“Cyrano”: 5 cose che uno scrittore di romance può imparare guardando il film di Joe Wright


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Il film diretto da Joe Wright è il miglior adattamento di “Cyrano” che io abbia mai visto.

Inutile girarci intorno.

Un musical in costume romantico, tragico e prorompente, incentrato sulla forza incontrastabile delle passioni umane.

È vero: le parti musicali non si rivelano sempre all’altezza della messa in scena. Alcuni pezzi sono stupendi, mentre altri… ehm, usiamo un eufemismo, e descriviamoli pure come “semplicemente orecchiabili”.

Ma Peter Dinklage, nei panni di Cyrano, ci offre forse la migliore interpretazione della sua carriera!

La sua eloquente espressività, la sua profonda voce baritonale, i suoi gesti precisi, solenni e intrisi di struggimento… È soprattutto grazie al talento, all’urgenza e alla travolgente passione sfoggiati dall’attore de “Il Trono di Spade”, che l’opera di Wright riesce ad acquistare una potenza e un vigore straordinari!

Eppure, per come la vedo io, anche la sceneggiatura di “Cyrano” (firmata da Erica Schmidt) potrebbe essere in grado di offrire una lezione o due agli aspiranti autori di libri romance.

Curioso/a di scoprire quali?

Andiamo a scoprirlo insieme…


1. Come introdurre il protagonista di una storia

Ricordi cosa abbiamo detto a proposito dell’importanza vitale del protagonista di una storia?

L’eroe non è un personaggio come gli altri. Attraverso i suoi occhi, il lettore (o lo spettatore, come in questo caso…) avrà infatti la possibilità di vivere mille avventure; tutto ciò che, nel corso della sua vita reale, probabilmente (o per fortuna) non riuscirà mai a sperimentare in prima persona.

Che cosa implica questo?

Che nessun protagonista al mondo dovrebbe mai “accontentarsi” di un’introduzione blanda o banale, a prescindere dalla sua caratterizzazione e da quale che sia il principio del suo arco trasformativo.

Proviamo a considerare la scena del film in cui Cyrano appare per la prima volta.

All’inizio, non udiamo altro che la voce profonda, ironica e tonante di Dinklage. Eppure, bastano un paio di battute sferzanti e argute a scapito del ridicolo Montfleury, ed ecco che lo spettatore ha già “drizzato le antenne”!

Una certezza assoluta lo invade: quello che sta per entrare in scena è un personaggio speciale, non certo un cicisbeo come gli altri!

Dopo aver rimesso il pomposo attore al suo posto, Cyrano accetta quindi di battersi a duello con un uomo che ha cercato di infangare il suo onore.

È l’avversario a lanciare il guanto della sfida, bada, non Cyrano: ai fini della trama, è importantissimo che il pubblico capisca subito che il protagonista è un uomo arguto e capace, ma non rancoroso o privo della capacità di lasciarsi scivolare gli insulti addosso.

Cosa accade, dunque?

Cyrano combatte contro lo spadaccino nemico, e… vince, senza mai perdere la propria compostezza. Dimostrando immediatamente la sua prodezza e la propria capacità di provare compassione (hai presente le parole gentili che sussurra all’orecchio dell’avversario moribondo, il modo tenero e triste in cui adagia il suo corpo sul palco?).

Nel frattempo, da uno spazio soprelevato, l’amata Roxanne (Haley Bennett) osserva la scena; Cyrano non sembra in grado di smettere di lanciare occhiate infatuate e circospette nella sua direzione…

Quindi, riassumendo, vedi quante informazioni sul contro del protagonista siamo stati in grado di assimilare attraverso una singola scena?

Cinque minuti dopo aver fatto la sua conoscenza, sappiamo già che Cyrano è:

  • un’artista della parola, dotato di arguzia e di un incandescente senso dell’ironia
  • un abilissimo combattente
  • un uomo onorevole
  • un individuo dotato di grande umanità
  • terribilmente innamorato di Roxanne, e del tutto impacciato in campo sentimentale.

2. Il rivale in amore del protagonista non deve essere per forza un bastardo o una mezza calzetta… anzi!

Roxanne si innamora a prima vista di Christian (Kelvin Harrison Jr.), un giovane cadetto dalle spalle larghe e il fisico atletico.

Sono certa che conosciate la storia, per cui non me ne starò qui a discutere del ruolo giocato da Cyrano durante lo sviluppo della loro relazione nascente.

Quello che mi preme farti notare in questa sede, è l’estrema piacevolezza del rivale in amore del protagonista.

Un ragazzo simpatico, gentile e affabile che, a più riprese, riuscirà a confermare allo spettatore di essere un brav’uomo, degno di amore e rispetto, oltre che totalmente libero da quegli odiosi stereotipi che contraddistinguono spesso i “terzi incomodi” nei romanzi d’amore.

Hai presente quelle patetiche caricature che infestano le pagine di tanti romance contemporanei?

La predatrice sexy-ma-altezzosa-cinica-e-disumana, che cerca continuamente di rubare il boyfriend dell’eroina negli YA?

Il tricheco razzista, misogino e con il Rolex al polso, che la madre della protagonista preferirebbe che la figlia sposasse al posto di quel musicista scapestrato che le piace tanto?

