“Misrule”: la recensione del libro fantasy di Heather Walter

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Malice Duology – Vol. 2

Misrule” è il secondo libro della duologia fantasy LGBT di Heather Walter; una saga iniziata negli USA nel 2021, con la pubblicazione del suo romanzo d’esordio “Malice”.

I due romanzi costituiscono un retelling della fiaba classica de “La Bella Addormentata nel Bosco”.

In questa originale rielaborazione della storia, per la prima volta la “strega cattiva” si trasforma in protagonista e offre al pubblico la sua personalissima versione degli eventi.

Il tutto all’insegna di una storia d’amore tragica e (forse) maledetta, che vede la “fata” oscura Alyce innamorarsi perdutamente di Aurora, la combattiva erede al trono di un regno incantato.

Se non hai ancora letto “Malice”, ti sconsiglio di proseguire: la recensione di “Misrule” conterrà, per forza di cose, almeno un paio di grossi spoiler inerenti al primo volume…


La trama

Dopo i tragici eventi narrati nel primo libro, la Grazia Oscura non esiste più.

Alyce ha scatenato la sua vendetta sul regno che l’ha ripudiata, umiliata e tradita, e ha trasformato Briar in un rifugio per tutte le creature esiliate ai quattro angoli del globo.

La Corte Oscura prospera sotto l’egida di una nuova alba; una che potrebbe vedere la fine del dominio delle fate della luce da un momento all’altro.

Nel frattempo, la principessa Aurora giace ancora addormentata nella sua torre, ignara di tutto. Neanche lei è sfuggita alle conseguenze dell’ira di Alyce, la persona a cui aveva deciso di donare la sua mano e il suo cuore.

Alyce, dal canto suo, ha promesso che farà qualsiasi cosa pur di svegliare la donna che ama e salvarla all’oblio… tutto, forse, tranne la cosa giusta.

“Misrule”: la recensione

Salvo cambi di programma, la traduzione italiana di “Malice” dovrebbe arrivare sugli scaffali delle nostre librerie nel corso dell’autunno, per opera della Mondadori (nella collana Oscar Vault).

Ma se hai già letto l‘edizione originale americana del libro (come chi scrive…), potresti già avere un’ idea dei temi destinati a trovare spazio fra le pagine di “Misrule”: amore, giustizia, pentimento, lutto e perdono.

Un tormentoso e intrigante racconto di caduta, riscatto e redenzione.

Un plot che fa del concetto di “character-driven” il proprio marchio di fabbrica e che viene costantemente alimentato dalle angosciose complicazioni portate in dono da una love story appassionatissima e carica di “angst”.

Ti dirò: sotto molti punti di vista, ho trovato la qualità di questo secondo volume superiore a quella del primo.

Il primo atto di “Malice” non mi aveva mai convinto del tutto. Le prime cento pagine risultavano fiacche, appesantite da un impianto espositivo fin troppo pronto a far ricorso a didascalie e infodump.

Certo: la parte centrale e il cliffhager finale di “Malice” sono un’autentica bomba, ragazzi!

Ma le innumerevoli quisquilie tecniche finivano comunque per compromettere l’immersività della lettura.

In “Misrule”, fortunatamente, ogni traccia di questi difetti scompare.

Probabilmente perché Heather Walter riesce a strutturare le sue scene, le sue sequenze e i suoi capitoli con una grazia e un senso del ritmo squisitamente fuori dal comune.

Anche quando sembra che “in scena” non stia succedendo nulla di particolare, la sua capacità di evocare vivaci siparietti domestici e dinamiche descrizioni “atmosferiche” le permette di tenersi stretta l’attenzione del lettore.

A pensarci bene, buona parte di questo livello di coinvolgimento si deve probabilmente anche alla sua ottima gestione del punto di vista, ossia alla straordinaria capacità della Walter di farci scivolare sotto la pelle della sua protagonista e “costringerci” a vivere ogni evento attraverso il suo sguardo tutt’altro che imparziale.

Il senso di empatia che ne consegue è ciò che ci permette di continuare a sperare, contro ogni buon senso; ciò che ci legittima a fare il tifo per Alyce perfino nei suoi momenti più bui, malgrado i suoi innumerevoli scivoloni e difetti.

Killing Flora

“Misrule” è un libro dotato di un grande carisma e di una notevole personalità.

Sotto alcuni punti di vista, lo definirei quasi di matrice disneyana. Dopotutto, credo sia un fatto che la Walter abbia scritto i suoi libri in reazione a determinati film e cartoni animati prodotti dalla casa di Topolino, e che ogni riferimento alla fiaba di Perrault e compagni sia di natura più che altro accidentale.

