diversi – il thriller sociale e il romance on the road – mi hanno un po’ destabilizzato. Probabilmente perchè mi aspettavo più colpi di scena e meno commentario sociale; oppure, semplicemente perché il 99% dei titoli che cerca di confrontarsi con il famoso film di Bong Joon-ho, secondo me, è destinato a fallire la sfida in partenza…


La trama

Evie Gordon, una studentessa brillante con una borsa di studio, voti eccellenti e grandi ambizioni, ha sempre creduto di essere destinata a qualcosa di speciale.

Dopo la laurea in un’università d’élite, però, si ritrova sommersa dai debiti e a lavorare come tutor per il SAT, assistendo i figli dei super ricchi di Los Angeles.

Tutto cambia una domenica, quando, arrivata per la sua lezione settimanale nella tenuta dei Victor a Beverly Hills, trova al posto di un’adolescente annoiata i corpi insanguinati dei genitori sparsi nel loro magnifico giardino sul retro e una donna che invoca aiuto nascosta in un armadio. Mentre Evie cerca di liberarla, entrambe vengono scoperte e in pochi istanti si ritrovano non più semplici testimoni, ma sospettate del crimine e quindi fuggitive.

Improvvisamente al centro di una caccia all’uomo e accompagnata da una donna misteriosa che non pronuncia una parola, Evie capisce che l’unico modo per riabilitare il proprio nome è trovare il vero assassino. Ma, prima, dovrà abbattere le barriere emotive e psicologiche della sua compagna di fuga, che sta rapidamente diventando la persona più importante nella vita turbolenta di Evie.

La loro corsa senza respiro attraverserà gli Stati Uniti, mentre il caso scuoterà la nazione e la stampa impazzirà per il nuovo nemico pubblico numero uno: Evie!


La recensione di Killer Potential

I modelli cinematografici

Killer Potential si legge un pò come Parasite incontra Thelma e Louise. Che non è una cattiva combinazione, di per sè. Soprattutto per un’autrice alle prime armi; soprattutto quando la suddetta scrittrice riesce a dosare il ritmo e non farsi prendere troppo la mano dalla sua vena paesaggistico-descrittiva.

Non è il caso di Hannah Deitch.

In effetti, le prime pagine di questo romanzo si leggono tutte d’un fiato, complice una scena di apertura in medias res in grado di far salire le palpitazioni della lettrice e farle bruciare i palmi in preda a un esaltante senso di curiosità.

Evie, una giovane tutor dalla mente brillante e i modi un pò saccenti, varca la soglia della lussuosa villa in cui dimora la sua ultima pupilla e si imbatte in un massacro. I genitori della ragazza sono morti, nel sottoscala giace una donna denutrita e sanguinante, e il fidanzato della sua studentessa si convince in fretta che Evie sia la nuova Charles Manson.

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9 film simili a “Un Piccolo Favore” da recuperare in streaming


Trovare film simili o affini a Un Piccolo Favore non è la cosa più semplice del mondo, perché il thriller psicologico di Paul Feig ha una personalità molto forte e delle vibes piuttosto inconfondibili.

Tuttavia, all’interno di ciascuno dei titoli che sto per consigliarti, riconoscerai degli elementi che richiamano alcune delle caratteristiche principali di Un Piccolo Favore e del suo divertente sequel (ti ho proposto la recensione di Un Altro Piccolo Favore soltanto pochi giorni fa, ricordi?).

Perciò, che si tratti di un’amicizia tossica ma-inossidabile, delle disavventure di una spericolata antieroina disposta a tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi, o di un avvincente mistero hitchcockiano da svelare a colpi di rivelazioni al vetriolo… preparati: il colpo di scena sbalorditivo è sempre dietro l’angolo!


9 film thriller simili a Un Piccolo Favore

I Care a Lot

film simili a un piccolo favore - i care a lot

Una tutrice legale corrotta, che ha l’abitudine di svuotare i risparmi degli anziani che assiste, si trova di fronte a una sfida inaspettata nel momento in cui incontra una donna, apparentemente intenzionata a truffarla, che si rivela molto più astuta e pericolosa di quanto sembri.

