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“The Isle in the Silver Sea”: la recensione del libro di Tasha Suri


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Pur con tutti i suoi difetti, The Isle in the Silver Sea di Tasha Suri è un libro stupendo: una lettura che tutti gli ammiratori del recente The Everlasting di Alix E. Harrow (recensione in arrivo ASAP) dovrebbero assolutamente prendere in considerazione.

L’ambientazione è meravigliosa, la love story tragica e intensa, e l’unico vero cruccio che mi rimane è la sensazione che l’autrice sia stata costretta a comprimere un po’ troppa narrazione e retroscena in un numero limitato di pagine. Per quanto io apprezzi i romanzi autoconclusivi, infatti, una storia di queste proporzioni avrebbe probabilmente beneficiato di un respiro più ampio… anche solo di una dilogia.

Eppure, perfino così, mi espongo dicendolo chiaro e tondo: The Isle in the Silver Sea è un perfetto esempio di come i romantasy di nuova generazione dovrebbero essere scritti. Vale a dire, non tanto per fornire alle lettrici ennesimo materiale da aggiungere alle loro interminabili liste del “è bello perché si legge tutto d’un fiato, e poi non puoi immaginare lo spicy!”, quanto come opere complesse, ambiziose e destinate a durare negli anni.


La trama

In un’isola che vive di storie, il cavaliere e la strega sono destinati ad amarsi e a condannarsi a vicenda, ancora e ancora, nella stessa storia narrata per centinaia di vite.

Simran è una strega dei boschi. Vina è un cavaliere della corte della regina. Quando le due donne iniziano a innamorarsi, come potranno cedere ai loro desideri, se farlo significa distruggersi a vicenda?

Mentre cercano un modo per spezzare il ciclo, un misterioso assassino prende di mira storie come la loro. Per sopravvivere, Vina e Simran dovranno scriverne una nuova… una storia più forte di quella che il destino ha preparato per loro.

Ma quale storia è più forte di quella del Cavaliere e della Strega?


The Isle in the Silver Sea: la recensione

La provocazione iniziale sui romantasy “usa e getta” non era del tutto casuale. Tasha Suri, insieme ad autrici come Alix E. Harrow e T. Kingfisher, dimostra che è possibile abitare questo genere senza appiattirlo e, soprattutto, senza ridurlo a una sequenza di trope preconfezionati o a una rincorsa sterile alle mode editoriali del momento.

In The Isle in the Silver Sea, Suri dà il meglio di sé soprattutto sul piano del worldbuilding e delle idee. Il risultato è un universo narrativo ricchissimo, originale e profondamente immersivo: una fusione di folclore britannico, immaginario letterario e amore viscerale per le storie, quelle tramandate e quelle ancora tutte da scrivere.

Accanto a questo impianto, si muovono anche tematiche sorprendentemente attuali. Tra le pieghe del racconto emergono infatti riflessioni intriganti sull’anticolonialismo, una marcata tensione anti-monarchica e un’idea di found family che si oppone alle strutture di potere tradizionali.


Anche le aspettative hanno il loro valore

La storia d’amore tra Vina e Simran è, a conti fatti, ben costruita: funziona, è credibile, ma raramente diventa il vero fulcro emotivo del romanzo. Questo perché la narrazione è così densa di idee e suggestioni da spingere spesso il legame fra le due ragazze in secondo piano.

È un difetto? Dipende da cosa cerchi.

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“Immortal”: la recensione del romantasy di Sue Lynn Tan


immortal recensione - sue lynn tan

Se, da una parte, “Immortal” garantisce ai fan de “La Figlia della Dea della Luna” l’opportunità di compiere un altro viaggio attraverso i deliziosi scenari della dilogia precedente, dall’altro offre anche a Sue Lynn Tan una preziosa occasione per “agganciare” nuovi lettori e coinvolgerli nelle sue avventure.

Il libro, infatti, non intrattiene alcun collegamento diretto con i suoi predecessori e non può essere classificato come uno spin-off vero e proprio. Inoltre, pur essendo collocato nello stesso universo, è ambientato in regni diversi e presenta un cast di personaggi nuovi di zecca!

