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“Skullrunner”: la recensione del libro fantasy sui pirati di Vyvre Argent

skullrunner recensione - vyre argent

Skullrunner è il flintlock fantasy di Vyvre Argent, un’avventura che si legge come Orphan Black incontra I Pirati dei Caraibi, con un tocco di Godkiller e Gideon La Nona.

Di questo avvincente romanzo a tema “cloni e pirati” ho apprezzato soprattutto il concept originale e il worldbuilding immersivo, minuziosamente curato e degno dei migliori epic fantasy.

Infatti, sebbene il testo presenti numerosi difetti tecnici (i frequenti infodump e il continuo susseguirsi di descrizioni statiche rallentano il ritmo, talvolta in modo piuttosto fastidioso), non posso fare a meno di elogiare la straordinaria immaginazione di Vyre Argent e la sua abilità nel creare una trama originale, avvincente e ricca di sorprese.


La trama

Durante la rivoluzione, il Comandante Gavon ha ucciso il tirannico Iunos, dio della memoria, e ne ha assunto il potere. In seguito, ha fondato la giusta e democratica Repubblica Dorata. Tuttavia, la Repubblica presenta gravi difetti: chi lotta per il cambiamento rischia di svegliarsi un giorno privato di tutti i ricordi della propria identità. È ciò che è accaduto alla capitana pirata Cevette Zarcanzi. Ora, Cevette intende navigare attraverso le Isole del Mare, rubando i ricordi intrappolati in forma fisica negli archivi segreti della Repubblica e bruciandoli, nella speranza di poter un giorno riappropriarsi del suo passato perduto.

Evazina Gavon, figlia adottiva del comandante, è l‘incarnazione frammentata dell’anima spezzata della dea della morte. Donne come lei, chiamate “echi”, sono temute e odiate nella Repubblica Dorata. Il comandante Gavon l’ha protetta solo perché il sacrificio degli echi alimenta la sua magia della memoria. Quando si unisce all’equipaggio di Cevette, Eva spera che restituire i ricordi ai cittadini della Repubblica Dorata li incoraggerà a parlare apertamente e a rimuovere pacificamente suo padre dal potere. Ma mentre Eva e Cevette navigano verso isole remote e misteriose, il loro legame inizia ad approfondirsi e, a poco a poco, le due scoprono che per vivere libere, a volte bisogna invertire la rotta e prepararsi a combattere.


Skullrunner: la recensione del libro di Vyvre Argent

Un fantasy di azione e coscienza

In Skullrunner, l’avido lettore di fantasy troverà un equilibrio ben riuscito tra scene d’azione e momenti più riflessivi. Chi scrive, infatti, alterna alle classiche sequenze di abbordaggio e arrembaggio (immancabili nei romanzi pirateschi) una serie di tematiche contemporanee particolarmente stimolanti: colonialismo, etica, conflitti di classe, politica e il costante incontro/scontro tra potere e cultura.

La storia ruota attorno al concetto di identità e si sviluppa all’interno di una società che non discrimina né le relazioni gay né le persone genderfluid; eppure, come in ogni democrazia che sembra aver bisogno di un capro espiatorio, qui sono le Eco — frammenti dell’antica dea della Morte, Morghaia — a sopportare il peso del pregiudizio, spesso vittime di un sistema alimentato dall’ego smisurato di un sedicente eroe-patriarca.

L’eroina della storia, Eva, è una di loro: destinata a imboccare il sentiero del pirata e a trasformarsi in una riluttante rivoluzionaria. Ma, per farlo, dovrà prima liberarsi del senso di colpa e dell’odio verso se stessa, interiorizzati a causa di un’educazione rigida e opprimente…

Dalle dinamiche personali all’esplosivo colpo di scena finale

Sebbene Skullrunner risulti a tratti un po’ verboso, con capitoli che indulgono in riflessioni filosofiche e morali alla maniera dei romanzi di Brandon Sanderson, l’arco trasformativo di Eva è costruito con cura e risulta estremamente convincente. Inoltre, nel corso della narrazione, l’eroina intreccia amicizie significative e piacevolmente complesse con diversi personaggi-chiave.

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“A Treachery of Swans”: la recensione del romantasy gotico di A. B. Poranek


a treachery of swans - a b poranek - recensione

Nutrivo grandi aspettative per A Treachery of Swans, e forse proprio per questo la delusione è stata ancora più cocente. La cover, con le sue tinte cupe e mature, sembra promettere una storia intensa, dai toni dark, ma soprattutto una grande love story saffica all’altezza di capolavori come As Many Souls of Stars o Seppellisci le Mie Ossa nel Suolo di Mezzanotte.
La realtà, però, è ben diversa: A Treachery of Swans si è rivelato uno YA dai toni piuttosto leggeri, che si distingue più per il fascino delle sue vibes decadenti e della sua originale ambientazione “franceseggiante”, che non per la complessità della trama o la profondità dei personaggi.


La trama

Cresciuta da uno stregone, Odile ha dedicato anni a prepararsi per il colpo della sua vita. Il piano è semplice: impersonare una principessa, infiltrarsi nel palazzo reale, rubare la corona incantata e riportare la magia nel regno.

Ma quando il re viene assassinato inaspettatamente, Odile è costretta a chiedere aiuto a Marie, la vera principessa, e insieme le due iniziano a dipanare una fitta rete di inganni e menzogne che mette Odile di fronte a un dilemma: di chi può davvero fidarsi?

