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Da “Thunderbolts” a “Death of a Unicorn”: 5 film che ho recuperato in tv questa settimana


Thunderbolts (aka New Avengers)

Thunderbolts film

Per la prima volta dopo tanti anni ho saltato un’uscita Marvel al cinema. Stavolta è toccato a Thunderbolts subire il peso della mia stanchezza da cinecomic; e, a posteriori, ammetto che mi dispiace un sacco, perché il film di Jake Schreier è davvero notevole e Florence Pugh è senza dubbio una delle mie attrici emergenti preferite.

Ma l’unico progetto della Fase 5 che avevo amato davvero, fino a questo punto, era stato Agatha All Along. E il film Black Widow avrà sempre un posto speciale all’interno del mio cuore, ma all’inizio non ero sicura che, senza il supporto della sua indimenticabile sorella maggiore, il personaggio di Yelena sarebbe stato abbastanza forte da giustificare la creazione di un team completamente nuovo.

Per farla breve: mi sbagliavo! Thunderbolts è un film costruito e realizzato benissimo, uno dei primi titoli Marvel a trattare con sensibilità un tema complesso come la depressione e i disturbi dell’umore. Il villain del film, Sentry (interpretato da Lewis Pullman, che ci aveva già conquistati in Lezioni di Chimica), non è il solito malvagio interdimensionale deciso a conquistare il Multiverso senza motivo. Invece, è un uomo profondamente solo e spezzato, che alla fine necessita di più aiuto di tutti gli abitanti di New York messi insieme.

Non sorprende affatto che il suo vuoto interiore rispecchi quello che Ylena prova dopo la perdita di Natasha. Quando la solitudine ti avvolge, dopotutto, è come se i tuoi peggiori errori tornassero a sfilarti continuamente davanti agli occhi. Un’infinita parata di fantasmi pronti a tormentarti…

Per fortuna, nella maggior parte dei casi, un improbabile team di supereroi (i tuoi amici) si mobilita immediatamente per venire a ripescarti dal baratro, qualunque cosa accada.

Un leitmotiv con cui chiunque di noi, indipendentemente dall’età, dal sesso o dall’orientamento personale, potrà immedesimarsi. Ed ecco perché Thunderbolts riesce a compiere ciò che nessun altro film di questa Fase ha saputo fare: raggiungere il cuore dello spettatore…

I libri che ti consiglio di leggere se ti è piaciuto Thunderbolts:

Long Live Evil di Sarah Rees Brennan e I Malefici Sette di Cameron Johnson.


Sinners – I Peccatori

sinners - i peccatori - film

Dal Tramonto all’Alba in versione black movie, ambientato negli anni Trenta e arrichito da una superlativa colonna sonora.

Perfetto per chi ama i folk horror e i film d’azione in cui il protagonista macho si aggira di qua e di là, sterminando il Male in canottiera. Un po’ meno per chi tiene alle sottigliezze e alla coerenza narrativa.

Mi è piaciuto, ma, a dire il vero, mi guardo bene dal gridare al miracolo. Ho amato soprattutto soprattutto l’estetica suggestiva di alcune scene visivamente spettacolari, come quelle in cui il menestrello Remnick incanta i suoi seguaci attorno al falò nei campi. Ma ho apprezzato anche l’umorismo tagliente delle battute in stile Jordan Peele e la possibilità di rivedere Hailee Steinfeld, che adoro dai tempi di Dickinson e non vedo l’ora di ritrovare nei panni di Kate Bishop (per ricollegarci anche a Thunderbolts di cui abbiamo parlato poco fa).

I libri che ti consiglio di leggere se ti è piaciuto Sinners:

sicuramente Le Calde Mani degli Spiriti di Katherine Arden. Ma anche Where Shadows Meet di Patrice Caldwell e Bury Our Bones in the Midnight Soil di Victoria Schwab.


