“Day Shift”: la recensione della commedia horror disponibile su Netflix


day shift - recensione - a caccia di vampiri

Iniziamo il nostro martedì con una bella recensione di “Day Shift”, una commedia horror diretta dal regista e artista marziale J.J. Perry disponibile su Netflix.

Potremmo descrivere il film come una sorta di adrenalinico “buddy-cop-con-vampiro”.

Dal punto di vista di un amante del genere action e della comicità demenziale, la pellicola con Jamie Foxx vanta sicuramente molte frecce al suo arco: un “prologo” divertente e acrobatico, una pletora di battute fulminanti, un paio di pittoreschi villain da cartone animato, movimentati inseguimenti in autostrada…

Ma bisogna dirlo: la sceneggiatura di “Day Shift” è praticamente l’equivalente di un disastro ferroviario, ragazzi!

Gli attori fanno del loro meglio per incoraggiarci a dimenticare le stramberie e le evidenti insensatezze della trama, ma, a lungo andare, perfino la verve di Franco e la grinta di Foxx cominciano a mostrare le prime crepe…


La trama

Bud Jablonski (Jamie Foxx) è un cacciatore di vampiri in incognito.

Ripulisce puliscine per mantenere una sorta di “copertura”; ma, in realtà, si trova ad affrontare un mucchio di problemi finanziari, soprattutto da quando la gilda ufficiale degli ammazzavampiri locali ha deciso di sbatterlo fuori a causa dei suoi metodi anticonvenzionali.

Il carico di segreti che Bud è costretto a portare sulle spalle ha incrinato il suo matrimonio con l’esuberante Jocelyn (Meagan Good), ma l’uomo fa comunque del suo meglio per restare accanto all’adorabile figlioletta Paige (Zion Broadnax).

Un brutto giorno, però, Bud si ritrova a uccidere una succhiasangue dall’aria particolarmente mummificata, risvegliando gli istinti di vendetta di una spietata vampira di nome Audrey (Karla Souza).

La creatura, potente e ben agganciata, decide quindi di dichiarare guerra a Bud e regolare i conti a qualsiasi costo…


“Day Shift”: la recensione

Nel tempo, ho notato che la maggior parte dei film e dei romanzi che non riescono a funzionare al 100% sono anche – in maniera tutt’altro che accidentale –  degli strani “ibridi” strutturali incapaci di asserire con forza la propria identità.

“Day Shift”, certo, pretende di essere prima di tutto un film d’azione, fracassone e declinato in salsa comedy. La componente horror, in questo caso, si dimostra più che altro ornamentale: i villain del film sono vampiri, ma avrebbero potuto tranquillamente essere lupi mannari, zombie o gangster viaggiatori del tempo provenienti dalla Shangai degli anni Trenta.

Dal punto di vista della costruzione della trama, ti assicuro che avrebbe fatto ben poca differenza.

E, considerando la natura goliardica della pellicola in questione, diciamo che fin qui non ho (tantissime) proteste da avanzare.

Tuttavia, la trama prevede anche l’inclusione di parecchi elementi tipici dell’urban fantasy, per non parlare di un robusto innesto di “materiale” tratto dal popolarissimo sottogenere del buddy cop.

Non c’è nulla di intrinsecamente sbagliato in una scelta di questo tipo. Anzi. Ormai, dovremmo saperlo: a volte, le contaminazioni fra generi diversi possono dare i natali a progetti estremamente originali, trasgressivi e appaganti.

Il problema, semmai, nasce nel momento in cui il regista (e/o lo sceneggiatore) dimostra di non essere in grado di gestire le aspettative del pubblico e gli elementi strutturali basilari di tutti questi altri generi e sottogeneri…


Mostri senza denti

Prova a rifletterci.

Una delle premesse imprescindibili del film “Day Shift” poggia sull’esistenza di una società segreta di cacciatori di vampiri.

Una cabala sotterranea di “poliziotti” sovrannaturali e cacciatori di mostri, che, in linea teorica, dovrebbero cercare di fare del proprio meglio per passare inosservati e mescolarsi al resto della società.

