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“Dear Debbie”: la recensione del sorprendente thriller di Freida Mcfadden

recensione dear debbie - freida mcfadden

Dear Debbie è uno dei più recenti thriller di Freida McFadden. Non avevo mai letto nulla di questa autrice, ma ero davvero curiosa: dopotutto, il suo nome continua a spuntare fuori ogni volta che si parla di domestic thriller (e non solo: ultimamente, si è discusso molto di lei anche per via della recente rivelazione sulla sua vera identità).

In realtà, avevo già visto e apprezzato il divertente film con Sydney Sweeney ispirato a Una di famiglia. So che si tratta di un adattamento abbastanza fedele, per cui posso dirti fin da subito che Dear Debbie segue più o meno la stessa ricetta, offrendoci al tempo stesso un romanzo di puro intrattenimento e un’irriverente parodia della vita borghese occidentale.


La trama

Quando è troppo, è troppo…

Debbie Mullen sta perdendo la testa. Per anni ha raccolto i suoi migliori consigli nella rubrica “Cara Debbie”, a cui molte mogli del New England si rivolgono in cerca di comprensione e suggerimenti amichevoli. Attraverso il suo lavoro, Debbie ha ascoltato innumerevoli donne ignorate, sminuite o persino maltrattate dai loro mariti, cercando sempre di guidarle nella direzione giusta.

O almeno, lo faceva.

Ultimamente, la sua vita sembra sfuggirle di mano: ha appena perso il lavoro, le sue figlie adolescenti si comportano in modo sempre più strano e suo marito le nasconde qualcosa… almeno secondo l’app di monitoraggio che ha installato sul suo telefono. Debbie ha smesso di essere la persona matura, ragionevole e pragmatica di un tempo.

Per la prima volta, è pronta a seguire i suoi stessi consigli.


La recensione di Dear Debbie

La missione di Debbie

Se sei alla ricerca di un thriller psicologico coinvolgente, ma abbastanza “soft” e family-friendly da non raggiungere mai dei picchi di tensione realmente disturbanti, Dear Debbie potrebbe essere la lettura che fa al caso tuo.

La narrazione segue una struttura in multi-PoV; una scelta quasi obbligata per un plot che gioca apertamente con il concetto di narratore inaffidabile e con i continui slittamenti di prospettiva.

Harley e Connor sono due personaggi abbastanza dimenticabili. La figura della protagonista, invece, emerge alla grande: Debbie, casalinga per vocazione e redattrice di una rubrica femminile per hobby, è un’antieroina decisamente graffiante, con la sua voce narrante irresistibile, capace di strappare al lettore più di un sogghigno di pura e semplice complicità.

Mi è piaciuta moltissimo la costruzione del suo personaggio, che rappresenta una sfida aperta ai classici stereotipi di genere. A prima vista, infatti, Debbie incarna tutti i cliché della perfetta mogliettina americana, tra vendite di beneficenza per la scuola delle figlie e piccole rivalità di quartiere. Ma sotto la superficie si nasconde un lato segreto decisamente inatteso, e… a tratti, semplicemente esilarante.

Il gioco di prestigio

Ho letto da qualche parte che esiste un trope chiamato “suburban mom gone dark”: ecco, difficilmente si potrebbe trovare una definizione più calzante per questo romanzo. L’astuta ambiguità morale della protagonista è sicuramente uno degli elementi più riusciti e sorprendenti della storia.

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“Seppellisci le Mie Ossa nel Suolo di Mezzanotte”: la recensione del libro gotico di V. E. Schwab


seppellisci ossa suolo mezzanotte recensione - bury our bones in the midnight soil - schwab

Ho sempre saputo che V. E. Schwab avrebbe scritto il libro del mio cuore. E, adesso, quel momento è arrivato: Seppellisci le Mie Ossa nel Suolo di Mezzanotte è quel libro, finalmente! Un romanzo intenso e magnetico, oscuro e provocante, capace di catturare il lettore in maniera viscerale.

Da lettrice affezionata della Schwab, posso tranquillamente affermare che questa è – almeno per me – la sua opera più complessa, ambiziosa e matura. Non soltanto per la bellezza della prosa, sempre elegante e languida come una ballata triste, ma anche e soprattutto per la complessità emotiva e morale delle tematiche affrontate e per il livello di introspezione che permea ogni capitolo…


La trama di Seppellisci le Mie Ossa nel Suolo di Mezzanotte

Questa è una storia che parla di fame; una fame insaziabile.