Anora

anora - film

Iniziamo con una piccola confessione: Anora era un film che non mi attirava nemmeno lontanamente. La prima volta che ho visto il trailer, in sala, poco prima dell’inizio dei titoli di testa di Heretic (se ricordo bene), ho pensato soltanto: “Mio Dio, che caos di stereotipi e personaggi demenziali è mai questo?”.

Poi Mikey Madison ha vinto l’Oscar, sottraendo l’ambita statuetta a Demi Moore (e The Substance è davvero un signor film, ragazzi!), mentre Anora ha addirittura sbaragliato la concorrenza nella categoria “Miglior film”.

Così, questa settimana ho finalmente deciso di recuperarlo. E, al termine della visione, il mio pensiero è stato esattamente: “Mio Dio, che caos di stereotipi e personaggi demenziali è mai questo?“.

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“Long Live Evil”: la recensione del divertente libro fantasy di Sarah Rees Brennan


long live evil recensione - lunga vita al male - sarah rees brennan

Ci sono libri che apprezziamo perché li troviamo perfetti, e storie di cui ci innamoriamo perché il caos che permea le loro pagine ci seduce come le labbra scarlatte e gli artigli dipinti di una villainess da cartone animato.
La recensione di Long Live Evil è qui per testimoniare che il mio amore per il rocambolesco romanzo fantasy di Sarah Rees Brennan appartiene alla seconda categoria!

Perché, anche se personalmente avrei sfoltito un paio di scene e ridimensionato il numero dei PoV (per lo meno in questo primo volume), la verità è che Long Live Evil rappresenta un concentrato di verve spigliata e personaggi fantastici! Ancora meglio: è un vero e proprio tributo alla magia e all’entusiasmo che soltanto un fandom “sano” e autentico è in grado di riversare nel mondo. E offre al lettore un caloroso, spassossimo omaggio alla passione per la narrativa fantastica


La trama

Quando ha ricevuto la diagnosi, la vita di Rae è completamente crollata. Eppure, aveva ancora i suoi libri.

Morendo, però, le si presenta una seconda possibilità: un patto magico che le consente di entrare nel mondo della sua serie fantasy preferita. Si risveglia così in un castello sospeso sul ciglio di un abisso infernale, in un regno sull’orlo di una guerra contro i famigerati predoni dei ghiacci.

Un luogo abitato da mostri pericolosi, cortigiani subdoli e dal suo personaggio immaginario preferito: l’Imperatore, un sovrano eterno e affascinante, come solo la narrazione sa creare. In questo mondo fantastico, Rae scopre di non essere l’eroina, ma la cattiva della storia dell’Imperatore.

E così sia.

I villain, dopotutto, vestono meglio e hanno battute più taglienti, anche se sono destinati a un destino crudele. Rae raduna attorno a sé i malvagi più disparati della storia, tramando per riscrivere il loro destino. Ma mentre i cadaveri si accumulano e l’ira dell’Imperatore cresce, una tragica verità comincia a farsi strada dentro di lei: Rae e i suoi alleati potrebbero non sopravvivere fino all’ultima pagina.


La recensione di Long Live Evil

L’inizio di una grande avventura

Non mi considero una grandissima fan degli isekai, e mentirei se affermassi di provare un’enorme nostalgia per i portal fantasy di vecchia generazione.
Per fortuna, Long Live Evil ha ben poco di “classico” e molto di moderno; a cominciare da un ensamble di personaggi che non hanno paura di rovesciare ogni stereotipo e fare di diversità e originalità i propri cavalli di battaglia.

Il romanzo deve sicuramente moltissimo al mondo dell’epic fantasy, ma anche (e, forse, soprattutto) alle light novel, ai manga, all’età d’oro delle fan fiction e qualcosina, addirittura, a piccoli fenomeni della cultura pop per adolescenti come High School Musical e Descendants.

La costruzione della trama del romanzo di Sarah Rees Brennan, tutt’altro che impeccabile, può tuttavia contare su una serie di scene-chiave confezionate a regola d’arte, in grado di catturare il lettore e far battere il suo cuore a un ritmo forsennato!

