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“The Fox and The Devil”: la recensione del libro gotico di Kiersten White


the fox and the devil recensione - kiersten white - cover

Il modo migliore per apprezzare The Fox and the Devil di Kiersten White è dimenticare Lucy Undying: Caccia a Dracula e non aspettarsi di ritrovare, in questo nuovo romanzo, le stesse atmosfere e l’intensità romantica del libro precedente.

The Fox and the Devil è, prima di tutto, un romanzo sui vampiri che abbraccia pienamente la sua natura oscura e genuinamente inquietante. La narrazione si concentra molto di più sulle indagini della protagonista e sulla sua psicologia tormentata che sulla componente romantica; in questo senso, ricorda molto La Buia Discesa di Elizabeth Frankenstein, un altro eccellente retelling YA firmato dalla stessa autrice.

Accettata questa premessa, ti assicuro che troverai questo insolito murder mystery ambientato per le tortuose strade dell’Europa ottocentesca estremamente vivido, immersivo e coinvolgente.

Insomma, se sei stanca dei soliti retelling in cui Van Helsing è l’eroe senza macchia e senza paura e hai un debole per eroine ossessive che celano le loro vulnerabilità dietro un’apparenza da tipica black cat…

The Fox and the Devil è il libro per te!


La trama

Anneke ha un rapporto tormentato con suo padre, Abraham Van Helsing: medico, scienziato e appassionato cacciatore di vampiri. Una notte, tornando a casa, lo trova assassinato, con accanto una donna di bellezza surreale che incombe sul suo corpo. Una presenza che non lascia tracce, se non i sogni e gli incubi che ora tormentano Anneke ogni notte.

Spinta dal desiderio di vendetta e armata delle più avanzate tecniche forensi e investigative, Anneke forma una squadra di detective per catturare questo misterioso serial killer. Perché suo padre non è l’unica vittima inspiegabile: una scia di cadaveri simili si estende in tutta Europa, e Anneke è certa che queste morti brutali siano collegate.

Negli anni trascorsi a inseguire l’assassino, senza mai darsi un attimo di tregua, Anneke tiene per sé le prove fondamentali: lettere irritantemente criptiche, indirizzate soltanto a lei, talvolta macchiate di sangue e sempre firmate “Diavola”.

Eppure, più Anneke si avvicina al suo demone personale, più tutto quello che conosceva sembra perdere senso.

Perché forse suo padre non era pazzo: Diavola potrebbe essere qualcosa di molto peggiore di un semplice serial killer… qualcosa di molto più oscuro e difficile da sconfiggere. Eppure, mentre Anneke svela nuovi dettagli del tragico passato di Diavola, la detective inizia anche a sospettare che dietro quel corpo non morto possa ancora nascondersi un cuore…


La recensione di The Fox and the Devil

Quando Dracula incontra Killing Eve…

Pur non avendolo amato tanto quanto Lucy Undying, ho apprezzato molto The Fox and the Devil per la sua originalità, le sue atmosfere affascinanti e la sua capacità di esplorare in profondità la psiche della protagonista e del suo interesse romantico, Diavola.

Sono una millennial: Buffy Summers è sempre stata il mio modello indiscusso. Il legame tra Anneke e Diavola mi ha spesso ricordato quello tra Buffy e Angel, una sensazione amplificata anche dall’attenzione che l’autrice ha deciso di riservare al tema della found family.

Il ritmo riflessivo della prima metà della storia e il lento slowburn della relazione non mi hanno affatto infastidita. Appartengo alla vecchia scuola: per me, il romanticismo autentico vale cento volte più di qualsiasi contenuto esplicito, e le lettere che, nel corso degli anni, Diavola scrive ad Anneke mi hanno fatto sospirare e battere forte il cuore in più di un’occasione.

Sono rimasta colpita anche dalla mentalità analitica di Anneke. La sua insaziabile curiosità scientifica, inserita all’interno di un contesto storico ancora piuttosto oppressivo per una donna assetata di sapere, rende infatti ancora più avvincente l’intricata rete di false piste e sospetti in cui si muove la banda di improbabili investigatori dilettanti radunati attorno a lei.

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“Come Uccidono le Brave Ragazze 2”: la recensione della seconda stagione della serie Netflix


come uccidono le brave ragazze stagione 2 - recensione

La seconda stagione di Come Uccidono le Brave Ragazze si è rivelata infinitamente più gustosa, dark e coinvolgente della prima.

Voglio dire, ho letto tutti i libri di Holy Jackson (ovviamente!) e perfino io non ho la più pallida idea di come farò ad aspettare tutti i mesi che mi separano dall’uscita della terza stagione, fortunatamente già annunciata.

I creatori dello show, stavolta, non si sono trattenuti e hanno permesso alle sfumature morali del plot originale di emergere, finalmente. Pip ha ufficialmente iniziato il percorso che le permetterà di dare un significato più profondo al titolo della serie… e la misurata, magnetica interpretazione della bravissima Emma Myers ci ha guidato lungo sei episodi di perfetto intrattenimento in chiave YA!


Di cosa parla la seconda stagione di Come Uccidono le Brave Ragazze?

Dopo aver risolto il caso di Andie Bell, Pip lancia un popolare podcast di cronaca nera, ma vorrebbe solo voltare pagina. Tuttavia, con l’avvicinarsi del processo a Max Hastings, il fratello di Connor, Jamie, scompare improvvisamente, riportando Pip nel mondo del crimine e dei misteriosi insabbiamenti.

