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“Secret Team 355”: la recensione del film disponibile su Prime Video


secret team 355 recensione -film prime video

Arriva oggi la recensione di “Secret Team 355”, l’attesa spy story al femminile appena sbarcata sul servizio streaming Amazon Prime Video.

Un film che si lascia guardare, ma che, a mio avviso, si rivela al tempo stesso abbastanza deludente.

Tutta colpa di una regia svogliata e di una sceneggiatura che, tutta presa dalla foga di inserire scene di combattimento, sparatorie e protocolli geopolitici, finisce per dimenticarsi il prerequisito più importante: la necessità di lasciarsi seguire dallo spettatore…


La trama

Mace (Jessica Chastain) è un’agente dei servizi segreti americani che riceve l’incarico di finalizzare l’acquisto di un pericolosissimo congegno tecnologico appena introdotto sul mercato nero.

Tuttavia, a causa dell’interferenza dell’agente operativa tedesca Marie (Diane Kruger), lo scambio si rivela un tragico buco nell’acqua.

La situazione degenera nel momento in cui ulteriori forze sconosciute si lanciano nella mischia e Nick (Sebastian Stan), un collega e amante di Mace, finisce ucciso dal fuoco nemico.

Mace decide quindi di intraprendere una personale missione di vendetta contro gli assassini, infischiandosene delle regole dell’agenzia e cercando di recuperare il disco perduto con ogni mezzo necessario.

Nel corso della sua impresa, la donna finirà per incrociare di nuovo la strada della combattiva rivale Marie. Ma avrà anche bisogno dell’appoggio dell’esperta mondiale di hackeraggio e informatica Khadijah (Lupita Nyong’o) e della tenace psicanalista colombiana Graciela (Penélope Cruz).


“Secret Team 355”: la recensione

La “creatura” cinematografica di Simon Kinberg vanta un cast stellare e una premessa intrigante, ma annaspa sotto i battiti un cuore che riesce a tenere in vita l’entusiasmo soltanto a metà.

Come mai?

Bè, tanto per cominciare, la trama di “Secret Team 355” si rivela inutilmente tortuosa e complicata. La verità è che, per quanto lo spettatore possa lambiccarsi le meningi, si ritroverà in molteplici occasioni a perdere completamente il filo degli eventi, delle complicazioni e degli innumerevoli voltafaccia messi in atto dai personaggi secondari.

E’ come se la mezza dozzina di comprimari continuasse ad affannarsi istericamente dal punto A al punto B, senza permettere a nessuno di decifrare totalmente le complicate motivazioni alla radice delle loro azioni.

Eccezion fatta, ovviamente, per il prevedibile inseguimento del loro MacGuffin (nel caso in questione, un portentoso congegno in grado di hackerare qualsiasi sistema di sicurezza internazionale).

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“Lightyear”: 5 cose che uno scrittore può imparare guardando il film Disney/Pixar


lightyear - banner - pixar

Un bravo narratore sa che, dalla Pixar, c’è sempre qualcosa da imparare.

Ebbene sì: perfino quando il loro ultimo film si rivela un clamoroso flop commerciale!

Dopotutto, pochissime case di produzione cinematografiche sono state in grado di raggiungere, così velocemente, degli standard qualitativi generali così elevati.

Lightyear” è un film che ho trovato…interessante, almeno dal punto di vista della costruzione del protagonista e delle (intrepide) scelte narrative portate avanti dalla trama.

Una pellicola tutt’altro che perfetta, e sicuramente non all’altezza di capolavori come “Inside Out”, “Up” o “Soul”… ma per lo più brillante, anche se solo a tratti, e deliziosamente audace nella sua natura di “ibrido” cinematografico semi-sperimentale.

Ma quali preziose lezioni potrebbe imparare, uno scrittore, da una minuziosa analisi del plot e dei personaggi di “Lightyear”?

Andiamo a scoprirlo insieme! 😀


Spoiler alert!

1. Mai sottovalutare il potere del deuteragonista!

Sai che cos’è un deuteragonista?

La parola deriva dal greco: nel gergo teatrale, infatti, il termine stava a indicare “il secondo attore”.

Un deuteragonista è esattamente questo. Per citare TVTrope:

«Si tratta della seconda persona a cui ruota attorno uno show [o un romanzo, o un film…], un personaggio le cui azioni guidano la trama tanto quelle del protagoniste.»