Presto Odile dovrà scegliere tra la sua missione e la ragazza di cui si sta innamorando.

Il destino del regno, molto semplicemente, dipende dalla sua scelta.


A Treachery of Swans“: la recensione del libro di A. B. Poranek

Sì, ma … il mio Cigno Nero dov’è?!

Treachery of Swans è un retelling de Il Lago dei Cigni e (questo va riconosciuto senza riserve) Poranek è davvero abilissima nel costruire un’estetica suggestiva e accattivante per il suo libro.

Il worldbuilding è solido, una lussuosa atmosfera di decadente opulenza avvolge ogni scena e il sistema magico affascina anche senza ricorrere a trovate particolarmente originali.

Nonostante questo, la verità è che non sono riuscita ad apprezzare il romanzo quanto speravo. E temo che la ragione principale abbia un nome ben preciso: Odile!
Più che una villain affascinante e moralmente ambigua, come la premessa lasciava intuire, Odile infatti risulta petulante, ingenua e sorprendentemente infantile. Il suo intero arco narrativo è dominato dall’ombra del padre, la cui malvagità è talmente evidente che chiunque la coglierebbe al volo… tranne lei.

La sua lentezza nel prendere coscienza dell’ovvio rende frustrante seguire il suo punto di vista, e finisce anche per rallentare lo sviluppo del suo legame con Odette: un rapporto che avrebbe potuto essere molto più intenso e magnetico, ma che invece resta impigliato nelle insicurezze della protagonista e nei suoi esasperanti daddy issues.

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“A Language of Dragons”: la recensione del libro fantasy YA di S. F. Williamson


a language of dragons recensione - s f williamson - il castoro off

A Language of Dragons è un bestseller del New York Times. Mi riempirebbe di gioia se il libro avesse un grande successo anche da noi: contro ogni aspettativa, infatti, mi sono completamente innamorata di questo romanzo YA di S. F. Williamson, che intreccia abilmente traduzioni, rivalità accademiche, draghi e intrighi!

Una lettura leggera ma brillante e, soprattutto, divertente, capace di unire le tematiche “ribelli” di Babel con l’azione mozzafiato di Fourth Wing; le atmosfere di Hunger Games con il senso di meraviglia in chiave accademica di Emily Wilde e l’Enciclopedia delle Fate


A Language of Dragons: la trama

Londra, 1923. I draghi dominano i cieli e le proteste infuriano per le strade, ma Vivien Featherswallow non è affatto preoccupata. Intende seguire le regole, ottenere un tirocinio nel campo dei suoi sogni – lo studio delle lingue dei draghi – e assicurarsi che la sua sorellina, Ursa, non rischi mai di diventare una cittadina di Terza Classe.

Tuttavia, entro mezzanotte, Viv si troverà coinvolta in una guerra civile.

Quando i suoi genitori vengono arrestati per sedizione, Viv capisce che tutta la sicurezza per cui ha lottato sta per svanire. Così, quando le viene offerta un’opportunità misteriosa per salvarsi, non esita ad accettare, anche se questo significa lasciare Londra, “abbandonare” Ursa e affidare la sua protezione ai genitori dell’amica che ha tradito.

Arrivata a Bletchley Park, Viv scopre di essere stata reclutata per decifrare un codice segreto draconico e contribuire allo sforzo bellico. Se avrà successo, lei e la sua famiglia potranno tornare a casa; in caso contrario, la loro sorte sarà tragica.

All’inizio, Viv è convinta che comprendere il linguaggio proibito dei draghi sia un compito alla sua portata: ha dedicato la vita allo studio delle lingue ed è considerata un prodigio della sua generazione.

Ma più approfondisce, più si rende conto che la bolla in cui è cresciuta non è il rifugio sicuro che credeva. Il governo non tutela gli interessi di tutti i cittadini, ma solo di alcuni, incarnando la celebre massima di George Orwell: «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri.»

Alla fine, Viv dovrà scegliere quale guerra combattere davvero e per chi – e per cosa – vale davvero rischiare la propria vita.


A Language of Dragons“: la recensione

Come in un film di spionaggio sulla Seconda Guerra Mondiale… ma con i draghi!

Non appena ho letto la frase «L‘ultimo drago professore è stato rimpiazzato con un insegnante umano all’inizio dell’anno», la mia mente è immediatamente corsa a “Wicked: Parte 1“. D’altronde, “A Language of Dragons” affronta tematiche molto simili a quelle di quel magnifico musical del 2024: la lotta contro il privilegio, la battaglia per i diritti degli animali (in questo caso, i draghi) e una resistenza tenace a un governo oppressivo.

Sebbene nulla di tutto ciò sia una novità per il lettore esperto di narrativa fantastica, Williamson riesce a confezionare una storia particolarmente avvincente e coinvolgente, a metà strada tra suggestioni distopiche e dark academia. L’estetica del libro richiama un po’ Divini Rivali e un po’ certe patinate pellicole di spionaggio in bianco e nero, mentre la giovane protagonista, Violet, si trova al centro di dilemmi etici intensi e complessi.

Il vero punto di forza di A Language of Dragons, a mio avviso, è che, nonostante le numerose scene ricche di adrenalina, tradimenti, colpi di scena e voli mozzafiato a dorso di drago, la narrazione si concentra con grande attenzione sull’arco di trasformazione di Vivien, permettendoci di immergerci completamente nella sua esperienza.