Ecco.

Magari lanciamoli dalla finestra, questi stereotipi!

Non ne abbiamo bisogno.

Perché un triangolo sentimentale funziona solo ed esclusivamente quanto la somma delle sue parti.

Per cui, se vuoi rendere la situazione davvero interessante per il lettore, devi assicurarti di procurare al tuo protagonista una sfida dall’aspetto più minaccioso e CREDIBILE che mai.


3. Perfino il villan ha diritto a un (piccolo) momento di redenzione

In “Cyrano”, la parte del cattivo viene affidata nelle sapienti mani di Ben Mendelsohn, interprete dell’arrogante nobile De Guiche.

Un personaggio rivoltante e stracarico di vizi, che incarna sicuramente molti dei principali mali del mondo; fra tutti, la tendenza a vedere le donne come oggetti e quella di non mettere mai in discussione i propri privilegi.

Eppure, non esiste villain (degno di questo nome) incapace di mostrare anche qualche piccola qualità positiva, di tanto in tanto.

Le persone, perfino quelle più spregevoli, non sono mai unidimensionali. La vita non è un film d’animazione degli anni Quaranta, con i cattivi vestiti di nero schierati da un lato e una manica di eroi dalla mascella volitiva pronta dall’altra. E, magari, una vasta corsia abbandonata nel mezzo.

Erica Schmidt sa di dover concedere alla caratterizzazione del malvagio conte quantomeno una lieve sfumatura, un appiglio di umanità.

Il miracolo si verifica nel momento in cui lo sentiamo dapprima destinare il battaglione di Cyrano e Christopher a una missione suicida, e poi rivolgere al suo attendente le seguenti parole: «Lo faccio per il mio Re, e non per il mio scorno

L’aria di De Guiche , in quel momento, sembra (relativamente) sincera.

O sta dicendo la verità, o si sente abbastanza in colpa da avvertire il bisogno di giustificarsi con un sottoposto.

Rimpianto o rimorso.

In entrambi i casi, sarai d’accordo con me, si tratta di un elemento in grado di contrastare vistosamente con i tratti di una monotona caratterizzazione in bianco e nero


4. Come usare il genere “romantico” per svelare le profonde ipocrisie dell’animo umano

Il romance serve solo a distrarre, intrattenere, divertire, scatenare un sospiro o due nel petto degli inguaribili romantici?

Potrebbe, certo. E non ci sarebbe nulla di male. Ma non è un caso se ho usato il condizionale, al posto dell’imperativo!

È vero: la sceneggiatura di “Cyrano” riversa la maggior parte della sua potenza narrativa nella costruzione dei suoi patemi sentimentali.

Detta così, sembrerebbe quasi una cosa da collana Harlequin Mondadori, no?

Niente di più sbagliato!

In realtà, la complessa dinamica fra Cyrano, Roxanne e Christopher ruota attorno all’esplosivo potenziale di un archetipo dalla valenza universale: il conflitto. apparentemente inconciliabile, fra ciò che colpisce l’occhio e ciò che ha il potere di conquistare il cuore.

Il paradosso (sociale ed esistenziale) fra apparenza e sostanza; fra la “naturale” attrazione che siamo portati a provare verso ciò che risulta gradevole alla vista (e/o accettabile dal punto di vista sociale), e la necessità di continuare a cercare qualcosa di più profondo e più vero.


5. Quando scrivi un retelling, cambia tutto ciò che può servire a rendere la tua storia più vicina alla sensibilità del tuo pubblico

Nella versione di Edgar Wright, Cyrano si sbarazza di quel dannato nasone e riesce finalmente a trasformarsi in un eroe per cui il pubblico moderno può fare il tifo!

Un personaggio ricco di tormenti e di difetti, che vive d’amore represso e batoste incassate con un variabile livello di grazia… come chiunque di noi, se ci fai caso.

Come si fa ad immedesimarsi nelle pene d’amore di un tizio che se ne va in giro con un finto naso a forma di fallo incollato sulla faccia? Sfido chiunque a provarci senza essere costretto a soffocare una risata!

Cos’altro è stato modificato?

Bè, il film di Wright manda all’aria qualsiasi mal concepita pretesa di verosimiglianza storica… e direi che va benissimo così!

Questa è, dopotutto, una tragedia che parla d’amore, di passioni segrete, di peccati capitali e rimpianti inenarrabili. Non un documentario sulla vita dell’aristocrazia francese del diciassettesimo secolo.

Quindi, malgrado l’ambientazione, il cast comprende diversi (e bravissimi) attori di colore. Peter Dinklage non compie nessuno sforzo per camuffare il suo accento americano. E.. l’hai notato? La maggior parte del resto del cast sembra sbarcata direttamente dalla terra della dinastia Windsor! 😆

Influisce, tutto questo, sull’effettiva riuscita del film?

Assolutamente no.

Anzi: sotto alcuni punti di vista, sono proprio queste piccole differenze a rendere il film accattivante, moderno e originale all’occhio dello spettatore…


Cosa ne pensi?

Hai già visto il “Cyrano” di Edgar Wright?

Qual è stata la cosa che ti ha convinto di più? 🙂


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