Se ci fai caso, in “Toy Story”, Buzz non è l’eroe principale del film: quel ruolo spetta a Woody!

Ma se c’è una cosa che l’esistenza stessa del film “Lightyear” è in grado di dimostrare, è che un deuteragonista racchiude sempre in sé un potenziale narrativo tale da rivaleggiare con quello del protagonista.

E, in alcuni casi, addirittura quello di conquistarsi il diritto a una propria rocambolesca e toccante origin story!

Altri popolari esempi di deuteragonista che, all’occorrenza, si sono rivelati tranquillamente in grado di rubare la scena al protagonista?

  • Skye nella serie tv “Agents of S.H.I.E.L.D.”.
  • Willy Wonka nel film “La Fabbrica di Cioccolato”.
  • Sarah Lance nella prima stagione dello show “Legends of Tomorrow”.
  • Kelsier nel romanzo “Mistborn: L’Ultimo Impero”.

Cosa ci suggerisce tutto questo?

Se deciderai di inserire nel tuo romanzo un “secondo uomo” o “una seconda donna”, che si tratti di un aiutante, di un villain o di un love interest, dovrai stare molto attento a non sottovalutare il suo ruolo.

Se non fosse stato per Sheldon Cooper, credi davvero che la sitcom “The Big Bang Theory” sarebbe riuscita a diventare un fenomeno popolare? 😉

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“Locklands”: la recensione del libro fantasy di Robert Jackson Bennett


locklands recensione - robert jackson bennett

Prima di iniziare a scrivere la recensione di “Locklands”, ho avuto bisogno di una settimana o due per “riprendermi” dal finale di questa trilogia così rocambolesca, così dark, così unica, così… pazzesca!

Non so quali siano i piani della Oscar Vault per la serie arcanepunk di Robert Jackson Bennett, dal momento che l’uscita del primo volume in italiano, “Foundryside”, era già stata annunciata per il 2020 o giù di lì… ma, credimi, questa è una saga che vale assolutamente la pena leggere!

Soprattutto se ami autori come Brandon Sanderson, Nicholas Eames e John Gwynne.

Specialmente se sei alla ricerca di una storia fantasy corredata di un esplosivo worldbuilding, un sistema magico a prova di bomba, dialoghi memorabili e personaggi talmente umani, divertenti e pieni di grinta, da essere praticamente pronti a diventare i tuoi nuovi migliori amici…


La trama

In passato, Sancia, Berenice e Clef hanno già fronteggiato molte crisi in cui le possibilità sembravano completamente contro di loro. Ma, stavolta, stanno per combattere una guerra che sanno di non poter vincere.

Perché, ormai, non si tratta più di derubare baroni corrotti o sconfiggere uno ierofante immortale.

L’entità che sta cercando di schiacciarli è dotata di un’intelligenza che si è già diffusa attraverso il globo. Una creatura a metà strada fra scienza e magia, in grado di usare il potere della scrittura non soltanto per controllare gli oggetti – come hanno sempre fatto Sancia, Ber, Orso e gli altri – ma anche le menti umane.

Per combatterla, i nostri eroi hanno utilizzato la tecnologia sviluppata a Foundryside e accettato di trasformare se stessi e i propri alleati in un’armata – una società utopica – diversa da qualsiasi altra cosa l’umanità abbia mai visto sinora.

Con questa potenza di fuoco alle spalle, San e gli altri sono riusciti a liberare una manciata di “ospiti” dell’intelligenza semi-artificiale che stanno combattendo, e perfino a sconfiggere alcuni dei suoi più temibili artefatti, indescrivibili strumenti di pura distruzione.

Eppure, malgrado i loro sforzi, il loro nemico continua ad avanzare. Implacabile. Inarrestabile.

E così, mentre l’entità si avvicina sempre più al suo vero obiettivo – un’antica porta, da tempo sepolta, in grado di condurre alle camere nascoste al centro della creazione stessa – Sancia e i suoi compagni intravedono un’ultima opportunità per fermare il loro avversario.

Per riuscirci, dovranno svelare il segreto che circonda le origini dell’arte della scrittura magica, imbarcarsi in una disperata missione nel cuore del potere del loro nemico, e mettere su il più azzardato e pericoloso “colpo” della loro carriera.


