“Lightlark”: la recensione del libro fantasy di Alex Aster


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La mia recensione di “Lightlark” non può che iniziare con un piccolo disclaimer: ho deciso di leggere il chiacchieratissimo romanzo YA fantasy di Alex Aster soltanto dopo l’esplosione di polemiche e gli episodi di review bombing avvenuti ai danni dell’autrice nel corso delle ultime settimane.

Se devo essere sincera, all’inizio la trama di “Lightlark” mi ispirava soltanto fino a un certo punto. Ma sono una persona curiosa per natura e, alla fine, le millemila proteste scandalizzate da parte del piccolo esercito di fan internazionali della Aster sono riuscite ad accendere in me una scintilla di interesse.

Bè, suppongo che, alla resa dei conti, tutto questo polverone sia riuscito a giocare a vantaggio della mia esperienza di lettura! All’inizio, infatti, le mie aspettative nei confronti di questo titolo si attestavano intorno a livelli oscenamente bassi.

Eppure, vuoi sapere un segreto?

“Lightlark” non è affatto il libro fantasy per ragazzi più detestabile, pompato e illeggibile dell’anno.

È soltanto il più anacronistico, tradizionale e superato modello di romanzo YA che un appassionato del genere potrebbe ritrovarsi a leggere nel 2022….


La trama

Ogni 100 anni, le nebbie che avvolgono Lightlark si diradano e l’isola si prepara a ospitare il Centennale, un gioco mortale che prevede la partecipazione dei sovrani dei sei regni.

L’invito è una convocazione – una chiamata ad abbracciare vittoria e rovina, coppe di champagne e litri di sangue.

Il Centennale è anche l’evento che offre ai monarchi un’ultima possibilità di spezzare le terribili maledizioni che continuano a piagare i loro regni da secoli.

Il problema è che ciascuno di questi governanti ha qualcosa da nascondere. E che ogni maledizione si rivela maligna e insidiosa nei modi più insospettati.

Nel regno di Isla Crown, ad esempio, le persone sono obbligate a consumare cuori umani per sopravvivere. Inoltre, chiunque riceva l’amore di uno Wilding può aspettarsi di finire assassinato nel giro di poco tempo.

Per questo motivo, il popolo di Isla viene temuto e disprezzato dal resto del mondo.

Adesso, la loro unica speranza risiede nella loro giovane sovrana, considerata da molti forestieri alla stregua di una tentatrice, una seduttrice, e una villain in attesa di sbocciare.

Soltanto se Isla vincerà il Centennale, la maledizione verrà infranta, e gli Wilding saranno finalmente liberi di tornare a una parvenza di normalità.

Ma, affinché la profezia di salvezza si avveri, uno degli altri sovrani dovrà morire.

E, per sopravvivere, Isla dovrà imparare a mentire, barare e tradire… anche quando interverrà l’amore, nella maniera più inaspettata, a complicare tutto.


“Lightlark”: la recensione

Il libro di Alex Aster è un mix fra la trilogia di “Hunger Games” di Suzanne Collins e il bestseller “Tenebre e Ossa” di Leigh Bardugo.

Individuare le fonti di ispirazione per questo romanzo si rivela un gioco da ragazzi; soprattutto dal punto di vista della struttura, dei personaggi e del romance, se non da quello delle tematiche e dell’ambientazione.

Ora…

Il plot di “Lightlark”, a mio avviso, risulta sbilanciato e infarcito di una serie di trope compiuti soltanto a metà.

La scena d’apertura è terribile (anzi, a causa dell’abnorme quantitativo di infodump, faccio fatica anche soltanto a considerarla una scena…) e il primo atto dura così poco da sembrare una brezza primaverile.

Garantito, le prime 100 pagine sono le peggiori. E, a essere del tutto onesti, rasentano una sorta di tortura psicologica per il lettore, dal momento che Alex Aster tende a dimostrare parecchia autoindulgenza nei confronti della propria prosa.

Prova a immaginare tutti i difetti tipici di uno scrittore alle prime armi: eccesso di esposizione, descrizioni statiche, personaggi riciclati, un’inspiegabile forma di avversione nei confronti della benedetta tecnica R.U.E

Sai che ti dico?

Un autore esordente potrebbe tranquillamente usare la prima parte di “Lightlark” a mo’ di caso-studio!