Mentre indaga, Pip segue le tracce digitali di Jamie e monitora le sue app per la salute, scoprendo una fitta rete di segreti che collega il ragazzo a una certa “Layla Mead”. Questo porta alla ribalta un’altra figura locale inquietante: il piccolo Brunswick…


Salto di qualità

Da fan dei romanzi, ammetto di aver apprezzato la prima stagione di Come Uccidono le Brave Ragazze, senza però riuscire ad amarla. L’adattamento del primo libro, per lo più riuscito, tendeva però, secondo me, ad appiattire la complessità di alcune situazioni e di alcuni personaggi (soprattutto Andie Bell) per cercare di accattivarsi un pubblico più ampio e meno disposto a investire le proprie energie emotive in sfumature morali di qualsiasi tipo.

Ne è scaturita una produzione sicuramente piacevole e alla moda, cucita su misura del tipico spettatore YA/NA di Netflix. Per cui, ci siamo beccati un approfondimento del rapporto genitori-figli che non ci aspettavamo, qualche smanceria in più fra Pip e Ravi e un bel po’ di semplificazioni a livello di plot.

Assolutamente nulla di male in questo, anche perché il primo, mitico bestseller di Holly Jackson è sempre rimasto lì, a disposizione di chiunque fosse disposto a fare un tuffo un po’ più impegnativo negli oscuri e tortuosi meandri di Little Kilton.

Mi aspettavo qualcosa di molto simile anche nel caso di questa seconda stagione.

Ti ho mai detto che, certe volte, adoro sbagliarmi?

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“Death at Morning House”: la recensione del mistery YA di Maureen Johnson


death at morning house recensione - maureen johnson

“Death at Morning House”, il nuovo mistery YA di Maureen Johnson, ha ottenuto moltissime recensioni positive. Stavolta, però, temo che mi toccherà interpretare il ruolo dell’avvocato del diavolo: dal canto mio, ho trovato questo libro abbastanza noioso e prevedibile!

Soprattutto, non mi hanno convinto i personaggi, mentre il finale del romanzo mi ha completamente lasciato a bocca aperta… e, purtroppo, non nell’accezione positiva dell’espressione!


La trama

Non è colpa di Marlowe Wexler se le candele aromatizzate sono più pericolose di quanto annuncino i rivenditori online! Lei voleva soltanto assicurarsi che il suo primo appuntamento romantico con Akilah, la ragazza di cui Marlowe è stata innamorata per anni, procedesse nel migliore dei modi. Come avrebbe potuto sapere che il suo tentativo di creare la giusta atmosfera si sarebbe trasformato in un incendio in grado di compromettere il resto della sua estate?

Umiliata e depressa, Marlowe decide di accettare un nuovo lavoretto delle vacanze. Parte così per Morning House, una magione costruita negli anni Venti su una remota isoletta al confine fra Canada e USA. Una sfilza di sciagure ha costretto la famiglia che ci abitava ad abbandonarla agli elementi. Ma lo Stato, adesso, ha deciso di organizzare dei tour guidati per permettere ai turisti di visitare questa casa così particolare, perfettamente in grado di riflettere la personalità eccentrica dei suoi primi abitanti.

Morning House, però, nasconde molti segreti, e più di un mistero da risolvere. E un piccolo incidente, a quanto pare, è tutto ciò che serve a innescare di nuovo l’orrore…


“Death at Morning House”: la recensione

Bisogna ammetterlo: i primi capitoli di “Death at Morning House” si rivelano molto simpatici e intriganti! Soprattutto perché l’intreccio, destinato a seguire un duplice mistero-con-omicidio attraverso due distinte linee temporali, parte da una premessa divertente e fa pensare a una sorta di mesh-up in chiave YA di “Knives Out” e “The Afterparty”.

Ma anche perché la voce narrante di Marlowe, tutto sommato, si rivela energica e dotata di tratti piacevolmente “goofy”. Mi è piaciuta soprattutto l’idea di creare un parallelismo in chiave ironica con i vecchi noir alla Raymond Chandler, e di provare a strappare un sorriso al lettore malgrado il tema dark e conturbante del libro.

Maureen Johnson, del resto, si sforza di fornire alla sua protagonista una personalità effervescente e squinternata. In maniera completamente randomica, ammetterò che mi ha ricordato, in parte, quella della mitica Olivia in “Alien: Echo”, un travolgente space horror firmato Mira Grant.

A dire il vero, non sono del tutto soddisfatta dei risultati raggiunti dalla Johnson da questo punto di vista. Perché, a un certo punto, mi è sembrato che i risvolti infantili e pedanti di Marlowe prendessero il sopravvento su tutte quelle qualità che avrebbero potuto permettermi, invece, di imparare a vederla come una detective competente e per cui valesse la pena fare il tifo. Ma posso, perlomeno, apprezzare il tentativo di mettere su una caratterizzazione gradevole e anticonvenzionale…

Il punto è questo: “Death at Morning House”, come molti altri romanzi mistery, è un libro plot-driven. Il che vuol dire che il focus della narrazione si concentra, quasi esclusivamente, sulla complessità dell’intreccio, sulla qualità dei falsi indizi (le famosissime “red herring”) e sulla combinazione di diversi colpi di scena.

Pur essendo ambientato negli USA, possiamo anche considerarlo un tipico giallo all’inglese: di fatto, la Johnson concede pochissimo spazio all’azione e alla contaminazione con il thriller, moltissimo ai dialoghi e all’evocazione dell’atmosfera.

Eppure, nulla di tutto questo giustifica, a mio avviso, la sporadica piattezza della narrazione e la totale assenza di un cattivo che sia, per dirla con le parole di Paolo Roversi, «non uno qualsiasi», bensì un villain all’altezza della situazione…


Anche i ricchi piangono… o, forse, no?

A dire il vero, la linea temporale ambientata negli anni Venti, quella che segue le quotidiane follie della famiglia Ralston, mi è sembrata la più riuscita e la più coinvolgente, soprattutto dal punto di vista emotivo.