“Locklands”: la recensione

Una piccola premessa: ho amato i personaggi, i dialoghi, le ambientazioni e il finale di “Locklands” in maniera pressoché viscerale.

Con questo terzo volume, Robert Bennett Jackson è riuscito a superare se stesso, nonché a regalarci la conclusione rocambolesca, adrenalinica e densa di colpi di scena in cui tutti noi lettori confidavamo.

Malgrado questo, devo confessarvi che i primi capitoli del libro sono riusciti a cogliermi parecchio alla sprovvista. A… disorientarmi un pochino, per così dire.

Probabilmente perché, rispetto ai precedenti volumi, mi sono imbattuta in tantissimi cambiamenti!

Solo per citare i più vistosi:

  • In “Locklands”, ritroviamo Sancia, Berenice e Cleff soltanto 8 anni dopo la fine degli eventi narrati in “Shorefall”. E bastano una manciata di pagine per capire che, dal punto di vista dei nostri eroi, da quella tragica notte è passata parecchia acqua sotto i ponti...
  • Sancia è ancora la protagonista assoluta della saga. Ma “Locklands” è il libro indiscusso di Berenice e di Cleff. E’ il loro PoV a guidarci, quindi, attraverso la maggior parte delle scene…
  • Fin dalle prima pagine, la posta in gioco si dimostra così elevata da giustificare un totale cambio di registro: dalle note allegre e ricche di facezie del primo e (in parte) del secondo volume, ai toni disperati e tetri di quest’ultimo…
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“Day Shift”: la recensione della commedia horror disponibile su Netflix


day shift - recensione - a caccia di vampiri

Iniziamo il nostro martedì con una bella recensione di “Day Shift”, una commedia horror diretta dal regista e artista marziale J.J. Perry disponibile su Netflix.

Potremmo descrivere il film come una sorta di adrenalinico “buddy-cop-con-vampiro”.

Dal punto di vista di un amante del genere action e della comicità demenziale, la pellicola con Jamie Foxx vanta sicuramente molte frecce al suo arco: un “prologo” divertente e acrobatico, una pletora di battute fulminanti, un paio di pittoreschi villain da cartone animato, movimentati inseguimenti in autostrada…

Ma bisogna dirlo: la sceneggiatura di “Day Shift” è praticamente l’equivalente di un disastro ferroviario, ragazzi!

Gli attori fanno del loro meglio per incoraggiarci a dimenticare le stramberie e le evidenti insensatezze della trama, ma, a lungo andare, perfino la verve di Franco e la grinta di Foxx cominciano a mostrare le prime crepe…


La trama

Bud Jablonski (Jamie Foxx) è un cacciatore di vampiri in incognito.

Ripulisce puliscine per mantenere una sorta di “copertura”; ma, in realtà, si trova ad affrontare un mucchio di problemi finanziari, soprattutto da quando la gilda ufficiale degli ammazzavampiri locali ha deciso di sbatterlo fuori a causa dei suoi metodi anticonvenzionali.

Il carico di segreti che Bud è costretto a portare sulle spalle ha incrinato il suo matrimonio con l’esuberante Jocelyn (Meagan Good), ma l’uomo fa comunque del suo meglio per restare accanto all’adorabile figlioletta Paige (Zion Broadnax).

Un brutto giorno, però, Bud si ritrova a uccidere una succhiasangue dall’aria particolarmente mummificata, risvegliando gli istinti di vendetta di una spietata vampira di nome Audrey (Karla Souza).

La creatura, potente e ben agganciata, decide quindi di dichiarare guerra a Bud e regolare i conti a qualsiasi costo…


“Day Shift”: la recensione

Nel tempo, ho notato che la maggior parte dei film e dei romanzi che non riescono a funzionare al 100% sono anche – in maniera tutt’altro che accidentale –  degli strani “ibridi” strutturali incapaci di asserire con forza la propria identità.

“Day Shift”, certo, pretende di essere prima di tutto un film d’azione, fracassone e declinato in salsa comedy. La componente horror, in questo caso, si dimostra più che altro ornamentale: i villain del film sono vampiri, ma avrebbero potuto tranquillamente essere lupi mannari, zombie o gangster viaggiatori del tempo provenienti dalla Shangai degli anni Trenta.

Dal punto di vista della costruzione della trama, ti assicuro che avrebbe fatto ben poca differenza.

