“Notte Stellata” (recensione): una love story che trascende il tempo e lo spazio nella serie tv di Prime Video

Notte Stellata recensione 
night sky

La prima stagione di “Night Sky: Notte Stellata” narra la lunga, romantica e solidale storia d’amore fra Irene (Sissy Spacek) e Franklin York (J. K. Simmons).

Una coppia legata dagli anni e dal destino, dalla gioia e dalla perdita; da una complicità fatta tanto di piccoli gesti quotidiani, quanto dalla condivisione di un segreto meraviglioso: l’esistenza di una stanza sotterranea, sepolta nel loro giardino, che permette di ammirare le luminose stelle di un altro mondo

La trama

Irene e Franklin York sono una coppia in pensione, i classici “nonni della porta accanto“.

Nel loro giardino si erge un capanno che custodisce un miracolo: una porta che si affaccia su un pianeta alieno, apparentemente deserto e sovrastato da un cielo di una bellezza inconcepibile.

Irene e Franklin si stringono al petto questo segreto da vent’anni. Quasi ogni notte, ammirano le stelle attraverso una vetrata; sospirano, pensando a ciò che potrebbe celarsi dall’altra parte… ma senza mai prendere veramente in considerazione l’idea di varcare quella soglia.

E’ come se non ne avessero mai avvertito il bisogno, non per davvero. In fondo, si sono sempre “accontentati” della loro vita, della loro confortevole felicità domestica.

Che senso avrebbe avuto mettere tutto a repentaglio, per andare in cerca di un’avventura?

Adesso, però, Irene comincia ad avvertire gli affanni dell’età, insieme ai primi segnali di irrequietudine. Il tempo scorre e, in un certo senso, è come se la porta la stesse chiamando

Potrebbe essere la sua ultima occasione di svelare il mistero?

La situazione precipita il giorno in cui sulla soglia “magica” si materializza per miracolo Jude (Chai Hansen), un ragazzo che sa molte cose a proposito della stanza segreta.

Irene prende subito il giovane in simpatia, e decide di accoglierlo in casa.

Jude sembra molto a suo agio nella sua nuova situazione.

Ma le sue arie ombrose e la sua reticenza a parlare del proprio passato mettono in allarme Franklin, sempre più ossessionato dall’idea che quel ragazzo così taciturno e “strano” possa rappresentare un pericolo per la sua famiglia…

“Notte Stellata”: la recensione

La serie con Sissy Spacek e J. K. Simmons tira in ballo intrighi internazionali, fantascientifiche teorie quantistiche e una banda di fanatici sicari altamente equipaggiati.

Eppure, la tenera storia d’amore fra i due coniugi rappresenta l’autentico cuore pulsante della narrazione. Probabilmente non è un caso se, guardando questa prima stagione di “Notte Stellata“, mi sono ritrovata a pensare spesso a due recenti serie televisive targate Apple+: “Servant” e “La Storia di Lisey”, due show dal taglio molto intimista, molto spirituale e molto, molto junghiano.

In effetti, la storyline principale di “Night Sky” si concentra sul viaggio – soprattutto interiore – dei protagonisti Franklin e Irene, mentre segue la loro (stra-)ordinaria love story attraverso gli alti e i bassi di un matrimonio che ha attraversato oceani e tempeste: non da ultimo, la scomparsa del loro unico figlio, Micheal, e la scoperta di una stanza magica che sembra affacciarsi direttamente sul deserto di un altro pianeta.

Fin dalla splendida immagine di apertura (una scena in cui i giovani Irene e Franklin incrociano lo sguardo per la prima volta, innescando una sorta di incantesimo “atmosferico” che sembra opera delle stelle stesse…), il pubblico viene messo in condizione di percepire la deliziosa profondità del vincolo che lega i due personaggi principali.

Un intervento del destino? Del caso, o… di qualcosa di più grande?

Ritroviamo i nostri eroi quasi mezzo secolo più tardi, anzianotti e un po’ acciaccati, ma ancora legati e innamorati come se fosse il primo giorno.

Anche se, forse per la prima volta, adesso una nuova minaccia sembra profilarsi all’orizzonte: il vento di un cambiamento difficile da arginare, incarnato dai dilemmi sollevati dall’esistenza di un ragazzo incomprensibile.

Irene ripone molta fiducia in Jude; troppa, probabilmente. Franklin, al contrario, vorrebbe soltanto continuare a prendersi cura della moglie, e tirare a campare come ha sempre fatto.