Sarà perché il mistero si dipana a partire dallo sconvolgente omicidio di Max, un bambino che ci viene presentato un po’ come una sorta di Damien del film “Il Presagio“. Difficile resistere alla tentazione di scoprire cosa sia accaduto a questo terribile “marmocchio”. Soprattutto quando tutti gli indizi sembrano puntare in una direzione che non riesce mai a convincerci del tutto…

O, magari, è stata proprio la premessa a conquistarmi: il pensiero di tutti questi ragazzini-prodigio, collezionati da un miliardario (salutista e ossessionato dall’eugenetica) come se si trattasse di altrettante farfalle da mettere sotto una teca. Il tutto mentre, fuori dalle loro finestre, le ruggenti sonorità del jazz, le danze delle Flap Girls e le sfide al Proibizionismo iniziano a mettere finalmente in discussione i tradizionali capisaldi della società…

Sia come sia, ho trovato la risoluzione di questo mistero quantomeno disturbante, inaspettata e, nel complesso, pienamente soddisfacente. Che è molto più di quanto si possa dire, purtroppo, a proposito del finale relativo alla linea temporale di Marlowe e compagni.

Certo, non sono una grande fan dei salti di PoV a mitraglietta. Durante la lettura, il fatto che la narrazione continuasse a balzare dal punto di vista di un fratello Ralston all’altro mi ha, effettivamente, destabilizzato. Questo rappresenta, però, più che altro un problema mio: dopotutto, la tecnica di Maureen Johnson serve il plot, non l’arco trasformativo dei personaggi. E la girandola di prospettive riesce a valorizzare tutti i suoi scioccanti twists nel modo più delizioso ed elettrizzante possibile.

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“La Casa sulla Scogliera”: la recensione del libro thriller di Riley Sager


la casa sulla scogliera recensione - riley sager

Con la recensione de “La Casa sulla Scogliera”, torniamo a parlare di thriller.

E, in modo particolare, di quell’ormai caratteristica commistione fra murder mistery e rivelazioni scioccanti (in perfetto stile cinematografico) alla quale Riley Sager ci ha ormai abituato.
Ancora una volta, l’autore di “Survive the Night” e “Home Before Dark” torna a giocare con un canovaccio consolidato all’interno del filone gotico – la ghost story – e ci offre un’intrigante rivisitazione di un tipico cold case alla Lizzie Borden.

Il risultato è un romanzo dal ritmo incalzante e ricco di suspense, deliberatamente “poco serio” e dai toni parecchio surreali. Una storia che non concede quasi nessuno spazio all’introspezione dei personaggi, insomma, ma che riesce a tenere costantemente avvinto il lettore grazie al suo intricato mosaico di false piste, indizi sconcertanti e sospettati impossibili…


La trama

Quando aveva diciassette anni, Lenora Hope ha fatto fuori la sua intera famiglia. Questo, almeno, è quello che si dice in giro: non che la polizia l’abbia mai incriminata ufficialmente per qualcosa, o che esistano prove incontestabili della sua colpevolezza.

Gli omicidi sono avvenuti nel 1929. Da quella tragica notte, Lenora non ha più aperto bocca su quei fatti sanguinosi e si è ritirata nella sua isolata magione in cima alla scogliera, con la sola compagnia di una fidata governante e di un leale maggiordomo.

Adesso è il 1983, e la badante Kid McDeere è un passo dal perdere ogni possibilità di proseguire la sua carriera. Accettare un incarico presso la sinistra Hope’s End, la dimora della tristemente famosa Lenora Hope, rappresenta la sua ultima spiaggia.

La vecchia signora, ormai, ha superato abbondantemente i settanta e può muoversi soltanto con l’ausilio di una sedia a rotelle. Non riesce più a parlare, ma è in grado di comunicare con Kit attraverso l’uso di una vecchia macchina da scrivere.

Una notte, però, Lenora usa l’apparecchio per farle una proposta allettante: Voglio raccontarti ogni cosa, scrive la presunta assassina di Hope’s End.

Per Kit, sarà l’inizio di un incubo che affonda le radici in un passato molto lontano…


“La Casa Sulla Scogliera”: la recensione

Se hai già letto qualcosa di Riley Sager, sai già che non è buona idea aspettarti dai suoi titoli una qualsiasi attinenza con la realtà, delle tematiche importanti o un arco del personaggio particolarmente complesso. In realtà, dopo aver fagocitato quasi tutti i suoi libri, posso dirti che mi considererei già fortunata nel trovarvi un protagonista dotato di un minimo di sale in zucca!

E, in effetti, devo ammettere che, anche in questo caso, le reazioni e gli assurdi, convoluti processi mentali dell’eroina Kit mi hanno dato parecchio da pensare.

Quello che invece puoi sempre aspettarti di trovare in un thriller di Sager, d’altro canto, è un intreccio gustosamente intricato, corredato da una pioggia di colpi di scena e da un ritmo martellante. E una piccola schiera di sottotrame, che si legano insieme a comporre un quadro intrigante.

Il brivido di un perfetto giallo alla Agatha Christie, insomma, abilmente camuffato da qualcos’altro… In questo caso, un’agghiacciante storia di fantasmi. Un piccolo tocco di classe, eseguito alla perfezione, che aiuta “La Casa sulla Scogliera” a distinguersi da dozzine di altri titoli nati da una premessa simile…

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“Voyage of the Damned”: il fantasy à la Agatha Christie, secondo Frances White


voyage of the damned - frnces white

“Voyage of the Damned” di Frances White arriverà nelle librerie USA e UK il 18 gennaio 2024. Si tratta di un’opera d’esordio, un singolare e accattivante “ibrido” fra un romanzo fantasy e un classico giallo alla Agatha Christie.

Non si può assolutamente dire che ci siano tantissimi murder mistery ambientati in un contesto fantastico in circolazione là fuori, per cui devo ammettere che la sinossi di “Voyage of the Damned” mi ha subito colpito.