Per esempio, il suo cambiamento di prospettiva non appare mai repentino, frettoloso o immotivato. Al contrario, la nostra eroina abbandona gradualmente la sua ingenua visione in bianco e nero del mondo e della società, attraverso le esperienze che si accumulano giorno dopo giorno davanti ai suoi occhi… Un percorso continuo di prove, tribolazioni ed errori che rende il suo viaggio interiore dinamico ed emozionante da seguire!

L’amore ai tempi dei draghi

A Language of Dragons presenta una splendida storia d’amore a ritmo slowburn. Alcuni lettori hanno fatto riferimento al trope enemies-to-lovers, ma francamente non potrei essere più in disaccordo: sicuramente Violet e Atlas attraversano momenti di contrasto e incomprensioni in questo primo volume della saga, ma non sono mai stati “nemici” nel senso tradizionale del termine.

Detto ciò, la loro storia mi ha conquistato, soprattutto perché è dolce e ricca di spunti di crescita per entrambi. Avvicinandosi alla fine del secondo atto, si percepisce chiaramente l’affinità speciale che li lega e l’intensità del loro affetto, una connessione che supera di gran lunga qualsiasi passione impulsiva o distruttiva alla Rebecca Yarros e simili

(Prima che tu lo me lo chieda, no…. Niente spicy in questo YA! XD)

Per quanto riguarda invece la villain della storia

Posso solo anticiparti che mi ha ricordato una via di mezzo tra il Presidente Snow e il personaggio interpretato da Kate Winslet nella scombinata miniserie The Regime.

In sostanza, una vera psicopatica per antonomasia, ma con un fascino magnetico tutto suo!

“Tradurre” significa “tradire” o… “controllare”?

L’ispirazione per il romanzo sembra essere arrivata a S. F. Williamson attraverso la sua esperienza come traduttrice letteraria.

Del resto, la passione dell’autrice per il complesso mondo delle traduzioni emerge da ogni singola pagina di “A Language of Dragons“. Come R. F. Kuang, Williamson è profondamente convinta che la lingua debba essere vista innanzitutto come un fenomeno politico e, allo stesso tempo, come un potente strumento di controllo.

Da un punto di vista un po’ meno “impegnato”, invece, l’autrice ammette di essersi “fatta le ossa”, scrivendo una tonnellata di fanfiction e sognando creature incantate.

I draghi in A Language of Dragons sono personaggi completi, caratterizzati da una complessa sfera morale e dagli stessi vizi e virtù delle loro controparti umane. L’ironica e brillante Chumana, ad esempio, a mio avviso meriterebbe uno spin-off tutto suo…

E non farmi nemmeno iniziare a parlare di quegli spietati e terrificanti draghi bulgari, responsabili del Massacro… !!


Quando esce A Language of Dragons in Italia?

Insomma, come avrai ormai capito, con questa recensione voglio consigliarti caldamente la lettura di A Language of Dragons!

Ma quando uscirà, in italiano, il fortunato bestseller di S. F. Williamson?

Tieniti forte, perché ci siamo: potrai leggere A Language of Dragons a partire dall’11 novembre 2025! La traduzione arriverà in libreria grazie a Il Castoro Off (che, probabilmente, al momento è il mio editore italiano del cuore, considerando quanti dei miei titoli preferiti sta acquistando!), e sarà a cura di Loredana Baldinucci.

Puoi già acquistare su Amazon la tua copia del libro!


Cos’altro leggere se ti è piaciuto A Language of Dragons?

  • Temeraire: Il Drago di Sua Maestà di Naomi Novik
  • The Floating World di Axie Oh
  • Spy X Family di Tatsuya Endo

E tu?

Cosa ne pensi di A Language of Dragons? 🙂


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“Bat Eater and Other Names For Cora Zeng”: la recensione del libro horror di Kylie Lee Baker


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Essere una ragazza cinese a New York, convivere con il DOC e trovarsi a vivere in piena pandemia… Chiunque capirebbe che questa è la premessa perfetta per una storia horror. E infatti, nel suo Bat Eater and Other Names For Cora Zeng, l’autrice Kylie Lee Baker riesce a sfruttare questo canovaccio per regalarci uno dei romanzi più inquietanti, cupi ed emozionanti del 2025!


La trama

Cora Zeng è una donna delle pulizie che si occupa di cancellare le tracce di brutali omicidi e suicidi a Chinatown. Ma nulla di tutto ciò sembra davvero spaventoso, dopo aver assistito all’evento più terribile: la morte di sua sorella Delilah, spinta sotto un treno da un uomo sconosciuto.

Prima di fuggire dalla scena del crimine, l’assassino ha urlato soltanto due parole inquietanti: “mangia-pipistrelli“.

I pasticci sanguinolenti non turbano Cora quanto i germi sulla ringhiera della metropolitana, le mani sconosciute che la sfiorano, i virus nascosti ovunque e i segni di morsi sul suo tavolino. Da quando Delilah è stata uccisa davanti ai suoi occhi, infatti, Cora fatica sempre di più a distinguere ciò che è reale da ciò che esiste solo nella sua mente.

Reprime le emozioni e ignora il consiglio della zia di prepararsi per il Festival dei Fantasmi Affamati, quando si apriranno le porte dell’inferno. Ma non può reprimere il terrore che le stringe lo stomaco ogni volta che trova carcasse di pipistrelli sulle scene del crimine, né il fatto inquietante che tutte le vittime recenti siano donne provenienti dall’Asia orientale.