E, considerando la natura goliardica della pellicola in questione, diciamo che fin qui non ho (tantissime) proteste da avanzare.

Tuttavia, la trama prevede anche l’inclusione di parecchi elementi tipici dell’urban fantasy, per non parlare di un robusto innesto di “materiale” tratto dal popolarissimo sottogenere del buddy cop.

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“Prey”: la recensione del film di Dan Trachtenberg su Disney+


prey recensione - film disney +

Con un paio di giorni di ritardo sulla tabella di marcia, ecco arrivare la recensione di “Prey”, il nuovo film della saga “Predator” targato Disney+.

Devo ammettere che la pellicola di Dan Trachtenberg – già regista del sorprendente “10 Cloverfield Lane” – si è rivelata una piacevolissima sorpresa.

Fra i numerosi punti di forza, in relazione allo sviluppo della movimentatissima trama, si distinguono a mio avviso soprattutto il “restyling” di uno dei villain più classici della storia del cinema, un’ambientazione mozzafiato, un ritmo che non perdona e l’introduzione di una nuova, grintosa eroina


La trama

Naru (Amber Midthunder) è una giovane guerriera della Nazione Comanche.

Suo fratello è il più esperto e rispettato cacciatore del villaggio. Il ragazzo è sinceramente affezionato alla sorella, ma dubita seriamente che Naru possa tenere il passo e dimostrarsi un’utile risorsa per la sua cerchia di cacciatori.

In effetti Naru, per quanto sveglia e coraggiosa, sembrerebbe quasi più adatta al ruolo di guaritrice

Eppure Naru non ha alcuna intenzione di arrendersi. Il suo obiettivo? Oltrepassare i propri limiti e assumere le redini del suo destino.

E così, non appena comincia a sospettare la presenza di un nuovo predatore, un feroce assassino che si aggira macellando animali nel bosco, la giovane donna decide di mettersi in marcia per provare – a se stessa e agli altri – il proprio valore come donna e come cacciatrice.


“Prey”: la recensione

Secondo Dan Trachtenberg, i vecchi film della serie “Predator” non sono mai riusciti ad azzeccare il modo di muoversi e porsi dell’alieno invasore.

«La cosa che volevo davvero fare», riporta Everyeye, «era, da un lato, andare incontro alla famosa armatura di Predator – che adoro – ma, dall’altro, allontanarmi da ciò che era stato fatto prima, perché mi ha sempre dato l’impressione di una tuta indossata da un uomo normale».

In effetti, stavolta il mostro di “Prey” assomiglia molto di più alla creatura selvaggia e brutale dei nostri incubi. Uno scaltro predatore, abituato a trovarsi in cima alla catena alimentare e sempre pronto a sbarazzarsi della competizione.

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“The Winter Soldier: Cold Front”: la trama del terzo romanzo Marvel di Mackenzi Lee


the winter soldier cold front- terzo libro Marvel di Mackenzi Lee

The Winter Soldier: Cold Front” sarà il terzo romanzo di Mackenzi Lee ambientato nell’universo Marvel.

Dopo “Loki: Il Giovane Dio dell’Inganno” (edito in Italia da Mondadori) e “Gamora & Nebula: Sisters in Arms”, la serie di libri dedicati ad alcuni fra i più ambigui e incompresi (anti-)eroi dei fumetti americani comprenderà anche un’avventura inedita di Bucky Barnes.

Potremo leggere “The Winter Soldier: Cold Front” in inglese a partire dal 7 febbraio 2023.


“The Winter Soldier: Cold Front”: la trama

1954: il Soldato d’Inverno è la più grande arma nell’arsenale dell’Unione Sovietica.

A lui vengono assegnata le più pericolose missioni sotto copertura organizzate dalla branca militare segreta dell’USSR. E la persona che si occupa di lui lo conosce meglio di quanto il Soldato non conosca se stesso.

Il Soldato d’Inverno, in effetti, esiste a un solo scopo: obbedire agli ordini.

Ma, forse, non è sempre stato solo questo…

1941: mentre la Seconda Guerra Mondiale si scatena, il sedicenne Bucky Barnes è determinato a unirsi alle forze armate americane… se soltanto il comandante locale smettesse di mettergli il bastone fra le ruote!