Ora… Non occorre un luminare per capire che un presupposto di questo tipo basta e avanza a scagliare il film di Perry nel campo minato dell’urban fantasy.

L’urban fantasy, alias uno dei sottogeneri più popolari e codificati del genere fantasy.

E quali sono le caratteristiche peculiari di un fantasy, i suoi unici elementi distintivi, dal punto di vista strutturale?

Soltanto due: worldbuilding e sistema magico.

“Day Shift” riesce a prendere una cantonata colossale in tutti e due i campi.

In effetti, ogni tentativo di costruire una mitologia si rivela goffo, pigro e parziale.

In una scena, ad esempio, il protagonista prova a spiegare che nel mondo della storia esistono cinque diverse razze di vampiro. Ma in nessun momento successivo del film questa distinzione arriva ad assumere una qualche rilevanza; né verrà spiegato, d’altronde, in che modo dovrebbe essere possibile riconoscere un tipo di vampiro dall’altro, quali siano i loro poteri, la storia della loro origine eccetera eccetera.

Inoltre, il nome di un fantomatico vampiro leggendario chiamato El Jefe torna a fare capolino qua e là per tutta la durata della pellicola.

Hai mai sentito la frase: «Se una pistola compare in una scena, quella pistola, prima della fine dell’opera, dovrà sparare?».

Ecco.

El Jefe non ha svolge il benché minimo ruolo all’interno della trama di “Day Shift”. Anzi: il regista si lascia addirittura sfuggire la preziosa opportunità di offrirci un’ultima “rivelazione” sull’argomento, attraverso la provvidenziale scena post-credit


Per fortuna che c’è Franco!

Nel corso del film, Bud non cambia; non impara niente, e si limita a restare esattamente lo stesso uomo che era all’inizio.

Seth è l’unico personaggio ad avere un arco.

Da un punto di vista narrativo, questo sarebbe dovuto bastare a garantirgli quantomeno il rango di co-protagonista della storia.

Le battute più divertenti, i siparietti comici, le uniche interazioni che permettono alla personalità di Bud di riuscire a brillare per davvero

Ti sei accorto che è il personaggio di Dave Franco a portare sulle spalle il “peso” del 95% della fruibilità di questa commedia?

Meno male che l’attore di “The Afterparty” è davvero imbattibile, quando si tratta di interpretare la parte del cretino patentato! 😀

I momenti in cui Seth e Bud interagiscono sono senz’altro fra i più esilaranti, spassosi e piacevoli del film.

Ma allora…

Perché diavolo il personaggio di Seth entra in scena così tardi, venendo meno a quella che si è sempre rivelata essere una delle regole d’oro dei film buddy cop?


Il lato positivo

Lo so: a furia di leggere la mia recensione di “Day Shift”, a questo punto ti sarai convinto che io abbia trovato in questo film soltanto difetti.

Non è proprio così.

Per esempio, mi è piaciuta molto la scena d’apertura.

Il resto delle sequenze d’azione mi è sembrato per lo più riciclato, prevedibile e noioso (ah, se solo la vita fosse una partita di “Resident Evil”, e le doppiette fossero la panacea di ogni male!), ma il combattimento di Bud contro la decrepita vampiro-ragno mi ha dato l’impressione di essere straordinariamente ben coreografato.

Gli attori, tolto Snoop Dog, sono in gamba e hanno un’ottima sintonia.

E ho senz’altro apprezzato l’uso di alcuni colpi di scena (Pistola di Chekhov inclusa…) e una parte dei dialoghi.

Guarderò di nuovo “Day Shift”?

Ne dubito caldamente.

Ma resta comunque una commedia centomila volte meglio di “Bright”.

Se il trailer ti intriga, prova a buttarci un’occhiata: un paio di scene riusciranno senz’altro a strapparti un sorriso.

Anche se difficilmente ti ritroverai a scrivere una lettera a Netflix, implorando per il sequel…


E tu?

Cosa ne pensi della mia recensione di “Day Shift”?

Hai già visto il film con Jamie Foxx? 🙂


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