“La Abuela” su Midnight Factory: recensione dell’inquietante film horror di Paco Plaza

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La Abuela” è un film horror di Paco Plaza, regista spagnolo dell’acclamata trilogia “Rec” e della piccola rivelazione “Veronica”.

Il suo lavoro più recente è una pellicola a metà strada fra “Hereditary” e “The Taking of Deborah Logan”; un convincente (e inquietante!) horror generazionale con qualche sorprendente tocco à la “Rosemary’s Baby”.

In Italia, il film è disponibile sul “canale” streaming Midnight Factory di Prime Video o Mediaset Infinity.

Se stavi pensando di attivare l’abbonamento, sappi che questo potrebbe essere il momento giusto per iscriverti: “La Abuela” è esattamente quel genere di titolo – disturbante, spregiudicato e ipnotico – che i fan del genere non dovrebbero rischiare di lasciarsi scappare…

La trama

Susana (Almudena Amor) ha appena trovato un fotografo che potrebbe essere disposto a valorizzare le sue doti.

La sua carriera nel mondo della moda e della pubblicità, a Parigi, non è mai veramente decollata. Ma adesso, finalmente, le carte sembrano sul punto di ribaltarsi in suo favore!

O magari no.

Durante un incontro con il fotografo in questione, Susana riceve una chiamata da un medico spagnolo: sua nonna, Pilar (Vera Valde), ha accusato un bruttissimo malore ed è stata ricoverata d’urgenza.

L’anziana signora sopravvivrà… ma, a quanto pare, non riuscirà mai più a recuperare l’uso delle sue facoltà mentali o delle sue funzioni motorie.

Susana, naturalmente, accetta subito di tornare a casa per prendersi cura della nonna. Dopotutto, è stata Pilar a crescerla, dopo che i genitori di Susana sono morti in un tragico incidente.

Qualche giorno dopo il suo rientro, però, nell’appartamento della nonna iniziano a verificarsi piccoli avvenimenti sinistri, fatti che la ragazza non riesce a spiegarsi.

Lo sguardo di Pilar, che ormai le passa attraverso come se fosse d’acqua, non l’aiuta certo a disperdere l’apprensione.

Una strana ansia si impadronisce di Susana.

Che cosa sta succedendo? Perché la vita sembra improvvisamente sul punto di sfuggirle di mano?

E chi è Eva (Karina Kolokolchykova), la biondissima vicina che sembra in grado di entrare e uscire dall’appartamento a piacimento?

“La Abuela”: la recensione

Orologi che si fermano. Una cucina silenziosa. Una bambola matrioska semicelata da un palmo pallido.

E una vecchia signora che torreggia sulla sagoma di un cadavere irrigidito, le labbra contorte in un ghigno imperscrutabile.

Comincia così il “prologo” del film “La Abuela”, innescando una scena d’apertura dall’atmosfera bizzarra e incomprensibile.

Ogni fotogramma irradia malevolenza e una sorta di surreale, sgradevolissima tensione sessuale; un’ouverture che spiazza e sconvolge, certo… ma che, dentro di sé, contiene anche la capacità di attirare l’attenzione dello spettatore come un magnete.

Che cosa sta succedendo? Perché? Chi è la vittima, chi è l’assassino… ma, soprattutto, che tipo relazione esiste, esattamente, fra questi due estremi?

Dopo lo shock, veniamo proiettati all’interno della vita della giovane Susana, modella ventiquattrenne ormai giunta al capolinea della carriera. Ché, si sa, per i rigorosi standard del settore, a quell’età si è già bell’e pronti per la pensione… 

Corpi da sfilata usa-e-getta. Una collezione di recipienti vuoti che il mondo della pubblicità e del glamour, poi, in qualche modo si preoccuperà di colmare… o di rimpiazzare.

Una donna, a volte, non è altro che la somma delle sue parti: una serie di pezzi da rottamare.

Susana ha costruito tutta la sua vita intorno a quest’amara convinzione. È una (mezza) bugia, forse; ma è anche la sua realtà.

