“Witch of the Shadow Wood”: la recensione del libro di Tori Anne Martin

witch of the shadow wood recensione - tori anne martin

Witch of the Shadow Woods è un’incantevole sapphic cozy fantasy dai toni dolci e delicati.
Ovviamente, il fatto che il libro si rivolga soprattutto a lettrici giovanissime (14+) non impedisce all’autrice, Tori Anne Martin, di affrontare tematiche forti come la female rage e la lotta al patriarcato.

Il risultato?
Be’, a dirla tutta, mentirei se affermassi di aver amato questo romanzo con tutte le mie forze… soprattutto perché il livello di esposizione mi è sembrato un po’ alto. Ma l’ho comunque trovato piacevole, curato e interessante: una valida opzione per chiunque adori l’estetica della “dark forest” e sia alla ricerca di un’originale rilettura della fiaba di Hansel e Gretel.


La trama

Quindici anni fa, il padre di una bambina la diede in pegno alla vecchia strega del bosco in cambio di un po’ di magia. Abbandonata dal fratello Hans, che le aveva promesso di proteggerla, Greta impara ad accettare la sua nuova vita come apprendista della strega e inizia una nuova esistenza con il nome di Miria.

Due anni fa, ha salvato una giovane donna che si era persa in quel bosco e se ne è innamorata.
Proprio ora, ha scoperto che quella donna è promessa sposa – contro la sua volontà – a un uomo che, un tempo, era stato complice del baratto della sua sorellina: colui che aveva usato la magia ottenuta in cambio della sua vita per garantire alla sua ex famiglia ricchezza e potere smisurati, salvo poi dimenticarsi completamente di lei.
Presto, la giovane strega lascerà il bosco. Impedirà il matrimonio. Salverà la donna che ama. Si vendicherà.
Eppure, al di là del bosco, niente è mai così semplice.


La recensione di Witch of the Shadow Wood

Atmosfere e temi: nel segno del cottagecore

Nel libro di Tori Anne Martin troviamo un pizzico di folklore europeo, tante witchy vibes e un bruscolino di romance. La love story non è propriamente centrale, ma rappresenta comunque una componente vitale della trama.

Trattandosi di un clean YA, è bene saperlo: le uniche scene “intime” avvengono a porte chiuse. Il linguaggio infatti si mantiene sempre evocativo, suggestivo, senza mai sfociare nell’esplicito.
Una caratteristica lodevole, soprattutto per un romanzo rivolto a lettori così giovani… anche se confesso che non mi sarebbe dispiaciuta qualche pagina in più per esplorare meglio il personaggio di Adaline e, magari, arrivare a “sentire” con maggiore forza il legame fra lei e Miria.

Nonostante questo, ho apprezzato moltissimo le riflessioni sulla “vera” natura di una strega – una figura che sempre deve ribellarsi e opporsi al sistema, nello sforzo costante di aiutare gli indifesi – e ho adorato il rapporto fra Miria e Yali, la sua mentore e saggia strega del bosco.

Messaggi e limiti narrativi

Il rispetto per il mondo naturale come chiave per imparare ad ascoltare se stessi e gli altri, e l’idea che non si possa combattere il “potere degli uomini” – qui rappresentati come esseri violenti e distruttivi – adottando gli stessi strumenti di sopraffazione e forza bruta: sono questi i due messaggi principali che porterò con me dopo la lettura.

C’è da dire, però, che a livello di tecniche narrative probabilmente avrei fatto a meno dei numerosissimi monologhi interiori, inserendo qualche evento significativo in più per ravvivare il ritmo e smorzare l’effetto didascalico che alcuni dialoghi finiscono per evocare.

Inoltre, da un punto di vista personale, devo confessare di non aver amato del tutto le forti tonalità fiabesche della narrazione. Un tocco di realismo in più – insieme a una maggiore ambiguità morale nella caratterizzazione di Miria – avrebbe forse contribuito a rendere il climax più potente e l’esperienza di lettura più incisiva.

Creature magiche e resa degli elementi secondari

Fra le creature magiche spicca un simpatico golem di nome Tuli, che svolge un po’ il ruolo che, di solito, nelle letture cozy viene affidato a piccoli animali (spesso gatti, anche alati) o a piante parlanti di varia natura.
Anche in questo caso, ho apprezzato presenza di Tuli senza riuscire a connettermi del tutto con la sua storyline.

Mi è sembrato, infatti, che ogni conflitto legato alla sua “presenza in scena” si risolvesse troppo precipitosamente, senza lasciare un vero segno.
Forse, però, sto semplicemente osservando il tutto dalla prospettiva di un’adulta – peraltro già piuttosto sazia di fantasy in modalità cozy. Una lettrice adolescente, o alle prime armi, potrebbe invece lasciarsi conquistare dall’estetica fatta di comignoli fumanti, giardini variopinti e piatti ristoratori, prestando molta meno attenzione a queste piccole incongruenze.

Conclusione

In definitiva, Witch of the Shadow Woods è un cozy fantasy pacato e delicato, che punta più sull’atmosfera e sui messaggi che sull’azione. Pur con qualche limite in termini di ritmo e profondità emotiva, resta una lettura piacevole e coerente con il target di riferimento.
Non è un romanzo che mi ha conquistata del tutto, ma riconosco il suo valore, soprattutto per chi cerca una storia accessibile, immersa in un’avvolgente estetica “dark forest” e attraversata da tematiche importanti, raccontate con sensibilità e semplicità.


Cosa leggere dopo Witch of the Shadow Woods?

  • The Raven and the Reindeer di T. Kingfisher
  • Un’Estate con la Strega dell’Ovest di Kaho Nashiki

*Ringrazio moltissimo NetGalley per avermi messo a disposizione una copia digitale del libro.


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