Peraltro, leggendo un’intervista all’autrice (pubblicata sul sito “Track of Words”) ho scoperto una curiosità sul processo di costruzione del romanzo che mi ha piuttosto intrigato… Per scoprire quale, continua a leggere l’articolo! ;D


“Voyage of the Damned”: la trama

Per mille anni, Concordia è riuscita a mantenere la pace fra le sue province. Per celebrare questo importante traguardo, la nave dell’imperatore si imbarca in un viaggio lungo dodici giorni, diretto verso le sacre Montagne della dea.

A bordo si trovano i dodici eredi delle province di Concordia. Ciascuno di loro ha ricevuto la grazia di un’abilità magica, chiamata benedizione; un dono ugualmente unico e segreto.

Tutti, cioè, a eccezione di Ganymedes Piscero – rinomato clown di classe, noto pelandrone e delusione a trecentosessanta gradi.

Poi, uno degli eredi più amati finisce assassinato e, da quel momento, chiunque sulla nave diventa un sospettato. Bloccati in mare e circondati da gente potente: le speranze di sopravvivenza non sembrano più tanto alte.

E così, mentre i corpi iniziano a formare una pila, Ganymedes è costretto a diventare l’eroe che non era assolutamente nato per essere. Riuscirà a smascherare l’assassino e la sua benedizione segreta, prima che questa crociera sanguinosa approdi sulle coste di Concordia?

Oppure l’impero, così come lui l’ha sempre conosciuto, stavolta è destinato a cadere davvero?


Un protagonista “larger than life”

Frances White descrive il personaggio di Ganymedes – Dee, per gli amici – come dotato di un senso dell’umorismo molto asciutto e sarcastico. Dalle sue parole, traspare un grande amore nei confronti del suo protagonista e dei suoi numerosi segreti.

Il fatto curioso è che, nella prima versione di “Voyage of the Dead” pensata dalla White, il vero eroe del romanzo avrebbe dovuto essere tutt’altra persona! Dee, infatti, era nato per essere un semplice sidekick, la spalla di un altro detective.

«Non è inusuale trovare un assistente divertente e dalla battuta pronta al fianco di un tipico investigatore più serio e incline a riflessioni profonde. Ma io ho scoperto che questo (primo) tizio,  in realtà, è assai più interessante (del secondo), e completamente irresistibile. Praticamente, Dee è riuscito a conquistarmi e nel secondo stesso in cui l’ho messo al centro della scena, tutto il resto della storia è caduto a posto intorno a lui.»

Frances White

Un’intuizione che si è rivelata vincente, considerando tutto il chiacchiericcio e l’hype che hanno avuto modo di scatenarsi intorno alla sua opera di debutto. Un enigma della “stanza blindata” ambientato in mare e, ribadiamolo ancora una volta, ispirato ai più grandi classici della regina del giallo britannico: “I Dieci Piccoli Indiani”, “Assassinio sull’Orient-Epress” e “Assassinio sul Nilo”.


“Voyage of the Damned”: quando esce in italiano il libro di Frances White?

Al momento, non sappiamo ancora se e quando “Voyage of the Damned” sarà disponibile anche in traduzione italiana.

Come sempre, aggiornerò l’articolo non appena ci saranno novità.

Per ora, ti ricordo che puoi acquistare su Amazon la tua copia cartacea o digitale di “Voyage of the Dead” in lingua originale inglese.


E tu? Cosa ne pensi della cover e della trama di “Voyage of the Damned”?

Ti piacerebbe leggere il fantasy giallo di Frances White? 🙂


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“The Reappearance of Rachel Price”: il nuovo libro di Holly Jackson esce ad aprile 2024 (negli USA/UK)


The Reappearance of Rachel Price - holly jackson libro 2024

“The Reappearance of Rachel Price” sarà il prossimo libro di Holly Jackson e uscirà in inglese il 2 aprile 2024.

E… Mi credi se ti dico che questa notizia mi ha reso così felice, da aver praticamente alterato il corso della mia settimana? Voglio dire, settembre è arrivato e i prossimi mesi saranno sicuramente impegnativi; ma se ci sarà un nuovo romanzo della Jackson ad aspettarmi in primavera, riuscirò a sopravvivere ai rigori dell’inverno senz’ombra di dubbio! ;D

Ad ogni modo, l’autrice della strepitosa trilogia “Come Uccidono le Brave Ragazze” e dell’adrenalinico “Five Survive” tornerà in libreria con una nuova storia true-crime, un mistery incentrato sulla drammatica esperienza di una ragazza alle prese con l’improvvisa e ingiustificabile… riapparizione di sua madre, dopo una misteriosa assenza durata più di quindici anni.

Scopriamo insieme qualche altro dettaglio…


“The Reappearance of Rachel Price”: la trama

La diciottenne Bel ha vissuto all’ombra della scomparsa di sua madre per tutta la vita. Sedici anni prima, infatti, Rachel Price si è volatilizzata nel nulla. L’unica testimone del fatto? La giovanissima Bel, che, però, non ricorda assolutamente nulla di quell’episodio.

Rachel non c’è più, tutti pensano che sia morta, e Bel vorrebbe soltanto sentirsi in diritto di andare avanti.

Ma il caso viene riesumato nel momento in cui la famiglia Price decide di concedere l’autorizzazione per girare un documentario true-crime. Bel non vede l’ora che le riprese giungano al termine, affinché la sua esistenza possa tornare come prima.

Solo che, a quel punto, accade l’impossibile: Rachel Price ricompare, pronta ad assicurarsi che la sua vita non si avvicini più neanche remotamente al concetto di “normalità”.

Perché Rachel ha una storia incredibile a proposito di quanto le è accaduto. Incredibile nel vero senso della parola: Bel, infatti, non è per niente sicura che quello che dice sia accaduto davvero. Ma se Rachel sta mentendo, dove diavolo è stata per tutto questo tempo? E… possibile che sia pericolosa?

