“Locklands”: la recensione del libro fantasy di Robert Jackson Bennett


locklands recensione - robert jackson bennett

Prima di iniziare a scrivere la recensione di “Locklands”, ho avuto bisogno di una settimana o due per “riprendermi” dal finale di questa trilogia così rocambolesca, così dark, così unica, così… pazzesca!

Non so quali siano i piani della Oscar Vault per la serie arcanepunk di Robert Jackson Bennett, dal momento che l’uscita del primo volume in italiano, “Foundryside”, era già stata annunciata per il 2020 o giù di lì… ma, credimi, questa è una saga che vale assolutamente la pena leggere!

Soprattutto se ami autori come Brandon Sanderson, Nicholas Eames e John Gwynne.

Specialmente se sei alla ricerca di una storia fantasy corredata di un esplosivo worldbuilding, un sistema magico a prova di bomba, dialoghi memorabili e personaggi talmente umani, divertenti e pieni di grinta, da essere praticamente pronti a diventare i tuoi nuovi migliori amici…


La trama

In passato, Sancia, Berenice e Clef hanno già fronteggiato molte crisi in cui le possibilità sembravano completamente contro di loro. Ma, stavolta, stanno per combattere una guerra che sanno di non poter vincere.

Perché, ormai, non si tratta più di derubare baroni corrotti o sconfiggere uno ierofante immortale.

L’entità che sta cercando di schiacciarli è dotata di un’intelligenza che si è già diffusa attraverso il globo. Una creatura a metà strada fra scienza e magia, in grado di usare il potere della scrittura non soltanto per controllare gli oggetti – come hanno sempre fatto Sancia, Ber, Orso e gli altri – ma anche le menti umane.

Per combatterla, i nostri eroi hanno utilizzato la tecnologia sviluppata a Foundryside e accettato di trasformare se stessi e i propri alleati in un’armata – una società utopica – diversa da qualsiasi altra cosa l’umanità abbia mai visto sinora.

Con questa potenza di fuoco alle spalle, San e gli altri sono riusciti a liberare una manciata di “ospiti” dell’intelligenza semi-artificiale che stanno combattendo, e perfino a sconfiggere alcuni dei suoi più temibili artefatti, indescrivibili strumenti di pura distruzione.

Eppure, malgrado i loro sforzi, il loro nemico continua ad avanzare. Implacabile. Inarrestabile.

E così, mentre l’entità si avvicina sempre più al suo vero obiettivo – un’antica porta, da tempo sepolta, in grado di condurre alle camere nascoste al centro della creazione stessa – Sancia e i suoi compagni intravedono un’ultima opportunità per fermare il loro avversario.

Per riuscirci, dovranno svelare il segreto che circonda le origini dell’arte della scrittura magica, imbarcarsi in una disperata missione nel cuore del potere del loro nemico, e mettere su il più azzardato e pericoloso “colpo” della loro carriera.


“Locklands”: la recensione

Una piccola premessa: ho amato i personaggi, i dialoghi, le ambientazioni e il finale di “Locklands” in maniera pressoché viscerale.

Con questo terzo volume, Robert Bennett Jackson è riuscito a superare se stesso, nonché a regalarci la conclusione rocambolesca, adrenalinica e densa di colpi di scena in cui tutti noi lettori confidavamo.

Malgrado questo, devo confessarvi che i primi capitoli del libro sono riusciti a cogliermi parecchio alla sprovvista. A… disorientarmi un pochino, per così dire.

Probabilmente perché, rispetto ai precedenti volumi, mi sono imbattuta in tantissimi cambiamenti!

Solo per citare i più vistosi:

  • In “Locklands”, ritroviamo Sancia, Berenice e Cleff soltanto 8 anni dopo la fine degli eventi narrati in “Shorefall”. E bastano una manciata di pagine per capire che, dal punto di vista dei nostri eroi, da quella tragica notte è passata parecchia acqua sotto i ponti...
  • Sancia è ancora la protagonista assoluta della saga. Ma “Locklands” è il libro indiscusso di Berenice e di Cleff. E’ il loro PoV a guidarci, quindi, attraverso la maggior parte delle scene…
  • Fin dalle prima pagine, la posta in gioco si dimostra così elevata da giustificare un totale cambio di registro: dalle note allegre e ricche di facezie del primo e (in parte) del secondo volume, ai toni disperati e tetri di quest’ultimo…

Uomini, IA e dèi

Il punto è questo: non è detto che il pubblico ideale di “Foundryside” e “Shorefall” debba necessariamente coincidere con quello di “Locklands”.