Quando a Bucky viene offerta l’opportunità di arruolarsi per un programma di addestramento con le Forze Speciali Esecutive Britanniche – il servizio segreto targato UK – il ragazzo acciuffa l’occasione al volo, determinato a diventare un eroe.

Ma Bucky ha appena fatto in tempo ad atterrare a Londra, quando già si ritrova costretto a fuggire da un misterioso assassino, accompagnato da una campionessa di scacchi inglese appassionata di rossetti rossi e doppiogioco.

Una persona che è in possesso di un segreto su cui ogni singola forza in gioco ha disperatamente intenzione di mettere le mani. Se soltanto sapessero di cosa si tratta…

Decadi più tardi, il Soldato d’Inverno fa ancora fatica a risolvere lo stesso mistero che Bucky ha appena cominciato a svelare.

Mentre le loro missioni si sovrappongono attraverso il tempo, anche le loro vite iniziano a collidere – in un modo che nessuno si sarebbe aspettato, e che finirà per cambiare il corso delle rispettive guerre.

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“Her Majesty’s Royal Coven”: recensione del libro fantasy di Juno Dawson


her majesty's royal coven recensione - juno dawson - libro fantasy

Her Majesty’s Royal Coven” è la risposta di Juno Dawson alle recenti dichiarazioni transfobiche di J. K. Rowling.

Il fatto che si tratti anche, incidentalmente, di un romanzo fantasy, si traduce in una coincidenza nel più ingenuo degli scenari, e in un deliberato atto di provocazione in tutti gli altri.

Dopotutto, l’idea di sfidare la Rowling sul suo stesso terreno dev’essere sembrata alla Dawson praticamente irresistibile.

Non una decisione particolarmente assennata, forse, considerando il calibro dell’autrice a cui decide di lanciare il guanto.

Ma, a quanto pare, irresistibile lo stesso…


La trama

All’alba della loro adolescenza, quattro ragazzine si ritrovano alla vigilia del solstizio d’estate, pronte a fare il loro giuramento.

Stanno per entrare a far parte della Congrega Reale di Sua Maestà, fondata dalla Regina Elisabetta I a mo’ di dipartimento ultra-segreto del governo.

Decadi più tardi, la comunità di streghe sta ancora cercando di riprendersi dalle conseguenze di una sanguinosa guerra civile.

Helena, una di quelle ragazze, è diventata l’Alta Sacerdotessa dell’organizzazione.

Eppure Helena è l’unica, fra i membri del suo vecchio gruppo di amiche, a essere rimasta invischiata nelle maglie soffocanti della burocrazia della Congrega Reale. Tutte le altre hanno deciso di continuare per la loro strada.

Elle, ad esempio, cerca di fingere di essere una normalissima casalinga. Niahm è diventata una veterinaria di campagna e Leonie ha disertato per fondare la Diaspora, una congrega molto più compatta e inclusiva.

Helena è furiosa con lei, ma adesso ha per le mani problemi più grossi. Un giovane stregone, dotato di abilità straordinarie, è stato catturato dalle autorità. La sua stessa esistenza sembra una minaccia per la Congrega Reale: nessun uomo dovrebbe essere dotato di un potere del genere!

La magia è sempre stata prerogativa delle donne.

Mentre, nel tentativo di venire a capo del problema, ideologie conflittuali cominciano a scontrarsi, le quattro amiche dovranno decidere da che parte si erge la loro lealtà: preservare la tradizione, o… fare la cosa giusta.

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“Ms Marvel” (recensione): comunità, identità e buoni sentimenti nella nuova serie Disney+


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La mia recensione di “Ms Marvel” non può che iniziare con un piccolo aneddoto di natura personale.

Devi sapere che Kamala Khan è il personaggio che mi ha introdotto alla lettura dei Marvel Comics. Da questo punto di vista, quindi, la serie di G. Willow Wilson è stata importantissima per me!

Con le sue tonalità frizzanti e le sue coloratissime atmosfere urbane, le avventure di Kamala sono riuscite a conquistarmi fin dai primissimi numeri, trasmettendomi peraltro la motivazione e il “coraggio” necessario ad addentrarmi sempre più nel caotico labirinto dei fumetti Marvel!

Perciò, non faticherai a comprendere le altissime aspettative che nutrivo nei confronti di questo adattamento televisivo targato Disney+.