Una crepa sottile si apre nella loro relazione, spalancandosi sulla faglia, mai del tutto sopita, generata dal più impensabile cataclisma delle loro vite…

Storia di un nonno che tutti vorremmo avere

La sceneggiatura di “Notte Stellata” riesce a gestire molto bene i suoi “antefatti” (le cosiddette “backstory“).

Dei numerosi anni che separano il primo incontro dall’attuale “mondo ordinario” dei due protagonisti, i flashback ci mostrano, giustamente, soltanto ciò che ci permette di comprendere gli eventi che hanno ferito Irene e Franklin talmente in profondità da alimentare in loro una serie di credenze (su se stessi) dolorosamente sbagliate.

Entrambi, infatti, pensano di aver commesso una serie di errori irreparabili.

Irene, rosa dal senso di colpa di non essere stata una buona madre.

Franklin, tormentato dall’idea di non riuscire a “essere abbastanza“.

Ovviamente, le splendide interpretazioni dei due attori principali contribuiscono ad arricchire le varie complicazioni previste dalla sceneggiatura di numerose sfumature e livelli di significato.

Simmons, in particolare, secondo me riesce a regalare al suo personaggio un’impareggiabile gamma di tonalità emotive.

Sto pensando, ad esempio, alla scena con Denise (Kiah McKirnan) al cimitero, durante la conversazione sui problemi psicologici della ragazza.

A un certo punto, è come se il viso di Franklyn collassasse, perdendo la sua maschera di paterna (nonnesca?) compostezza. Il passato torna ad assalirlo; la sua voce si incrina, vibra, pare sul punto di spezzarsi…

Cosa dire, insomma?

Una prova da pelle d’oca!

Una giungla di sottotrame

Per contro, ho trovato la caratterizzazione (e l’arco narrativo) della maggior parte dei comprimari di “Notte Stellata” alquanto banale.

La sottotrama relativa al viaggio di Toni (Rocío Hernández) e Stella (Julieta Zylberberg) mi ha convinto, anche perché fornisce un potente strumento di contrappunto rispetto alle pacate e riflessive atmosfere della trama principale: un pizzico di action, brivido e pathos famigliare, sotto le mentite spoglie di una coinvolgente storia di formazione.

Ma che dire degli altri? Jude, Denise, il vicino Byron (Adam Bartley), l’infermiera Chandra (Beth Lacke)…

Le loro vicende, a lungo andare, si rivelano abbastanza funzionali allo sviluppo dell’intreccio, ma dietro le loro peripezie si cela una sorta di… Come potrei definirla? Una componente un po’ unidimensionale, un buonismo da cartolina, che rende quasi impossibile affezionarsi o interessarsi alle loro sorti.

Jude è il classico sconosciuto “moro, affascinante e misterioso” di cui parla il 99% delle predizioni da cartomante. Denise è la nipotina premurosa, innocente e ansiosa. Chandra è l’avida “arraffona-che-verrà-punita“. Byron è… bè, un sempliciotto un po’ patetico, anche se alla mano. Simpatico, tutto considerato, sì… ma chi se ne frega? 😆

Le storielle (irrilevanti) di tutti questi tizi occupano buona degli episodi centrali, diluendo il ritmo e rallentandolo (deformandolo?) in maniera allarmante.

Lo spettatore, un pochino perplesso, continua a guardare, nella speranza che alle sue infinite domande sui misteri pindarici della setta e della porta venga fornita una parvenza di risposta…

Invano.

Perché, purtroppo, il finale di stagione, parziale e anticlimatico, si traduce nello showdown più fiacco del mondo: con metà del cast principale spaparanzato su un divano, e l’altra metà che continua a starnazzare a caso!

Ci sarà una seconda stagione?

Considerando il cliffhanger con cui si conclude la prima, non ci resta che sperarlo…


Punti di Forza di “Notte Stellata”

+ La love story romantica e molto “old school”

+ Sissy Spacek + J. K. Simmons! Per la serie: se non avete mai sognato di scoprire cosa sarebbe successo se Carrie avesse sposato J. Jonah Jameson, non so davvero cosa dirvi…

+ la bellissima metafora sul matrimonio, in combinazione all’affascinante tematica filosofico/esistenziale

+ la suggestiva atmosfera à la M. Night Shyamalan

+ Toni e la sua storyline

Punti deboli

– Ritmo pachidermico;

– Personaggi secondari noiosissimi (soprattutto Denise);

– Finale deludente;

– Un cliffhanger di fine stagione a dir poco criminale!


E tu? Hai già visto la prima stagione di “Notte Stellata”?

Quale attore e/o personaggio ti ha colpito di più? 🙂


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