1533, Santo Domingo de la Calzada.
Una giovane ragazza cresce libera e astuta: la sua bellezza è superata soltanto dai suoi sogni di fuga. Ma María sa che gli uomini la vedranno sempre solo come un premio o una pedina. Quando un’affascinante vedova le offre una via alternativa, María compie una scelta disperata: decide che condurrà una vita priva di rimpianti.

Questa è una storia che parla d’amore; un amore che trasforma, e distrugge, tutto quello che tocca.

1827, Londra.
Una giovane donna conduce una vita tranquilla e riservata nella tenuta di famiglia. Un’istante di intimità con la persona sbagliata la costringe, tuttavia, a trasferirsi a Londra per imparare le “buone maniere” e trasformarsi nella moglie perfetta. Il cuore sensibile di Charlotte e i suoi sogni irrealizzabili vengono sconvolti dall’amicizia di una splendida donna dai capelli rossi; eppure, il costo della libertà si rivela più alto di quanto avesse mai immaginato.

Questa è una storia che racconta di una rabbia profonda, e di un dolore che non morirà mai.

2019, Boston.
Il college avrebbe dovuto rappresentare per Alice l’opportunità di rinascere, di diventare una persona nuova. Per questo si è trasferita dall’altra parte del mondo, lasciandosi definitivamente alle spalle la sua vecchia vita in Irlanda. Tuttavia, una notte fuori dal comune la spingerà a riflettere sul suo passato, sul suo presente e sul suo futuro. Determinata a scoprire la verità, Alice intraprende un viaggio alla ricerca di risposte… ma anche – e forse soprattutto – di vendetta.

Questa è una storia sulla vita: su come tutto finisce, ma anche su come ogni cosa, prima o poi, ricomincia.


La recensione di Seppellisci le Mie Ossa nel Suolo di Mezzanotte

Tre rose selvatiche, che nascondono bianchissimi denti aguzzi…

Non è la prima volta che V. E. Schwab ci racconta di vampiri e storie d’amore a tema saffico: se hai visto la (sfortunata) serie tv First Kill su Netflix, probabilmente sai già che quella divertente e un po’ esagerata incursione nel mondo del campy horror è stata ispirata proprio da un suo breve racconto contenuto nell’antologia Vampires Never Get Old: Tales with Fresh Bite.

Questo nuovo romanzo – ovviamente molto più corposo, complesso e diretto a un target più adulto – si regge invece sulla forza propulsiva di tre straordinarie voci narranti. Ciascuna di esse riflette un’identità, al tempo stesso, fortissima, unica e ricca di vulnerabilità.

È raro trovare storie a più voci in cui ogni personaggio riesce davvero a lasciare un segno; tuttavia, in questo caso, la nostra Victoria riesce a centrare perfettamente l’obiettivo. Non si tratta solo di differenze stilistiche, ma di modi distinti di osservare il mondo… senza dimenticare, naturalmente, le suggestive eco di richiamo, un sottile gioco di rimandi che mette in luce tanto le differenze tra le nostre tre protagoniste, quanto le loro profonde e indiscutibili affinità.

Ciò che mi ha colpito di più è che in ciascuna di queste antieroine è semplicissimo imparare a riconoscere almeno una piccolissima parte di sé.

C’è Alice, con la sua struggente malinconia urbana e le sue ferite invisibili; e c’è Charlotte, con la sua delicata sensibilità macchiata di edonismo.

E poi, ovviamente, abbiamo lei… Sabine: larger-than-life, spregiudicata, vitale, e seducente come il peccato. Con la sua fame viscerale, la sua sete di vita, e il suo cuore corrotto da secoli e secoli di (non-)vita alla ricerca di un amore disposto a tingersi di venerazione.


Una fame inarrestabile

Queste tre indimenticabili protagoniste si intrecciano in una narrazione gotica che richiama capolavori come Intervista col Vampiro, Carmilla e Lasciami Entrare.

Ma l’irrequieta personalità della Schwab traspare da ogni pagina: perché, a dire la verità, in Bury Our Bones in The Midnight Soil ritroviamo, soprattutto, le atmosfere cosmopolite e la tensione claustrofobica de La Vita Invisibile di Addie LaRue.

In un certo senso, però, nel suo nuovo libro la Schwab compie un’operazione completamente diversa: attraverso la metafora della “vampira-fidanzata tossica“, eternamente affamata e proiettata verso un ideale di femminilità che sfugge a ogni canone tradizionale imposto dallo sguardo maschile, apre una finestra sull’esperienza di scoperta e affermazione vissuta da ogni donna “saffica” nel mondo.

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