“Obscura”: la recensione del libro sci-fi di Joe Hart


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L’anno scorso, l’uscita dell’edizione italiana di “Obscura”, romanzo fantascientifico di Joe Hart, è passata piuttosto inosservata.

Confesso che, se non fosse stato per Storytel, questa succosa novità targata La Corte Editore sarebbe sfuggita anche a me. Ma, ormai, il colosso degli audiolibri conosce benissimo i miei gusti, e non ha esitato a segnalarmi questo adrenalinico titolo ambientato nello spazio.

Per farla breve, “Obscura” assomiglia un po’ al libro che Dean Koontz avrebbe potuto scrivere, se “L’Uomo di Marte” di Andy Weir, la serie coreana “The Silent Sea” e il film distopico “Awake si fossero improvvisamente infilati fra le sue fonti di ispirazione.

La storia, malgrado le vistose imperfezioni tecniche e stilistiche, scorre e cattura, proponendo al lettore un mix di azione, suspense e thriller al cardiopalma.

Se ti piacciono la fantascienza – soprattutto quella dalle tonalità più “soft” e commerciali – le ambientazioni spaziali e le letture in stile blockbuster… bè, segui il mio consiglio: il romanzo di Joe Hart potrebbe fare al caso tuo! 😉


La trama

In un futuro imminente, un’aggressiva e terrificante forma di demenza ha cominciato a mietere vittime di ogni età.

Le cause del morbo sono sconosciute; i sintomi, semplicemente devastanti.

La dottoressa Gillian Ryan sta cercando di trovare una cura.

Non è un’impresa facile; soprattutto perché lassù, ai piani alti, qualcuno sembra deciso a tagliare definitivamente i fondi della sua ricerca.

Ma anche perché la sua bambina, Carrie, ha contratto la stessa malattia della memoria che ha già portato via suo marito e mandato a pezzi il suo mondo.

Così, quando un ex fidanzato che lavora per la NASA chiede a Gillian di partecipare a una missione per cercare di scoprire cosa diamine stia succedendo a bordo di una stazione spaziale in cui la gente ha cominciato a comportarsi in modo aggressivo, la dottoressa Ryan decide di accettare e partire per lo spazio.

Perché, in cambio, la NASA le offrirà i fondi necessari a completare le sue ricerche.

Ma Gillian soffre di una dipendenza segreta, e sembra anche incline ad accusare intrusivi attacchi di panico e paranoia.

Una condizione che non sembra esattamente l’ideale, per una donna che si appresta a tuffarsi nel buio cosmico.

Soprattutto perché, nei resoconti della NASA, sembra nascondersi qualcosa che non torna.

Qualcuno le sta mentendo. E se dietro i misteriosi eventi della stazione si nascondesse una verità impensabile?


“Obscura”: la recensione del libro di Joe Hart 

“Obscura” è il secondo thriller ambientato nello spazio che mi è capitato di leggere quest’anno. Il primo è stato “Dead Silence” di S. A. Burnes, un divertentissimo horror a metà strada fra “Titanic”, “Gravity” e “Shining”,

Sto cominciando a sospettare che si tratti di un sottogenere alquanto compatibile con i miei gusti (ma quanta arguzia da parte mia, lo so!) , dal momento che, anche in questo caso, sono riuscita ad apprezzare ogni singolo istante trascorso in compagnia dei personaggi!

Suppongo che, dal punto di vista di un avido lettore di storie sci-fi, la trama di “Obscura” non spicchi esattamente per originalità.

Eppure, vai a capire perché, continuo a trovare irresistibile il canovaccio in stile “crew alle prese con un inquietante mistero dallo spazio profondo”.

Lo considero uno di quei rari tropes sempreverdi dei quali non riuscirò mai e poi mai a stancarmi, a prescindere da quanti film, libri o fumetti a tema mi capiti di divorare.

E la verità è che “Obscura” è in grado di regalare una bella quantità di soddisfazioni a chiunque la pensi come un me.

Tanto per cominciare, perché Joe Hart dimostra di essere un maestro del ritmo, e perché le sue scene d’azione si rivelano semplicemente implacabili.