Con le telecamere ancora in funzione, Bel dovrà scoprire la verità su sua madre, e capire per quale motivo è tornata indietro dal mondo dei morti…



Nel segno del mockumentary

Su People, Holly Jackson ha rivelato di non essere mai stata più elettrizzata di annunciare l’uscita di un nuovo libro: soprattutto perché considera “The Reappearance of Rachel Price” la sua opera migliore.

Di sicuro, è stata quella che, in termini di bagaglio emotivo, le ha richiesto lo sforzo maggiore.

Non è difficile indovinare il perché. A giudicare dalla trama, questo nuovo mistery andrà a sfiorare parecchie corde sensibili; incluso, ovviamente, un rapporto madre-figlia dai risvolti particolarmente problematici. Una tematica che, finora, malgrado la vasta esperienza di Holly Jackson nel campo della narrativa per giovani lettori, era sempre rimasta abbastanza ai margini della sua produzione.

Per quanto riguarda, invece, le premesse e le tonalità della storia… Bè, in fondo, basta lanciare un’occhiata alla cover di “The Reappearance of Rachel Price” per capire che il nuovo libro cercherà di riallacciarsi a quella classica tradizione da ipnotico “giallo all’inglese” che tutti i fan di “Come Uccidono le Brave Ragazze” sono in grado di riconoscere e apprezzare. Allontanandosi – senza esagerare – dalle atmosfere tese e dai conflitti in perenne ebollizione di “Five Survive”…

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“Una Brava Ragazza è una Ragazza Morta”: Rizzoli annuncia il volume 3 della trilogia “Come Uccidono le Brave Ragazze”


una brava ragazza è una ragazza morta - come uccidono le brave ragazze 3

“Una Brava Ragazza è una Ragazza Morta”: sarà questo il titolo italiano del terzo volume della trilogia bestseller di Holly Jackson “Come Uccidono le Brave Ragazze“!

Il libro uscirà in Italia il 4 aprile 2023 e sarà tradotto, ancora una volta, dal bravissimo Paolo Maria Bonora.

In questo terzo romanzo, ritroveremo Pippa Fitz-Amobi – la tenace podcaster/intrepida detective adolescente, sempre pronta a battersi in prima linea per la scoperta della verità – alle prese con le numerose cicatrici emotive lasciate dallo sconvolgente finale di “Brave Ragazze, Cattivo Sangue”.

Fedele al motto “nessuna buona azione resterà impunita”, l’esistenza di Pip sta per sottostare a una sfilza di inquietanti cambiamenti. A partire dal terribile stalker che ha iniziato a minacciarla, perseguitandola tanto all’interno della comunità virtuale, quanto nell’ambito della vita di tutti i giorni.

Senza contare il fatto che a Little Kilton, a quanto pare, ogni torbido segreto sta finalmente per venire allo scoperto…


“Una Brava Ragazza è una Ragazza Morta”: la trama

Pippa Fitz-Amobi è tormentata dal modo in cui è finita la sua ultima indagine.

Presto, la nostra eroina partirà per la Cambridge University. Ma è a questo punto che un nuovo caso riesce a trovarla; un caso che, per una volta, la riguarda in maniera piuttosto diretta.

La ragazza, ormai, pensava di essersi abituata alle minacce online. Eppure, ce n’è una che riesce a catturare il suo sguardo, le parole di uno sconosciuto che continua a domandarle: «Chi verrà a cercarti, quando sarai tu a sparire nel nulla?»

E il problema non si limita soltanto alla sfera virtuale, purtroppo. Pip ha uno stalker, qualcuno che sa dove vive. La polizia, tanto per cambiare, si rifiuta di agire; e poi la ragazza scopre una connessione fra il suo stalker e un serial killer locale.

L’assassino è in prigione da sei anni, ma Pip ha ragione di sospettare che dietro le sbarre sia di nuovo finito l’uomo sbagliato.

Mentre si dipana un gioco mortale, Pip inizia a realizzare che, a Little Kilton, il cerchio sta finalmente per chiudersi.

Ma se Pip non riuscirà a trovare, e alla svelta, le risposte ai molti misteri che la circondando, stavolta potrebbe essere lei a finire in un sacco di plastica…



La serie tv nel futuro di Pip Fitz-Amobi

Un paio di mesi fa, ho pubblicato qui sul blog un nutrito elenco di libri thriller simili a “Come Uccidono le Brave Ragazze”. Il duplice scopo di quell’articolo è sempre stato evidente: fornire una cura alla tipica astinenza da small town mistery del lettore compulsivo di gialli e, al tempo stesso, ingannare il tempo in attesa dell’uscita italiana del terzo volume della serie.

Per fortuna, l’affidabile casa editrice Rizzoli, che ci aveva promesso il libro per l’arrivo della primavera, ha mantenuto la parola.

“Una Brava Ragazza è una Ragazza Morta” andrà a chiudere una trilogia YA amatissima, peraltro pronta a fornire il materiale di base per quello che si prospetta già come uno degli adattamenti televisivi più attesi delle prossime stagioni.

Ricordiamo che sarà la rete televisiva britannica BBC a produrre la serie tv tratta dai romanzi di Holly Jackson. Lo show arriverà successivamente in Italia grazie a Netflix.

Il cast include Emma Myers, Zain Iqbal, Asha Banks e Anna Maxwell Martin, mentre la sceneggiatura è stata affidata a a Poppy Cogan, una delle autrici della recente miniserie mistery di Netflix “Red Rose”.

Aggiornamento: da oggi, puoi leggere la mia recensione della serie tv a “A Good Girl’s Guide to Murder” tratta dal romanzo “Come Uccidono le Brave Ragazze”! 🙂

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11 libri simili a “Come uccidono le brave ragazze”


Se stai cercando dei libri simili a “Come uccidono le brave ragazze”, l’irresistibile mistery YA firmato dall’autrice britannica Holly Jackson…

Congratulazioni: sei appena capitato nel posto giusto!