Per citare Screen Rant, esattamente come in Un Piccolo Favore, la protagonista di I Care a Lot è un personaggio che farebbe qualsiasi cosa pur di mantenere il suo status. Il film di J. Blakeson si divertente a sbeffeggiare lo spettatore mentre denuncia le magagne del sistema di assistenza americano (e non), proponendoci il duello senza esclusioni di colpi fra Maria (interpretata da una squisita, sgradevolissima e biondissima Rosamund Pike), la pensionata senza famiglia Jennifer (Dianne West) e il figlio mafioso di quest’ultima, Roman (Peter Dinklage).

Divertente e godibile, il film inciampa un po’ nel finale… Ma lascia il pubblico in preda a un’apprezzabile sensazione di (divertito) stordimento e dolceamara complicità.


Saltburn

Proseguiamo la nostra carrellata di film simili a Un Piccolo Favore parlando di un titolo che mette al centro un altro rapporto d’amicizia ambiguo, tossico e disturbante.

Ambientato a Oxford e nel Northamptonshire, la chiacchieratissima opera di Emerald Fennell segue la storia di uno studente di Oxford che sviluppa un’ossessione per un compagno di studi popolare e aristocratico, il quale lo invita poi a trascorrere l’estate nella tenuta della sua eccentrica famiglia.

Ricchissima di scene iconiche e indifferente alla prospettiva di ogni possibile controversia, la sceneggiatura di Saltburn brilla soprattutto per i suoi dialoghi sferzanti e per la sbalorditiva interpretazione di Barry Keoghan, qui nei panni di un novello Mr Ripley dall’ammaliante potere mimetico.

Da non perdere!


The Wasp

Carla, incinta di sette mesi e madre di quattro figli avuti da padri diversi, lavora come cassiera a Bath, in Inghilterra. Un giorno riceve un messaggio da Heather, sua migliore amica ai tempi della scuola, con cui non aveva più avuto contatti da anni. Heather, che ha provato senza successo a rimanere incinta insieme al marito Simon, chiede a Carla un favore inquietante: eliminare Simon, convinta che questi la tradisca…

Il thriller psicologico The Wasp, basato su uno spettacolo teatrale di Morgan Lloyd Malcom, si avvale delle preziose interpretazioni di Naomi Harris e Natalie Dormer. Essendo un film ricco di colpi di scena e momenti sorprendenti, il modo migliore per apprezzarlo appieno è iniziare la visione avendo familiarità soltanto con quegli elementi davvero essenziali della sua trama imprevedibile.

Se pensi che il rapporto fra le due protagoniste di Un Piccolo Favore si trovi a un solo passo dall’abuso psicologico e che la Emily di Blake Lively sia una bulla fatta e finita, bè… Tu aspetta di conoscere Carla e Heather!


Eileen

film simili a un piccolo favore - eileen

In Massachusetts, nel 1964, un’eccentrica guardia carceraria di nome Eileen si divide fra le responsabilità di una vita lavorativa monotona e degradante e la cura del padre, un ex-capo della polizia alcolizzato e sempre pronto a sfogare le sue paranoie su di lei.

Un giorno, però, al penitenziario arriva una giovane psicologa di nome Rebecca che, con i suoi modi da femme fatale raffinata ed elegante, cattura immediatamente l’immaginazione di Eileen e riesce a sedurla. Nessuna delle due, però, può immaginare l’entità delle conseguenze che questo incontro travolgente scatenerà…

Sardonico e riflessivo, il thriller psicologico Eileen ipnotizza lo spettatore grazie alle interpretazioni magnetiche di Anne Heathway e Thomasine McKenzie, ai suoi ritmi dilatati e alla sua fotografia patinata, esteticamente immersiva e coinvolgente… per poi spezzare la trance con un twist finale folgorante, scagliando chi guarda in un limbo di dubbi, catarsi e suspense mozzafiato!


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“Madam Tarot”: la recensione del giallo sui tarocchi di Lee Sua


madam tarot recensione - lee sua

La mia recensione di Madam Tarot basterà a darti un’idea di quanto la lettura di questa originale crime story a tema tarocchi si sia rivelata eccentrica ed esilarante?

Impossibile esserne del tutto certi, ma prometto che farò del mio meglio per illustrarti le caratteristiche di questo avvincente giallo coreano ambientato a Seul. Anche perché sospetto che Madam Tarot – un libro che sembra praticamente nato per dar vita a un adattamento sul piccolo schermo – piacerà moltissimo ai fan delle serie tv procedurali di stampo sia asiatico, che occidentale. Lo gradiranno un po’ meno… tutti gli altri, con ogni probabilità.