Ma soprattutto, come Cora scoprirà presto, non si possono ignorare i fantasmi affamati.


La recensione di Bat Eater and Other Names for Cora Zeng

Quando la paura rivela più di quello che vorremmo sapere su noi stessi

Quello che molti spettatori — o lettori di horror “casual” — spesso non comprendono, è che questo genere non è nato per per bombardarti di jumpscare o farti ridere istericamente mentre sgranocchi una ciotola popcorn con gli amici. Che tu ci creda oppure no, non è mai stato quello il suo vero obiettivo.

Jordan Peele e i suoi impeccabili social horror non hanno inventato nulla di nuovo: fin dagli albori, la narrativa macabra è sempre stata una lente capace di ingigantire tutto ciò che di grottesco, mostruoso o semplicemente sgradevole si nasconde nelle zone d’ombra della nostra psiche — individuale o collettiva — per trascinarlo alla luce e mostrarcelo in tutto il suo discutibile splendore.

Non si tratta di “politically correct”, di “quote rosa” o di tutte quelle etichette odiose che certi simpatizzanti di destra usano per screditare il lavoro di chi appartiene a fasce demografiche diverse o marginalizzate. Si tratta, piuttosto, di restituire una voce a chi deve lottare con tutte le sue forze per non essere messo a tacere. E, soprattutto, per noi che stiamo dall’altra parte della “comunicazione”, si tratta di imparare ad ascoltare. Ascoltare e comprendere che la nostra versione del mondo non è — e non sarà mai — l’unica possibile.

Brividi e adrenalina

Detto questo, Kylie Lee Baker non è una di quelle autrici talmente ossessionate dal proprio messaggio da essere disposte a rinunciare al fattore intrattenimento.
Al contrario: in Bat Eater, attinge generosamente ad alcuni classici del terrore contemporaneo come The Ring e The Grudge, rievocando il tipico immaginario folklorico delle storie di fantasmi asiatiche per regalarci una valanga di scene mozzafiato che ti faranno ricordare esattamente fino a che punto avevi paura del buio da bambino e perché.

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“The Inheritance”: la recensione del divertentissimo LitRPG di Ilona Andrews


the inheritance recensione - ilona andrews - LitRPG

Cosa succede se mescoli Resident Evil, I Guardiani della Galassia e una spruzzata di Starship Troopers, poi ci aggiungi una protagonista che sembra uscita dalla light novel I’m a Spider, So What? e tutta l’irresistibile ironia “scientifica” di Andy Weir?
Semplice: ottieni The Inheritance, il nuovo (e sorprendentemente adrenalinico) esperimento sci-fi di Ilona Andrews!

Un romanzo che parte come una sorta di “hobby” per gli autori, ma finisce per catturarti come una vera e propria campagna GDR nello spazio


La trama

Siamo in guerra. L’invasione interdimensionale ha portato sofferenze indicibili, ma ha anche risvegliato talenti nascosti dentro di noi, strumenti potenti per respingere e sconfiggere il nemico. Ogni giorno si aprono nuovi varchi che conducono a brecce popolate da mostri e ricche di risorse preziose. Se sei un Talento, il tuo Paese ti chiama. Il mondo ti chiama. E tu devi diventare l’eroe che sei sempre stato destinato a essere.

Adaline è un Talento straordinario. Dieci anni fa conduceva una vita serena, con un matrimonio felice e un lavoro che amava profondamente. Poi l’invasione ha cambiato tutto. Ora lavora per il governo, esplorando brecce dimensionali alla ricerca di metalli magici e medicine essenziali per aiutare la Terra a combattere un nemico interdimensionale. Tra due figli, un gatto, bollette, sussidi, mutuo e tasse scolastiche, rischiare la vita è diventata la sua nuova normalità quotidiana.

Ada ha varcato portali dimensionali innumerevoli volte, sempre al sicuro e protetta. Stavolta, però, è andato tutto storto. Adesso, Ada è intrappolata in un labirinto di caverne aliene, senza paragoni con nulla di conosciuto. Il suo unico compagno è Bear, una femmina di pastore tedesco. Insieme, le due dovranno svelare i misteri della breccia e trovare una via d’uscita, perché Ada ha promesso ai suoi figli che tornerà a casa.

Ada e Baer non lo sanno ancora. Eppure, il destino dell’umanità è nelle loro mani.


The Inheritance: la recensione

Da semplice passatempo per Ilona Andrews, a… pageturner per noi lettori!

La coppia di autori che da anni si nasconde dietro lo pseudonimo di Ilona Andrews ha scritto The Inheritance (nata come web novel) praticamente per divertimento. Una breve parentesi tra i loro progetti più impegnativi: quelle saghe urban fantasy infinite che contano anche più di una dozzina di volumi e che, puntualmente, si piazzano in cima alle classifiche del New York Times.

Insomma, un progetto decisamente “minore”… almeno sulla carta. Perché dentro The Inheritance ci sono tutti gli elementi che i fan del duo amano: una valanga di azione, un worldbuilding incredibile e un sistema magico “a crescita graduale” che sembra uscito da un GDR nipponico!

Lo stile è scorrevole e diretto, perfetto per una lettura “da cellulare”, di quelle che inizi per curiosità e poi finisci per divorare in due sere.

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“The Keeper of Magical Things”: la recensione del libro cozy fantasy di Julie Leong


the keeper of magical things - recensione - cozy fantasy - julie leong

Se pensi che The Spellshop di Sarah Beth Durst e Legends and Lattes siano due fra i migliori libri cozy fantasy mai scritti, bè… preparati a lasciarti incantare da The Keeper of Magical Things di Julie Leong!