Quello che ti aspetta è un piccolo (ma succulento!) elenco di letture che mi sento di consigliare a tutti i fan della serie. Storie adrenaliniche, coinvolgenti e dense di suspense, che ti permetteranno di immergerti in un gorgo di segreti, false piste, tradimenti e misteri. E, ovviamente, anche di mettere alla prova le tue innate capacità di detective!

Insomma, qualcosa mi dice che, grazie a questa lista, troverai finalmente un modo per curare la tua astinenza da romanzi gialli per ragazzi…


“A casa prima di sera” di Riley Sager (in italiano)

libri simili a come uccidono le brave ragazze - a casa prima di sera

Ogni volta che qualcuno mi dice: «Ho adorato i romanzi di Holly Jackson, dove credi che potrei trovare altri libri simili a “Come uccidono le brave ragazze”?», quello di Riley Sager è il primo nome che mi salta in mente.

I suoi romanzi sono sempre garanzia di successo; anche perché, finora, si sono sempre rivelati in grado di elargire ai lettori tre elementi fondamentali: un ritmo indiavolato, una buona caratterizzazione dei personaggi e dei colpi di scena praticamente a prova di bomba!

In “A casa prima di sera”, una donna ritorna nella casa resa famosa dal memoir scritto da suo padre. Il libro in questione è un horror, un bestseller internazionale abbastanza inquietante e diabolico da rivaleggiare con il celebre “The Amytiville Horror”.

Maggie non crede neanche a una parola del delirante resoconto paterno: dopotutto, ama considerarsi una persona razionale ed equilibrata. Anche se, all’epoca dei fatti, era ancora troppo giovane per analizzare lucidamente gli eventi che stavano capitando alla sua famiglia…

In ogni caso, Maggie non ha mai nemmeno preso in considerazione l’esistenza di spettri, demoni e fantasmi. Eppure, bastano pochi giorni di terrore per riportare a galla una serie di angoscianti interrogativi.

E se nel fantasioso resoconto di suo padre si fosse sempre nascosta una punta di verità? E se nella sua vecchia casa si annidassero segreti molto più oscuri e pericolosi di quanto chiunque possa immaginare?

“A Casa Prima di Sera” non è, strettamente parlando, un romanzo YA. Ma grazie alla sua scorrevolezza, al suo ritmo avvincente e alla sua miriade di colpi di scena, può rivelarsi una scelta perfetta anche per il pubblico dei lettori più giovani!

Su Amazon puoi acquistare la tua copia dell’edizione Fanucci, sia in formato digitale che cartaceo.

PS: nel caso tu abbia già letto – e apprezzato – “A casa prima di sera”, ti consiglio di recuperare anche gli adrenalinici “Final girls: Le sopravvissute” e “Chiuditi dentro”.


“Spero tu stia ascoltando” di Tom Ryan (in italiano)

Come la mia recensione di “Spero tu stia ascoltando” ti confermerà, quello di Tom Ryan è probabilmente uno dei libri più simili a “Come uccidono le brave ragazze” in cui ti capiterà mai di imbatterti.

La protagonista è una ragazza adolescente che (proprio come la nostra Pippa Fitz-Amobi!) decide di iniziare un podcast true-crime dedicato a vari casi di persone scomparse.

Quando aveva sette anni, infatti, Dee ha assistito, impotente e confusa, al rapimento della sua migliore amica. Nessuno degli investigatori coinvolti è mai stato in grado di venire a capo delle indagini, e la piccola non ha mai fatto ritorno.

Giorno dopo giorno, Dee è stata costretta a crescere facendo i conti con quel logorante senso di colpa; una “spinta” quotidiana, che l’ha indotta a creare il podcast e a impegnarsi attivamente per aiutare i malcapitati nella sua stessa situazione.

Dee, però, non hai mai acconsentito a divulgare pubblicamente la sua identità. Almeno fino a quando un’altra bambina del suo quartiere non scompare misteriosamente, costringendo Dee a rivivere il più traumatico episodio del suo passato…

Ti ricordo che puoi acquistare su Amazon l’edizione italiana, targata Fanucci, di “Spero Tu Stia Ascoltando”.


“How to survive your murder” di Danielle Valentine (disponibile in inglese)

libri simili a come uccidono le brave ragazze - how to survive your murder

Una sorta di “Come uccidono le brave ragazze” in chiave slasher, con un’abbondante spruzzata di “Scream” e “Auguri per la tua morte”!

Se ami i film horror per ragazzi e sei incline a fagocitare YA come se non ci fosse un domani, questo divertentissimo romanzo di Danielle Valentine potrebbe fare al caso tuo.

Alice Lawrence è la sola testimone dell’omicidio di sua sorella. E, nel corso dell’anno trascorso dall’assassino di Claire, la vita di Alice ha avuto modo di andare completamente a rotoli.

I suoi genitori hanno divorziato e i suoi amici hanno smesso di parlarle. Come se non bastasse, il giorno del processo al killer di Claire continua a pendere sulla sua testa come la proverbiale spada di Damocle. Non tutti credono alla testimonianza di Alice, del resto: Claire era la classica ragazza bionda e solare, una star del teatro, e tutti quanti la amavano.

Ma Alice? Una nerd che sognava di diventare una patologa forense, di quelle che preferiscono restare a casa a guardare vecchi film dell’orrore, mentre tutti i suoi coetanei escono per imbucarsi a qualche festa.

Eppure, malgrado le differenze, Alice e Claire erano legatissime. Per questo, adesso, Alice non vede l’ora di testimoniare e assicurarsi che il mostro che ha ucciso la sorella finisca dietro le sbarre…

Sennonché, il primo giorno del processo, una ragazza che assomiglia in maniera spaventosa alla Sidney Prescott di “Scream” la stordisce con un colpo in testa. E, quando Alice si risveglia, si ritrova catapultata indietro nel tempo: di nuovo ad Halloween, la notte in cui Claire è stata ammazzata… giusto in tempo (forse) per fermare l’atroce omicidio che ha rovinato più di una vita.