Inoltre la protagonista, la dottoressa Gillian Ryan, è un personaggio perfettamente funzionale allo sviluppo della trama.

Ironica, coraggiosa e affetta da una crudele dipendenza che la rende il bersaglio perfetto per qualsivoglia antagonista di origine ignota, nel corso della narrazione Jillian si ritrova ad affrontare nemici, chimere scientifiche e fantasmi della mente.

Combatte ciascuno di questi avversari con tutto l’entusiasmo di un’improvvisata Lara Croft in tuta spaziale, forte di un indomabile istinto da mamma orsa e della capacità di sfruttare il claustrofobico ambiente a proprio vantaggio…


Conosci il tuo pubblico, e avrai vinto metà battaglia

Thriller claustrofobico, home invasion e survival horror

Joe Hart imposta le tonalità della sua narrazione in modo tale da tenere sempre altissimo il livello di tensione; chiaramente, senza dimenticare di concedere al lettore qualche spiraglio d’umorismo e un paio di siparietti di simpatico cameratismo fra colleghi (vedi il bellissimo rapporto d’amicizia fra Gillian e Burke).

L’obiettivo ultimo dell’autore?

Raccontarci una storia di puro intrattenimento, capace di tenerci costantemente sul filo del rasoio.

Ma anche, forse, di commuoverci un pochettino…

Va probabilmente inquadrata all’interno di quest’ottica anche la scelta di ricorrere a poche, pochissime sottotrame: : focalizzando l’attenzione sulla protagonista e sulla sua disperata lotta per la sopravvivenza, l’autore ci permette infatti di restare completamente immersi nel flusso dell’azione, evitando il rischio di compromettere il nostro legame emotivo con Jilian.

Chiaramente, stiamo parlando di un libro a tinte action che si appropria completamente del concetto di “plot-driven”.

Ai personaggi di “Obscura”, infatti, viene concesso il livello di introspezione psicologia necessaria a rendere la trama elettrizzante, credibile e coinvolgente: neanche un grammo di più!

Eppure, per gli scopi della narrazione, l’equilibrio si rivela comunque perfettamente bilanciato


Una fantascienza “alla portata di tutti”

Purtroppo, a giudicare dal secondo atto di “Obscura”, sul fronte del mistery l’autore si sente molto meno a suo agio.

L’intreccio contiene un rompicapo, che Gillian riesce a risolvere con tre o quattrocento fantastilioni di anni di ritardo rispetto al lettore.

Una situazione che, a tratti, può diventare un po’ frustrante; soprattutto perché il villain si porta praticamente un cartello appeso intorno al collo con su incisa la scritta “I’m the bad guy”, ma nessuno di questi luminari altamente addestrati della NASA sembra rendersi conto di niente.

Altro elemento che potrebbe disturbare i puristi del genere, la vaga tendenza di Hart a semplificare i numerosi leitmotiv scientifici (e ambientalisti) alla base del suo romanzo.

Perciò, se leggerai “Obscura”, non aspettarti una macchinosa e stuzzicante spiegazione del teletrasporto, un’informata previsione dello stato dell’inquinamento globale fra dieci anni o un’appassionata dissertazione in favore della teoria quantistica.

Ancora una volta, l’autore ti fornirà le informazioni necessarie a comprendere le dinamiche fra i membri dell’equipaggio, le simpatie e gli antagonismi, le rispettive aree di competenza e la composizione del loro “habitat” fra le stelle…  Nient’altro.

Non che sia necessariamente un male, dal momento che tutto questo si traduce anche nella formula “zero infodump = zero mal di testa”.

Ma, forse, un paio di ricerche preliminari in più non avrebbero guastato…


Punti di forza

– un ritmo incalzante;

– una sfilza di serratissime scene d’azione;

– un piacevole “retrogusto” hollywoodiano;

– una suspense che non da’ tregua.

Punti deboli

– una trama che non si sviluppa in direzioni particolarmente sorprendenti;

– pochissima verosimiglianza scientifica;

– ambientazioni nebulose;

colpi di scena facilmente anticipabili.


Cosa ne pensi? Hai già letto “Obscura”?

Conosci altri libri thriller ambientati nello spazio? 🙂


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