In realtà, avevo già letto (e amato) il suo dolcissimo The Teller of Small Fortune; un libro meraviglioso che, purtroppo, non ha ricevuto nemmeno metà del successo che meritava. Probabilmente perché, a differenza di The Keeper of Magical Things, che vanta una meravigliosa love story, il precedente romanzo dell’autrice era completamente privo di elementi romance.

Questo nuovo romanzo, invece, ha tutti gli ingredienti necessari a conquistare le fan del genere, a partire da un’incantevole ambientazione che ricorda un po’ la Unseen University di Terry Pratchett e un irriverente companion gatto-drago dalle ali di pipistrello…


La trama

Certainty Bulrush desidera solo essere d’aiuto: alla Gilda dei Maghi che l’ha accolta come novizia, al fratellino che dipende da lei per iniziare il suo costoso apprendistato, e a chiunque altro ne abbia bisogno. Purtroppo, la sua debole magia non si è mai dimostrata davvero utile a nessuno.

Si è sempre sentita indegna e inadeguata. Così, quando le si presenta l’opportunità di guadagnarsi il rango di maga attraverso un incarico dalla natura apparentemente semplice, non se la lascia certo sfuggire. Non importa se dovrà collaborare con la Maga Aurelia… una donna bellissima e brillante, ambiziosa quanto abile nell’allontanare chiunque le stia intorno.

Le due devono trasportare una collezione di artefatti magici di poco conto in un luogo sicuro: la meta prescelta è Shpelling, il villaggio più tranquillo e meno magico dei dintorni. Qui, dovranno sistemare un vecchio magazzino, separare le teiere pettegole dalle spade fiammeggianti, accudire un piccolo gatto-drago ribelle che si è unito alla loro squadra e, soprattutto, evitare qualsiasi complicazione. Il fragile rapporto tra la Gilda e gli abitanti del villaggio, infatti, è a un punto critico, e l’ultima cosa di cui i maghi hanno bisogno è un incidente magico.

Tuttavia, a mano a mano che Cert e Aurelia cominciano ad avvicinarsi, si rendono conto che l’unico modo per assicurarsi che la magia sia veramente d’aiuto alla comunità è imparare a… condividerla.


The Keeper Magical Things: la recensione del libro di Julie Leong

Contro il capitalismo, e le dure leggi del marketing

In realtà, poco fa ho menzionato Baldree e Sarah Beth Durst, ma The Keeper of Magical Things racchiude anche numerosi elementi che lo avvicinano a due altri cozy fantasy che io, ad eempio, adoro con tutto il cuore: L’Enciclopedia delle Fate di Emily Wilde e La Guardiana delle Fenici di S. A. Maclean.

Più che del classico trope “grumpy x sunshine“, qui parliamo di un’avvincente variazione del tipo “sunshine x ice queen“. Posso garantirti che il banter tra l’estroversa novizia Certainty e la talentuosa maga Aurelia è assolutamente all’altezza, se non superiore, a quello tra Emily e Wendell! Il loro slowburn è una lenta danza e, da un punto di vista personale, ho apprezzato ogni singolo battibecco e battuta salace.

Ho anche adorato le vibes della storia e, soprattutto, ho percepito un profondo senso di calore nel bellissimo messaggio che trasmette: Julie Leong, con i suoi libri apparentemente semplici e accoglienti, lancia una sfida al sistema capitalistico e alle sue consolidate dinamiche di profitto e ascesa sociale.

Già solo nella dedica, scrive “kind is great enough“, suscitando in chi legge un forte desiderio di ricevere un abbraccio dai suoi personaggi; in particolare, forse, da Aurelia, che nel corso del romanzo compie un percorso di crescita straordinario e impara a valorizzare le piccole gioie della vita, al di sopra di tutte quelle trivialità venali che la nostra società continua a idolatrare (una carica prestigiosa, ricchezza sfrenata, ecc.), anche quando ormai sappiamo bene che sono proprio queste cose a spingerci sempre più sull’orlo del baratro.

Come tornare a connettersi con la propria comunità, e… con la propria magia interiore!

Se un editore avrà mai il coraggio di portare in Italia una piccola gemma come questa, prometto solennemente che ne acquisterò tre copie!

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“The Last Soul Among Wolves”: la recensione del libro fantasy di Melissa Caruso


the last soul among wolves - recensione sequel ultima ora tra i mondi

Con The Last Soul Amond Wolves, l’americana Melissa Caruso prosegue la sua serie The Echo Archive, regalandoci un secondo volume carico di misteri, adrenalina e romanticismo.

Innanzitutto, sono felice di annunciarti che, dal punto di vista tecnico, questo nuovo romanzo supera tutti quei piccoli problemi di frammentarietà che affliggevano L’Ultima Ora Tra I Mondi, offrendo un’esperienza di lettura molto più coerente e scorrevole. Il concept, invece, si conferma altrettanto brillante, permettendo a Melissa Caruso non soltanto di ampliare l’affascinante mitologia del mondo degli Echo, ma anche di approfondire le dinamiche tra i personaggi e la componente romantica…

La trama

Tutto ciò che Kembral Thorne desidera è trascorrere serenamente il suo congedo di maternità. Ma quando la sua migliore amica Jaycel le chiede aiuto, non può rifiutare, anche se ciò significa recarsi in una villa fatiscente su un’isola remota per la lettura di un testamento.