L’edizione in lingua originale inglese di “How to Survive Your Murder” è disponibile su Amazon.


“Sadie” di Courtney Summers (in italiano)

Un giorno, il il famoso autore di podcast radiofonici West McCrat riceve una telefonata disperata da parte di una donna: la voce appartiene a una perfetta sconosciuta, che lo implora di aiutarla a ritrovare Sadie, la figlia diciannovenne scomparsa. West non è convinto che dietro la scomparsa della ragazza si celi una storia degna di essere raccontata: dopotutto, ragazzine provenienti da ogni parte del mondo svaniscono senza lasciare traccia ogni giorno, no?

Ma poi West scopre che Sadie è fuggita di casa in seguito al brutale omicidio di sua sorella minore, Mattie. E comincia a intuire che nel cuore di questa ragazza ferita e solitaria potrebbe annidarsi il seme di un piano di vendetta – e di un’orribile tragedia – ancora in procinto di consumarsi…

Un mistery YA più cupo, introspettivo e drammatico di “Come uccidono le brave ragazze”… ma, a mio avviso, ugualmente coinvolgente e ricco di tensione! Per i fan dei thriller YA, una delle (poche) letture realmente imprescindibili.

Su Amazon puoi acquistare una copia di “Sadie” in lingua italiana, in una bella edizione targata Rizzoli.


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“Seven Faceless Saints”: discepoli, santi e assassini nel libro dark fantasy di M. K. Lobb.


seven faceless saints - m k lobb

“Seven Faceless Saints” è un romanzo YA firmato dalla scrittrice americana M. K. Lobb.

Per il suo libro d’esordio – nonché primo volume di una nuova serie per ragazzi –  l’autrice ha scelto una suggestiva trama a metà strada fra dark fantasy e murder mistery, con un evidente tocco à la Leigh Bardugo.

“Seven Faceless Saints” debutterà, in lingua inglese, il prossimo 7 febbraio; ci si aspetta che si trasformi in uno dei titoli di punta della stagione, anche perché la sinossi sembra gridare “successo commerciale a prova di bomba”.

Città corrotte, amici d’infanzia che si trasformano in rivali (ma già destinati a a tuffarsi a capofitto nel trope dell’enemies-to-lovers…), un doppio PoV e un agghiacciante omicidio da risolvere…

Gli ingredienti per una lettura elettrizzante e ricca di atmosfera non sembrerebbero mancare!


“Seven Faceless Saints”: la trama

Nella città di Ombrazia, santi e discepoli governano con un potere terrificante e ingiusto, dispensando favoritismi mentre i più sfortunati sono costretti a lottare ogni giorno per sopravvivere.

Dopo l’omicidio di suo padre, avvenuto per mano delle forze militari di Ombrazia, Rossana Lacertosa è determinata a fare tutto ciò che serve per smantellare il sistema corrotto – incluso usare i suoi poteri di discepola di Patience, unirsi alla ribellione e affrontare il ragazzo che le ha spezzato il cuore.

In qualità di più giovane capitano della storia della sicurezza del Palazzo, ci si aspetta che Damian Venturi sia forte e spietato, e che serva i santi con un livello di devozione insindacabile. Ma i tre anni trascorsi a combattere una guerra infinita gli hanno lasciato una serie di cicatrici profonde, ferite che neppure lui è disposto ad ammettere di avere…

Per non parlare del timore che gli incute la prospettiva di confrontarsi con la ragazza che si è lasciato alle spalle.

Adesso, però, un misterioso assassino si aggira per le strade di Ombrazia. Mentre la conta dei corpi aumenta, il Palazzo è fin troppo felice di guardare dall’altra parte – o almeno, lo è fino a quando non tocca a un discepolo morire per mano dell’assassino.

Con ogni indizio pronto a trasformarsi in un vicolo cieco, Damian e Roz dovranno quindi unire le forze per cercare di acciuffare il killer. Ma, mentre si immerge nell’ambiente clandestino di Ombrazia, la coppia scopre qualcosa di ancora più sinistro… che non potrebbe essere più distante dai nobili ideali professati dai santi.

Con l’oscurità che si chiude loro intorno e il tempo sempre più in procinto di scadere, riusciranno i due ragazzi a salvare la città da un male così potente, oppure soccomberanno alla sua morsa letale?



Angsty & Dark

Sul suo sito personale, M. K. Lobb si professa una grande fan tanto di “Sei di Corvi” della Bardugo, quanto dell’apprezzabile “Queste Gioie Violente” di Cloe Gong: una confessione che non sorprenderà nessuno, considerando i numerosi punti di contatto fra la trama di “Seven Faceless Saints” e quelle delle due saghe citate.

Tuttavia, l’elemento che mi attrae di più, al momento, riguarda la vena spiccatamente “dark” di cui il romanzo sembrerebbe farsi incarnazione.

In effetti, fra i “content warning” elencati nella scheda tecnica di “Seven Faceless Saints”, possiamo trovare svariati tipi di violenza (sparatorie, avvelenamenti, decapitazioni…), descrizioni grafiche di corpi ammazzati, sindrome da stress post-traumatico, pregiudizio, paranoia, alcolismo, intolleranza religiosa eccetera eccetera.

Insomma, un bel carico di tematiche “forti” e potenzialmente interessanti. In effetti, l’’attendibile testata Kirkus Review, nella sua recensione in anteprima, sembra pronta a lodare soprattutto la cura dell’ambientazione e il personaggio di Roz.

L’articolo in questione descrive l’eroina del libro come «sfaccettata e autentica nella sua elaborazione del trauma, nella sua rabbia e nella sua forza», oltre che più che pronta a «mettere in ombra» la sua trita e mite controparte maschile.