«Non c’è niente di più potente di una fiamma che sta per spegnersi»

Non appena viene chiamata al capezzale della sua amata abuela, la ragazza non esita neanche per un istante.

È la base stessa del nostro codice morale, in fondo: restituisci quello che ti è stato dato. Restituiscilo con gli interessi.

Lo sviluppo della sceneggiatura apre la strada a un ventaglio di suggestioni metaforiche decisamente intriganti. 

Il tema dell’età, della solitudine, degli inevitabili orrori della vecchiaia: nel film “La Abuela” si inserisce un’inconfondibile componente da body horror...

Dopotutto, la vista del corpo nudo di una persona anziana, fragile e malata, sulla nostra psiche suscettibile è sempre in grado di esercitare un certo, imbarazzante terrore.

Paco Plaza, questo, lo sa benissimo. Perciò, decide coscientemente di sfruttare questa sorta di “taboo” sociale per seminare nei nostri cuori sgomento, ansia, angoscia e repulsione.

La sceneggiatura del suo film si basa su pochi, pochissimi jumpscares.

In compenso, l’intreccio misterioso e la forza dell’archetipo universale che si nasconde dietro la premessa (uno che è riuscito ad alimentare un’importante fetta della cultura popolare a tema stregonesco, dalla leggenda della sanguinaria contessa Elizabeth Bathory alla simpatica commedia dark “La Morte Ti Fa Bella”…) riescono a evocare uno sbalorditivo livello di tensione.

Paranoia, allucinazioni, rituali oscuri…

Ma non è solo questo.

Che cosa vede Susana, esattamente, quando guarda sua nonna, ormai ridotta in stato vegetativo? Che cosa vediamo noi?

Un guscio vuoto?

Un’estranea?

Uno spauracchio demoniaco?

Oppure… un eco dal futuro?

Un gioco diabolico

Può darsi che la costruzione del personaggio di Susana sia funzionale allo sviluppo della trama, ma il suo arco narrativo non è sicuramente privo di increspature.

Nella protagonista del film si nasconde un seme di passività, una sorta di indecisione congenita che tende a spazientire un po’ lo spettatore. Il suo amore filiale travalica i limiti a cui siamo abituati, forse… sconfinando, verso la fine, nel campo dell’aperto martirio.

L’esperienza scaturita dalla sua lenta, graduale discesa all’inferno la rende, in qualche modo, una persona diversa? Più intraprendente, più forte e/o sicura di sé?

Meno divorata dal tremendo senso di inadeguatezza che scandisce i suoi giorni?

Mmm.

Ne dubito.

Per questo, forse, molti spettatori hanno riscontrato nel finale de “La Abuela” un certo livello di prevedibilità.

E un ritmo complessivo non del tutto convincente.

Eppure, non appena la casa degli orrori, nel terzo atto, prende a trasformarsi in Labirinto, e il “mostro” a rivelare il suo potere in tutto il suo infame, lussurioso splendore, il film torna a ingranare la marcia, e a farlo alla grande!

La nonna è davvero prigioniera del suo corpo? O lo è Susana?

Chi delle due ha detto addio per sempre alla sua lucidità?

Chi ha veramente imboccato il malinconico viale del tramonto?

Chi sta per morire?

Dietro la superficie (un colpo di scena dalla natura assolutamente INESORABILE), si nasconde molta più sostanza del previsto.

Come una bambola matrioska. O la cronaca di un’oscura saga famigliare.

O una storia che funziona in maniera eccellente, a prescindere dalle sue pecche…


Punti di forza

+ una scena d’apertura semplicemente scioccante!

+ un senso di tensione angosciante che ti si aggroviglia intorno al cuore come una morsa

+ un’ottima sceneggiatura, supportata da una solida regia

+ un simbolismo potente, che non sottrae nulla in termini di “fruibilità” della trama

Punti deboli

– una certa passività da parte della protagonista

– un terzo atto un po’ troppo sbrigativo

– un falso finale eseguito in maniera goffa e forzata


E tu? Hai già visto “La Abuela”?

Cosa pensi dei film di Paco Plaza? 🙂


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