Al suo arrivo, trova una riunione inaspettata dei suoi amici d’infanzia, insieme alla sua all’inizio-rivale-ma-ormai-fidanzata Rika Nonesuch, presente sulla scena per un incarico misterioso commissionato dalla sua gilda di ladri. Poi, però, viene letto il testamento… e tutto inizia ad andare in malora!

Otto potenziali eredi, metà dei quali amici di lunga data di Kem.

Tre reliquie maledette.

Un lupo dagli occhi ardenti.

Le uniche regole: gli eredi moriranno, uno dopo l’altro.

Il premio per l’unico sopravvissuto: un desiderio. Ma, come recita il motto, attento a ciò che desideri… Potrebbe avverarsi!

Per salvare i loro amici, Kem e Rika dovranno correre contro il tempo e immergersi ancora una volta in altre realtà. Ma la villa è piena di vecchi segreti e nuovi piani, e presto il gioco diventa molto più pericoloso e più personale di quanto entrambe avrebbero potuto immaginare.


The Last Hour Among Wolves: la recensione

Al diavolo il Booktok: Rika è la mia book girlfriend…

Da un punto di vista oggettivo, ciò che più sorprende di The Last Hour Among Wolves è l’incredibile fusione di generi: fantasy, mistery, action, horror e persino un pizzico di romance! Ma voglio essere completamente sincera con te: fin dal primo volume ho intravisto in questa serie un enorme potenziale – perché, diciamocelo, potresti continuare a sviluppare il concept, il worldbuilding e il set di poteri dei personaggi fino a trarne una saga infinita, in perfetto stile October Daye – e mi sono profondamente innamorata sia della sua ambientazione, ricca e vivissima, sia delle sue due irresistibili protagoniste.

Ho sempre avuto un debole per i personaggi tsundere e Rika, sotto questo aspetto, incarna perfettamente tutte le qualità che adoro in un love interest! Devo dire che, per una volta, non mi ha infastidito neanche la sua vena iperprotettiva (probabilmente perché Kembral, l’autrice e la stessa Rika sanno benissimo che si tratta di un difetto da superare, e non di un tratto desiderabile in una relazione). Devo ammettere che i suoi improbabili intrighi per proteggere Kembral mi hanno fatto ridere di cuore in più di un’occasione!


Nata per… correre (contro il tempo!)

A prescindere dalle mie preferenze personali, sono convinta che The Last Hour Between Wolves piacerà moltissimo alle fan del primo libro; anzi, con ogni probabilità, riuscirà a conquistare anche molte di quelle che non hanno apprezzato particolarmente L’Ultima Ora Tra i Mondi.

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“Hemlock & Silver”: la recensione del libro fantasy di T. Kingfisher


Hemlock and silver recensione - t. kingfisher

Di tutti i libri di T. Kingfisher che ho letto finora, Hemlock & Silver è, probabilmente, quello che mi ha coinvolto di meno. Non è grave: perfino al suo peggio, la Kingfisher continua a svettare come un gigante rispetto alla maggior parte degli autori ripescati dall’autopub che affollano gli scaffali delle nostre librerie di questi tempi.

Se i retelling delle fiabe classiche non hanno mai smesso di appassionarti, sappi che difficilmente ne troverai in circolazione uno più originale e brillante. Il trope del “mondo nello specchio” non è mai stato uno dei miei favoriti, e forse per questo il mio entusiasmo verso la trama di Hemlock & Silver non è mai riuscito a lievitare più di tanto.

Ma la scrittura ironica, brillante e tagliente della Kingfisher per me è come una droga. Credo che leggerei qualsiasi cosa portasse la sua firma: il suo nome, ormai, è diventato semplicemente sinonimo di intelligenza, amore per la narrativa di genere fantastico e divertimento irrinunciabile…


La trama

La guaritrice Anja consuma veleno con regolarità.

Non per morire, ma per salvare vite: alla ricerca di cure per chi è stato abbandonato da tutti gli altri.

Ma una chiamata del re sconvolge la sua vita tranquilla e dedita allo studio delle erbe. Sua figlia, la principessa Snow, è in fin di vita, e lui spera che i metodi non convenzionali di Anja possano salvarla.

Con l’aiuto di una guardia introversa, di un gatto vanitoso e della sua passione viscerale per il metodo scientifico, Anja corre a curare Snow; eppure, nessuno dei suoi antidoti sembra avere successo.

Fino a quando scopre un mondo segreto, nascosto dietro uno specchio magico. E potrebbe essere proprio questo regno oscuro la chiave per svelare il mistero della malattia di Snow.


La recensione di Hemlock & Silver

Un inizio un po’… in sordina!

Una volta, parlando di Nettle and Bone, Alix E. Harrow ha scritto: «Nettle & Bone è ciò che succede quando tutti i personaggi secondari dimenticati del fantasy classico si ritrovano improvvisamente protagonisti della missione principale.»

Questa descrizione in realtà si adatta perfettamente alla maggior parte dei retelling della Kingfisher, incluso il recente e splendido A Sorcerer Comes To Call e questo Hemlock & Silver.

La differenza principale fra questi titoli risiede, probabilmente, nel ritmo. Hemlock & Silver, rispetto agli altri romanzi fantasy dell’autrice (per non parlare degli horror), presenta un inizio piuttosto lento, dovuto forse al tentativo di irrobustire il worldbuilding attraverso una serie di dettagli e spiegoni molto articolati.