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“Omicidio nel West End”: 5 cose che uno scrittore di gialli può imparare guardando il film di Tom George


omicidio nel west end - banner film

“Omicidio nel West End” (“See How They Run”, 2022) è approdato su Disney+ da poco, per la gioia di ogni fan del giallo in generale, e delle pièce di Agatha Christie in particolare.

Se ti diletti nell’arte della scrittura di murder mistery e non l’hai ancora visto, ti consiglio caldamente di rimediare.

Difficile considerare il film un capolavoro della settima arte, intendiamoci. Ma la sceneggiatura è senz’altro in grado di vantare un paio di momenti brillanti e una serie di colpi di scena esilaranti. Non credo proprio che avrai motivo di restare deluso, o rimpiangere il tempo speso per la visione.

Anche perché – ormai dovremmo saperlo bene – è sempre possibile imparare ALMENO cinque preziose lezioni di storytelling da qualsiasi libro letto, da ogni film o serie tv che vediamo.

Che cosa ne pensi, allora? Sei pronto a scoprire tutto ciò “Omicidio nel West End” potrebbe insegnarci?


1. Il sottogenere del “buddy cop” resta, oggi come in passato, un’ottima ricetta per il successo

Gran parte dell’empatia che lo spettatore di “Omicidio nel West End” arriva a provare nei confronti dei personaggi, passa attraverso il legame che comincia pian piano a svilupparsi fra i membri della «strana coppia» di investigatori interpretati da Sam Rockwell e Saoirse Ronan.

Due buffi personaggi (ma anche tragici, a loro modo…), che rappresentano una serie di valori e atteggiamenti completamente agli antipodi: lui cinico, svogliato, sbevazzone e vagamente imbolsito; lei zelante, ottimista, goffa e fin troppo pronta a “scattare” (soprattutto verso un sacco di conclusioni improbabili).

Le interazioni fra questi due personaggi, così riconoscibili e “familiari” per il grande pubblico (eppure, al tempo stesso, così rassicuranti, così piacevoli, così umani….) permettono l’inserimento di un gran numero di siparietti comici.

Contemporaneamente, però, aprono anche la strada per una serie di dialoghi che ci permettono di sbirciare nella sfera privata dei due detective e di intuire la profonda vulnerabilità (e l’inesprimibile malinconia) che, in fondo, incarna un po’ l’essenza di entrambi.

Aumentando, di fatto, le probabilità di riuscire a innescare un’autentica connessione emotiva fra il pubblico e l’opera.

Dopotutto, c’è un motivo, se quello del “buddy cop” è sempre stato uno dei sottogeneri più popolari e frequentati.

Stiamo parlando di un “modello” che affonda le radici nel trope universale delle personalità opposte che si attraggono (anche solo in senso amicale). Uno strumento potentissimo, a cui non dovresti avere paura di ricorrere, nel caso in cui la natura specifica dell’intreccio a cui stai lavorando ne preveda l’occasione.

Capisci cosa intendo dire, vero?

Prova a pensare ai migliori film “buddy cop” che tu abbia mai visto: “Point Break”, “Bady Boys”, “Corpi da Reato”, Zootropolis”, “Rush Hour”, “Hot Fuzz”…

Prova a farci caso: di tutti questi titoli, quali sono gli elementi che ti sono rimasti nel cuore? I minuziosi dettagli dell’intreccio, magari?

Oppure l’eccentrico, spassoso, irresistibile rapporto a base di amore fraterno, battibecchi e rivalità che teneva insieme i due protagonisti?

Certo, esistono anche buddy cop terrificanti!

“Day Shift”, il mediocre urban fantasy di Netflix con Jamie Foxx e Dave Franco, ne rappresenta una delle prove più recenti.

Ma ti assicuro che il problema, in quel caso, risiede soltanto nella povertà di esecuzione.

La ricetta, dal canto suo, resta perfettamente valida.


2. Sfondare la quarta parete va bene… se sai come farlo!

In almeno un’occasione, un personaggio di “Omicidio nel West End” si rivolge direttamente al pubblico, infrangendo quella che, in gergo cinematografico, prende spesso il nome di “quarta parete”.

Il suo modo di fare, così giocoso e cospiratorio, risulta sicuramente molto accattivante. Rappresenta anche, peraltro, un richiamo diretto al finale dell’opera teatrale “Trappola per Topi” di Agatha Christie.

Si tratta di un effetto piuttosto simpatico ed efficace, nessun dubbio al riguardo. Ti avverto, però: cercare di sfondare la quarta parete può trasformarsi in un’arma a doppio taglio nel giro di un microsecondo.

Narratori più esperti di me e di te ci sono cascati, e corre voce che l’eco del tonfo che hanno fatto echeggi ancora nell’urlo del vento, nel corso delle più nere notti d’inverno.

Perciò,  se sei un autore alle primissime armi, ti sconsiglio vivamente di tuffarti a testa bassa in questa direzione: anziché raggiungere l’effetto sperato, potresti asfissiare la sospensione dell’incredulità del tuo lettore con tutta l’allegra incoscienza di uno sterminatore di topi che fischietta allontanandosi dalla scena del crimine.


3. Come ti uso (e perculo) la tecnica del foreshadowning

Più avanti, dedicheremo senz’altro un articolo più approfondito all’uso del foreshadowing, un meccanismo narrativo che permette all’autore di suscitare un elettrizzante (quanto inconscio, nella maggior parte dei casi…) senso di anticipazione.

Per adesso, ti esorto semplicemente ad analizzare il modo in cui la sceneggiatura di “Omicidio nel West End” riesce a prenderci tutti per il naso, semplicemente ricorrendo a questa tecnica… nel modo più sfacciato e provocatorio possibile!

Mi sto riferendo, ovviamente, alla scena dello storyboard escogitato dallo sgradevole regista Köpernick.

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