Che cos’è un editor di romanzi? Superpoteri, miti e un paio di verità su questa misteriosa figura professionale

che cos'è un editor di romanzi

Che cos’è un editor?

Che cosa fa, che cosa non fa… ma, soprattutto, che cosa può fare per te?

Ancora oggi, quella dell’editor sembra essere una figura professionale ammantata da un certo alone di mistero.

C’è chi gli/le attribuisce un valore fondamentale, a volte perfino di stampo mistico/religioso.

«Un buon editor può fare la differenza fra un romanzo di successo e uno che non vedrà mai la luce del sole», sostengono costoro. «Un buon editor è la stella polare in grado di tracciare la rotta che permette a un autore di talento di sviluppare il suo potenziale e trasformarsi nell’astro brillante che è nato per diventare.»

All’altro capo dello spettro, invece, troviamo loro… Ebbene sì: i miscredenti, coloro che, all’alba dell’anno del Signore 2022, sono ancora convinti che l’arte di editare, pubblicare e sponsorizzare un libro possa essere considerata alla stregua di un lavoro da improvvisare, così, alla meno peggio.

Le stesse persone che, a quanto pare, continuano ad andare orgogliosamente fiere della loro incapacità di strutturare una trama, di gestire l’arco di un personaggio, di imparare le più basilari regole dello show, don’t tell

Loschi e inquietanti figuri pronti a sghignazzare e a torcersi i baffi, al pensiero di qualcuno, là fuori, realmente disposto a sottoporre il suo romanzo all’attenzione di questo o quell’altro book blogger di grido soltanto dopo essersi premurato di rimuovere ogni singola, infame “d” eufonica dal suo testo, o di averlo addirittura impaginato in un modo che non faccia venire voglia al lettore di cavarsi gli occhi.

Ma la verità è che, come per ogni leggenda che si rispetti, anche quella dell’editor tende ad accompagnarsi a una serie di frustranti e noiosissime dicerie da comari.

Perciò, prima di rispondere all’amletico interrogativo suggerito dal titolo del nostro post, suppongo che faremo meglio ad abbozzare un piccolo passo indietro, e a cercare di sfatare un paio di miti molto molesti.

Quindi, per prima cosa, cerchiamo di tenere in mente un paio di assunti fondamentali:

1. Un editor non è «la donna delle pulizie»…

e il suo lavoro si spinge ben oltre la semplice mansione di aiutarti a rendere il tuo testo “ordinato e pulito“.

Per cui, ti sconsiglio caldamente di considerare la necessità di sottoporre il tuo manoscritto a un editing professionale alla stregua di un lusso per gente con troppi soldi da buttare, e di non cedere alla tentazione di ricorrere al fai-da-te, soprattutto se hai intenzione di autopubblicare il tuo lavoro su una qualsiasi piattaforma dedicata.

Il tuo lettore merita di leggere il tuo romanzo nella sua miglior forma possibile. È una questione di rispetto basilare.

Vuoi essere trattato da professionista?

Allora offri ai tuoi acquirenti un prodotto professionale.

Altrimenti, tanto varrebbe scribacchiare un raccontino a penna su un quadernetto della Pigna, e scoprire se per caso il tuo libraio di fiducia sia disposto a esporlo sui suoi scaffali in quello stato.

Editare un testo, gridiamolo tutti insieme appassionatamente, non equivale a consegnare all’autore un testo nella sua forma “più chiara e pulita”. Ogni volta che qualcuno afferma questa banalità, da qualche parte una fatina muore, e sospetto che non ci sia davvero modo di girare attorno a questa triste realtà.

Un editor si occuperà, a lavori ultimati, di estirpare il maggior numero possibile di refusi dalle pagine del tuo manoscritto?

Controllerà che i congiuntivi siano in ordine? Che sia stato usato sempre lo stesso soprannome per il medesimo personaggio, e che tu non ti sia dimenticato di svelare il colpevole dell’assassino del maggiordomo a pagina 103?

Ma certo che sì.

Un editor sarà pronto a fare per te tutte queste cose… nella stessa misura in cui un allenatore sportivo si preoccuperebbe di porgere le scarpe ai suoi giocatori, se per caso vedesse la sua squadra cercare di scendere in campo a piedi nudi.

Non è il lavoro per cui è stato assunto, resta sottinteso.

Ma che figura farebbe, se l’intero mondo libero vedesse i suoi ragazzi aggirarsi scalzi in mezzo a quel prato?

Dopotutto, per citare le sagge parole di Seanan McGuire (una delle più grandi autrici che l’attuale panorama della speculative fiction abbia da offrire): «A good editor looks good when you look good.»

Solo ed esclusivamente in quel caso, aggiungerei io.

2. Un editor non è nemmeno la tua maestra delle elementari, un critico o un beta reader!

Un editor è una figura professionale come tante. Eppure, alcuni autori esordienti continuano a occhieggiarla in preda a un misto di scetticismo, terrore, cinismo e sospetto.