Soprattutto chi non ama vedere il concetto di “episodicità” trasposto nel mondo letterario. O chi storce il naso davanti all’uso disinvolto del termine “thriller” come sinonimo di “poliziesco”…


La trama

La vita di Cho Seoran non è mai stata rose e fiori. Del resto, abbandonare la carriera di poliziotta o cercare di lasciarsi alle spalle un matrimonio disastroso non compaiono neanche nella top five degli eventi più problematici che le siano capitati.

Ad esempio, Seoran non vede sua sorella minore da almeno da dieci anni. Per essere esatti, dal periodo in cui il loro padre ha assassinato sua moglie a sangue freddo. Seoran ha sempre pensato che la sorellina fosse scappata di casa, probabilmente per cercare di coronare il suo sogno di diventare una idol.

E, magari, è proprio così che è andata.

Adesso, però, i detective sono convinti che la sorella di Seoran sia morta. Non appena le mostrano una foto del cadavere, Seoran non ha dubbi: si tratta di uno scambio di persona. Eppure, la donna nell’immagine è stata uccisa attraverso dieci coltellate piantate nella schiena, proprio come la loro madre prima di lei. E proprio come l’effige che compare sulla carta del Dieci di Spade dei tarocchi.

Seoran ha studiato a lungo gli Arcani. Diventare una cartomante e ingraziarsi le ragazze che lavorano nel quartiere a luci rosse ha sempre rappresentato la sua sola opportunità di indagare sul destino di Seohee.

Ma il tempo, adesso, stringe. Se Seoran non riuscirà a scoprire dove si trova la sorella prima che ci riesca l’assassino, questi tornerà senz’altro indietro a finire il lavoro. E difficilmente, stavolta, mancherà ancora il suo obiettivo…

Inizia così il viaggio di Seoran, sotto l’egida protettiva della carta del Matto, per riscattare i suoi errori del passato e ritrovare Seohee…


Madam Tarot: la recensione

Madam Tarot è quel tipo di giallo scorrevole e veloce che puoi tranquillamente divorare in poche ore. Non guasta il fatto che, contro ogni aspettativa, sia anche dotato di una sua inaspettata e commovente profondità.

Sul modello di una (intrigante) sceneggiatura televisiva,il romanzo di Lee Suacontiene soprattutto una valanga di dialoghi, un ricco cast di personaggi sui generis e parecchi colpi di scena. Tant’è che si legge, potremmo dire, come il pilot di uno show procedurale contemporaneo (se sei fan di titoli come High Potential o Happy Face, sospetto che Madam Tarot ti colpirà in maniera particolare).

L’intreccio è abbastanza intrigante, ma ciò che colpisce di più, a mio avviso, è la perfetta combinazione di suspense, caratterizzazione psicologica e humor nero. Seoran, infatti, è una narratrice impeccabile, e la sua sottile ironia riesce a conferire alla narrazione una certa vivacità perfino nei momenti più cupi e drammatici.

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“La Casa dei Cadaveri”: la recensione del thriller bestseller di Jeneva Rose


la casa dei cadaveri recensione - jeneva rose

Tempo di pubblicare la recensione de “La Casa dei Cadaveri, il nuovo, effervescente thriller “blockbuster” di Jeneva Rose!

Per chi non lo sapesse, il libro è rimasto ai vertici delle classiche di vendita negli USA per diverse settimane, diventando, in breve, un bestseller del New York Times. Non è difficile intuire i motivi alla base di questo successo: dopotutto, il romanzo incarna la quintessenza stessa della definizione di “thriller estivo”!

Ma non sarebbe degno di un vero amante del genere lasciarsi dissuadere da un piccolo “disallineamento” stagionale, dico bene? E, con le giornate che si allungano di giorno in giorno, non è neanche così difficile intuire il profilo delle giornate soleggiate che ci aspettano appena dietro l’angolo…

Ad ogni modo, diciamo subito che “La Casa dei Cadaveri” è un titolo che si caratterizza per il suo ritmo serrato, il suo linguaggio scorrevole e un plot dal taglio “lineare”, ma mai banale.

La storia segue, a capitoli alterni, i punti di vista di tre fratelli che si riuniscono, dopo tanti anni di lontananza, per occuparsi insieme dell’eredità di famiglia.

