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“The Dragon Has Some Complaints”: il nuovo cozy fantasy sui draghi di John Wiswell


the dragon has some complaints - john wiswell

Tra le uscite più interessanti della settimana in lingua inglese spicca sicuramente The Dragon Has Some Complaints, il nuovo cozy fantasy firmato John Wiswell.

Questo eccentrico e brillante autore si è fatto notare grazie al suo originale e toccante Qualcuno in Cui Fare il Nido, di cui puoi leggere la recensione sul blog (confesso, sono una grande fan di Shesheshen e Homily!). Il libro gli è valso il Premio Nebula per il Miglior Romanzo nel 2024. In italiano è stato pubblicato da Ne/oN Edizioni…


La trama di The Dragon Has Some Complaints

Un tempo Garrodigh era un drago a quattro teste, uno dei più potenti di Kardoša. Dopo un tragico incidente, ora ne ha tre, un moncone e un vortice costante di conflitti interni. La Testa Centrale brama di scatenare la distruzione sull’umanità, la Testa Inferiore si comporta come un gatto selvatico, mentre la Testa Superiore è intrappolata nella fragile illusione di essere umana.

Quando una battaglia vicina si conclude male, Garrodigh si introduce di nascosto in un’accademia d’élite per cavalieri di draghi, fingendosi addomesticato per ottenere cibo e un rifugio caldo. Per fortuna, il giovane cavaliere Rania Albright, desiderosa di avere un drago tutto suo, chiude un occhio sulle sue stranezze.

Mentre Garrodigh si ristabilisce sotto le cure di Rania, per la prima volta tutte e tre le teste iniziano a muoversi all’unisono. Ognuna desidera proteggere la ragazza dagli invasori che hanno ucciso la loro quarta testa, gli stessi nemici che minacciano di conquistare Kardoša. Quando l’accademia viene attaccata, riusciranno questo drago indomito e il suo cavaliere altrettanto selvaggio a difendere insieme la loro terra natale?


L’irresistibilità umanità delle creature mostruose

The Dragon Has Some Complaints ha già raccolto numerosi elogi da parte di autrici che tutti i lettori di cozy fantasy conoscono bene, come Sarah Beth Durst (The Spellshop), T. Kingfisher (Hemlock and Silver) e India Holton (Guida Pratica all’Amore per Ornitologi).

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“The Isle in the Silver Sea”: la recensione del libro di Tasha Suri


the isle in the silver sea - recensione - tasha suri

Pur con tutti i suoi difetti, The Isle in the Silver Sea di Tasha Suri è un libro stupendo: una lettura che tutti gli ammiratori del recente The Everlasting di Alix E. Harrow (recensione in arrivo ASAP) dovrebbero assolutamente prendere in considerazione.

L’ambientazione è meravigliosa, la love story tragica e intensa, e l’unico vero cruccio che mi rimane è la sensazione che l’autrice sia stata costretta a comprimere un po’ troppa narrazione e retroscena in un numero limitato di pagine. Per quanto io apprezzi i romanzi autoconclusivi, infatti, una storia di queste proporzioni avrebbe probabilmente beneficiato di un respiro più ampio… anche solo di una dilogia.

Eppure, perfino così, mi espongo dicendolo chiaro e tondo: The Isle in the Silver Sea è un perfetto esempio di come i romantasy di nuova generazione dovrebbero essere scritti. Vale a dire, non tanto per fornire alle lettrici ennesimo materiale da aggiungere alle loro interminabili liste del “è bello perché si legge tutto d’un fiato, e poi non puoi immaginare lo spicy!”, quanto come opere complesse, ambiziose e destinate a durare negli anni.


La trama

In un’isola che vive di storie, il cavaliere e la strega sono destinati ad amarsi e a condannarsi a vicenda, ancora e ancora, nella stessa storia narrata per centinaia di vite.

Simran è una strega dei boschi. Vina è un cavaliere della corte della regina. Quando le due donne iniziano a innamorarsi, come potranno cedere ai loro desideri, se farlo significa distruggersi a vicenda?

Mentre cercano un modo per spezzare il ciclo, un misterioso assassino prende di mira storie come la loro. Per sopravvivere, Vina e Simran dovranno scriverne una nuova… una storia più forte di quella che il destino ha preparato per loro.

Ma quale storia è più forte di quella del Cavaliere e della Strega?


The Isle in the Silver Sea: la recensione

La provocazione iniziale sui romantasy “usa e getta” non era del tutto casuale. Tasha Suri, insieme ad autrici come Alix E. Harrow e T. Kingfisher, dimostra che è possibile abitare questo genere senza appiattirlo e, soprattutto, senza ridurlo a una sequenza di trope preconfezionati o a una rincorsa sterile alle mode editoriali del momento.

In The Isle in the Silver Sea, Suri dà il meglio di sé soprattutto sul piano del worldbuilding e delle idee. Il risultato è un universo narrativo ricchissimo, originale e profondamente immersivo: una fusione di folclore britannico, immaginario letterario e amore viscerale per le storie, quelle tramandate e quelle ancora tutte da scrivere.

Accanto a questo impianto, si muovono anche tematiche sorprendentemente attuali. Tra le pieghe del racconto emergono infatti riflessioni intriganti sull’anticolonialismo, una marcata tensione anti-monarchica e un’idea di found family che si oppone alle strutture di potere tradizionali.


Anche le aspettative hanno il loro valore

La storia d’amore tra Vina e Simran è, a conti fatti, ben costruita: funziona, è credibile, ma raramente diventa il vero fulcro emotivo del romanzo. Questo perché la narrazione è così densa di idee e suggestioni da spingere spesso il legame fra le due ragazze in secondo piano.

È un difetto? Dipende da cosa cerchi.

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