Ti imploro, dal profondo del cuore, di non incorrere nel loro stesso errore! Soprattutto se stai prendendo in considerazione l’idea di autopubblicare i tuoi lavori.

In realtà, devi sapere che, almeno in parte, tutta questa sfiducia nasce dal timore irrazionale di svegliarsi improvvisamente al centro di una distopia: un giorno, tutti gli editor del mondo decideranno di togliersi la maschera nello stesso momento, e il viso che farà capolino al di sotto sarà… quello della loro maestra della terza elementare!

La stessa gorgone che giudicava i loro temi schioccando la lingua, pronta a sminuire i loro appassionati slanci creativi in termini del tipo: «Il ragazzo si applica, certo, ma è troppo fantasioso. Vediamo di farlo rinsavire un po’. Da oggi in poi, una sana dieta a base de “I Promessi Sposi” non gliela leva nessuno!»

E, ascolta, non voglio negarlo…

La verità è che là fuori troverai dozzine di editor freelancer disposti a fare solo la metà del lavoro, e a esclamare allegre amenità del genere: «Ecco, ho appena corretto il racconto che mi hai inviato. Adesso carica pure il file su Amazon così come te l’ho mandato, e comincia a pressare i tuoi amici affinché ti comprino il libro!»

Ma questo atteggiamento si spiega soltanto in due casi:

  •  l’editor con cui sei entrato in contatto è un tipo inesperto, caotico e/o poco preparato. Questa tipologia di figura, in realtà, non agisce in preda a malizia o sciatteria; semplicemente, non ha la più pallida idea di come aiutarti a crescere e a trovare la tua voce;
  •  l’editor che hai contattato non è altro che un copyeditor o un correttore di bozze. Due professioni onestissime, dal valore imprescindibile, si capisce… a patto che chi vi si dedica intervenga sul testo soltanto dopo la fine dell’editing “di contenuto“, vale a dire il tipo di revisione che provvede a rafforzare la trama, il ritmo, i personaggi, nonché ad assicurarsi che il tuo libro possa fare presa sul pubblico, andando a collocarsi all’interno di un genere dai canoni ben definiti.

Ma il punto fondamentale è che un bravo editor (non mi stancherò mai di ribadirlo) lavora al fianco dello scrittore.

Il suo scopo è quello di valorizzare i punti di forza del tuo romanzo, mentre cerca di aiutarti a rafforzare gli eventuali punti di debolezza.

Con te. Non al posto tuo.

Ecco perché il compito di un editor non è quello di correggere o riscrivere delle parti che gli sembrano “sbagliate”.

Il suo obiettivo sarà, piuttosto, quello di insegnarti a riconoscere i tuoi limiti, allo scopo di spronarti a superarli.

Capire cosa c’è di prezioso, unico e speciale all’interno della tua storia, e utilizzare ogni singolo strumento a sua diposizione per permettere a quella qualità di emergere in tutto il suo splendore.

Guidandoti per tutto il processo. Incoraggiandoti. Mettendo le sue conoscenze al servizio della tua immaginazione e del tuo talento.

Ecco perché un buon editing può riuscire soltanto quando editor e autore decidono di lavorare in sinergia, nel segno del più profondo rispetto reciproco.

Scrivere può essere un lavoro solitario.

Ma editare richiede, inevitabilmente, l’intervento di un gioco di squadra!

Ma, allora, in soldoni… che cosa diavolo è un editor?!

Bè, tanto per cominciare…

Un editor è un coach, un personal trainer!

Quando una persona decide di imparare a suonare il piano, provvede subito a iscriversi a un corso musicale.

Difficilmente qualcuno si sentirà in dovere di propinargli una qualche assurdità del tipo: «Che cosa fai? Non sai che Beethoven ha imparato a suonare da solo?»

La maggior parte di noi è disposta ad accettare la realtà con una certa dose di umiltà e senso pratico: vale a dire il fatto che nessuno di noi è un genio destinato a cambiare per sempre il corso della storia dell’umanità.

Non per questo, dovremmo rinunciare al nostro sogno di imparare a suonare.

Per qualche misteriosa ragione, parlando di scrittura la gente tende a pensarla in maniera del tutto diversa.

Ed ecco che si entra subito nel tragico dilemma yodiano del “fare o non fare, non c’è imparare”.

O hai il talento necessario per fare una certa cosa, oppure non ce l’hai.

O sei la reincarnazione vivente di Jack Kerouac, oppure puoi anche rassegnarti ad assistere alla morte del tuo sogno.

Quasi nessuno, ho notato, si prende mai la briga di sottolineare la differenza che corre fra i concetti di “esercitarsi e studiare” VS “battere la fiacca e adagiarsi sugli allori“.

O fra “accettare i propri errori e continuare a lavorare a testa bassa allo scopo di migliorarsi” e “pensare di essere troppo dannatamente brillanti e all’avanguardia per questo mondo di critici spocchiosi“.

Un dilettante, destinato a restare tale, seguirà la seconda linea di pensiero e si arrenderà, oppure continuerà a fare come ha sempre fatto: restando aggrappato alla propria convinzione di di saperla più lunga di chiunque altro.