Gli adorabili Imp dispettosi, la malevola fatina dai capelli rosa, la rocambolesca trasformazione in drago…

L’estetica del libro parla chiaro, e lo stesso vale per quella sottile, graditissima punta di umorismo slapstick che, puntuale come un orologio, si precipita a stemperare gli animi dei personaggi ogni volta che le loro emozioni arrivano pericolosamente sul punto di sobbollire.

D’altra parte, “Misrule” è anche un libro che si propone di decostruire la trama del classico film d’animazione del ’59.

Magari non con lo stesso livello di sorniona irriverenza dimostrata da Alix Harlow e dal suo recente romanzo breve “A Spindle Spintered“, ma comunque in maniera (quasi) altrettanto avvincente.

Gli obiettivi, dopotutto, sono gli stessi: fare tabula rasa dei preconcetti e degli stereotipi proposti dall’antiquata versione disneyana e restituire un pizzico di dignità anche al punto di vista di chi, per un motivo o per l’altro, non è mai riuscito a sentirsi particolarmente buono, bello, gentile, principesco o destinato alla grandezza…

Love is Pain

Un’irresistibile storia d’amore maledetta, dicevamo.

Ma, comunque, una love story diversa da quelle in cui siamo soliti incappare leggendo YA, a prescindere dall’orientamento sessuale delle due protagoniste.

In questo secondo volume, infatti, Alyce e Aurora continuano a confrontarsi con un’unica, lacerante domanda… l’unica possibile, considerando le circostanze: l’amore vero esiste sul serio?

O è solo un’illusione da adolescenti, un miraggio, una gittata di fumo negli occhi?

Questa sorta di “dialogo interno” fra tesi e controtesi (amore vero sì, amore vero no…) si rivela estremamente accattivante e, come uno scoppiettante motore a propulsione, spinge il lettore a voltare voracemente le pagine!

Non guasta neanche il fatto che Alyce e Aurora siano due personaggi estremamente affascinanti, dotati di un’ambiguità morale che sembra sempre pronta a spingere i loro comportamenti verso le direzioni più imprevedibili.

In “Misrule”, capisci, non c’è spazio per i cliché.

La strega è un'(anti-)eroina, una vittima, una giustiziera; ma è anche un mostro, un’ingenua, un’assassina.

La principessa, invece, è il love interest; ma è anche il mentore, la ribelle e, forse, l’antagonista definitiva.

Fino a qui, insomma, un lavoro coi fiocchi.

Purtroppo, non appena arriva il momento di tirare le somme e fornire ai suoi lettori una sorta di risoluzione, l’autrice decide di alzare le braccia al cielo e lavarsene le mani.

Incapace di prendere una posizione definitiva, di sbrogliare la matassa formata da centinaia di fili aggrovigliati intorno a una base di tormento, dubbi e morbosità, la Walter soccombe all‘incertezza e si limita a regalarci un apatico finale aperto.

Uno scenario che culmina, effettivamente, in un epilogo dal taglio abbastanza realistico… ma niente affatto appagante.

Come lasciare a bocca asciutta il lettore, dopo averlo incoraggiato a “smaniare” per centinaia di pagine.

Un vero peccato.

Malgrado tutto, ho già deciso che leggerò i prossimi romanzi della Walter. Soprattutto perché ammiro la sua irresistibile fluidità tecnica, e il suo machiavellico modo di costruire i personaggi.

Tuttavia, devo confessarlo: per Alyce e Aurora, avrei gradito una conclusione un po’ più… definitiva? Decisa? Catartica?

Qualcosa del genere…


Punti di forza

+ personaggi moralmente ambigui;

+ strepitosa gestione del punto di vista;

+ world-building pittoresco e accurato;

+ umorismo slapstick;

+ colpi di scena imprevedibili.

Punti di debolezza

– un finale aperto e inconclusivo, che si lascia minare dalla stessa ansia che divora i personaggi;

– un’esasperante ripetitività nelle travagliate dinamiche fra Alyce e Aurora (in pieno stile “mezzo passo avanti, due indietro”…);

triangoli d’amore che non stanno né in cielo, né in terra…


E tu? Leggerai “Malice” e “Misrule”?

Ti è mai capitato di leggere (o scrivere) il retelling di una fiaba classica? 🙂

1 pensiero su ““Misrule”: la recensione del libro fantasy di Heather Walter

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