Isla e l’amore

Probabilmente, non aiuta neanche il fatto che la protagonista, sin dal suo “trionfale” ingresso in scena, venga presentata ai lettori come una sorta di Dolly delle Superchicche trapiantata nel corpo della sexy vampira Satanico Pandemonio (dal film “Dal Tramonto all’Alba).

O che l’80% delle decisioni che Isla riesce a prendere nel corso della narrazione, sembrino dettate dalle esigenze delle sue parti basse più che da quelle del suo cervello.

Eppure, in qualche modo, secondo me il ritmo e lo sviluppo del secondo atto riescono a dimostrare il germoglio di potenziale insito nelle idee della Aster.

L’arco trasformativo di Isla, in effetti, risulta imperfetto, ed eccessivamente plasmato sul modello offerto da quello di Katniss. Ma la traiettoria prevista per la sua evoluzione sembra interessante, e destinata a proiettare la protagonista in una direzione assai più credibile e promettente di quella iniziale.

Chi mi conosce, sa che non amo molto il trope del classico triangolo amoroso. Ma sospetto che una lettrice in età da liceo potrebbe lasciarsi facilmente irretire dai tormentati patemi fra Isla e i suoi due affascinanti love interest, Grim e Oro.

Anche se tengo a precisare il fatto che la struttura di “Lightlark”, pur contando molto sulla sua doppia sottotrama romantica, ruota soprattutto attorno alla sua componente action.

Una storia d’avventura e magia condita da una robusta dose di romance, quindi; in cui è sempre la quest a vantare la precedenza sulla love story, e mai il contrario.


Spicy? Not so much…

Mi è sembrato doveroso inserire quest’ultima precisazione, dal momento che oltre la metà delle recensioni di “Lightlark” che ho avuto modo di leggere, sembravano pronte a lamentare l’assenza di vere e proprie scene “piccanti” alla Sarah J. Maas.

Ora…

A parte il fatto che è di uno young adult che stiamo parlando, e non di un erotico per lettrici adulte…

Il romanzo di Ariel Aster contiene una sola scena di sesso esplicito, oltre a una quantità innaturale di allusioni pruriginose, vampate, bollori, strizzatine, e chi più ne ha, più ne metta.

Per come la vedo io, si tratta di elementi che vanno a detrimento della storia e non a suo favore, dal momento che distolgono l’attenzione dai personaggi, dall’ambientazione e dai punti-chiave della trama.

Ma, ovviamente, osservazioni di questo tipo vanno sempre calibrate in base alle aspettative del pubblico.

E mi pare di aver capito che la promozione del libro sia stata condotta in maniera tutt’altro che cristallina.


Macchina del tempo

Se vuoi sapere il mio parere spassionato (e antipatico), sospetto che il primo responso degli editori al progetto di Ariel Aster («No, grazie, non intendiamo pubblicare una storia di questo tipo: il mercato è già saturo!») fosse quello corretto.

Per quale motivo?

Perché “Lightlark” è un libro adatto al palato del pubblico di dieci o dodici anni fa, quando autrici come Veronica Roth o A. G. Howard andavano veramente forte e (quasi) nessuno aveva ancora sentito parlare di cose come rappresentazione della diversità, colonialismo, autoaffermazione femminile, mascolinità tossica e via discorrendo.

Quando, in pratica, bastava creare un personaggio femminile in grado di maneggiare una spada per parlare di girl power, anche se poi la storia incoraggiava la protagonista a considerare ogni altra donna una rivale, e l’eroina in questione non faceva altro che passare da un paio di braccia forti all’altra.


Quando esce “Lightlark” in italiano?

Al momento, i diritti di traduzione di “Lightlark” sono stati venduti in 30 Paesi del mondo.

Possiamo contare sul fatto che l’Italia sarà uno di questi, anche se, al momento, non abbiamo a disposizione informazioni specifiche riguardo al futuro editore o alla data di uscita.

A luglio 2022, la Universal Pictures ha comunicato di aver opzionato il romanzo per la realizzazione di un possibile adattamento cinematografico.


E tu?

Cosa ne pensi della mia recensione di “Lightlark”?

Hai seguito le polemiche online che hanno circondato l’uscita del libro per ragazzi di Alex Aster? 🙂

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