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“L’Altra Mamma”: la recensione dell’inquietante libro horror di Josh Malerman


recensione l'altra mamma - giunti - josh malerman

Quella che stai per leggere è la recensione del romanzo L’Altra Mamma di Josh Malerman. Tieni presente, però, che l’edizione italiana di questo avvincente horror sovrannaturale non arriverà nelle librerie prima del 25 marzo 2026.

Perciò, questo articolo farà riferimento esclusivamente alla versione originale del testo – Incidents Around the House – e non alla prossima traduzione di Chiara Beltrami, in uscita per Giunti.

Detto ciò, L’Altra Mamma è riuscito a tirarmi fuori dalla peggior reading slump degli ultimi dieci anni: per un intero mese, infatti, gli unici romanzi che riuscivo a terminare erano quelli che ero “tenuta” a leggere per lavoro. Non potrò mai ringraziare abbastanza Malerman per questo. Ora, non vedo l’ora di scoprire come sarà l’adattamento cinematografico con Jessica Chastain, in arrivo nelle sale alla fine del prossimo anno!


La trama

Per Bela, otto anni, la sua famiglia è il suo intero universo: la mamma, il papà e la nonna Ruth. Ma c’è anche l’Altra Mamma, un’entità oscura che ogni giorno le chiede: “Posso entrare nel tuo cuore?”.

Quando strani e spaventosi incidenti in casa rivelano che l’Altra Mamma si sta stancando di ripetere la stessa domanda a Bela, la bambina capisce che, se non acconsentirà, la sua famiglia ne pagherà presto le conseguenze.

L’Altra Mamma diventa sempre più inquieta, potente e temeraria. Solo i legami familiari possono proteggere Bela, ma nuovi eventi mettono a dura prova il matrimonio dei suoi genitori. La sicurezza a cui Bela si aggrappa rischia di sgretolarsi.

Eppure, l’Altra Mamma vuole una risposta.


L’Altra Mamma: la recensione del libro di Josh Malerman

Perché a un (bravo) autore non va mai negata una seconda possibilità

Anni fa, molto prima dell’uscita del film con Sandra Bullock su Netflix, avevo letto Bird Box, probabilmente il romanzo più celebre e apprezzato di Josh Malerman su scala internazionale.

Tuttavia, nessuno degli elementi di quell’anticonvenzionale thriller distopico è mai riuscito a colpirmi. Anzi, ricordo di aver terminato la lettura con un fastidioso senso di insoddisfazione. Lo stile dell’autore mi era sembrato eccessivamente pretenzioso e moralistico; per non parlare dei personaggi, che non mi hanno lasciato alcuna traccia nel cuore.

Il più recente L’Altra Mamma, invece, mi ha regalato un’esperienza di lettura completamente diversa: coinvolgente, adrenalinica, inquietante e, sinceramente, anche profondamente toccante. Ciò che ho apprezzato di più è il fatto che il racconto viene affidato al punto di vista – e alla voce inconfondibile – della piccola Bela, la protagonista di otto anni.

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“Immaculate: La Prescelta”: la recensione del film horror con Sidney Sweeney


immaculate film horror - recensione

Vuoi sapere se ti consiglio la visione di “Immaculate: La Prescelta“, il film horror con Sidney Sweeney ambientato in un claustrofobico convento italiano?

Bè, direi che dipende.

Hai già visto “Omen: L’Origine del Presagio”, al cinema o su Disney+? Allora puoi anche lasciar stare: dopotutto, “Immaculate” segue più o meno la stessa trama. E, benché si tratti di un film di qualità ampiamente superiore – a mio avviso – rispetto a quel banalissimo prequel, alla fine non è in grado di aggiungere nulla di particolarmente innovativo al canovaccio che ti aspetteresti.

Se, invece, la tua risposta è no, e hai intenzione di guardare soltanto una fra queste due pellicole così simili… scegli pure “Immaculate”, finalmente disponibile su Prime Video!

Leggi il resto dell’articolo per scoprire perché…


Una suora americana a Roma

A conti fatti, tre sono gli elementi che mi spingono a considerare “Immaculate” un film interessante, e comunque estremamente godibile dal punto di vista di un fan dell’horror: il primo, ovviamente, ha a che fare con l’ottima interpretazione di Sidney Sweeney (che rivedremo presto, a quanto pare, nell’adattamento del thriller “Una di Famiglia” di Freida McFadden).

Sul sitoThe Guardianè apparsa una recensione di “Immaculate” a quattro stelle, che elogia con entusiasmo il lavoro della giovane star. Una presa di posizione che condivido in pieno.

In “Immaculate”, infatti, la Sweeney interpreta Cecilia, un’angelica e ingenua suora americana che si trasferisce in un lugubre convento italiano con lo scopo di adempiere alla sua chiamata divina.

Come l’autore della recensione si premura di farci notare, si tratta di un ruolo insolito per l’attrice, nota presso il pubblico dei giovanissimi soprattutto per la sua personalità dirompente (che, perfino in scena, a volte sembra avere qualche difficoltà a scomparire: vedi il caso dell’effervescente romcom “Tutti Tranne Te“…) e le sue voluttuose forme da pin-up anni Cinquanta.

E tuttavia, in questo caso, il netto contrasto fra l’innegabile fisicità dell’attrice e il candore imposto dal ruolo di Cecilia sembra aver giocato in netto favore della sua prova.


Sangue, tematiche d’attualità e frattaglie

Perché “Immaculate” è, sopra ogni altra cosa, un film che si diverte a punzecchiare il pubblico sul tema dell’oggettificazione femminile e su quel particolare senso di arroganza che spinge certi bigotti (individui, ma anche politici, istituti religiosi ecc.) a credere di avere il diritto di mettere il becco su cosa una donna sceglie di fare o non fare del suo corpo.

(Basti pensare all’orrido commento del poliziotto italiano che, all’inizio del film, squadrando il corpo della protagonista da capo a piedi e prendendo nota della sua tonaca, alla fine si lascia sfuggire un rammaricato: «Che Spreco…!»).

Non deve essere stato troppo difficile per la Sweeney (costantemente al centro dell’attenzione mediatica, con schiere di giornalisti misogini pronti ora a lucrare sul suo aspetto meraviglioso, il minuto successivo a criticarla per il suo fisico non affetto da anoressia…) identificarsi con queste tematiche e apportare il suo personale e grintoso contributo alla caratterizzazione del personaggio di Cecilia.

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