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Come creare il villain di una storia con il metodo “S.E.R.P.E.”



Ti sei mai chiesto come creare il perfetto villain per la tua storia?

Non sto parlando di un semplice antagonista, bada.

Mi sto riferendo proprio a un puro, perfido, interessante, irresistibile “cattivo”; uno di quelli in grado di rendere la vita del tuo protagonista un inferno… e di trasformare il tuo romanzo in un successo!

Perché, come abbiamo visto, una trama che funziona è spesso in grado di tirare in ballo tutti e tre i livelli di conflitto.

Ma non sarà un mistero per nessuno scoprire che, nell’ambito della maggior parte dei generi commerciali, è il CONFLITTO PERSONALE a svolgere la parte del leone: in tutti questi casi, infatti, sarà proprio la battaglia senza quartiere fra l’eroe della storia e il suo turpe nemico a trainare la trama!

Nell’articolo che seguirà, ti proporrò una serie di consigli per creare il tuo villain ideale.

È importante ricordare che il metodo “S.E.R.P.E.” (da me coniato) si basa su un compendio di informazioni tratte da due preziosissimi manuali di scrittura creativa: “Writing About Villains”, di Rayne Hall, e “The Emotional Wound Thesaurus” di Angela Ackerman e Becca Puglisi.


Come creare il villain della tua storia in 5 passi: Archetipi VS Stereotipi

Prima di iniziare, dovremo soffermarci un momento a considerare la differenza che passa fra un ARCHETIPO e uno STEREOTIPO.

Purtroppo, frequentando una serie di forum e gruppi di aspiranti autori online, ho realizzato che molte persone tendono ad adoperare questi due termini come se si trattasse di sinonimi. Li considerano intercambiabili, addirittura, spingendosi al punto di attribuire un’accezione profondamente negativa a entrambi.

Ascoltami bene…

Non può esserci. Nulla. Di. Più. Sbagliato!

«Certi tipi di personaggi hanno giocato un ruolo importante nell’arte di raccontare storie sin da quando l’umanità ha scoperto il linguaggio. Compaiono di continuo, sempre riconoscibili, eppure sempre differenti. Perché sono in grado di risuonare con il subconscio del lettore su un livello profondo.

L’archetipo è una parte importante della caratterizzazione di ogni cattivo – ma NON costituisce un valido sostituto per un appropriato processo di costruzione di un personaggio. Infatti, se non viene concessa loro la possibilità di trasformarsi in individui, gli archetipi rimangano senza vita.»

 “Writing About Villains”, Rayne Hall

Capisci?

Da questo momento in poi, useremo la parola “archetipo” per descrivere un “tipo” di personaggio in grado di risuonare profondamente nell’inconscio del lettore, sguinzagliando su di lui il massimo impatto emotivo possibile.

Mentre uno “stereotipo”, come vedremo a breve, è soltanto il frutto di un atto di pigrizia creativa; un modo come un altro per riciclare personaggi già visti e idee abusate, e creare eroi e villain privi di qualsiasi attrattiva.


1. “S” come “Scegli un archetipo per il tuo villain”

Secondo Rayne Hall, uno scrittore ha a disposizione almeno 10 diversi archetipi fra cui scegliere.


  • Il Signore Oscuro

Esempi:

Sauron ne “Il Signore degli Anelli”;

L’Imperatore Palpatine nella saga di “Star Wars”;

Hela in “Thor: Ragnarok”.

  • L’Astuto Cospiratore

Esempi:

Petyr Baelish ne “Il Trono di Spade”;

Randall Flagg nel ciclo della “Torre Nera”;

La fuggitiva Mae nella miniserie Netflix “Il Diavolo in Ohio”.

  • Lo Scienziato Ossessionato

Esempi:

Il Dottor Moreau ne “L’Isola del Dottor Moreau”;

James Reed in “Middlegame” di Seanan McGuire.

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