Questo espediente trova una certa giustificazione nel carattere unico della protagonista, Anya, un’appassionata di veleni dall’indole particolarmente curiosa, erudita e riflessiva.

E, che sia messo agli atti, in realtà mi sono innamorata follemente di alcune soluzioni legate all’ambientazione! Il pantheon di Santi-animali, per esempio, mi ha conquistata, così come sono rimasta incantata dall’intensa poeticità dell’idea delle “casette per le ceneri e le anime” appese ai rami degli alberi.

Ma Anya impiega decisamente troppo tempo ad arrivare a destinazione, secondo me. Nel primo 20% del libro, si dedica quasi esclusivamente al viaggio verso la villa del re e a conversazioni superficiali con personaggi che poi spariranno senza lasciare traccia.


Un pollo, un gatto e un’esperta di veleni entrano in uno specchio…

La situazione migliora notevolmente con l’arrivo della piccola Snow.

Nonostante la sua giovanissima età, la principessa mi è sembrata un personaggio molto più interessante, sfaccettato e complesso rispetto all’interesse romantico della protagonista, a cui la Kingfisher sembra particolarmente legata, ma che personalmente ho trovato di una noia indicibile.

Devo ammettere che l’assoluta galanteria, la nobiltà d’animo e l’impossibile perfezione del modesto Javier mi hanno leggermente infastidito. Ultimamente, le autrici di fantasy sembrano incapaci di creare personaggi maschili di spessore: o sono semplici pezzi di carne che camminano, oppure si trasformano nell’incarnazione vivente di qualsiasi ideale materno…

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“No Body, No Crime”: la recensione del thriller romantico di Tess Sharpe


no body no crime recensione - tess sharpe

No Body, No Crime è il thriller che conferma alcune mie riflessioni su Tess Sharpe: a quanto pare, infatti, io e questa autrice non siamo molto in sintonia… È il terzo suo libro che leggo e, per la terza volta, mi sono ritrovata ad avvertire una certa distanza emotiva nei confronti della storia.

Che, a essere onesti, in realtà è abbastanza intrigante e popolata da personaggi che sembrano usciti da un film dei fratelli Coen. Il problema, semmai, per me risiede nella particolare cifra stilistica di Tess Sharpe: perfino quando fanno battute ironiche, si baciano o ringraziano un drappello di pennuti per averle salvate dal villain, infatti, le protagoniste di questo romanzo trasmettono la stessa vena drammatica di un adolescente alle prese con i suoi primi drammi sociali…

Puoi reggere un’intensità del genere per trecento pagine filate? Alcuni lettori sì, con ogni probabilità.

Io, sinceramente, avrei fatto volentieri a meno di tutti quei monologhi interiori sulla forza distruttiva dell’amore e i vari, interminabili commentari sull’incredibile “tostaggine” delle due protagoniste…


La trama

L’omicidio può creare un legame per la vita oppure distruggerlo. L’investigatrice privata Mel Tillman, questo, lo sa bene. Nel corso della sua carriera ha affrontato numerosi casi difficili e insabbiamenti fallimentari. Ma uccidere insieme a qualcuno? Quello è un guaio di ben altro livello, e Mel ha una vasta esperienza su questo tema.

Nessuno ha più avuto notizie di Toby Dunne dalla festa per i sedici anni di Chloe Harper. Probabilmente perché Chloe e la sedicenne Mel lo hanno nascosto così profondamente nel bosco che nessuno è mai riuscito a ritrovarlo. Mel non ne è affatto turbato: Toby era una canaglia e le stava terrorizzando.

Quello che invece le fa perdere il sonno è Chloe, la ragazza con cui è sopravvissuta a quella terribile notte nel bosco. Chloe, colei di cui si è innamorata. Chloe, la ragazza scomparsa da oltre sei anni.

Incaricata dalla sua famiglia di rintracciare Chloe, Mel non riesce a resistere al richiamo di un inseguimento e alla voglia di ritrovare la sua ragazza. Ma quando Mel scopre Chloe, armata e all’erta, che vive isolata in una zona selvaggia del Canada piena di trappole esplosive, si rende conto che Chloe si aspettava che qualcuno, oltre alla sua ex, venisse a cercarla.

Ciò che ha tenuto Chloe in vita per anni è stata la sua fuga; la stessa cosa che ha protetto anche Mel. Ma la verità sta per venire a galla e, presto, per entrambe potrebbe giungere il momento di scappare di nuovo…


No Body, No Crime: la recensione

Tra Fargo e Yellowjackets

Ammetto che la cover, davvero splendida, di questo romanzo mi aveva un po’ tratto in inganno. Mi aspettavo un survival ambientato nei boschi, e invece mi sono ritrovata a leggere di narcotrafficanti, sabotaggi aerei e furti di gioielli.

È un po’ il motivo per cui sono stata generosa nel mio voto su Goodreads; in fondo, non è colpa di Tess Sharpe se il suo ultimo romanzo è stato indirizzato al pubblico sbagliato ed è finito nelle mani di qualcuno che si annoia profondamente a leggere questo tipo di contenuti.

Perché sicuramente No Body, No Crime ricorda molto più Fargo che Yellowjackets; anzi, direi che la componente queer è l’unico elemento che lega questo titolo alla serie (attualmente in leggero declino, ma originariamente straordinaria) disponibile in Italia su Paramount+.