La trama di “Immortal” si concentra, in modo particolare, sulla tormentata storia d’amore fra il dio della guerra e una regina disposta a rischiare qualsiasi cosa, pur di liberare il suo popolo dai capricci degli immortali e dal peso della servitù…


“Immortal”: la trama

Quando Liyen ascende al trono di Tianxia, giura a se stessa di porre fine gli obblighi che il suo regno ha contratto nei confronti dei volubili immortali che, un tempo, hanno protetto il suo popolo dalla pericolosa invasione degli spiriti Wuxin. La ragazza è convinta che siano proprio gli immortali, infatti, i principali responsabili della morte del nonno da cui ha eredito il trono, e non vede l’ora di esigere la sua vendetta.

Così, non appena riceve una convocazione per il Reame Immortale, decide di accoglierla con l’unico scopo di imparare i segreti degli immortali e sfruttarli contro di loro. La chiave del successo? Recuperare un antico e potente scudo magico sottratto al popolo di Tianxia decadi prima…

Per riuscirci, però, Liyen dovrà forgiare una tenue e fragile alleanza con l’immortale che dovrebbe temere (e di cui, forse, dovrebbe diffidare) di più: lo spietato e affascinante dio della guerra.

L’inaspettata scintilla di attrazione che scatta fra di loro, invece, innesca una catena di eventi rocamboleschi e drammatici. Tanto più che il popolo degli Wuxin, aiutato dalla tribù dei Demoni Alati, ha ricominciato a tramare dall’ombra, avvicinandosi sempre di più ai confini di Tianxia. E minacciando la sacra montagna di Kunlun, che le truppe del regno proteggono da generazioni…

Per salvare la sua gente da un fato indicibile, Liyen sarà costretta a mettere a repentaglio ogni cosa… incluso il suo stesso cuore.


Immortal“: la recensione

A differenza delle precedenti opere di Sue Lynn Tann (“La Figlia della Dea della Luna” e “Il Cuore del Guerriero del Sole“, entrambi editi in Italia da Oscar Vault Mondadori), “Immortal” è un fantasy romantico autoconclusivo.

A parer mio si tratta di uno young adult, più che di un romanzo per adulti; tuttavia, lo stile ricercato e lussureggiante contribuisce sicuramente a evocare in chi legge una sensazione di “densità” familiare ai fan del fantasy epico di stampo un po’ più maturo.

Di “Immortal“, da un punto di vista personale, ho amato soprattutto lo stupefacente worldbulding e il ritmo infervorato. Infatti, sebbene la trama di questo avvincente stand-alone risulti fortemente incentrata sulla sua componente romantica, salta decisamente all’occhio anche il livello di attenzione riversato dall’autrice nella definizione dell’ambientazione e dell’estetica.

Leggendo “Immortal“, scoprirai che gli scenari che avrai occasione di “visitare” possiedono delle qualità tali da renderli, al tempo stesso, vastissimi, pittoreschi e fortemente influenzati dal ricco patrimonio di leggende offerto dalla mitologia cinese.

Inoltre, la narrazione – sebbene intralciata da una serie di infodump e recap-via-dialogo che, a volte, sembrano usciti direttamente dalla sceneggiatura di una serie in onda sulla tv generalista – procede per lo più spedita, supportata da un numero esorbitante di colpi di scena e da mille peripezie a rotta di collo a spasso per diversi reami…


Il peso della corona

Non mi considero una grande fan di Liyen, la protagonista di “Immortal“. Soprattutto perché la sua caratterizzazione all’inizio, tende a farla sembrare infantile e immatura; una sorta di Pollyanna, capricciosa e piena di ottimismo ingiustificato!

Tuttavia, perfino io mi vedo “costretta” ad ammettere che la sua evoluzione, nel corso della storia, si rivela avventurosa, dinamica e coinvolgente; tant’è che non ho potuto fare a meno di provare una punta di soddisfazione, leggendo il terzo atto, al cospetto della sua crescita interiore e delle sue scelte coraggiose.

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