Fra vecchi dissapori, ferite che si riaprono e l’emergere di nuovi rimpianti, si imbatteranno in una scomoda verità: la prova schiacciante dell’atroce crimine commesso dai genitori…


La trama

Dopo la morte della madre, tre fratelli si radunano, dopo aver perso i contatti per tanto tempo, con l’obiettivo di decidere del destino della proprietà di famiglia.

Beth, la figlia maggiore, non ha mai lasciato la casa dei genitori. Ha preferito rimanere con la madre, prendendosi cura di lei fino alla fine.

La figlia di mezzo, Nicole, invece, è scivolata in una sorta di limbo, disprezzata da tutti a causa del suo problema di dipendenza da sostanze stupefacenti.

Micheal, il figlio minore, si è trasferito fuori dalla stato e si è rifiutato di tornare nella loro piccola città del Wisconsin fin dal giorno in cui loro padre, sette anni prima, ha deciso di scomparire nel nulla.

Mentre passano in rassegna gli effetti personali della madre, i fratelli si imbattono in una collezione di vecchie VHS. Il videoregistratore funziona ancora, per cui, dopo qualche tentennamento, decidono di concedersi un’ultima possibilità di rivisitare i loro ricordi d’infanzia.

Ma quel sentimento di innocente nostalgia è destinato ad avere vita breve: una delle videocassette, infatti, rivela una notte del 1999 di cui nessuno di loro sembra conservare la benché minima memoria. Sullo schermo, si materializza il loro padre… farneticante e completamente ricoperto di sangue.

Quello che segue è il primo piano di un cadavere e il terribile patto che i genitori hanno stretto per sbarazzarsi di ogni prova del misfatto.

Il video si interrompe bruscamente. Non c’è altro. Ma ogni cosa è cambiata, e i fratelli lo sanno.

Perché, adesso, Beth, Nicole e Micheal dovranno prendere una decisione molto, molto difficile: lasciare che il passato resti sepolto, oppure riportare i galla tutti gli oscuri segreti che la madre ha cercato di portare con sé nella tomba.


La Casa dei Cadaveri”: la recensione

La trama de “La Casa dei Cadaveri” mi ha fatto subito tornare in mente l’episodio “Lock Henry” della serie tv “Black Mirror”.

Per amor di precisione, aggiungerò che, nello show cult di Charlie Brooker, si cela senz’altro un livello di caratterizzazione dei personaggi e una profondità di tematiche che all’interno del romanzo di Jeneva Rose, purtroppo, si rivela quasi impossibile ritrovare.

Non che il libro in questione mi abbia deluso in maniera particolare. Anzi, diciamocelo… “La Casa dei Cadaveri” mi ha sicuramente riservato qualche ora di piacevole intrattenimento ed è riuscito a tenermi sulle spine in più di un’occasione!

In effetti, il ritmo martellante e lo stile scorrevole dell’autrice contribuiscono ad avvolgere il lettore in una morbosa rete di curiosità e fascinazione. Sospetto che saranno soprattutto i fan più entusiasti del domestic thriller a rimanere deliziati da questo titolo: le coinvolgenti dinamiche famigliari al centro de “La Casa dei Cadaveri” , infatti, rappresentano senz’altro il maggior punto di forza del romanzo.

Del resto, come ogni buon lettore di thriller sa bene, è sempre meglio non fidarsi al 100% del narratore di una storia. E i tre protagonisti di “La Casa dei Cadaveri”, da questo punto di vista, si confermano degli autentici campioni di ambiguità, sgradevolezza e paranoia.

Anche perché l’autrice riesce a giocare molto bene con questo elemento, sfruttando le rivalità sepolte e le tipiche animosità in gioco fra parenti-serpenti per intorbidare le acque e creare una costante atmosfera di sospetto e tensione.

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“The Gorge – Misteri dal Profondo”: la recensione del film sci-fi con Anya Taylor-Joy e Miles Teller


the gorge - misteri dal profondo recensione

Per chi non avesse avuto occasione di guardarlo, “The Gorge: Misteri dal Profondo” è un film romantico/sci-fi diretto da Scott Derrickson. In Italia (così come, presumo, in buona parte del resto del mondo…), il lungometraggio è stato caricato direttamente sulla piattaforma streaming Apple+.

La data prescelta per il lancio di questo rocambolesco blockbuster si è rivelata tutt’altro che casuale: dopotutto, non credi anche tu che il 14 febbraio sia un giorno migliore di tanti altri, quando si tratta di proporre ai propri abbonati un titolo che sembra “Passengers” incontra “Monster Hunter“?

