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“L’Eredità di Daisy Darker”: la recensione del libro mistery di Alice Feeney


l'eredità di daisy darker recensione - alice feeney

L’Eredità di Daisy Darker è un libro mistery avvincente e ricco di sfumature, di cui è difficile parlare senza svelare troppo.

Come sempre, però, voglio provarci!

Ritengo sia un libro molto intrigante che, pur presentando svariate imperfezioni, si conferma estremamente scorrevole e coinvolgente. Un giallo in stile Agatha Christie (con chiari riferimenti a I Dieci Piccoli Indiani) che ti spinge a divorare compulsivamente le sue pagine; specialmente se apprezzi autrici come Sarah Pinborough, Simone St. James o Rose Jeneva.

Credo davvero che Alice Feeney, già autrice dei bestseller La Sua Verità e Ogni Piccola Bugia, sia una scrittrice fin troppo sottovalutata in Italia. Dopotutto, i suoi sorprendenti colpi di scena e i suoi bizzarri, ambigui personaggi non sembrano avere assolutamente nulla a invidiare a quelli dei romanzi di Frieda Fcfadden…


La trama

Isolati sulla loro isola privata in Cornovaglia, i membri della famiglia Darker si riuniscono per la prima volta dopo oltre un decennio. Con l’arrivo dell’alta marea, saranno tagliati fuori dal mondo per otto ore. E quando la marea si ritirerà, nulla sarà più come prima. Perché uno di loro è un assassino…

Con le foglie d’autunno che cadono, Daisy Darker arriva a Seaglass, la dimora ancestrale dei Darker, una casa in stile cornico in rovina, arroccata su una piccola isola privata, per festeggiare l’ottantesimo compleanno della nonna.

Ogni membro della famiglia nasconde dei segreti. La nonna, sola da tanto tempo. Frank, il padre assente di Daisy. Nancy, la madre dal cuore gelido. Le ambigue sorelle Rose e Lily e la nipote, Trixie, piena di domande e perennemente affamata di affetto.

Daisy non ha mai avuto un rapporto facile con la famiglia, ma alcuni segreti sono molto più oscuri di altri.

Il giorno dell’ottantesimo compleanno di Nana cambierà la vita della famiglia Darker per sempre…


La recensione de L’Eredità di Daisy Darker

Cena di famiglia con delitto

Come spesso accade, ho iniziato a leggere L’Eredità di Daisy Darker spinta dalla curiosità per il pitch e la premessa in stile “mistero della camera chiusa” ma, alla fine, sono rimasta affascinata soprattutto dalle complesse dinamiche di tensione e tossicità che intrecciano le vite dei vari personaggi.

Ti assicuro che la famiglia di Daisy è senza dubbio una delle più disfunzionali che abbia mai incontrato in un libro! Non credo correrai il rischio di affezionarti troppo a uno di loro durante la lettura; però, diciamocelo, c’è sempre un fascino morbosamente divertente in questi romanzi sui “parenti serpenti” alla Knives Out.

La povera Daisy, dal canto suo, ricopre un ruolo simile a quello di Anna nel recente romanzo Diavola di Jennifer Thorne: è la classica “pecora nera” della situazione, il capro espiatorio su cui tutti sembrano felici di riversare le proprie frustrazioni e delusioni esistenziali.

E ammettiamolo: anche se i ritrovi di famiglia sono un vero incubo per chiunque, quando tutti sembrano determinati a ignorarti e a rinfacciarti il passato, diventa particolarmente difficile arrivare alla fine della serata senza perdere il controllo.

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“L’Altra Mamma”: la recensione dell’inquietante libro horror di Josh Malerman


recensione l'altra mamma - giunti - josh malerman

Quella che stai per leggere è la recensione del romanzo L’Altra Mamma di Josh Malerman. Tieni presente, però, che l’edizione italiana di questo avvincente horror sovrannaturale non arriverà nelle librerie prima del 25 marzo 2026.

Perciò, questo articolo farà riferimento esclusivamente alla versione originale del testo – Incidents Around the House – e non alla prossima traduzione di Chiara Beltrami, in uscita per Giunti.

Detto ciò, L’Altra Mamma è riuscito a tirarmi fuori dalla peggior reading slump degli ultimi dieci anni: per un intero mese, infatti, gli unici romanzi che riuscivo a terminare erano quelli che ero “tenuta” a leggere per lavoro. Non potrò mai ringraziare abbastanza Malerman per questo. Ora, non vedo l’ora di scoprire come sarà l’adattamento cinematografico con Jessica Chastain, in arrivo nelle sale alla fine del prossimo anno!


La trama

Per Bela, otto anni, la sua famiglia è il suo intero universo: la mamma, il papà e la nonna Ruth. Ma c’è anche l’Altra Mamma, un’entità oscura che ogni giorno le chiede: “Posso entrare nel tuo cuore?”.

Quando strani e spaventosi incidenti in casa rivelano che l’Altra Mamma si sta stancando di ripetere la stessa domanda a Bela, la bambina capisce che, se non acconsentirà, la sua famiglia ne pagherà presto le conseguenze.