Ma un autore promettente? Uno che non ha paura di “sporcarsi le mani”, di applicare un po’ di sana autocritica e fare il possibile per migliorare la qualità del proprio lavoro?

Con il tempo, capiterà di aver bisogno di esercitarsi.

Ecco… Un editor ti aiuterà, fra le altre cose, a escogitare un “piano di allenamento” cucito su misura per te.

Da bravo coach, si siederà a bordocampo e ti osserverà “giocare“, prendendo nota di tutti i tuoi vezzi e i tuoi virtuosismi, i tuoi limiti e i tuoi punti ciechi.

A poco a poco, escogiterà la strategia necessaria a “potenziare” i tuoi punti di vulnerabilità e a far emergere i tuoi lati brillanti.

E, ogni volta che dal suo punto di osservazione privilegiato noterà un’occasione propizia, te la segnalerà e ti spronerà a segnare un “goal” prezioso!

Un editor è il “portavoce” del tuo lettore!

Ma che cosa significa “fare goal”, dal punto di vista di uno scrittore?

Semplicemente questo: coinvolgere il lettore.

Emozionarlo, fargli scalpitare il cuore, strappargli una risata tonante o indurre una lacrima di tristezza a scivolargli lungo la guancia…

Ogni volta che riuscirai a centrare uno di questi obiettivi, tu, autore, porterai a casa un punto e ti avvicinerai di un passo alla tua meta agognata!

Qualora il lettore dovesse ritrovarsi, invece, a sbadigliare, alzare gli occhi al cielo, sbuffare o (Dio non voglia!) addirittura a scagliare il manoscritto all’altro capo del tavolo…

Bè, chiaramente una sfilza di punti preziosi comincerà a scivolarti via dalle dita.

Ma non sarai soltanto TU a “perdere”. Il tuo editor, infatti, incasserà la sconfitta insieme a te.

Poiché devi sapere che un’altra delle sue mansioni principali consiste proprio nel cercare di calarsi nel ruolo di “avvocato del diavolo”, e provare ad anticipare gli stati d’animo dei tuoi lettori.

Nel fare in modo che la tua opera si trasformi nella prossima opera da leggere fino a tarda notte (all’inferno gli impegni della mattina dopo!). Magari, addirittura da raccomandare forsennatamente attraverso i social, per una volta in maniera del tutto “spontanea” (vale a dire, non dietro tua esplicita richiesta).

Credi che un beta reader sarebbe in grado di segnalarti ogni momento di stasi, ogni scena traballante, ogni personaggio inverosimile, ogni scelta narrativa potenzialmente in grado di alienarti le simpatie del pubblico?

Forse. Se fosse davvero dotato. E conoscesse le regole del genere a cui appartiene il tuo romanzo veramente a menadito.

Ma potrebbe anche spiegarti in che modo rimediare a tutti quegli errori, prima che le varie recensioni negative inizino a fioccare? 😉

Un editor è il più grande fan del tuo manoscritto…

… anche quando ti muove qualche critica.

Soprattutto quando ti muove qualche critica!

Nessun editor onesto si lascerà mai coinvolgere nella revisione di un testo in cui non crede. Che senso avrebbe?

Il suo obiettivo, ora e per sempre, sarà quello di aiutarti a trasformare il tuo manoscritto in un vero e proprio romanzo.

Un portale da attraversare a occhi sbarrati, in grado di scaraventare chi legge all’interno del mondo meraviglioso che TU hai creato.

La magia, in qualsiasi caso, resta frutto delle capacità, dell’impegno, del senso di abnegazione e delle energie dell’autore.

Eppure, è possibile che una parte di te, all’inizio, reagisca con sdegno e irritazione al cospetto delle proposte avanzate dal tuo editor.

La considero una reazione istintiva, del tutto naturale. A nessuno piace veder criticare la propria creatura.

Ma tu hai intenzione di diventare un professionista, ricordi?

Il sogno prevede che intere legioni di lettori si avventino famelicamente sul tuo lavoro.

Eppure, che cosa credi che succederà, quando una persona diversa dal tuo coniuge, tua madre o il tuo collega di lavoro leggerà il romanzo?

Non sarebbe meglio sottoporre il manoscritto all’occhio allenato di qualcuno che crede ciecamente nelle tue capacità, e che sia disposto a lavorare incessantemente al tuo fianco per assicurarsi che sia tutto in ordine?

E intendo dire prima di lanciare il libro in pasto a una platea di potenziali recensori sul cui responso definitivo (ci tengo molto a ribadirlo) non sarai in grado di esercitare il minimo controllo?

Ecco.

Dopotutto, per citare una famosa perla di Patricia Fuller: «Writing without revising is the literary equivalent of waltzing gaily out of the house in your underwear.»

Non farlo.

Non lasciare che sia l’orgoglio a compromettere il successo del tuo libro.

Piuttosto, metti il tuo lettore al primo posto, e vedrai che i risultati non tarderanno ad arrivare! 🙂

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