Il libro offre una ricca varietà di punti di vista, e questo è sicuramente un elemento che ho apprezzato molto . Sono rimasta particolarmente colpito dal fatto che quello di Rick, uno dei villain criminali responsabili dell’odissea di Mel e Chloe, si sia rivelato il più originale e divertente. La sua natura deliziosamente spregevole, le sue assurdità familiari e il suo umorismo tagliente mi hanno concesso, infatti, una necessaria pausa dalle infinite tribolazioni ad alto tasso di pathos di Chloe e Mel, perennemente alle prese con problemi di violenza domestica, omicidi, omofobia, fratelli tossicodipendenti e altro ancora.


Time lapse

L’intreccio di No Body, no Crime è un thriller che eleva il concetto di “sbalzi temporali” allo stato di arte. La cosa buffa è che questo artificio rappresenta il principale punto di forza del libro, ma anche il suo maggiore punto di debolezza: perché se, da una parte, è vero che l’autrice attraverso questo artificio è in grado di aumentare la suspense e rendere più incisivi i suoi colpi di scena, dall’altra rende anche più difficile entrare in sintonia con i personaggi e seguire con chiarezza il susseguirsi degli eventi.

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“The Bone Raiders”: la recensione del libro fantasy di Jackson Ford


the bone raiders recensione - jackson ford fantasy

Cosa fai se Nicholas Eames si rifiuta di consegnare alle stampe il terzo volume della serie The Band? Semplicissimo: leggi The Bones Raiders di Jackson Ford, e ti lasci trascinare nel vortice di inesauribile energia e divertimento garantito delle sue Rakada… alias, il gruppo di “predoni” al femminile più esilarante, imprevedibile e scombinato che si sia mai visto!

La lettura ideale per chi mal sopporta il romance e preferisce prendere la sua dose quotidiana di epic fantasy con una goccia… anzi, no, un mare… di ironia e rocambolesche scene d’azione…


La trama

Non si scherza con le Rakada. Gli abitanti delle praterie dell’Arazzo le chiamano “Predoni d’Ossa“, per la loro macabra usanza di esporre sulle loro armature le ossa delle loro vittime. Ma essere un predone oggi è più difficile che mai. Un nuovo Gran Khan domina l’Arazzo, deciso a usare il suo potente esercito per eliminare i clan di predoni. E, a complicare ulteriormente le cose, nelle praterie si aggirano sempre più spesso enormi lucertole sputafuoco.

Sayana è il più giovane membro della banda. E sa perfettamente che, se intende salvaguardare la loro libertà e il loro stile di vita, deve intraprendere un corso d’azione radicale.

Dopo una disavventura che si conclude con un’improbabile vittoria, il suo obiettivo consiste nel suo convincere il clan a montare quelle gigantesche lucertole invece dei tradizionali cavalli che hanno sempre usato per spostarsi nelle pianure. Tuttavia, Sayana ignora come riuscirci senza rischiare di essere divorata o bruciata viva.

Ma sa che deve trovare una soluzione: altrimenti lei, il suo clan e tutti i predoni dell’Arazzo saranno destinati a scomparire.

Per fortuna, a palazzo si nasconde una sua vecchia conoscenza… un’addestratrice di animali provetta che potrebbe, forse, darle una mano a domare i pericolosi lucertoloni. Peccato che l’unico modo per convincerla a collaborare sia… organizzare il suo rapimento e tenerle una lama puntata alla gola?! Ugh.

Operazioni del genere non rientrano proprio nello stile delle Rakada.

Ma, in circostanze disperate, qualsiasi fine giustifica i mezzi… giusto?


La recensione di The Bone Raiders

Come domare una lucertola gigante, e conquistare il cuore dei tuoi lettori

Nel corso delle settimane e dei mesi che verranno, mi sono ripromessa di tornare a leggere più epic fantasy. In particolare, spero di riuscire a scoprire altri titoli dal carattere originale, spassoso e surreale come questo The Bone Raiders: un libro dall’anima indomabile e dalla personalità spumeggiante, che richiama sia I Guardiani della Galassia, sia Dragon Trainer, e che ho adorato dalla prima all’ultima pagina.

In questo primo volume, Jackson Ford abbandona i temi tradizionali del genere, come la classica lotta tra Bene e Male o l’amore romantico, per concentrarsi sulla creazione di una sgangherata e affascinante found family, composta esclusivamente da razziatori, domatrici di bestie selvagge e gigantesche lucertole sputafuoco.

La trama di The Bone Raiders è confezionata con maestria: un intreccio semplice, ma una struttura a prova di bomba, dal ritmo incalzante e, soprattutto, dotata di scene-chiave vividissime e in grado di coinvolgere emotivamente il lettore. Inoltre, il contagioso senso dell’umorismo dell’autore riesce a mettere in luce tutti gli aspetti comici di ogni situazione impossibile, coinvolgendoti completamente nei (comprensibilissimi) dilemmi di Sayana, l’intraprendente ma straordinariamente fragile “Principessa” dei Rakada.


Relazioni, razzie e dinosauri

Ciò che colpisce ancor di più, a mio parere, è la profonda devozione e l’amore viscerale che Jackson Ford riversa nel ritratto delle sue protagoniste. Nei fantasy ricchi di azione, spesso ci si aspetta spesso una caratterizzazione più superficiale; in The Bone Raiders, invece, ogni personaggio principale possiede un arco narrativo completo e un cuore grande come una casa.

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