Dopotutto, i primi due volumi della serie narrano due movimentate “heist stories” ambientate sullo sfondo di una robusta (e pittoresca) cornice arcanepunk.

Il terzo compie una brusca virata in direzione del genere cyberpunk, moltiplicando gli elementi tipici della sci-fi e inserendo una dose raddoppiata di romance, più un paio di dolceamari (e struggenti) archi trasformativi del personaggio.

Eppure, secondo me, non si può fare a meno di apprezzare l’audacia di Robert Jackson Bennett; la sua volontà di consegnare ai fan un finale epico, romantico, complesso, cupo e… giusto.

Inevitabilmente giusto, a mio umile avviso.

Non fraintendermi: al pari dei suoi predecessori, “Locklands” resta un romanzo plot-driven.

Le scene d’azione rappresentano ancora il clou della narrazione. E, forse, la prima trilogia di “Mistborn” costituisce ancora il termine di paragone più azzeccato.

Ma, secondo me, la squisita sensibilità moderna di Jackson Bennett consente al giovane autore di creare personaggi molto più intriganti, tormentati e “pratici” rispetto a quelli che potresti aspettarti di trovare in un tipico romanzo di Brandon Sanderson.

Non c’è spazio per tortuosi (e condiscendenti) pipponi  sull’etica, la filosofia e la morale, fra le pagine dei libri dell’autore di “Foundryside”.

Piuttosto, i protagonisti di “Locklands” si ritrovano continuamente a confrontarsi con le conseguenze pratiche delle loro azioni, delle loro leggerezze, dei loro preconcetti e dei loro errori.

Ed è proprio dal loro personale modo di elaborare i complessi significati di parole come “umanità”, “progresso” e “tecnologia”, che riesce gradualmente a evolversi il leitmotiv principale del romanzo: vale a dire il conflitto, apparentemente insormontabile, fra uomo e natura.


«There is no dancing through a monsoon»

Cos’altro aggiungere?

Ovviamente, la mancanza di Orso si è fatta sentire (come avrebbe potuto essere altrimenti?).

Ma ho sempre intraviste delle enormi potenzialità nel personaggio di Berenice, per cui SAPEVO che la ragazza meritava più spazio di quello concesso dal semplice rango di love interest.

In effetti, nel corso della trilogia, Ber è cresciuta tanto e si è trasformata in una co-protagonista empatica, credibile e ricca di sfumature.

Dal momento che non dubitavo della capacità di Jackson Bennett di scrivere un’infinità di scene d’azione da manuale, aggiungerò che mi ha fatto piacere scoprire che l’autore è stato in grado di gestire anche la componente romance in maniera magistrale.

“Locklands”, sotto certi punti di vista, riesce a giocarsi tutto sulla contrapposizione fra due fenomenali, devastanti, inarrivabili love story.

Un amore così immenso da riuscire ad aggiustare tutto, senza salvare nessuno.

E un amore così sconfinato da riuscire a salvare tutti, senza aggiustare niente.

Insomma: se leggi in inglese, per una volta, fregatene della Mondadori e acquista subito la tua copia di “Foundryside”!

Questa è una delle più sottovalutate e spettacolari saghe fantasy del pianeta.

Non vorrai mica rischiare di lasciartela scappare, dico bene? 😉


Punti di forza:

+ un terzetto di protagonisti indimenticabili;

+ una spettacolare ambientazione a metà strada fra arcanepunk e cyberpunk;

+ un sistema magico sempre più articolato e stupefacente;

+ una pletora di dialoghi irresistibili;

+ una storia d’amore (f/f) travolgente e ricca di poesia.

Punti deboli:

+ i primi capitoli causano un lieve senso di “spaesamento”;

+ le spiegazioni inerenti al sistema magico e all’uso della tecnologia, talvolta, tendono a farsi prolisse e macchinose.


E tu?

Che cosa ne pensi della mia recensione di “Locklands”?

Avevi mai sentito parlare della trilogia fantasy di Robert Jackson Bennett? 🙂


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