L’Altra Mamma diventa sempre più inquieta, potente e temeraria. Solo i legami familiari possono proteggere Bela, ma nuovi eventi mettono a dura prova il matrimonio dei suoi genitori. La sicurezza a cui Bela si aggrappa rischia di sgretolarsi.

Eppure, l’Altra Mamma vuole una risposta.


L’Altra Mamma: la recensione del libro di Josh Malerman

Perché a un (bravo) autore non va mai negata una seconda possibilità

Anni fa, molto prima dell’uscita del film con Sandra Bullock su Netflix, avevo letto Bird Box, probabilmente il romanzo più celebre e apprezzato di Josh Malerman su scala internazionale.

Tuttavia, nessuno degli elementi di quell’anticonvenzionale thriller distopico è mai riuscito a colpirmi. Anzi, ricordo di aver terminato la lettura con un fastidioso senso di insoddisfazione. Lo stile dell’autore mi era sembrato eccessivamente pretenzioso e moralistico; per non parlare dei personaggi, che non mi hanno lasciato alcuna traccia nel cuore.

Il più recente L’Altra Mamma, invece, mi ha regalato un’esperienza di lettura completamente diversa: coinvolgente, adrenalinica, inquietante e, sinceramente, anche profondamente toccante. Ciò che ho apprezzato di più è il fatto che il racconto viene affidato al punto di vista – e alla voce inconfondibile – della piccola Bela, la protagonista di otto anni.

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“Immaculate: La Prescelta”: la recensione del film horror con Sidney Sweeney


immaculate film horror - recensione

Vuoi sapere se ti consiglio la visione di “Immaculate: La Prescelta“, il film horror con Sidney Sweeney ambientato in un claustrofobico convento italiano?

Bè, direi che dipende.

Hai già visto “Omen: L’Origine del Presagio”, al cinema o su Disney+? Allora puoi anche lasciar stare: dopotutto, “Immaculate” segue più o meno la stessa trama. E, benché si tratti di un film di qualità ampiamente superiore – a mio avviso – rispetto a quel banalissimo prequel, alla fine non è in grado di aggiungere nulla di particolarmente innovativo al canovaccio che ti aspetteresti.

Se, invece, la tua risposta è no, e hai intenzione di guardare soltanto una fra queste due pellicole così simili… scegli pure “Immaculate”, finalmente disponibile su Prime Video!

Leggi il resto dell’articolo per scoprire perché…


Una suora americana a Roma

A conti fatti, tre sono gli elementi che mi spingono a considerare “Immaculate” un film interessante, e comunque estremamente godibile dal punto di vista di un fan dell’horror: il primo, ovviamente, ha a che fare con l’ottima interpretazione di Sidney Sweeney (che rivedremo presto, a quanto pare, nell’adattamento del thriller “Una di Famiglia” di Freida McFadden).

Sul sitoThe Guardianè apparsa una recensione di “Immaculate” a quattro stelle, che elogia con entusiasmo il lavoro della giovane star. Una presa di posizione che condivido in pieno.

In “Immaculate”, infatti, la Sweeney interpreta Cecilia, un’angelica e ingenua suora americana che si trasferisce in un lugubre convento italiano con lo scopo di adempiere alla sua chiamata divina.

Come l’autore della recensione si premura di farci notare, si tratta di un ruolo insolito per l’attrice, nota presso il pubblico dei giovanissimi soprattutto per la sua personalità dirompente (che, perfino in scena, a volte sembra avere qualche difficoltà a scomparire: vedi il caso dell’effervescente romcom “Tutti Tranne Te“…) e le sue voluttuose forme da pin-up anni Cinquanta.

E tuttavia, in questo caso, il netto contrasto fra l’innegabile fisicità dell’attrice e il candore imposto dal ruolo di Cecilia sembra aver giocato in netto favore della sua prova.


Sangue, tematiche d’attualità e frattaglie

Perché “Immaculate” è, sopra ogni altra cosa, un film che si diverte a punzecchiare il pubblico sul tema dell’oggettificazione femminile e su quel particolare senso di arroganza che spinge certi bigotti (individui, ma anche politici, istituti religiosi ecc.) a credere di avere il diritto di mettere il becco su cosa una donna sceglie di fare o non fare del suo corpo.

(Basti pensare all’orrido commento del poliziotto italiano che, all’inizio del film, squadrando il corpo della protagonista da capo a piedi e prendendo nota della sua tonaca, alla fine si lascia sfuggire un rammaricato: «Che Spreco…!»).

Non deve essere stato troppo difficile per la Sweeney (costantemente al centro dell’attenzione mediatica, con schiere di giornalisti misogini pronti ora a lucrare sul suo aspetto meraviglioso, il minuto successivo a criticarla per il suo fisico non affetto da anoressia…) identificarsi con queste tematiche e apportare il suo personale e grintoso contributo alla caratterizzazione del personaggio di Cecilia.

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