Devo ammettere, però, che non è stato il genere di “The Gorge” ad attirare la mia attenzione. Devi sapere, infatti, che la sottoscritta ha sempre profondamente ammirato il lavoro di Anya Taylor-Joy. Finora, non ho mai corso il rischio di perdermi una delle sue grintose, brillanti interpretazioni! Inoltre Derrickson, nel 2021, ha pur sempre diretto quel gioiellino della suspense chiamato “The Black Phone“…

Insomma, nutrivo delle moderate aspettative nei confronti di “The Gorge“…

Invece, mi sono ritrovata a seguire le vicende dei due protagonisti in preda a una sorta di stuporosa sonnolenza; una sensazione di imbambolamento relativamente piacevole che, sospetto, non ha tantissimo a che spartire con le romantiche emozioni che la sceneggiatura si aspettava, forse, di riuscire a suscitare…


Di cosa parla “The Gorge: Misteri dal Profondo“?

Levi (Miles Teller) e Drasa (Anya Taylor-Joy) hanno ricevuto dai rispettivi Paesi l’incarico di sorvegliare i due versanti opposti di una misteriosa gola avvolta dalle nebbie.

Le loro postazioni sono munite di un arsenale di armi ed esplosivi di ogni tipo: fa parte dei loro doveri, infatti, assicurarsi che niente e nessuno riesca a emergere dal fondo del baratro. Su questo punto, il boss di Levi (Sigourney Weaver) è stato particolarmente chiaro: bisogna assolutamente assicurarsi che le pareti della gola restino indisturbate. A qualsiasi costo.

Si prevede che Levi e Drasa trascorrano il loro anno in servizio nel più totale isolamento, ciascuno arroccato sul proprio versante della gola.

Invece, non appena riescono a escogitare un modo per comunicare a distanza, i due iniziano ad avvicinarsi sempre di più, fino a innamorarsi


The Gorge: Misteri dal Profondo“: la recensione

In realtà, “The Gorge” ha il grande merito di riuscire a coniugare (moderatamente) bene la sua doppia anima: film romantico e monster movie. Due generi che, a prima vista e malgrado l’esistenza di alcuni illustri precedenti, potrebbero anche non risultare così immediatamente compatibili.

Il difetto principale, invece, consiste forse nella totale incapacità di eccellere nell’uno o nell’altro campo: perché Levi e Drasa rimangono, molto semplicemente, due personaggi troppo abbozzati per riuscire a instillare nello spettatore un grande senso di entusiasmo nei confronti della loro love story, mentre le numerose scene d’azione distribuite nel corso nella seconda parte si limitano a rifarsi ai capisaldi del genere e a riciclare un paio di tropes familiari al grande pubblico (senza riuscire a dare prova, però, di un’esecuzione particolarmente creativa).

Gli attori, dal canto loro, ce la mettono davvero tutta, per riuscire a conferire un po’ di anima ai loro personaggi. Ma, purtroppo, non basta guardare una scena in cui Teller suona la batteria (come faceva in “Whiplash“…), o un’altra in cui la nostra Regina degli Scacchi si concede una partita, per evocare una caratterizzazione degna di questo nome.

Dello spreco di potenziale insito nel personaggio interpretato dall’immensa Sigourney Weaver, poi, preferisco non prendermi neanche la briga di parlare…


Vi bastan… poche briciole, lo stretto indispensabile…

Ma non è questo, naturalmente, l’unico aspetto del film sul quale sento di nutrire alcune riserve. Per come la vedo io, infatti, “The Gorge” è un film leggero, simpatico, che si propone/riesce a compiere il minimo indispensabile su quasi tutti i fronti (regia, scenografia, effetti speciali ecc. )… ma pochissimo più di questo.

Una pigrizia di fondo che faccio fatica a tollerare, considerando l’indiscutibile appeal del concept e il piccolo elenco di grandi nomi coinvolti.

La fotografia, forse, ha effettivamente una marcia in più, dal momento che alcune scene, esteticamente intriganti, riescono a colpire in maniera significativa l’attenzione dello spettatore. Ma la sceneggiatura, per quanto dotata di beat veloci e dialoghi frizzanti, risente di crepe logiche grosse quanto un camion, mentre il terzo atto offre una vagonata di cliché in rapida successione.

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