Una fiducia che è stata, in gran parte, ripagata dall’effervescente interpretazione della vulcanica Iman Vellani, nonché da una gloriosa, irresistibile, caleidoscopica messa in scena


La trama

Kamala è un’adolescente del New Jersey che ama i supereroi oltre ogni immaginazione.

Il suo idolo assoluto è Carol Davenrs, alias Captain Marvel: l’Avenger più forte del pianeta, nonché “ultima arrivata” all’interno della squadra dei difensori della Terra.

I genitori di Kamala, una coppia di immigrati pakistani, non vedono di buon occhio l’adorazione della figlia per questo mondo di costumi, lustrini, superpoteri e imprese spericolate.

Preferirebbero di gran lunga che Kamala si concentrasse sulle cose “importanti”: la scuola, l’imminente matrimonio di suo fratello maggiore, la comunità. Tutto ciò che, in qualità di genitori , si sentono in grado di comprendere e condividere con Kamala.

Perciò, in occasione dell’attesissimo evento AvengerCon, i due impongono alla ragazza di restare a casa.

Ma Kamala ha lavorato troppo sul suo adorato cosplay di Captain Marvel, per accettare un “no” come risposta: in compagnia dell’inseparabile amico Bruno (Matt Lintz), escogita quindi un piano “geniale” per sgattaiolare via in segreto.

A partire da questa decisione, una serie di eventi imprevedibili le porterà in dono un nuovo superpotere, un’esplosione di rivelazioni sulla storia della sua famiglia, e una pericolosa macchinazione ultraterrena da sventare…


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“L’Assistente di Volo” (recensione): la seconda stagione della spy story che rovescia tutte le carte in tavola

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Nel 2021, la prima stagione de “L’Assistente di Volo: The Flight Attendant” era riuscita a stupirci, regalandoci otto episodi avvincenti, adrenalinici e ricchi di emozioni. Quest’anno, la serie è tornata sui nostri schermi, in forma smagliante e pronta per il bis!

Per quanto mi riguarda, la spy story con Kaley Cuoco si è confermata una delle sorprese più gradite ed elettrizzanti delle ultime annate televisive.

Non nego di aver temuto, per questo show, una sorta di parabola discendente in stile “Killing Eve”: un tristissimo scivolone dalle stelle alla stalle!

Dopotutto, le due serie hanno in comune parecchie cose: non da ultimo, il fatto di essere state ispirate da libri mediocri, l’originalità del punto di vista femminile e il taglio tragico-comico della narrazione.

Fortunatamente, però, in questo caso lo sceneggiatore originario Steve Yockey e il suo team di collaudati autori sono riusciti a tenersi strette le redini del progetto, e ad approfittare dell’occasione per lavorare in maniera magistrale sul personaggio di Cassie!

Il risultato? Una seconda stagione pienamente all’altezza delle sue premesse, entusiasmante, commovente e ricca di colpi di scena al cardiopalma


La trama

Dopo essersi ritrovata al centro di un intrigo internazionale ed essere sopravvissuta per raccontarlo, Cassie (Kaley Cuoco) ha deciso ufficialmente di voltare pagina.

Perciò, per lei niente più notti brave nei rumorosi locali delle principali capitali del mondo. Niente più scappatelle. Niente più guai.

Al loro posto, una nuova città, un nuovo fidanzato, una nuova vita… e, soprattutto, un’assidua frequentazione delle riunioni dell’Alcolisti Anonimi di Los Angeles.

Tuttavia, Cassie ha scelto di non rinunciare al proprio ruolo di “collaboratrice civile” della CIA. Così, fra un volo e l’altro previsto dalla compagnia, la donna continua a pedinare sospettati, scambiare buste equivoche e consegnare importanti messaggi per conto dei servizi segreti.

Ed è proprio nel corso di una di queste pericolose missioni che la nostra eroina assiste a un terribile omicidio.

La prima sospettata?

Una misteriosa bionda che, guarda caso, le somiglia in maniera inquietante… e che sembra determinata a incastrare Cassie a qualsiasi costo!

Riuscirà la nostra assistente di volo a scagionarsi dalle accuse o, stavolta, nessuno sarà disposto a credere alle sue pretese di sanità mentale?

Ma soprattutto…

Quanto tempo impiegherà il complotto per scaraventare la sua nuova vita in pasto al caos?

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